Lo Stato non regali più. Un Esercito del Lavoro


Un Corpo civile volontario di intervento nei settori della manutenzione e tutela dell’ambiente, del patrimonio artistico, della manutenzione ordinaria delle scuole. Opera al servizio di enti pubblici, dipende dalla Presidenza del Consiglio e fa parte del Dipartimento della Protezione Civile.
Aperto a tutti coloro che hanno compiuto 18 anni e non stanno lavorando. Durata del servizio: 12 mesi. Paga di 577 euro al mese, pari a due terzi della paga militare, più vitto e alloggio.
Riconoscimento del servizio svolto al fine dei concorsi pubblici e convenzioni con Università per crediti formativi.
Finanziato con un Fondo di 3,5 miliardi di euro l’anno, derivanti da un aumento del 2,5 – 2,6 per cento della tassazione sul comparto dei giochi e delle scommesse.

Dopo otto anni di crisi economica e sociale, dominati dal fallimentare pensiero unico dell’austerità e dalle regole “ottuse" dei tecnocrati di Bruxelles, forse conviene tornare alla politica, ripartendo magari da Franklin D. Roosevelt e da Ernesto Rossi, dal New Deal americano e dall’Esercito del Lavoro.
Un grande piano di intervento pubblico, come dopo la crisi Usa del 1929, per attuare il quale lo Stato si dota di un proprio corpo di volontari, un Esercito del Lavoro, per la prevenzione di frane e alluvioni, per la manutenzione del territorio e dei beni culturali, per la manutenzione ordinaria delle scuole. Insomma, per quelle che sono riconosciute emergenze e per le quali non si vede ancora uno sforzo straordinario, come la situazione richiederebbe.

In un Paese cresciuto con decenni di assistenzialismo, che oggi viene abbagliato con la promessa di irresponsabili e irrealistici redditi di cittadinanza, mentre nel frattempo riceve bonus quando le urne si avvicinano, occorre voltare pagina e stabilire un nuovo patto tra Stato e cittadini: lo Stato dà, ma lo Stato chiede.
E allora lo Stato offra a tutti i cittadini che abbiano compiuto 18 anni, e che non stanno lavorando, la possibilità di mettersi al servizio della collettività per un anno, lavorando in modo vero, in cambio di una paga di 577 euro, equivalente a due terzi di quella offerta ai militari in ferma volontaria per dodici mesi. Sarebbe una novità, per uno Stato che sin da quando fu riconosciuta l’obiezione di coscienza nel 1972 e istituito il Servizio civile, non ha avuto mai niente da chiedere neppure ai giovani, delegando tutto agli enti del Terzo settore. Al contrario, ogni volta che accade un disastro, dall’alluvione di Firenze di cinquant’anni fa agli ultimi di Genova, si è tutti pronti a lodare la disponibilità ad intervenire di quelli che vengono soprannominati “Angeli del fango” e che vengono poi dimenticati sino al disastro successivo.

Quel che propongo è di chiamare questi Angeli in servizio permanente effettivo, per prevenire disastri che di naturale hanno ben poco, anziché per soccorrere le popolazioni dopo che le disgrazie sono avvenute. In Italia, dal 1945 ad oggi, lo Stato ha speso in media 3,5 miliardi di euro l’anno per danni e risarcimenti da frane e alluvioni. Eppure, lo dice lo stesso governo che ad ogni euro investito in prevenzione corrispondono fino a cento euro risparmiati. E due anni fa fu proprio l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, a dire che la messa in sicurezza del territorio, le cui condizioni sono state dichiarate un’emergenza attraverso il decreto “Sblocca Italia”, e la riqualificazione degli edifici scolastici erano “i paradigmi dell’azione di governo e di un’Italia che deve ripartire”. Però occorre un nuovo slancio.

E allora si stanzi per un Esercito del Lavoro, inquadrato nella Protezione civile e dipendente dalla Presidenza del Consiglio, quanto si spende per rimediare ai disastri “naturali”, 3,5 miliardi l’anno da reperire attraverso un aumento del 2,5% della tassazione su giochi e scommesse, e si intervenga in modo massiccio, sapendo che questo si tradurrà in un risparmio. Si chiamino giovani e adulti a questo lavoro di cittadinanza, si crei un nuovo spirito di solidarietà collettiva, di identità e di appartenenza, si riaprano le caserme dismesse per ospitare i cittadini volontari che vogliono difendere il proprio Paese, a cominciare dal suolo, dalle scuole e dal patrimonio culturale minacciato dal degrado.






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