UN’ALTRA EUROPA, PER LA DIFESA E LO SVILUPPO

Ondate di migranti, mutazioni civili e culturali nel continente, terrorismo, squilibri globali impongono la creazione di un’altra Europa, capace di raccogliere il testimone di una UE ormai priva di ruolo. Tre le priorità comuni che i Paesi europei possono condividere : Mercato Comune, Difesa Comune, Intervento Comune per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo. Così come i Padri dell’Europa diedero vita al sogno europeo attraverso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (che garanti’ l’uso pacifico di risorse non più disponibili ne’ destinabili alla guerra) allo stesso modo oggi l’Europa può giocare un ruolo cruciale per se’ stessa ed il mondo con una Comunità Europea per la Difesa e lo Sviluppo che garantisca al continente la Sicurezza dei propri confini esterni/interni e una forte politica di interventi Europei per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo altrimenti destinati ad essere focolai permanenti di tensioni, povertà endemiche, Migrazioni di massa , sottosviluppo.

Due giorni fa Repubblica titolava “Il piano del governo: 20 miliardi dal Recovery Fund già nella manovra”. Il piano consisteva nell’ottenere dall’Ue entro Natale un anticipo del 10% sui 209 miliardi del Recovery Fund previsti per l’Italia, tra prestiti e soldi a fondo perduto. In 48 ore sono arrivati tre bagni di realtà che hanno affossato le fantasie di Palazzo Chigi. Ha iniziato Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, a dire chiaro che a Natale non ci sarà nessun anticipo. Se ne parlerà tra un anno, se tutto andrà bene. Durante un’audizione in parlamento, Gentiloni ha spiegato che entro metà ottobre i governi dovranno presentare le bozze dei loro piani e iniziare a discuterne con la Commissione Ue. Tra gennaio e la fine di aprile andranno presentati i Piani nazionali definitivi. Poi passeranno due mesi (e si arriva a fine giugno 2021) per la loro valutazione da parte della Commissione. In caso positivo, i Piani passeranno al Consiglio europeo, cioè ai 27 governi, che avranno un mese di tempo per l’approvazione formale a maggioranza qualificata, dopo una discussione “esaustiva” (il termine “esaustiva”, ha spiegato Gentiloni, rappresenta il compromesso raggiunto per venire incontro ai governi che chiedevano un’approvazione all’unanimità). E così si arriva alla fine di agosto 2021. Solo dopo ci potrà essere l’erogazione dell’anticipo del 10%. Un anno da oggi. Gentiloni ha però tralasciato un aspetto fondamentale, che ha provveduto a ricordare sempre ieri un portavoce della Commissione europea. Per l’esborso dell’anticipo del 10% bisognerà che i 27 parlamenti nazionali abbiano concluso il processo di ratifica del Recovery Fund e del connesso bilancio pluriennale Ue 2021-2027 e che di conseguenza sia stata avviata la raccolta di risorse sui mercati finanziari. Ma l’accordo dei 27 parlamenti nazionali è tutt’altro che scontato, tanto che ieri il vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell ha ammonito che se questo via libera unanime non dovesse arrivare “per l’Unione sarà un grande fallimento. Spero che non accada”. Eppure a Palazzo Chigi si continua a vivere fuori dalla realtà, sognando e facendo sognare 20 miliardi inesistenti regalati da Bruxelles sotto l’albero di Natale, seguiti da altri 190 con cui abbassare le tasse a piacer nostro. Un’ipotesi spazzata via anch’essa ieri da Gentiloni. E ora, finiti i giochi di prestigio, rischiamo di scoprire che le nostre casse sono pericolosamente vuote, mentre è alle porte l’autunno della resa dei conti. Intanto, nella distrazione generale si avvicina la prospettiva di una Brexit senza accordo a fine anno, con un impatto sull’economia europea non ancora calcolato.  Mentre dagli Usa sappiamo che, vinca Trump o Biden, nessuno starà a guardare se l’Ue pensasse di far fronte alle proprie necessità di bilancio ricorrendo a una web-tax che penalizzerebbe i giganti statunitensi. Sono momenti in cui sarebbe più che mai necessario avere un governo. Ma sembra anche questo un sogno....

Gravissima escalation, stamattina, del processo di strangolamento di Hong Kong, della sua autonomia e della libertà da parte del regime cinese. Dopo aver isolato l’edificio, 200 poliziotti sono entrati nelle redazioni del quotidiano di Honk Kong Apple Daily e del settimanale Next Magazine, apertamente schierati per la democrazia e la libertà dell’ex colonia britannica. Perquisite tutte le scrivanie e gli archivi, arrestati l’editore Jimmy Lai, i suoi due figli, alcuni dirigenti del gruppo editoriale, mentre è ricercato il suo collaboratore Mark Simon, che si trova all’estero. Arrestati anche due esponenti politici delle forze d'opposizione, Lee Cheuk-yan, vicepresidente del Partito del lavoro, e Yeung Sum, ex presidente del Partito democratico. In applicazione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, introdotta dal regime di Pechino un mese fa, Jimmy Lai è accusato di “collusione con forze straniere e cospirazione per commettere frodi”. Un’accusa per cui rischia l’ergastolo. Le forze straniere con cui Jimmy Lai sarebbe colluso e starebbe complottando vedono in prima fila gli Stati Uniti, dove il magnate-editore di Hong Kong si era recato l’anno scorso, incontrando il vice presidente Mike Pence e sollecitando l’approvazione di una legge in difesa della democrazia e dei diritti umani a Hong Kong, approvata poi dal Congresso lo scorso novembre. Nell’ultimo mese, poi, gli Usa hanno eliminato lo status speciale di Hong Kong nelle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, e tre giorni fa Trump ha imposto sanzioni alla governatrice di Hong Kong Carrie Lam e ad altri dirigenti cinesi, a cui oggi Pechino ha risposto con sanzioni nei confronti di alcuni senatori repubblicani statunitensi e dirigenti di Ong. Intanto, dal Regno Unito Boris Johnson si è schierato con Trump contro Huawei nello sviluppo della rete 5G e ha annunciato la disponibilità a dare il permesso di soggiorno e di lavoro a circa 3 milioni di persone provenienti da Hong Kong, come premessa per la concessione della cittadinanza britannica. Dall’Unione europea, invece, non arrivano che innocui comunicati in difesa della libertà a Hong Kong, che al Partito Comunista cinese fanno il solletico, mentre l’Italia continua ignobilmente a tacere in nome della non ingerenza negli affari interni di un paese straniero. Con i clamorosi arresti di stamattina a Hong Kong, si va verso una escalation dello scontro tra Pechino e l’Anglosfera, con l’Unione europea posizionata dalla Germania di Angela Merkel in una posizione di opportunistica equidistanza, che la rende sempre più irrilevante sullo scacchiere geopolitico. Sarà scontro, duro, per definire i nuovi equilibri, con l’Europa che abbandona i suoi storici alleati, consegnandosi all’irrilevanza. ...

  La stampa inglese dedica sempre più attenzione all'Italia. La ragione è ben riassunta da un'intera, recente pagina del Financial Times. La tesi è grosso modo questa : per la prima volta da un decennio la Merkel ha capito che o ribaltava la sua politica o la UE sarebbe crollata come un castello di carte. Di qui la decisione di mettere in campo dei soldi, che tuttavia se non spesi si tradurranno comunque in un fallimento: e l'Italia - come il caso dell' Aquila dimostra - non sa spendere i soldi, nè con un Governo Berlusconi nè con un Governo Renzi e tanto meno con il Governo Giuseppi Arcuri. La UE, quindi, rischia di perire in Italia. La tesi è anche condivisibile, non fosse che sottovaluta almeno altri due fattori : 1) I tempi della UE spostano di fatto gli eventuali finanziamenti al 2022 , quando la condizione socio-economica dell'Italia sarà già rovinosa da mesi, e l'Italia da qui ad allora non ha alcuna risorsa nè alcuna riserva , se non un disperato ricorso al MES per pagarsi le casse integrazioni 2) La Governance della UE fa sì che l'Italia, il suo governo, il suo rapporto con i soldi altrui diventino un continuo strumento di ricatto a disposizione di ciascuno dei 27 paesi chiamati ad approvare il Recovery Fund. Un esempio per tutti: l' Olanda è redarguita da Bruxelles perchè portofranco fiscale ? Bene, o si tira indietro il rimprovero oppure non votiamo e facciamo saltare il Recovery Fund . E così via per tutti, dalla Polonia all'Irlanda. Il via libera al Recovery Fund sarà insomma merce di baratto politico e di esasperanti trattative all'interno della UE, rendendo ciò che oggi appare una passeggiata un vero e proprio calvario, destinato a sfociare nel nulla. Giovanni Negri    ...

A Giuseppi è scattato subito il riflesso pavloviano. Piovono da Bruxelles 209 miliardi? Facciamo subito una task force. Ma questi soldi sono proprio 209 miliardi? E quando arriveranno? E a che condizioni? Carlo Calenda spiega che gli 80 miliardi di sussidi a fondo perduto sono in realtà 25, perché dal 2028 dovremo restituirne 55. Inoltre, tutti i soldi del Recovery Fund sono molto più condizionati del Mes. Infatti, come spiega anche Federico Fubini sul Corriere della Sera, entro il 15 ottobre l’Italia dovrà presentare alla Commissione europea un piano di investimenti in linea anche con le raccomandazioni già fatte dalla Commissione sulle riforme necessarie per l’Italia. Poi la Commissione Ue avrà due mesi per approvare o respingere il piano presentato dall’Italia, che in ogni caso dovrà poi passare al Consiglio dei ministri finanziari (Ecofin), che dovrà pronunciarsi a maggioranza qualificata (almeno 15 Paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione europea). Ma basterà che una minoranza di almeno 4 Paesi rappresentanti il 35% della popolazione europea non sia convinta e il piano nazionale verrà fermato, anche se la Commissione l’avrà promosso. Ciò, osserva Fubini, “dà senz’altro un potere alla Germania: in quanto Paese più popoloso e con più alleati, il governo di Berlino è il più capace di formare attorno a sé delle minoranze di blocco”. Ma anche dopo l’approvazione del piano di investimenti, basterà che un solo paese sollevi obiezioni su come stiamo spendendo i soldi, e tutto verrà bloccato. La questione passerà al Consiglio europeo, che avrà tre mesi di tempo e dovrà decidere a maggioranza qualificata. Intanto, tutto resterà sospeso. In ogni caso, prima che il Recovery Fund possa mettersi in moto occorrerà l’approvazione unanime dei 27 parlamenti nazionali dell’Ue. E se anche un solo parlamento obiettasse su qualche aspetto? E se un parlamento decidesse di indire un referendum? Tutto si bloccherebbe ancor prima di partire. Ma anche ipotizzando che tutto fili liscio (Commissione, Ecofin, Consiglio europeo, 27 parlamenti nazionali), prima di un anno dal Recovery Fund non uscirà neppure un euro. Forse neppure prima del 2022, perché ormai i paesi frugali hanno acquisito un ruolo politico che faranno pesare, come il Regno Unito prima della Brexit. Questa è la realtà del Recovery Fund, mentre i problemi reali dell’economia italiana scoppieranno in tutta la loro drammaticità a settembre. Quindi si torna al punto di partenza, cioè ai prestiti del Mes, gli unici subito disponibili. Ma Giuseppi già sogna la sua ennesima task force. 10, 40 nuovi Arcuri per affrontare il Recovery Fund, nuova emergenza nazionale per garantirsi di restare a Palazzo Chigi dopo l’eroico duello con il barbaro Rutte. In realtà, come spiega l’economista Mario Baldassarri su Formiche e Avvenire, non serve alcuna task force ma “la responsabilità politica di scegliere cinque temi, fare cinque progetti, presentarli al Parlamento e approvare tutto in tempi rapidi e con una solida maggioranza”. Sanità, Giustizia civile e penale, Pubblica amministrazione, Scuola-università, Piano per il riassetto idrogeologico e le infrastrutture, Ricerca ed innovazione tecnologica con al centro la riconversione ambientale. Ammesso e non concesso che i soldi del Recovery Fund arrivino nel 2022 e siano concretamente spendibili. Perché il vero problema, al di là degli entusiasmi sulla “storica” vittoria dell’Italia, dall’inizio della pandemia è sempre quello. Tante parole, tanti numeri, ma dopo cinque mesi soldi veri ancora zero....

Da mesi, mediaticamente, ogni vertice europeo finisce sempre nello stesso modo , con lo stesso titolone di Tg e giornali : SIAMO RICCHI, ANZI RICCHISSIMI. Poi passano i giorni e dopo qualche settimana emerge la verità. Va detto, a onore del vero, che ieri almeno Salvini - ben consigliato da Bagnai - ha saputo andare controcorrente . Anche a sinistra c‘ è chi ha avuto il coraggio di parlare. E va riconosciuto a Carlo Calenda. Giovanni Negri...

Angela Merkel si appresta a utilizzare il semestre di presidenza tedesca della Ue per posizionare l’Unione europea in modo equidistante da Usa e Cina, mentre Berlino continua a fare i suoi affari con la Russia realizzando il gasdotto North Stream 2. La Gran Bretagna, invece, ha annunciato ieri la sospensione del trattato di estradizione verso Hong Kong, dopo che aveva già offerto la cittadinanza britannica a tre milioni di residenti di Hong Kong in seguito alla legge liberticida sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina sull’ex colonia britannica, e ha bandito Huawei dallo sviluppo della rete di telecomunicazioni 5G. E mentre in Italia l’ambasciatore cinese è abituato a fare visita agli uffici di Casaleggio e a ricevere quelle di Beppe Grillo, in Gran Bretagna l’ambasciatore Liu Xiaoming è stato messo sotto torchio dalla BBC sulla persecuzione della minoranza etnico-religiosa degli uiguri nella regione cinese dello Xinjiang. Una scena impensabile sui media italiani. All’ambasciatore di Pechino sono state fatte vedere le immagini catturate da un drone, in cui si vedono centinaia di persone inginocchiate e incatenate tra loro con le mani legate dietro alla schiena, rasate e bendate, prima di essere costrette a salire su un treno nella regione dello Xinjiang. L’ambasciatore cinese ha saputo solo obiettare più volte “Non so dove abbiate preso queste immagini”, negando che in Cina ci siano campi di concentramento e parlando di un normale trasferimento di detenuti, come avviene in ogni paese. Esattamente quel che aveva scritto il Blog di Beppe Grillo: nello Xinjiang va tutto bene, non c’è alcuna repressione di Pechino contro i musulmani uiguri e in Occidente è in corso “una campagna mediatica sui diritti umani volta a screditare l’operato del governo cinese”. Mentre Bruxelles balbetta e Roma tace, con la Brexit il Regno Unito di Boris Johnson ha smesso le vecchie prudenze e sudditanze nei confronti di Pechino, mettendosi a capofila nella difesa dei diritti umani. Di fronte alle “mire sempre più asfissianti del dittatore Xi Jinping”, l’Ue non dovrebbe lasciare sola Londra in questa battaglia, ammonisce oggi su Repubblica Chris Patten, ultimo governatore britannico di Hong Kong. “Non possiamo fidarci della Cina, in alcun campo”, denuncia Patten: “Solo un fronte unito democratico, che persegua un ordine mondiale che rispetti la Rule of law, può fare la differenza.” “Quando ero Commissario europeo alle Relazioni esterne, tutto era basato su valori e diritti, non sul commercio. Dove sono ora quei valori europei?” Parole destinate a scontrarsi contro il vigoroso e fermo silenzio di un’Europa equidistante da Washington come da Pechino, per la quale il diritto e la democrazia non sono più valori discriminanti. Perché per fare affari, Usa, Russia e Cina pari sono. ...

Macché 200 miliardi per l’Italia. Non ci sarà un solo euro sino alla fine del 2021. Poi forse ci sarà solo se 27 parlamenti e 27 governi approveranno un piano all’unanimità; poi se la Ue saprà raccogliere nuove tasse (e vai con web tax e nuovi scontri sui dazi con gli USA); poi se 27 stati metteranno i soldi; e poi giustamente si potranno spendere solo se un paese di media grandezza o alcuni piccoli paesi sommati non metteranno il veto sulla spesa. Il primo che si alza e dice “scusate no, questo modo di spendere soldi non mi sta bene “ convoca in automatico il consiglio europeo che a maggioranza può bocciare il piano di questo o quel paese . Sintesi finale: non c’è un solo euro per fronteggiare la voragine dei conti nel 2020, il governo è obbligato a spremere 5 milioni di contribuenti da oggi a fine mese, le casse dello stato sono così a secco da non riuscire neppure a pagare le casse integrazioni di marzo, il Pd per correre ai ripari invoca l’impiego del MES che - confermato - non utilizzerà nessuno (tanto meno Grecia Portogallo Spagna Irlanda) tranne forse l’Italia, e ormai si parla apertamente di patrimoniale. Più che il vertice di Bruxelles, è stato il vertice di Waterloo. Giovanni Negri...

Da quattro giorni a Bruxelles sta andando in scena uno spettacolo apocalittico. Che si arrivi o no a un accordo e qualunque esso alla fine sia, rimarrà la rappresentazione plastica della catastrofe delle istituzioni Ue, con Commissione e Parlamento che visibilmente non servono a nulla e non governano nulla. Tutto è nelle mani dei governi nazionali, ognuno dei quali può ricattare gli altri con il potere di blocco e di veto su qualunque cosa. Non è solo l’Olanda, perché insieme a lei ci sono almeno altri quattro paesi nordici e frugali, che hanno mostrato chiaramente quanto credano in questa Europa post-Brexit. E non è questione di sovranisti antieuropeisti, dato che i premier di questi paesi sono socialdemocratici, popolari e liberali con Macron. È ormai un’Unione europea senza più un progetto politico, che ha smarrito il motivo dello stare insieme, che neppure Angela Merkel, dalla quale ci si aspettava un semestre di presidenza che si traducesse in un grande rilancio, riesce a governare. Ammesso che si trovi un accordo, poi ci vorranno mesi perché sia tradotto in pratica attraverso il voto favorevole di 27 parlamenti nazionali. Con Olanda e Germania che andranno a elezioni la primavera prossima. E la Cdu che non ha neppure un segretario e un candidato cancelliere per il dopo Merkel. Ed entrambi i governi dell’Aja e di Berlino che devono stare attenti a non dare fiato ai loro cosiddetti populisti e sovranisti. C’è poi la catastrofe italiana. Con Conte che la settimana scorsa ha fatto il giro di mezza Europa, cercando inutilmente di convincere Spagna e Portogallo a chiedere anche loro i soldi del Mes, andando poi al Quirinale, con codazzo di ministri, a concordare con Mattarella la brillante strategia di questi giorni. Attaccando Ursula von der Leyen, colpevole di non aver difeso a dovere la Commissione europea, e poi minacciando di fare un accordo senza l’Olanda, ottenendo il risultato di compattare maggiormente i quattro paesi “frugali”, a cui si è aggiunta la Finlandia. E ora, ammesso che si trovi un accordo, i primi soldi del Recovery Fund non arriveranno comunque prima di un anno. E intanto non ci sono ancora neppure i soldi del fondo Sure per la cassa integrazione. Mentre c’è già un buco di 20 miliardi nelle casse dello Stato, da colmare subito per mantenere le promesse delle eroiche dirette facebook di marzo e aprile. Dopo mesi passati a raccontare dei poderosi sforzi dell’Ue e del suo governo, Conte tornerà a casa senza un euro in mano e senza più soldi in cassa. E per tappare subito il buco gli restano solo i prestiti del Mes. Più che un Consiglio europeo per la ripresa dopo il coronavirus, quello in corso a Bruxelles è diventata una Waterloo generale, europea e italiana, dopo mesi di illusionismo. Andare avanti come se nulla fosse successo, continuando a nascondere la cruda verità, sarà sempre più difficile. ...

“Consiglio europeo decisivo. Niente retromarce”, ha detto ieri Mattarella a Conte, salito al Quirinale accompagnato, o scortato, da tre ministri - Gualtieri, Di Maio, Amendola – e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fraccaro. Due Pd e due grillini. La realtà è che, di retromarcia in retromarcia, eravamo partiti con Conte che in aprile faceva la parte del generoso nei confronti dei poveracci e diceva che non avrebbe messo il veto al Mes perché non era giusto impedire di accedervi ai paesi che, come la Spagna, volevano utilizzarlo. Ed è finita settimana scorsa con la Spagna che, insieme a Portogallo e Grecia, ha detto pubblicamente a Conte che loro il Mes non lo utilizzeranno ma che non capiscono perché non lo utilizziamo noi. E Giuseppi, muto, ha incassato e portato a casa. Poi, di Consiglio in Consiglio, alla faccia dei cantori europeisti, la proposta sul tavolo è cambiata fino all’espropriazione da parte dei governi di ogni ruolo della Commissione europea nella gestione dei futuri fondi, con la possibilità che anche un solo paese possa mettere il veto non solo sulle condizioni iniziali per accedervi ma anche sul proseguimento della concessione dei fondi se il modo in cui l’Italia li spenderà non dovesse piacere a qualcuno. Una perdita assoluta di autonomia da parte dell’Italia, peggio che con la Troika, con il nostro paese che diventerà il campo da gioco in cui la minaccia permanente del veto sui soldi all’Italia diventerà lo strumento di ricatto collettivo perché ogni governo possa meglio trattare per ottenere ciò che gli interessa dal bilancio europeo. Una situazione catastrofica in cui, anche se dovesse avvenire il miracolo di un Recovery Fund approvato da 27 governi e parlamenti entro la prossima primavera, ci troveremmo sottoposti a queste regole e condizionalità sulla spesa, che dovrebbe avere costantemente il consenso unanime degli altri governi. E noi andiamo a trattare affidandoci a Giuseppi che, pur di resistere a Palazzo Chigi grazie al virus e all’emergenza da lui stesso dichiarata e prorogata, si è già dimostrato disponibile a subire ogni imposizione e umiliazione, senza che sinora l’Italia abbia visto neppure un euro da Bruxelles, neppure quelli del fondo Sure per la cassa integrazione, che esistono ancora solo sulla carta. Che siamo già dei sorvegliati speciali Angela Merkel l’ha detto spudoratamente in conferenza stampa tre giorni fa a proposito di Autostrade, di cui ha fatto sapere di aver lungamente parlato nell’incontro con Conte: “Sono curiosa di sapere come andrà il Consiglio dei ministri”. E Giuseppi sempre zitto, come nulla fosse. Basta pensare se questa scena sarebbe stata possibile al contrario, per capire dove siamo finiti in retromarcia permanente....