UN’ALTRA EUROPA, PER LA DIFESA E LO SVILUPPO

Ondate di migranti, mutazioni civili e culturali nel continente, terrorismo, squilibri globali impongono la creazione di un’altra Europa, capace di raccogliere il testimone di una UE ormai priva di ruolo. Tre le priorità comuni che i Paesi europei possono condividere : Mercato Comune, Difesa Comune, Intervento Comune per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo. Così come i Padri dell’Europa diedero vita al sogno europeo attraverso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (che garanti’ l’uso pacifico di risorse non più disponibili ne’ destinabili alla guerra) allo stesso modo oggi l’Europa può giocare un ruolo cruciale per se’ stessa ed il mondo con una Comunità Europea per la Difesa e lo Sviluppo che garantisca al continente la Sicurezza dei propri confini esterni/interni e una forte politica di interventi Europei per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo altrimenti destinati ad essere focolai permanenti di tensioni, povertà endemiche, Migrazioni di massa , sottosviluppo.

Se si votasse oggi per un referendum, meno della metà degli elettori britannici, cechi e italiani sono certi che voterebbero per rimanere nell’Unione europea. Risulta da un sondaggio condotto nei 28 paesi Ue per conto del Parlamento europeo. Per rimanere nell’Ue voterebbero 45% dei britannici, il 47% dei cechi e il 49% degli italiani. I voti a favore di un’uscita sarebbero il 37% in Gran Bretagna, il 24% nella Repubblica Ceca e il 19% in Italia. Nel nostro paese si registra la più alta percentuale di indecisi di tutta l’Ue (32%), mentre nella Repubblica Ceca gli indecisi sono il 29% e in Gran Bretagna il 18%. Per il 36% degli italiani, far parte dell’Ue è una cosa positiva, per il 21% negativa, per il 41% né positiva né negativa. Gli entusiasti di questa Ue si trovano in Lussemburgo (86% di giudizi positivi sull’appartenenza del proprio paese all’Unione), Olanda (84%), Irlanda (83%), Svezia (79%), Germania e Danimarca (76%). Solo per il 41% degli italiani il nostro paese ha beneficiato dall’appartenenza all’Ue, mentre per il 49 non ha beneficiato e il 10% non sa o non risponde. La percentuale di italiani che danno una risposta positiva è la più bassa di tutta la Ue, ancor più dei britannici (54%). Solo il 32% degli italiani pensa che la voce dell’Italia conti nell’Ue, mentre in Germania ben l’88% dei tedeschi pensa che la voce del proprio paese conti nell’Unione, così come il 76% dei francesi lo pensa per la Francia. Solo i greci, con il 25%, ha meno fiducia sul peso del proprio paese nell’Ue. Quel che emerge dal sondaggio del Parlamento europeo fotografa il risultato della politica economica fatta dall’Unione, che risulta spaccata in due, con un’Europa del Nord più la Francia soddisfatta, mentre quando si scende a Sud cresce la delusione. Una situazione che potrebbe essere certificata nei prossimi mesi con la proposta di un’area Euro 1, corrispondente alla Grande Germania economica, che comprende i paesi economicamente dipendenti dalla produzione manifatturiera tedesca, e un’altra area Euro 2, con la Spagna il cui sistema bancario è in mano ai tedeschi, la Grecia massacrata dall’austerità e l’Italia che rappresenta la grande incognita. E una Francia sempre in bilico tra essere fintamente leader dell’Europa più povera ma in realtà prima vassalla dell’Europa tedesca. Una proposta apparentemente di buon senso, quella delle due aree Euro 1 ed Euro 2, ma che in realtà rappresenterebbe un’altra soluzione tecnocratica e non politica, che certificherebbe il fallimento e rappresenterebbe l’accanimento terapeutico della catastrofe. Al di là dell’interrogarsi su come voterebbero gli elettori dei vari paesi in un ipotetico referendum su uscire o rimanere nell’Ue, che mai si farà, rimane il problema politico di un’Europa che va ripensata radicalmente nella sua struttura e nelle sue finalità, perché così com’è è sempre più una mega-sovrastruttura burocratica e tecnocratica, che produce solo divisione tra ricchi, sempre più ricchi, e poveri condannati al declino....

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Desta sconcerto e un po’ di pena quel che in nome dell’Europeismo si riesce a fare...

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