Giustizia è Economia

La Non Giustizia italiana, il Non Stato di Diritto sono oggi la minaccia più grave alla libertà del cittadino e insieme l’ostacolo più grande alla ricostruzione economica del Paese.
Giustizia Penale oggi spesso significa integrale incertezza del tempo di celebrazione del processo, arbitrio indiscriminato verso la libertà e la reputazione di ciascuno, non di rado vite spezzate, carriere stroncate, tracolli economici, famiglie e imprese fallite, carceri ricolme di detenuti in attesa di giudizio, statistiche shock sulle assoluzioni giunte al termine di un calvario giudiziario. A questa lunga notte del Diritto che produce ingiustizia, ineguaglianza davanti alla legge e offesa alle libertà civili, occorre porre fine con una legge, una norma che abbia valore di principio assoluto: la decadenza automatica dell’azione penale in caso di superamento di termini temporali tassativamente definiti, da rapportarsi all’entità del reato. Noi l’abbiamo battezzata Legge Mori, dal nome del Caso Mori, autentica metafora dell’ Italia d’oggi.

In Italia le condizioni drammatiche del sistema giudiziario, amministrativo e burocratico hanno causato la perdita di centinaia di miliardi annui di potenziali investimenti. Nel Paese dove ci si balocca con i bonus elettorali e il reddito di cittadinanza quali sedicenti motori di ripresa economica, migliaia di imprenditori – stranieri e italiani – nello scorso decennio hanno sperato , tentato e infine rinunciato a investire nei più diversi settori (dal turismo all’energia, dalla grande distribuzione all’ambiente), con un danno occupazionale ed economico quantificabile fra l’ 1 e i 3 punti di Prodotto Interno Lordo.
L’incertezza delle regole e gli stessi tempi di esame e rilascio dei permessi per l’avvio di grandi progetti, dal valore potenzialmente inestimabile in termini ricaduta economica, allontanano anche la più tenace volontà di fare. A questa prolungata, cieca ostilità contro gli investimenti di chi vuole puntare sulla propria attività e sul futuro di questo paese, occorre porre fine con la previsione di sanzioni molto pesanti (sino alla configurazione di un reato penale) per il mancato rispetto di termini temporali tassativi per autorizzare o meno i progetti di investimento in grado di creare economia produttiva, occupazione, sviluppo.

Secondo Mario Draghi (considerazioni finali Bankitalia 2011) Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale; l’incertezza che ne deriva è un fattore potente di attrito nel funzionamento dell’economia, oltre che di ingiustizia. Nostre stime indicano che la perdita annua di prodotto attribuibile ai difetti della nostra giustizia civile potrebbe giungere a un punto percentuale.

Per Pietro Ichino Dopo la Grecia, l’Italia è il Paese europeo meno capace di attirare investimenti stranieri. Secondo il Comitato Investitori Esteri di Confindustria, se il nostro Paese riuscisse ad allinearsi per questo aspetto con la media europea, ne risulterebbe un flusso di investimenti in entrata pari a circa 30-35 miliardi l’anno. Se, negli ultimi cinque anni precedenti la grande crisi, l’Italia avesse avuto la stessa capacità di attrazione dell’Olanda, che occupa una posizione mediana in questa classifica europea, si sarebbe registrato un maggior flusso annuo di investimenti in entrata pari al 3,6 per cento del nostro prodotto interno lordo. Questo vorrebbe dire circa 57 miliardi in più investiti ogni anno in Italia.

(L’avv. Fabio Ghiberti ha coordinato il lavoro di numerosi operatori del diritto in tema di giustizia penale, civile , amministrativa. La Marianna ha promosso l’Appello “Il Caso Mori come metafora”)

[ La moderazione del dibattito è a cura di Riccardo Chiavaroli ]




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