NUOVA REPUBBLICA

  1. Elezione popolare diretta del Presidente della Repubblica.
  2. Sistema elettorale uninominale-maggioritario anglosassone a turno unico.
  3. Referendum abrogativi e referendum propositivi su scala nazionale e regionale.
  4. Revisione e separazione netta delle competenze di Stato e Regioni.
  5. Abolizione delle Regioni a statuto speciale.
  6. Sperimentazione e graduale introduzione di tecnologia e strumenti di democrazia elettronica.

Per ricostruire e riconquistare fiducia, il Paese ha bisogno di decisioni coraggiose e cambiamenti profondi.
Le une e gli altri sono assai più realizzabili nella cornice di una Repubblica nuova.
Il vento del cambiamento istituzionale rischia invece di essersi definitivamente esaurito nel gorgo di mille commissioni bicamerali, di troppe riforme piccole e non incisive, di leggine elettorali costruite su misura di questo o quello schieramento, infine di un referendum trasformato da voto su un cambiamento a plebiscito su una persona.
Ciò non significa che la trasformazione delle istituzioni e un nuovo senso della Cosa Pubblica e dello Stato non siano indispensabili. Lo sono ogni giorno di più, proprio per governare le degenerazioni di un debito pubblico e di una spesa pubblica che vanno ricondotti a rigoroso controllo, per tagliare privilegi ed enti inutili, per sradicare la criminalità organizzata che la fa da padrona e si infiltra in ampie parti del territorio, per ricostruire tessuti produttivi lì dove non vi sono più insediamenti industriali e progetti di sviluppo adeguati ai nostri tempi nel deserto di un Mezzogiorno dalle potenzialità sempre più inespresse.
L’Italia ha bisogno di una democrazia che può e sa decidere, di uno Stato di Diritto fatto di poche, essenziali e rispettate regole certe.

Oggi l’Italia non è né l’una né l’altro.

La via apparentemente utopistica del sistema anglosassone, del bipartitismo, del presidenzialismo, dell’estensione dello strumento referendario e della democrazia diretta, della separazione netta delle competenze Stato-Regione e della fine degli anacronistici privilegi di alcune regioni – insieme alla sperimentazione dei nuovi strumenti di partecipazione democratica offerti dalle tecnologie elettroniche in tumultuoso sviluppo - è a ben vedere la sola proposta realistica di costruzione di una Nuova Repubblica, di un’Italia all’altezza delle sfide del proprio tempo e di un mondo globale.

[ Giulio Galetti ha coordinato le proposte per la riforma delle istituzioni e una nuova Repubblica ]



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