Era una mattinata di sole invernale, nel 1986. La scrivania del presidente del consiglio era ingombra di carte, alle spalle la finestra era aperta e il vento spazzava la stanza di Palazzo Chigi , ostacolato solo dalla mole di Craxi , in maniche di camicia . <Eccoli i tre moschettieri , siete venuti a rompermi i coglioni con i referendum sulla Giustizia , vero? >. Io e Martelli lasciammo parlare Alfredone : <Bettino, non si può non farli. La campagna su Tortora ha portato a galla tutto. Sono richieste elementari : responsabilità civile del giudice , riforma del Csm, poi guarda mica devi impegnare il governo , lo promuoviamo come partiti : radicali,socialisti e noi liberali“. <Peggio ancora - replicò l’omone - i giudici si incazzeranno ancora di più , me la faranno pagare , si scateneranno contro la politica >. <Può darsi Bettino, ma se non mettiamo adesso un argine non ci sarà più limite, non è una questione solo di principio , ne vanno di mezzo i diritti della gente>. Giovanni Negri...

L’Associazione nazionale magistrati che espelle, senza neppure dargli la possibilità di parlare, il suo ex presidente Luca Palamara fa tornare alla mente Bettino Craxi che due settimane dopo l’arresto per tangenti di Mario Chiesa lo definì un "mariuolo isolato", una "scheggia impazzita". Poi arrivò Mani Pulite e il pool di magistrati milanesi abbattè la Prima Repubblica, sostituita con la Repubblica dei Giudici. Un Partito Unico, suddiviso in correnti di puro potere, mascherate da nobili correnti di pensiero, esattamente come i partiti che la furia giustizialista aveva eliminato. Dopo oltre un quarto di secolo di potere assoluto di vita e di morte su ogni governo, ora i magistrati delle correnti si sbranano tra di loro. Il Csm nomina il nuovo Procuratore di Roma e subito due magistrati concorrenti ricorrono al Tar. Cantone viene nominato dal Csm Procuratore di Perugia, che indaga su Roma, e Davigo e Di Matteo gli contestano di non avere i titoli e di essere troppo fresco di nomina politica. Nelle intercettazioni e chat di Palamara ci sono una cinquantina di magistrati, oltre che giornalisti, politici e umanità varia, e il terremoto della guerra intestina è dietro l’angolo. “Se io fossi Luca Palamara, conserverei con grande attenzione le chat di quando era presidente dell’Anm e parimenti conserverei le chat del periodo tra il 2014 e il 2018, quando era uno dei dominus del Csm”, gli ha suggerito oggi, prudentemente, Matteo Renzi. Manca solo l’avvertimento pubblico a stare attento ai caffè che beve. Ormai non ci sono più regole che tengano, siamo all’antropofagia giudiziaria, a tutti contro Palamara e tutti contro tutti. E torna alla mente la profezia di Craxi: “Verrà il giorno in cui i giudici si arresteranno tra loro”. Ci siamo. ...

È bello, è confortante , è direi quasi commovente avere un Presidente della Repubblica che a 33 anni dal referendum nel quale gli italiani chiesero la responsabilità civile dei giudici e a 40 anni dal caso Tortora - dopo che il referendum è stato calpestato e l’imputato innocente è morto - oggi spieghi in tono solenne che nella magistratura c’è un problema di Ethos. Eh, come faremmo senza le alte lezioni di Ethos di Mattarella, sempre così puntuali , sempre nei tempi giusti ...

E ancora non le hanno pubblicate tutte, le intercettazioni. E sapete perchè ? Perchè dentro ci sono i loro nomi e le loro voci. Sissignori, le voci di lorsignori Pennivendoli delle Procure, quelli che per 20 anni hanno "anticipato", "rivelato", "pare che", "ormai è risaputo che". Quelli che hanno fatto e disfatto vite e carriere, quelli che Enzo e Marco avevano perfettamente fotografato con "Un pugno di magistrati, giornalisti e finti pentiti, costituiti in associazione a delinquere". Ma comunque ciò che già è pubblico basta ed avanza. Persino la Mummia non può più tacere davanti ai Golpisti che si raccontano l'un l'altro come si trama contro i colleghi, contro un ministro, contro un governo, contro chiunque intralci la libera esplosione di ciò che sono loro: il Cancro. Il Cancro italiano. E adesso, a breve, anzichè andare in giro per scuole "cinesi" e fare discorsetti di circostanza e concertini quirinalizi, persino la Mummia dovrà parlare. Lui, l'anche presidente del Consiglio Superiore del Cancro. Giovanni Negri...

«Ma come si permette un magistrato della Repubblica di attaccare il ministro della Giustizia in diretta televisiva?». Mario Mori, generale dei carabinieri in pensione, ex comandante del Ros e direttore del Sisde, da qualche decennio è imputato in servizio permanente effettivo presso la Procura di Palermo. Tre i processi aperti contro di lui dai magistrati siciliani. Nel primo l’accusa era di favoreggiamento a Cosa nostra per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina. Con Mori era imputato il colonnello Sergio Di Caprio, alias il capitano Ultimo. Il processo si è concluso con l’assoluzione per entrambi. Nel secondo l’accusa era di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano. Coimputati erano il colonnello Mauro Obinu e il generale Giampaolo Ganzer, successore di Mori al Ros. Di Matteo, che rappresentava la pubblica accusa, aveva chiesto una condanna a nove anni di carcere. L’impianto dell’accusa si basava essenzialmente sulla testimonianza, dimostratasi inattendibile, di Massimo Ciancimino. Assoluzione per tutti, sia in Tribunale che in Corte di Appello. Infine c’è il processo Trattativa Stato-mafia. Nel dibattimento, all’inizio condotto dall’allora procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, l’accusa è stata rappresentata nuovamente da Di Matteo. Ad aprile del 2018 la sentenza di primo grado con la condanna a dodici anni di carcere. L’appello è in corso.   Generale, lei è critico con Di Matteo per via dei suoi processi? Guardi, le mie vicende processuali esulano dal giudizio sulle parole pronunciate di Di Matteo che, voglio ricordarlo, ha di fatto accusato il ministro di non averlo nominato al vertice del Dap a causa del “condizionamento” dei boss al 41 bis.   Una nuova “trattativa”? Quello che è accaduto l’altra sera in tv è semplicemente aberrante. Io che ho qualche anno sulle spalle non ho memoria di un magistrato che si rivolge a un ministro con quei modi. È mancato totalmente il senso delle istituzioni.   Lei però adesso esprime giudizi molto duri. Io parlo ora che sono in pensione. Quando ero in servizio non mi sono mai permesso di criticare i miei comandanti o l’autorità politica.   Il colonnello Di Caprio, suo stretto collaboratore, ha “difeso” Di Matteo stigmatizzando chi ha ostacolato la sua attività di magistrato. Adesso è in pensione anche lui.   Di Caprio esprimeva giudizi critici anche quando era in servizio… E ha sbagliato. Se vuoi criticare i tuoi superiori o chiunque altro, ti togli la divisa. Non puoi venire meno al giuramento di fedeltà prestato alle istituzioni.   Crede che ci sia una sorta di “sudditanza psicologica” nei confronti del dott. Di Matteo? Io non ho mai creduto alla sudditanza psicologica. Penso invece che molti abbiano una grande coda di paglia. Soprattutto la classe politica.   Sono terrorizzati? È impossibile esprimere una critica nei confronti di un magistrato in questo Paese. Tutti hanno paura. Adesso se mi espongo chissà cosa succederà, si domandano.   Il centrodestra ha messo nel mirino il ministro della Giustizia chiedendone le dimissioni. E sta sbagliando. Perché attaccare Bonafede è come sparare sulla Croce rossa. È Di Matteo a dover essere criticato. L’unico che ha preso posizione sulla vicenda è stato Armando Spataro, un magistrato in pensione.   Non è proprio possibile fare nulla? Siamo indifesi. L’ultimo pm della Procura di Guastalla ha un potere immenso. Può mettere sotto indagine il presidente del Consiglio. Anzi, pure il Papa. Chi ha il coraggio di dire qualcosa? (Intervista di Paolo Comi a Mario Mori pubblicata da Il Riformista del 6 maggio 2020)...

E no amici cari, troppo facile prendersela solo con il ministro delle Banane Bonafede, uno fra i tanti incapaci del governo delle Banane. Di Matteo, illustre Magistrato antimafia e membro del CSM (non il figlio di Ciancimino per intenderci) afferma che la sua nomina al DAP era cosa fatta e che la proposta era giunta dal Ministro Bonafede con carta bianca. Poi sarebbe però giunta voce che i mafiosi in carcere avevano lanciato segnali di non gradimento e, nel giro di 48 ore, il Ministro si sarebbe rimangiato la parola rompendo l’accordo verbale, ed oggi "decine di mafiosi escono dalle carceri". Bene: non è questo il racconto di una trattativa ? Il ministro propone un nome, i mafiosi fanno sapere che non è gradito, il ministro si piega. E' un teorema del tutto simile a quelli sui quali Di Matteo ha costruito la propria carriera : dall'uso del falso pentito Scarantino alla persecuzione del Generale Mori. E allora, visto che il magistrato Di Matteo, cantore e creatore di ogni trattativa, questa volta parrebbe aver visto con i suoi occhi e subìto una trattativa, perché non l’ha denunciata due anni fa? Perchè non è andato da due anni a questa parte in una qualsiasi Procura della Repubblica ? Perchè non ha firmato una denuncia ? Perchè parla in Tv e non parla con nessun collega magistrato ? Nossignori: un membro del Consiglio Superiore della Magistratura non può comportarsi così. Di Matteo si dimetta immediatamente dal CSM e vada subito in Procura a dire e documentare cò che sa o ciò che millanta. [ grazie all'avv. Fabio Ghiberti per le sue considerazioni e grazie al dott. Spataro per la dichiarazione di ieri: "Di Matteo così disonora le istituzioni" ] Giovanni Negri ...

Dopo aver titolato un mese fa “Cancellare Salvini”, oggi Repubblica strilla in prima pagina “C’è un giudice per Salvini”. In realtà, da Mani Pulite in poi c’è stato un giudice per (quasi) tutti, da Craxi a Berlusconi a tanti altri, fino ai genitori di Renzi. Renzi, che oggi si fa paladino dello Stato di diritto e della giustizia giusta, ha passato la scorsa legislatura, come presidente del Consiglio e come segretario del Pd, a rincorrere i 5Stelle sul terreno della demagogia dell'antipolitica e del giustizialismo, e ora ne raccogliamo tutti i frutti. Per inseguire i grillini, nel marzo 2015 Renzi disse: “Le pene per la corruzione devono essere assolutamente aumentate, pensare che si possa arrivare a prescriverla è inaccettabile ed è per questo che stiamo intervenendo”. E cinque mesi prima Il Fatto Quotidiano aveva titolato soddisfatto (con riserva): “Processo Eternit, Renzi: “Va cambiata la prescrizione, c’è domanda di giustizia”. Poi con il suo pessimo ministro della Giustizia Orlando arrivò il nuovo Codice antimafia, con il sequestro preventivo dei beni degli indagati di corruzione, prima di ogni sentenza di condanna o di assoluzione. Oggi Renzi fa la guerra o la guerriglia sulla prescrizione e arruola la memoria di Enzo Tortora proponendo di fare del 17 giugno, quando fu arrestato, la Giornata delle vittime degli errori giudiziari. Il problema di Renzi è che la credibilità delle persone si misura su quel che hanno fatto, non su quel che dicono adesso e per il futuro. E il passato di Renzi al governo del paese e del Pd è fatto di un giustizialismo della stessa pasta di quello di Bonafede, che l’ha portato al Viminale subito dopo Orlando, in perfetta continuità. Questa è la triste realtà.  ...

L’idea l’ha lanciata Maria Giovanna Maglie da Rete4: Carlo Nordio prossimo Presidente della Repubblica. Per “la sua intera storia di magistrato indipendente e controcorrente”, ha spiegato su Twitter. Se si volesse costruire una Repubblica nuova e diversa, ripartendo dalla civiltà giuridica, la figura di Nordio al Quirinale sarebbe adatta. Ex magistrato ed ex Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Venezia, oggi editorialista ed opinionista, da anni Nordio denuncia i gravi danni prodotti dalla ritirata della politica davanti alla magistratura, cominciata con nel 1992 con Tangentopoli. Nel novembre 2017, in un dibattito con Giovanni Negri, Nordio disse: “Sono passati più di vent’anni ma ricordo benissimo quando il ministro Biondi fece un decreto che non piaceva ai quattro magistrati pm del pool di Milano, i quali andarono in televisione e dissero: se questo decreto passa, noi ci dimettiamo. Quale fu la reazione della politica? La politica disse: questa è un’invasione di campo, quasi una sacrilega interferenza della magistratura. E cosa fece la politica? Ritirò il decreto. Cioè perse: criticò ma fece marcia indietro. “Una politica forte avrebbe dovuto dire: signori, voi siete pubblici ministeri e noi vi riconosciamo il diritto di criticare, perché non siete giudici, non siete terzi, siete parte; però da domani separiamo le carriere. Secondo: voi criticate e dite che vi dimettete se la legge passa; bene, noi la facciamo passare e voi vi dimettete, se siete coerenti. “La politica fece esattamente il contrario, si dimostrò dannatamente debole: criticò questa interferenza ma ritirò il decreto. È da lì che è cominciata la dégringolade della politica nei confronti della magistratura, che continua ancora oggi”. Dopo Mattarella occorre una presidenza della Repubblica di discontinuità dalla politica consegnata al potere giudiziario, che consenta una grande riforma della giustizia, che ripristini lo Stato di diritto, i principi base del diritto e della legge. Un punto e a capo....

L’ex pm palermitano Nino Di Matteo, attualmente alla Direzione nazionale antimafia, è stato eletto al Consiglio superiore della magistratura, nelle elezioni suppletive seguite alle dimissioni di questa estate dopo lo “scandalo Palamara”. Il Fatto Quotidiano la descrive come una rivincita del magistrato che non si è mai iscritto ad alcuna corrente e che per questo sarebbe stato penalizzato nella sua carriera. Questa volta, però, ce l’ha fatta, pur arrivando secondo dietro Antonio D'Amato, di Magistratura Indipendente, che nella geografia correntizia della magistratura si qualifica come “moderata”. Di Matteo ce l’ha fatta grazie alla sponsorizzazione di Autonomia e indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo, ma anche grazie al fatto che quella che si qualifica come corrente di sinistra, Area, ha scelto di disperdere i propri voti su cinque candidati, non eleggendone neppure uno, anziché farli confluire su un unico candidato, che sarebbe arrivato primo. Che quella della magistratura di “sinistra” sia stata ingenuità o errore tattico consapevole, il fatto è che ci voleva l’aria del governo giallorosso per dare nuova forza al populismo giudiziario nell’organo di autogoverno della magistratura. E questo proprio mentre a livello politico si dà fiato al populismo anti-parlamentare con il Pd che si sottomette alla demagogia dei 5Stelle, tagliando deputati e senatori, il cui scalpo può ora essere orgogliosamente esibito nelle piazze da Di Maio e soci. E così, mentre il ministro della Giustizia grillino Bonafede e il suo predecessore del Pd Orlando registrano le loro sintonie, il giustizialismo gonfia le vele. La corrente di Davigo (“Nessuno viene messo dentro per farlo parlare; viene messo fuori se parla, che è una cosa diversa”, “Non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti”) diventa ago della bilancia del Csm, grazie all’elezione di Nino Di Matteo, l’eroe dalle 40 cittadinanze onorarie che sulla base del teorema della “Trattativa” tra Stato e mafia ha perseguito per anni Mario Mori, il leale servitore dello Stato che catturò Totò Riina....