Nei giorni scorsi, a seguito del risultato politico ottenuto al primo turno da Macron, si è molto parlato e scritto sul suo legame sentimentale con la moglie Brigitte Trogneux.

Certamente, pur di colpire l’avversario politico, qualsiasi argomento è buono, ma, in questo caso, i commenti, spesso anche volgari e di basso livello, sono stati davvero numerosi e, nella migliore delle ipotesi, è stato definito un rapporto “contro natura” o funzionale a nascondere la presunta omosessualità del probabile futuro Presidente della Repubblica francese.

Tutto ciò, con la politica sembrerebbe non entrarci nulla; io credo, invece, sia molto importante riflettere sul messaggio culturale, quindi sociale e, pertanto, politico che se ne ricava.

E’ persino superfluo osservare che, se la coppia fosse stata all’inverso, lei 25 anni meno di lui, quasi nessuno avrebbe considerato il fatto una notizia a cui dare molto spazio. Inoltre, sicuramente i social non sarebbero stati zeppi di commenti molto spesso irripetibili. Ma questo più di tanto non stupisce: la strada per la parità effettiva, intesa come pari opportunità, diritti e doveri, è ancora lunga da percorrere. Basti pensare alle discriminazioni che attualmente subisce la donna nel mondo del lavoro sia sotto il profilo delle possibilità di carriera che su quello economico. Tranne che per i dipendenti pubblici, infatti, per i quali, tra i tanti privilegi, vige l’obbligo di parità di stipendio a parità di ruolo,  la differenza nazionale tra i salari medi degli uomini e delle donne è del 10,9%.

Negli anni ’60 e ’70 il movimento femminista in Italia, dopo l’ottenimento del diritto di voto nel 1946 e la teorica parità salariale, almeno nelle previsioni contrattuali, dal 1957 fino al 1961, si fa portatore di nuove esigenze di liberalizzazione e autodeterminazione della donna.  Vengono così messi in discussione gli ordini sociali precostituiti, imperniati da secoli sulle figure maschili di riferimento. Come si legge nel “manifesto di Rivolta femminile” del 1970: “Il femminismo è stato il primo movimento politico di critica storica alla famiglia e alla società”. Superfluo ricordare qui le tante battaglie e conquiste ottenute in quegli anni, tutte comunque incentrate su un concetto fondamentale: si vuole costruire una società che, tenuto conto delle  peculiarità femminili, garantisca al tempo stesso uguaglianza di diritti.

Cosa resta oggi, al di là degli innegabili diritti ottenuti? In che modo le nuove generazioni hanno raccolto l’eredità delle tante lotte di quegli anni?

Se nel periodo caldo della rivoluzione femminista il corpo della donna era stato al centro dell’attenzione perché proprio sulle differenze sessuali e biologiche si erano basate le discriminazioni sociali e culturali, dagli anni ’80 ad oggi il corpo femminile è stato strumento per conquistare popolarità e fare "carriere facili". Lo stereotipo della donna negli ultimi trent’anni è, di fatto, precipitato tristemente indietro, ricadendo in schemi culturali antichi, sebbene apparentemente moderni, di sostanziale asservimento della femminilità a ruoli non solo inferiori socialmente, ma di consumo per un certo immaginario maschile di utilizzo della donna, relegandosi in stereotipi arretrati e volgari.

Molte ragazzine, spesso con le mamme alle spalle, grazie anche al messaggio di massa  sempre più scadente trasmesso da una certa televisione,   hanno mitizzato e mitizzano l’apparenza di una “vita facile”, barattando sostanzialmente la propria libertà e ponendosi in pratica nel ruolo di donna-oggetto.

Del resto, tornando allo spunto iniziale, se una donna di successo non può amare un uomo tanto più giovane senza subire pesanti critiche, meglio tenersi stretto il ruolo apparentemente più comodo di giovanissima amante o anche moglie dell’uomo maturo, o anche anziano, di turno, purchè ricco e potente.

Credo sia importante riflettere su tutto questo, soprattutto pensando alle tante violenze sulle donne che riempiono tragicamente le pagine di cronaca nera. Anche l’assenza di politica, intesa nella sua accezione più alta di direzione della vita pubblica, è causa di questo scivolamento indietro che influisce fortemente sulla società.

La stagione della rivoluzione femminista ha fatto compiere un grande balzo in avanti alle società occidentali e in particolare a quella italiana, ma oggi è necessario che quella preziosa eredità venga raccolta, difesa e rilanciata.

Anche per questo è imprescindibile ed urgente che la Politica torni ad interpretare seriamente sè stessa, riproponendosi con un messaggio forte, che sia in grado di superare vecchie barriere ideologiche e sia fondato sui Valori intramontabili e sempre attuali di Libertà e Uguaglianza.

 

Alessandra Baldassari