UN’ALTRA EUROPA, PER LA DIFESA E LO SVILUPPO

Ondate di migranti, mutazioni civili e culturali nel continente, terrorismo, squilibri globali impongono la creazione di un’altra Europa, capace di raccogliere il testimone di una UE ormai priva di ruolo. Tre le priorità comuni che i Paesi europei possono condividere : Mercato Comune, Difesa Comune, Intervento Comune per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo. Così come i Padri dell’Europa diedero vita al sogno europeo attraverso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (che garanti’ l’uso pacifico di risorse non più disponibili ne’ destinabili alla guerra) allo stesso modo oggi l’Europa può giocare un ruolo cruciale per se’ stessa ed il mondo con una Comunità Europea per la Difesa e lo Sviluppo che garantisca al continente la Sicurezza dei propri confini esterni/interni e una forte politica di interventi Europei per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo altrimenti destinati ad essere focolai permanenti di tensioni, povertà endemiche, Migrazioni di massa , sottosviluppo.

Vale la pena di seguire le date, per comprendere la genuflessione con doppio salto mortale carpiato e triplice avvitamento compiuta dal cosiddetto presidente del Parlamento europeo David Sassoli (Pd), uomo delle istituzioni tutto d’un pezzo, che verso sera comunicherà all’Europarlamento che il deputato indipendentista catalano Oriol Junqueras è decaduto dalla sua carica di parlamentare, senza che abbia mai potuto accedervi, perché così voleva e vuole Madrid. 27 maggio 2019 – In Spagna vengono eletti al Parlamento europeo tre indipendentisti catalani perseguiti dalla giustizia per aver collaborato a organizzare il referendum consultivo sull’indipendenza della Catalogna dell’ottobre 2017, vietato dal governo centrale di Madrid e represso dalla polizia. Due dei tre eletti – l’ex presidente del governo catalano Carles Puigdemont e l’ex-ministro catalano Toni Comin - sono rifugiati in Belgio e il processo a loro carico è stato sospeso perché per la legge spagnola non possono essere processati in contumacia. L’ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras, invece, che è rimasto in Spagna, è in carcere in detenzione preventiva ed è in corso il processo a suo carico. La legge spagnola prevede che per entrare in carica i tre eurodeputati eletti debbano giurare sulla Costituzione del loro paese, recandosi fisicamente a Madrid. Puigdemont e Comin non ci vanno, perché sarebbero immediatamente arrestati, mentre a Junqueras viene negato il permesso di uscire dal carcere per andare a giurare. Risultato, la Spagna dichiara i tre seggi vacanti, in attesa del giuramento. Il presidente del Parlamento europeo piega docilmente la testa e dichiara a sua volta vacanti i tre seggi, che restano vuoti, e imitando il suo predecessore Antonio Tajani (Forza Italia) arriva a negare persino l’accesso ai palazzi dell’europarlamento a Puidgemont e Comin. Il Parlamento europeo tace. 14 ottobre 2019 – Oriol Junqueras viene condannato dal Tribunale Supremo spagnolo a 13 anni di carcere e ad altrettanti di privazione dei diritti civili. 19 dicembre 2019 – La Corte di giustizia europea accoglie il ricorso di Junqueras e stabilisce che l’elezione di un parlamentare europeo a suffragio universale non può essere subordinata all’adempimento di altre formalità a livello nazionale, come il giuramento. Dal momento in cui è eletto l’europarlamentare gode dell’immunità e spetta solo al Parlamento europeo eventualmente revocarla. Nel frattempo, ogni europarlamentare regolarmente eletto deve essere libero di viaggiare e partecipare alle sedute del Parlamento europeo, sin da quella iniziale. 20 dicembre 2019 – Il presidente Sassoli comunica all’Aula del Palamento europeo, senza ammettere alcun dibattito o richiamo al regolamento, che in seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue a Puidgemont e Comin è stato assegnato un “passi” temporaneo come parlamentari europei e che la loro posizione verrà definitivamente perfezionata entro la plenaria di gennaio 2020, comunicando di aver dato mandato ai servizi del Parlamento di valutare nei tempi più brevi possibili l’applicazione degli effetti della sentenza della Corte di giustizia sulla composizione del Parlamento. 3 gennaio 2020 - La Giunta elettorale spagnola stabilisce che Oriol Junqueras non può essere parlamentare europeo, nonostante sia stato eletto, nonostante la sentenza della Corte di giustizia europea e nonostante il parere favorevole alla scarcerazione, perché coperto dall'immunità, dell'Avvocatura dello Stato. 6 gennaio 2020 – Il Parlamento europeo sembra avere un sussulto di dignità istituzionale e nonostante la decisione della Giunta elettorale spagnola dichiara per iscritto che, in seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue, il 13 gennaio l’assemblea plenaria del parlamento europeo prenderà atto dell’elezione come eurodeputati di Junqueras, Puidgemont e Comin, con effetto retroattivo a partire dal 2 luglio 2019, cioè dalla seduta inaugurale del nuovo Parlamento europeo. 9 gennaio 2020 - La Corte Suprema spagnola, contro il parere dell’Avvocatura dello Stato, stabilisce che Junqueras non può essere eurodeputato, perché la condanna di ottobre gli impedisce di godere dell’immunità da parlamentare europeo. 10 gennaio 2020 – Il vile presidente del Parlamento europeo Sassoli si inchina nuovamente a Madrid e smentisce quanto dichiarato dallo stesso europarlamento quattro giorni prima, e afferma che “tenendo conto della decisione della Junta Electoral Central del 3 gennaio 2020 e ai sensi della decisione del Tribunal Supremo del 9 gennaio 2020, il mandato del sig. Junqueras i Vies è cessato con effetto dal 3 gennaio 2020”. Quindi, il 6 gennaio il Parlamento europeo ha riconosciuto l’elezione di Junqueras a partire dal 2 luglio 2019 e poi il 10 gennaio l’ha revocata a partire dal 3 gennaio! “Il Parlamento Europeo è tenuto a prendere atto senza indugio delle decisioni definitive delle autorità giudiziarie competenti degli Stati Membri”, dichiara l’Hombre Vertical Sassoli, che aggiunge: “Chiederò alle autorità spagnole competenti di notificare rapidamente al Parlamento il nome del nuovo deputato”. A Sassoli nulla interessa che Junqueras sia stato condannato mentre avrebbe dovuto godere dell’immunità da europarlamentare. Lui prende solo ordini. E così dichiara decaduto un eurodeputato che non è mai stato riconosciuto come tale, che non ha mai potuto esercitare i propri diritti A Strasburgo e Bruxelles c’è un Parlamento europeo che non è un parlamento, un suo presidente che è un burattino senza dignità, che prima si sottomette a Madrid, poi si fa dettare dalla Corte di giustizia europea le regole fondamentali delle elezioni a suffragio universale, e poi si sottomette nuovamente al volere di Madrid. Sempre senza esprimere un’opinione, affermare un principio elementare di diritto. Supino, genuflesso, uso obbedir tacendo al volere dei governi, accompagnato da 748 eurodeputati disinteressati ai principi della pienezza del plenum dell’Assemblea di cui fanno parte, del diritto degli elettori e di quello degli eletti. Una pagina di vergogna, che dimostra come non esista un diritto europeo e come le istituzioni di questa Ue siano indifferenti ai principi base della democrazia. Una Ue a-democratica....

Giornali e vignettisti la fanno troppo facile. Dare addosso al ministro degli Esteri Di Maio è comodo, anche se giusto. Non bisogna dimenticare però la catena di incompetenti e incapaci che lo hanno preceduto e che lo stanno accompagnando. In una lettera a Repubblica scritta sicuramente di suo pugno (alla seconda riga, infatti, si legge “Le milioni di persone”) Di Maio oggi ci fa sapere che per recuperare il ritardo dovuto alle vacanze madrilene si è tuffato in un tourbillon di incontri all’insegna del Peace&Love, che lo sta portando da Bruxelles a Istanbul e poi al Cairo e ad Algeri. E mentre portava il suo fondamentale messaggio di “Moderazione e Responsabilità”, il nostro ministro degli Esteri ha scoperto che al Cairo, dove era stato ammesso benevolmente a una riunione sulla Libia, i suoi omologhi di Francia, Egitto, Grecia e Cipro avevano già concordato una posizione comune e che a lui rimaneva solo da scegliere se firmare o andarsene. Se ne è andato. E gli altri hanno proseguito. Ma Di Maio è purtroppo in buona compagnia, perché nelle stesse ore anche il presidente del Consiglio rimediava una figuraccia da par suo. Infatti, Giuseppi l’Arlecchino, il più furbo del reame, pensava di poter fare la grande mossa, incontrando a Roma prima Haftar e poi al-Sarraj, uno all’insaputa dell’altro. Quando al-Sarraj l’ha scoperto è ripartito subito da Roma verso Tripoli. Un capolavoro diplomatico. Perché dare addosso a Di Maio è facile, e anche giusto. Non bisogna però dimenticare che su quella poltrona della Farnesina lo hanno preceduto l’invisibile Enzo Moavero Milanesi del Conte 1 e l’inesistente Angelino Alfano di Gentiloni, che l’aveva preceduto a sua volta e che ora sta a Bruxelles, messo sotto la sorveglianza del falco lettone Donmbrovskis. E prima ancora alla Farnesina c’era stata Federica Mogherini, inventata da Matteo Renzi, che poi la impose o la sbolognò all’Ue, pur di non mandarci D’Alema, con l’incarico pomposo di Alto Rappresentante per la sicurezza e quant’altro. Della Mogherini non si ricorda nulla di fatto in cinque anni che abbia avuto la minima rilevanza, se non le vergognose sottomissioni col velo ai teocrati iraniani e i parlamentari di Teheran ammassati ed eccitati a farsi un selfie con la Donna Velata. E del suo premier e promotore Matteo Renzi non si potranno mai dimenticare le statue nude di cui fece coprire culi, genitali e tette per non offendere il capo della Teocrazia fascista di Teheran in visita ufficiale a Roma, provocando l’irrisione del resto del mondo. Dare addosso a un ministro che rimane il bibitaro che fu è giusto, ma che dire allora di David Sassoli, allevato tra le braccia di Mamma Rai e poi portato da Papà Pd al Parlamento europeo, dove è stato infine eletto presidente in virtù della sua inconsistenza e insignificanza politica? Immaginiamo il terremoto di risate provocato nelle cancellerie di mezzo mondo quando oggi Sassoli ha annunciato e intimato: “È maturo un passo dell’Unione europea, Sarraj e Haftar devono cogliere il momento”. Sicuramente i piani di una spartizione a tre franco-russa-turca della Libia sono stati prudentemente rimessi nel cassetto. Sassoli parla come fosse il Papa e l’Ue la Suprema Corte papale, che dice ciò che è bene e ciò che è male: esorta, intima, prescrive, ma non si sporca mai le mani facendo politica concreta. E non conta nulla. Di Maio è surreale e si presta bene ad essere schiaffeggiato e sbeffeggiato, ma surreale è l’inesistente politica estera dell’Italia da molti anni in qua e il provincialismo per cui si crede che Francia e Germania deleghino ai vertici Ue la definizione della propria politica estera e non si limitino invece a imporla agli altri che non ne hanno una propria. Come l’Italia, da anni e anni. Fino a Di Maio....

Più passa il tempo più appare nitido il disastro provocato da quelli che sono stati incensati come i grandi campioni del "Multilateralismo globale pacifico e riformista": Obama e Merkel. Il primo ha abbandonato la Libia, il Medio Oriente, il Mediterraneo al caos, con tanti saluti ai cari alleati nonchè al suo ambasciatore Christopher Stevens, che ci rimise la vita a Bengasi. La seconda ha fatto la Madre Teresa e sta facendo la Greta sulla pelle degli altri: le masse dei disperati sono pregate di rivolgersi ai paesi di primo sbarco secondo il trattato di Dublino mentre lei si occupa di Verde e Ambiente a modo suo: fa con Putin il ciclopico Gasdotto RussoTedesco. E l'Italia ? I FESPE (Fessi Euristi in Servizio Permanente Effettivo) fischiettano e si occupano sui media di elevati dibattiti: Sonia Raule al festival di Sanremo, Trump il Pazzo, l' Orribile Brexit. Quanto all'Italia reale l'Eni viene sostituta dalle truppe di Erdogan a Tripoli, il petrolio dalla Libia e dal Golfo ci costerà il triplo e la nostra dipendenza energetica avrà in Putin un nuovo Padrone. Già, proprio così, perchè mentre i FESPE studiavano e denunciavano tutti gli ombrosi Complotti cerebroinformatici di Putin in Italia, non si erano accorti che ormai 1.989 chilometri del gasdotto North Stream 2 sono stati posati lungo il fondo del Mar Baltico: circa l’81 per cento della sua lunghezza totale, che permetterà alla Russia di fornire 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno alla Germania (con tanti saluti alla Polonia e a Paesi Baltici che denunciano l'opera come un nuovo patto Molotov-Ribbentrop) e soprattutto permetterà all'Orso russo di mettere una zampona in Europa più influente e potente come mai prima. Ecco: giusto per guardare in faccia la realtà e mettere qualche doveroso puntino sugli i. Giovanni Negri ...

Ore di tensione febbrile a Bruxelles e a Madrid. Causa Medio Oriente in fiamme , attacco Usa a Baghdad , escalation in corso e vendetta Iraniana ? Macchè. Il punto è un altro, anzi sono due , con immediati, pesanti contraccolpi politici : 1) Quale diritto ha la prevalenza in Europa ? 2) La Spagna ce la fa a fare un governo o meno ? Questi i fatti. La Giunta elettorale centrale spagnola ha ieri deciso che il Presidente del Governo catalano Quim Torra sia estromesso dal Parlamento dopo una condanna all'interdizione dai pubblici uffici per 18 mesi, condizione che dovrebbe portarlo a lasciare anche la presidenza della Generalitat. La stessa giunta conferma che Oriol Junqueras, in carcere dal 2017 per il tentativo di secessione, regolarmente eletto eurodeputato con amplissimo consenso, non potrà ricoprire la carica di deputato al Parlamento Europeo. Madrid non vuole, quindi Junqueras non può, con tanti saluti agli elettori catalani ma non solo. Il punto infatti è che la Corte di Giustizia Europea ha invece stabilito il pieno diritto di Junqueras a esercitare il proprio mandato di eurodeputato , e persino l' Avvocatura dello Stato spagnola aveva dato parere favorevole alla scarcerazione per il prevalere in questo caso del principio dell'immunità. Ma le autorità centrali di Madrid fanno finta di niente: non vedono, non sentono, non parlano. Quanto a Quim Torra, il Presidente catalano contesta la decisione, avendo già presentato ricorso contro la sentenza alla Corte suprema, e convoca per la sera del 3 gennaio un Consiglio straordinario. Torra era stato condannato prima di Natale per 'disobbedienza', dopo essersi rifiutato di togliere dalla facciata del palazzo della Generalitat (il governo della Catalogna), durante il periodo elettorale, degli striscioni che invocavano la libertà per gli indipendentisti in carcere. A causa di tutto questo si apre non solo un conflitto giuridico in seno all'Unione Euopea, ma è lo stesso Governo di Madrid ad essere in forse dopo la decisione della Giunta elettorale centrale spagnola. Traballa infatti l'accordo che i socialisti hanno fatto con Esquerra Republicana de Cataluña (la sinistra catalana) , che ha promesso l'astensione dei suoi 13 deputati per consentire l'investitura del governo Sanchez in cambio di un tavolo di negoziazione sulla Catalogna. Tavolo che se aperto non spalancherebbe la porta dell'indipendenza, ma se non si apre potrebbe chiudere definitivamente quella per il sospirato nuovo esecutivo a Madrid. Prima dell'esclusione di Torra, sembrava che l'impasse si fosse rotto. L'accordo con la sinistra catalana sull'astensione al voto di fiducia al governo avrebbe garantito il via libera all'esecutivo targato PSOE-Podemos. La 'road map' prevedeva un epilogo entro pochi giorni con il sì al mandato del premier incaricato Pedro Sánchez il 7 gennaio, contando sull'appoggio del proprio partito, di Podemos e - prima della decisione della Giunta elettorale centrale spagnola - sulla fondamentale astensione dal voto di fiducia della sinistra indipendentista catalana. Ora l'intero piano è saltato. Tanto a Bruxelles , quanto a Madrid . E alla prova di ogni autentico fatto ed evento politico, la UE appare per ciò che è : una barzelletta politica, nella quale non trovano nè accordi nè sintesi i malcelati piccoli interessi nazionali di ciascuno....

Macron a Capodanno giura che ce la farà a piegare lo sciopero di una Francia bloccata da un mese. La Merkel invece giura che la Germania salverà il mondo dal cambiamento climatico. Intanto completiamo la rassegna dei messaggi augurali con BoJo, il “Nuovo Europeo” che nessuno aspettava. Giovanni Negri https://www.facebook.com/borisjohnson/videos/449488455744716/...

Dopo la Brexit il Regno Unito rimarrà un’economia globale dominante e continuerà a distanziare la Francia, che in questi tre anni di controversie dopo il referendum del 2016 non è riuscita a superare l’economia britannica. Ora la prospettiva è che entro i prossimi 15 anni l’economia del Regno Unito supererà di un quarto quella di Parigi e gradualmente arriverà quasi a raggiungere quella tedesca. Non solo. La popolazione del Regno Unito, che oggi è di 66,3 milioni di persone, nel 2034 raggiungerà i 71,3 milioni ed entro il 2050 circa si prevede che supererà quella tedesca. Questo e molto altro emerge dall’undicesimo rapporto annuale su stato e tendenze dell’economia mondiale realizzato dal Centre for Economics and Business Research (CEBR), che sottolinea come gli Stati Uniti nel 2019 abbiano rappresentato il 24,8% del Pil mondiale e come siano destinati ad essere superati dalla Cina non prima del 2033, tre anni più tardi di quanto previsto dallo stesso CEBR due anni fa. Ma ci sono altri dati interessanti nel rapporto, a partire dall’India, che nel 2019 ha decisamente superato Francia e Regno Unito, piazzandosi al quarto posto, e che nel 2034 rappresenterà la terza economia mondiale, dietro Cina e Usa, superando Germania e Giappone. Vi sono poi Canada e Australia, che sono due dei paesi di maggior successo nell’attirare migranti qualificati e che anche grazie a questo tendono a crescere più rapidamente di altri, tanto che entro il 2034 rappresenteranno, rispettivamente, l’ottava e la tredicesima economia mondiale. In questo quadro, l’Italia – descritta come un paese diviso tra un Nord prospero e un Sud sottosviluppato – fa registrare nel 2019 un Pil del 3% inferiore a quello del 2008 e secondo il rapporto rimane vulnerabile sia a causa di un ulteriore deterioramento delle condizioni del mercato esterno, sia a causa dell’instabilità politica interna. La prospettiva è che il nostro paese, che oggi rappresenta l’ottava economia mondiale, nel 2034 sprofondi al quattordicesimo posto. Insomma, si affaccia un mondo nuovo, con la grande novità dell’India che diventa terza economia mondiale, un paese che con tutti i suoi limiti e difetti è comunque molto più democratico di altre economie emergenti. Mentre sono molto buone le prospettive del mondo anglosassone nel suo complesso, con Canada e Australia che insieme al Regno Unito sanno gestire molto bene l’immigrazione. Uno scenario economico mondiale in rapido cambiamento, in cui per l’Unione europea si delinea sempre più una dimensione angusta e piccola, contrariamente a quanto ci si racconta, con la locomotiva franco-tedesca sempre più vecchia e lenta, e l’Italia destinata a scivolare sempre più giù finché guarderà a Berlino e Parigi, anziché a Londra e Washington. ...

In attesa del discorso di fine anno del nostro Presidente della Repubblica, merita di essere letto quello rivolto alla nazione dal Presidente della Repubblica Ceca, Miloš Zeman, in occasione del Natale. Poi sarà interessante confrontarne contenuti e toni. Come riferisce Radio Praga, in un discorso televisivo di 16 minuti, privo di simbolismi religiosi, si è definito un “eretico climatico” e ha esortato i cechi a pensare con il proprio cervello piuttosto che seguire i “falsi profeti”. Zeman ha iniziato ricordando cosa dice ai nuovi ambasciatori nella Repubblica Ceca: “Benvenuti in un paese di successo”. Un paese con il più basso tasso di disoccupazione nell'Unione europea, debito pubblico relativamente basso, salari e pensioni medi in aumento. “Sebbene si dica che i cechi siano la nazione più scettica in Europa, penso che dovremmo rallegrarci insieme di questi risultati.” Passando alle aree problematiche, il presidente Zeman ha affermato che molti problemi potrebbero essere riassunti in una sola parola: “lentezza”. Le cause languiscono nei tribunali per anni, persino decenni, e il paese si è classificato al 162° posto in tutto il mondo in termini di tempo necessario per approvare un progetto di costruzione. “Se vogliamo superare la crisi abitativa, l'accelerazione del processo edilizio è una condizione necessaria, sebbene non l'unica”. Il presidente ceco ha espresso fiducia sui progressi avviati dai ministri dello Sviluppo e dei Trasporti regionali, elogiando anche l'obiettivo del governo di investire circa 8 trilioni di corone in 20.000 progetti entro il 2050, principalmente nel settore dei trasporti, ma anche in sanità, energia e sicurezza informatica. “Mi congratulo con il governo per aver presentato un programma nazionale di investimenti con un orizzonte di 30 anni, perché ovviamente alcuni importanti progetti vanno oltre il mandato di qualsiasi governo. Alcuni dicono che è solo un elenco di progetti, ma non è vero.” Miloš Zeman ha poi dedicato gran parte del suo messaggio natalizio alla questione dei cambiamenti climatici, sottolineando le fluttuazioni della temperatura nel corso di milioni di anni. “Credo che la discussione sui cambiamenti climatici stia diventando una nuova religione. Consentitemi, quindi, di essere un eretico. (...

Vista dall'estero l‘Italia è un paese al capolinea. Nessuno ci investe un euro. I nostri giovani emigrano, immigra solo il più disperato, chi non ha altra possibilità di sbarcare altrove. Unico l’ obiettivo del governo: sopravvivere alle urne in Emilia Romagna, tirare a campare con il voto del 35% degli italiani. Unica anche l’attività del partito di maggioranza relativa: fare la conta delle ormai legioni di parlamentari che non versano i soldi a padron Casaleggio, pronti a tradire consegnandosi al primo che promette un posto. E in mezzo, sopra, sotto? Una classe dirigente che a partire dal Quirinale passando per il commissario Gentiloni e finendo con l’odierno Zingaretti scopre che il paese andrebbe semplicemente Ricostruito, quasi che durante l‘agonia di un quindicennio di pauperismo loro fossero in giro a fischiettare, a fare altro. Questo il quadro, con un‘aggravante. Parliamoci chiaro: non è che se domattina arrivassero al comando i Melosalviniani uno potrebbe tirare il sospiro di sollievo e dire: è fatta. Non sarebbe fatta proprio per niente: cacciare il cialtrone Conte è una condizione necessaria ma non certo sufficiente a riparare quei disastri di Ilva, Alitalia, Autostrade, Tav, Grandi Opere, Giustizia allo sfascio, buio pesto di strategia economica e crescita che sono i nostri cancri. Cosa occorrerebbe, allora? Invertire la marcia. Cambiare direzione . Piantarla di avere come unica cultura di riferimento, unica e provincialissima bussola quella delle regole e del pensiero Franco-Tedesco artefice di una politica economica che - ammesso sia utile a loro, il che personalmente non credo - è per noi una agonia, un tunnel senza sbocco e senza luce. Ecco la prima cosa seria che dovrebbe fare un nuovo, un altro Governo. Accantonare per un anno ogni "confronto", ogni polemica, ogni "braccio di ferro" con Bruxelles. E prendere un aereo per gli unici posti nei quali De Gasperi capì che era serio andare. A Washington, a Londra. Sì, andare proprio lì a parlare di grande accordo commerciale, di Ilva, di Alitalia, di Autostrade, di Grandi Opere, di Tav , di Venezia, di Ponte sullo Stretto di Messina (sissignori: di Ponte sullo Stretto di Messina) , di sviluppo turistico del Sud e delle Isole, di Mediterraneo , di un'Italia inflessibilmente ancorata alla sponda atlantica dell'Occidente , che o è Atlantico o non è Occidente. E', questa, l'unica politica insieme interna ed estera che un governo della Ricostruzione potrebbe fare. Ci sarebbero mugugni e mal di pancia a Bruxelles, a Berlino, a Parigi? Pazienza. Basterebbe sfoderare il più affabile dei sorrisi spiegando che stiamo lavorando non solo per noi ma anche per loro, perchè fuori dell'Occidente atlantico non c'è spazio per alcuna Europa, ma solo per una Piccola UE obbligata a sopravvivere economicamente con i piccoli trucchi di Ursula Von der Leyen per alterare il libero mercato e la concorrenza, e riscaldata dal gas dello zio Vladimir Putin. Saprà imboccare questa strada, l'Italia del 2020? Sarebbe bellissimo e lo spero. Ma non ci credo. Per un Conte che ci porta al definitivo declino, i Melosalviniani temo saprebbero portarci solo sotto le gonne di Ruini. Giovanni Negri ...

Immaginate lo avesse detto Trump: ok Greta mi ha convinto, gli Usa ormai sognano in Verde, perciò in alcuni settori chiave quali ad esempio l‘auto dovremo favorire la nascita di un gigante americano dal ruolo globale che faccia auto Verdi e per farlo modificheremo le regole di mercato negli Usa; ci spiace care Mercedes e Bmw, la nuova Ford Verde nel nostro mercato costerà meno, infinitamente meno delle auto straniere. Apriti cielo, si sarebbe giustamente gridato al protezionismo, al populismo, al nazionalismo dell‘ America First. Peccato che il discorso non l‘abbia fatto Trump bensì (ieri a Repubblica) Ursula Von der Leyen , disegnando per nuovi poli produttori franco-tedeschi , ispirati ovviamente al Verde di Greta , un radioso destino di alterazione delle regole della libera concorrenza all’interno di un mercato europeo dove il consumatore europeo dovrà consumare prodotti europei. Poi, per carità, arriveranno precisazioni o smentite (e ne saremmo felici) ma al momento l‘operazione va bollata con un nome : Protezionismo nazionalista. Nel migliore solco dell‘avo di Ursula , il simpatico Otto von Bismarck. Giovanni Negri...