Sunto dei (5) segmenti precedenti:

I -  II - III -  IV - V  LO SCENARIO  ED I  PROTAGONISTI

La Complessità

“Lo Stato persegue la pacifica e proficua convivenza delle persone, dotandosi d’organi e di regole per risolvere i conflitti. Il modello di amministrazione della giustizia attuato dagli Stati è in profonda crisi a causa dell’accelerazione della tecnica che ha determinato una complessità dei rapporti mai presentatasi prima d’ora. In Italia la giustizia è monopolio dello Stato e i magistrati sono funzionari pubblici sulla base del modello che assegna allo Stato detto monopolio. Questo protagonismo dello Stato genera conseguenze negative. Nel campo del processo penale, in Italia, la giustizia si è dimostrata incapace di raggiungere gli obiettivi prefissati. Il ricorso al carcere, inoltre, non da risultati positivi e il sistema della giustizia penale fallisce miseramente l’obiettivo di soddisfare la vittima del reato. L’idea che si propone è quella di restituire alla società civile la sua originaria funzione di disciplina. Tolto che fosse il monopolio dello Stato, infatti, il modello evolverebbe verso una giustizia riparatrice. Sarebbe questo un modello di giustizia più adeguato per una società complessa e si fonderebbe sull’esigenza di mettere al centro la vittima.

PROTAGONISTI

Magistrati – In discussione è il ruolo dei giuristi nella società complessa e in particolare dei giudici. E’ opinione attendibile che non abbiano il favore della collettività e godano, piuttosto, di un rispetto formale, quando non apparente, o interessato. Nei provvedimenti come nelle loro dichiarazioni pubbliche usano un linguaggio assertivo e normalmente il loro modo di esprimersi è solo per degli addetti ai lavori. Una siffatta magistratura, composta di soli funzionari pubblici chiusi nella loro cultura di giuristi, non mostra capacità di giudizio superiori nella gestione di vicende complesse. Proprio perché si tratta di un sistema eccessivamente tecnicizzato quest’approccio è fallimentare dal punto di vista dell’efficienza e cioè dei risultati, dei tempi e dei costi. 

Giudici popolari - Una delle chiavi di volta per rivedere il sistema è quella d’affidare alla giuria popolare (quindi ai cittadini direttamente) ruoli e compiti di giudizio. Tale opportunità è prevista dalla Costituzione e precisamente all’ultimo comma dell’art. 102. Sulla giuria è stato scritto: “la Giuria popolare lega maggiormente il cittadino al governo del suo paese, gli da parte costante e sempre nuova in uno dei più alti affari pubblici; insegna le leggi e la libertà, l’ordine e il diritto, la giustizia e il governo, e diffonde queste cognizioni per il mondo: è la più grande scuola pratica della cittadinanza” (Francesco Lieber – Trattato sulla libertà civile e l’autogoverno ) ed anche: “la storia attesta che ogni moto di libertà, ogni campagna per l’autonomia, comincia sempre con il postulato della introduzione delle giurie; e che d’altra parte ad ogni periodo reazionario corrisponde la soppressione di questo istituto, o, quanto meno, la limitazione delle sue attribuzioni” (Glaser – Palermo 1933). Il regime fascista, il 23 marzo 1931, con il Regio Decreto n. 249, infatti, abolì la giuria popolare! Caduto il fascismo, il primo governo De Gasperi approvò, nel maggio del 1946, un progetto di legge “per la riforma delle corti d’assise su basi popolari” riforma che avrebbe dovuto introdurre la giuria popolare estromettendo il sistema anfibio (che permane ancora oggi) dell’assessorato (c.d. scabinato). Concretamente, tuttavia, non cambiò nulla, perché i tre disegni attuativi della riforma non furono mai promulgati e questo soprattutto per l’opposizione, andata ad effetto, della magistratura dell’epoca volta a contrastare con ogni mezzo il ritorno della giuria popolare.

Forze di polizia – Vi sono, in Italia, una pluralità di forze di polizia e questo è un valore: evita la concentrazione del potere e, simultaneamente, implica la necessità del coordinamento. Gli appartenenti alle forze di polizia fanno un lavoro duro, difficile e pericoloso, che troppo spesso non è adeguatamente tenuto in considerazione e ricompensato. Le forze di polizia non possono, tuttavia, dirigere le indagini: compiti e funzioni di polizia giudiziaria sono posti, infatti, sotto la direzione dei soli magistrati. Una tale situazione di assoluto dominio della magistratura nella direzione delle investigazioni penali, pur scontando un generale atteggiamento di forte piaggeria nei confronti dei magistrati, è male tollerata dalle forze di polizia che la soffrono anche in senso professionale. Deve aggiungersi che la formazione dei magistrati non è minimamente rivolta ad acquisire competenze nello svolgimento e nel coordinamento delle attività investigative. A parere di chi scrive, queste andrebbero riservate, invece, a soggetti di maggiore competenza specifica. Eventualmente, questa formazione professionale specifica dei soggetti preposti alla direzione delle indagini dovrebbe riguardare i pubblici ministeri e questo nella prospettiva di una rigorosa separazione delle carriere tra i giudici (che devono amministrare la giustizia nel processo) e i pubblici ministeri (che devono sottoporre ad accusa e prima aver individuato e scoperto chi commetta reati).”

Avvocati – In Italia sono troppi. Pochi lavorano e guadagnano molto, pure moltissimo, in grande maggioranza lavorano e guadagnano poco, in buona parte pochissimo. Molti avvocati non amano leggere. Negli studi hanno pochissimi libri di diritto ed invece tanti codici e commentari e raccolte e commenti di giurisprudenza. Per vincere le cause, d’altronde, bisogna conoscere le sentenze, considerata soprattutto l’autoreferenzialità dei giudici. Sovente, singoli avvocati hanno con singoli giudici rapporti di sudditanza ed anche di piaggeria, raramente, (e per lo più quelli più affermati) di frequentazione e amicizia. I consigli dell’ordine degli avvocati e le collegate organizzazioni di categoria (i penalisti, i civilisti, gli amministrativisti, etc.) mantengono buoni rapporti con le forze politiche e imprenditoriali, mentre hanno rapporti difficili con le organizzazioni di rappresentanza dei giudici, in quanto esprimono posizioni inconciliabili: per gli avvocati, i magistrati hanno un potere discrezionale ed un ruolo politico enorme, che andrebbe circoscritto e ridimenzionato per legge; per i magistrati il problema sono invece quelli che vorrebbero ridurre il loro potere

VI

Docenti di diritto – L’Università è in generale un sistema chiuso nel quale i professori di diritto occupano una posizione privilegiata per via delle loro competenze e quindi anche dei loro rapporti, personali e professionali: ne consegue che, per la loro gran parte, non siano interessati ad alcun cambiamento. Alcuni professori di diritto, per esempio, in virtù del monopolio sulla conoscenza delle regole e disciplina delle controversie, hanno guadagnato cifre enormi, curando gli interessi di potentati economici. Per fare i concorsi per l’accesso all’avvocatura e alla magistratura è necessario che gli studenti studino tutto di nuovo: la laurea in giurisprudenza serve solo come base di partenza. Le facoltà di giurisprudenza, in Italia, sono obsolete. Non vi s’insegnano materie fondamentali per i problemi della società attuale. Non si studia, ad esempio, teoria dell’organizzazione. Il giurista, quindi, normalmente neppure conosce la teoria dell’organizzazione: questa materia non è prevista nella formazione accademica. Un rinnovamento del sistema didattico richiederebbe l’introduzione, tra le materie di studio, delle moderne scienze che si applicano a comprendere la società: sociologia; soprattutto dal punto di vista metodologico; psicologia; storia generale; statistica; ecc. 

Mauro Fonzo

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