In Gran Bretagna, la Premier Theresa May era contraria alle elezioni anticipate, poi ha cambiato idea: ha annunciato questa decisione, nel giro di 24 ore ha sottoposto la proposta al parlamento, che l’ha approvata con il consenso dell’opposizione, e l’8 giugno si voterà. La motivazione è che è bene che il governo abbia un forte mandato popolare nel condurre le trattative per la Brexit. Semplice e chiaro.

In Italia, invece, ci si chiede come il “nuovo” segretario del Pd, che esprime il Presidente del Consiglio ed è il maggior partito della maggioranza, farà a creare l’incidente per andare a elezioni anticipate in autunno. Eppure, il “nuovo” segretario del Pd ha detto di ritenere che dopo le elezioni il governo, forte del mandato degli elettori e con davanti un’intera legislatura, dovrà trattare con Bruxelles un accordo sui cinque anni, “per avere maggiore spazio di deficit, fermo restando che il debito deve andare giù, e quindi, di conseguenza, di abbassamento delle tasse”. Quindi, è questo che Renzi ritiene utile per il Paese. Solo che dopo aver detto questo, aggiunge che per quanto lo riguarda, e quindi per quanto riguarda il Pd, l’attuale governo può andare avanti fino a maggio 2018. Complicato e oscuro.

È qui la differenza tra la semplicità cristallina della democrazia britannica, in cui le elezioni sono il momento fondamentale e non un dramma da evitare, e la pratica sotterranea della politica italiana, fatta di non detti e di parole a cui non corrispondo i fatti.

Al fondo, però, c’è un problema di credibilità. Il “vecchio” segretario del Pd, trattando gli elettori come plebe ignorante a cui solleticare i più bassi istinti rivoltosi contro la politica, aveva detto che bisognava votare in primavera, così non ci sarebbe stata la manovra finanziaria. Pouf, magia! Poi ha detto che bisognava votare in autunno, così non sarebbero scattati i vitalizi per i parlamentari, che è notoriamente il problema principale che assilla la vita delle famiglie. Ora come fa, il “nuovo” segretario del Pd, a dire che è serio e utile per il Paese votare in autunno, per avere un governo forte nel trattare con Bruxelles un patto di legislatura? E allora via, alla ricerca nascosta dell’incidente, di cui nessuno si assumerà la paternità.

Perché davanti hanno lo scenario da incubo di una manovra “lacrime e sangue” da 40 miliardi, risultato delle loro politiche fallimentari degli anni passati, da approvare proprio in autunno. 40 miliardi senza un’idea su come ricostruire un paese ridotto allo stremo. Il “nuovo” segretario del Pd su questo non dice nulla, preannuncia solo grandi proposte che per ora non svela. Un Paese tenuto immobile in attesa del nuovo coupe de theatre. Il vuoto. Nel centrosinistra come nel centrodestra, passando per i fanculotti. Occorre una proposta nuova, per ricostruire questo Paese.