UN’ALTRA EUROPA, PER LA DIFESA E LO SVILUPPO

Ondate di migranti, mutazioni civili e culturali nel continente, terrorismo, squilibri globali impongono la creazione di un’altra Europa, capace di raccogliere il testimone di una UE ormai priva di ruolo. Tre le priorità comuni che i Paesi europei possono condividere : Mercato Comune, Difesa Comune, Intervento Comune per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo. Così come i Padri dell’Europa diedero vita al sogno europeo attraverso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (che garanti’ l’uso pacifico di risorse non più disponibili ne’ destinabili alla guerra) allo stesso modo oggi l’Europa può giocare un ruolo cruciale per se’ stessa ed il mondo con una Comunità Europea per la Difesa e lo Sviluppo che garantisca al continente la Sicurezza dei propri confini esterni/interni e una forte politica di interventi Europei per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo altrimenti destinati ad essere focolai permanenti di tensioni, povertà endemiche, Migrazioni di massa , sottosviluppo.

“L’austerità in Europa è stata un grave errore e la Bce dovrebbe continuare il Quantitative Easing”. Ad affermarlo sono gli economisti dell’Institute of International Finance (IIF), l'associazione che riunisce le maggiori banche del mondo e che ha come missione la rappresentanza dei loro interessi presso le istituzioni internazionali. Nato nel 1983 come risposta alla crisi internazionale del debito, l'IIf comprende oltre 450 istituti di 70 Paesi, circa metà dei quali europei. Ha sede a Washington e un ufficio di rappresentanza a Pechino. Come riporta Business Insider, gli economisti dell’IIF hanno pubblicato delle analisi in cui confrontano in dettaglio cosa è avvenuto nell’ultimo decennio negli Usa e nell’Ue. Dal 2000 fino allo scoppio della crisi del 2008 - secondo molti più grave di quella del 1929 - la crescita tendenziale di Stati Uniti ed Europa è stata identica, attorno al 2%, ma tra il 2008 e il 2018 quella degli Usa è stata doppia di quella dell’Ue. Dal 2008 il Pil degli Usa è aumentato del 10% in più rispetto all’Europa. In termini di incremento del Pil pro capite lo scarto è stato del 5%. In altre parole, l’austerità ha nuociuto alla crescita, ed è clamoroso che a dirlo sia un Istituto che riunisce le maggiori banche del mondo, per la metà europee. La differenza principale tra Usa e Ue è che i primi hanno reagito alla crisi con una politica di spesa pubblica abbondante, a cui si è aggiunto un enorme pacchetto di stimolo monetario da parte della Federal Reserve. Anche la Banca centrale europea ha adottato una politica monetaria basata su tassi d’interesse bassi e Quantitative Easing. Ma l’Unione Europea ha prolungato il suo piano di austerità e ha costretto i Paesi che ne fanno parte a ripagare i propri debiti nella fase di ripresa. L’esempio più drammatico è stato quello della Grecia. “La morale non è che gli europei siano stati essenzialmente più pigri degli americani negli ultimi dieci anni. È solo che la politica [economica] non li ha supportati nella stessa misura”, sintetizza Robin Brooks, managing director e chief economist dell’IIF. Alla maggior povertà dei Paesi e delle loro popolazioni, causata dall’aver risposto a una recessione con l’austerità, si aggiunge un elevato tasso di disoccupazione, che causa una perdita di competenze da parte dei disoccupati e quindi una maggior difficoltà dell’economia a riprendersi perché le aziende non trovano i lavoratori di cui hanno bisogno, nonostante l’alto numero di disoccupati. Un cane che si morde la coda. Gli economisti dell’IIF mettono anche in guardia la Bce dall’abbandonare in tempi brevi il Quantitative Easing e dall’innalzare i tassi di interesse, perché i dati indicano che l’attività economica nell’Eurozona è molto più debole di quanto non presupponga la Banca centrale europea e che le pressioni deflazionistiche sono molto più forti. Insomma, gli Stati Uniti hanno tenuto conto della lezione della storia e della Grande Depressione seguita alla crisi di Wall Street del 1929. Questa volta hanno reagito subito con una forte politica di spesa pubblica e sono usciti velocemente dalla crisi del 2008. L’Unione europea, invece, ha ripetuto l’errore del presidente americano Hoover, che tenne inchiodato per oltre tre anni il Paese a una politica fallimentare, la cui priorità era il pareggio di bilancio. Poi fu eletto Franklin Delano Roosevelt e iniziò il New Deal, con un forte intervento dello Stato per contrastare l’enorme disoccupazione e far ripartire l’economia attraverso grandi piani di opere pubbliche nei più diversi settori. In Europa, invece, dopo dieci anni siamo ancora nelle mani dei sacerdoti di Bruxelles che con i loro stupidi parametri, trasformati in Dogmi, hanno trascinato l’Europa nella povertà e nella disoccupazione.   I precedenti articoli sul New Deal sono stati pubblicati il 3 dicembre, il 4 dicembre, il 5 dicembre e il 6 dicembre 2018....

Oltre che con programmi di opere pubbliche gestite direttamente dallo Stato, attraverso lavoratori assunti da esso, Il New Deal rooseveltiano vide anche altre modalità di intervento nell’economia, come la creazione dell’agenzia governativa Public Works Administration (PWA), istituita nel 1933 per ridurre la disoccupazione e aumentare il potere d'acquisto attraverso la costruzione di autostrade e edifici pubblici, spese nei suoi sei anni di vita circa 4 miliardi di dollari nella costruzione di oltre il 70% dei nuovi edifici scolastici degli Stati Uniti, il 65% dei suoi nuovi palazzi di giustizia, municipi e impianti di smaltimento delle acque reflue, il 35% delle sue nuove strutture sanitarie pubbliche e il 10% di nuove strade, ponti e sottopassaggi. A differenza di altri programmi di New Deal, la PWA fece realizzare le opere da privati, che assumevano i lavoratori autonomamente. La politica rooseveltiana intervenne anche nelle relazioni industriali, ad esempio con il National Industrial Recovery Act (NIRA), un esperimento insolito per la tradizione americana, in quanto sospese le norme antitrust, promuovendo un’alleanza tra le industrie. Come sintetizza l’Enciclopedia Britannica, alle aziende fu richiesto di scrivere codici di leale competizione nei vari settori, fissando salari e prezzi, stabilendo quote di produzione e ponendo restrizioni all'ingresso di altre compagnie nelle alleanze. Questi codici erano una forma di autoregolamentazione industriale e rappresentavano un tentativo di regolare e pianificare l'intera economia per promuovere una crescita stabile e prevenire un'altra depressione. Ai dipendenti veniva riconosciuto il diritto di organizzare sindacati e non poteva essere loro richiesto, come condizione di impiego, di aderire o di astenersi dall'entrare in un'organizzazione del lavoro. Prima del NIRA, i tribunali avevano confermato il diritto dei datori di lavoro di fare di tutto per impedire la formazione di sindacati. La NIRA fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 1935 ma molte sue disposizioni furono reintrodotte nella legislazione successiva. Proprio nel 1935 fu emanato il National Labor Relations Act (NLRA) per proteggere i diritti dei lavoratori e dei datori di lavoro, incoraggiare le contrattazione collettiva e contrastare le pratiche che potevano danneggiare il benessere generale dei lavoratori, quanto quello degli imprenditori e dell’economia statunitense. Altre riforme caratterizzarono gli anni del New Deal, alcune delle quali durarono a lungo o sono ancora in vigore, almeno nell’impostazione di fondo, come l’introduzione di un sistema fiscale fortemente progressivo, la riforma delle pensioni, dell’assistenza e della protezione sociale, il divieto del lavoro minorile, la liberalizzazione e la regolare tassazione dell’alcol, ponendo fine al proibizionismo e creando circa un milione di posti di lavoro. Complessivamente il New Deal segnò una svolta profonda nella politica americana di fronte alla grande crisi che seguì crollo di Wall Street del 1929. Dalla politica del presidente Herbert Hoover, fiduciosa nell’autoregolazione del mercato e attenta innanzitutto al pareggio di bilancio, si passò a quella di Franklin Delano Roosevelt, con un deciso interventismo dello Stato, con una politica di deficit, non in funzione meramente assistenzialista ma per creare lavoro immediato e ricostruire un Paese depresso.   I precedenti articoli sul New Deal sono stati pubblicati il 3 dicembre, il 4 dicembre  e il 5 dicembre 2018.  ...

  Strade, porti, aeroporti, boschi, dighe, scuole e musei   Insieme agli interventi urgenti nel settore bancario e finanziario, subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca il 4 marzo 1933 Franklin Delano Roosevelt avviò i programmi e la creazione di agenzie federali per rilanciare l’economia e fronteggiare la disoccupazione dilagante attraverso interventi diretti dello Stato che caratterizzarono il New Deal. Nel 1933, i disoccupati registrati erano circa 14 milioni, di cui oltre un terzo al di sotto dei 25 anni. Il primo programma fu il Civilian Conservation Corps (CCC), rivolto principalmente a giovani disoccupati e non sposati tra i 18 e i 25 anni, impegnati in progetti di conservazione del territorio, come piantumazione di alberi, costruzione di barriere contro le inondazioni, lotta agli incendi boschivi e mantenimento di strade forestali e sentieri. I giovani vivevano in campi di lavoro organizzati in modo semi-militare e ricevevano un compenso di 30 dollari al mese, di cui 25 dovevano essere obbligatoriamente spediti ai famigliari, oltre a cibo, cure mediche e assistenza per altre necessità. L’arruolamento in questo corpo militare di pace durava sei mesi ma molti lo rinnovavano alla scadenza. I campi furono istituiti in tutti gli Stati e anche nelle Hawaii, in Alaska, a Porto Rico e nelle Isole Vergini. Le iscrizioni raggiunsero il picco alla fine del 1935, quando ci furono 500.000 uomini dislocati in 2.600 campi operativi. Tra il 1933 e il 1942 il CCC diede lavoro a circa tre milioni di persone, che potevano anche seguire corsi che andavano dall'alfabetizzazione di base alle competenze professionali e ai corsi universitari. Nel 1935 fu creata la Works Progress Administration (WPA), la più grande agenzia federale del New Deal, il cui scopo era dare lavoro ai disoccupati e alle persone che godevano di programmi di assistenza, e che tra il ’35 e il ’43 diede lavoro a circa 8,5 milioni di persone, con compensi che andavano dai 15 ai 90 dollari al mese. Il costo per il governo federale fu di circa 11 miliardi di dollari. Nell’ambito della WPA furono realizzati progetti di costruzione che produssero oltre un milione di chilometri di strade, 125.000 edifici pubblici, 75.000 ponti, 8.000 parchi e 800 aeroporti. Le retribuzioni in prevalenza erano su base oraria e secondo i regolamenti non si poteva lavorare più di 30 ore alla settimana, ma in molti progetti i lavoratori mangiavano e dormivano nei cantieri, visto che era necessaria una loro presenza costante. Nell’ambito della WPA si svilupparono anche progetti che impiegarono migliaia di artisti, scrittori e attori in programmi culturali come la creazione di opere d'arte per edifici pubblici, la documentazione della vita locale e l'organizzazione di teatri comunitari; migliaia di artisti, architetti, operai edili ed educatori trovarono lavoro nei musei americani, che durante il New Deal ebbero un periodo di sviluppo. La WPA sponsorizzò anche la National Youth Administration, che cercò lavoro part-time per i giovani. Va ricordato anche uno dei progetti più ambiziosi del New Deal, approvato nei primi 100 giorni di Roosevelt: la Tennessee Valley Authority (TVA), un’agenzia federale per controllare le inondazioni, migliorare la navigazione, elevare gli standard di vita degli agricoltori e produrre energia elettrica lungo il fiume Tennessee e i suoi affluenti. Si trattava di un progetto riguardante sette Stati attraversati dal fiume, che si tradusse in un massiccio programma di costruzione di dighe, centrali idroelettriche e progetti di controllo delle inondazioni. Da quando è stato completato il sistema di dighe, nessun danno da alluvione si è più verificato lungo il fiume Tennessee, si sono sviluppate strutture portuali, il trasporto merci è decollato. L'elettricità a basso costo fornita dalle nuove dighe ha stimolato lo sviluppo industriale di quella che era stata un'economia regionale cronicamente depressa. Grazie alle acque sequestrate dalle dighe sono stati creati i "Grandi Laghi del Sud", diventati una zona di attrazione per la nautica, la pesca e il tempo libero. Grazie alla TVA è stato anche attuato un forte programma di eradicazione delle zanzare, eliminando la malaria endemica che affliggeva il corso del fiume e sono state migliorate le pratiche forestali e di conservazione del territorio nella regione. Ma gli interventi federali e statali del New Deal rooseveltiano per il lavoro e la ripresa economica statunitense furono anche molti altri, che vedremo nei prossimi articoli.   I precedenti articoli sul New Deal sono stati pubblicati il 3 dicembre e il 4 dicembre 2018....

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