Desta sconcerto e un po’ di pena quel che in nome dell’Europeismo si riesce a fare...

Più Europa con Tabacci e Sanza, più Pizzarotti, all’affannosa ricerca del 4%. Verdi con Civati per un’Europa Verde, che veleggia intorno all’1%. Socialisti di Nencini e fu Lista Pannella per gli Stati Uniti d’Europa, in attesa dell’autorizzazione del Pse a presentarsi. Tutti attorno al Pd del Siamo Europei con Calenda. Mentre fioriscono liste e listarelle nel nome dell’Europa, spacciando per europeismo il mito delle regole di Bruxelles che l’Europa l’hanno sfasciata, succede che quello che dopo quarant’anni può essere lecitamente definito un semplice pirla racconta come è veramente andata. «Se mi chiede se la regola adottata oggi in Europa e in altre nazioni del mondo, tra cui Israele, Malesia e Cina, secondo cui il deficit di un Paese non debba superare il 3% del Pil abbia basi scientifiche le rispondo subito di no. Perché sono stato io a idearla, nella notte del 9 giugno 1981, su richiesta esplicita del presidente François Mitterrand che aveva fretta di trovare una soluzione semplice che mettesse rapidamente un freno alla spesa del governo di sinistra che nel frattempo stava esplodendo. Così in meno di un’ora, senza l’assistenza di una teoria economica, è nata l’idea del 3%.» Così, con una candida faccia di bronzo, Guy Abeille racconta al Sole 24 Ore come nacque 38 anni fa, quando lui era un trentenne funzionario del ministero del Bilancio francese, il totem europeo del vincolo di bilancio. Ma perché 3% e non 2% o 4%? «Quell’anno il Pil era di 3.300 miliardi e la spesa si avvicinava a 100 - spiega Abeille. Il rapporto non era quindi lontano dal 3%. Ecco il perché della formula. Poi tra l’altro cadeva casualmente sul “numero 3” che è noto al pubblico per vari motivi ed ha un’accezione positiva, si pensi alle Tre Grazie, ai tre giorni della resurrezione, le tre età di Auguste Comte, i tre colori primari, la lista è infinita. Un numero, magico, quasi sciamanico, facilmente spendibile anche nel marketing politico come Fabius, e lo stesso Mitterand l’anno dopo, fecero. Sin da allora ero però consapevole che legare il deficit al Pil era un po’ come dividere i cavoli con le carote». Ma com’è che il 3% approdò anche a Maastricht? «Aveva funzionato in Francia e piaceva anche alla Germania. Il 3% diventò uno slogan anche per Helmut Khol che lo presentò dinanzi al Bundestag abbinando il proclama per l’euro “Stark wie die Mark” (“Forte come il Marco”) a quello della disciplina di bilancio “Drei komma null” (“Tre punto zero”)», racconta l’inventore Abeille. Insomma, il vincolo del 3% è stato inventato di fretta, a cazzo, però è piaciuto. E così è diventato una religione. Non soddisfatto del danno procurato con quella sua invenzione 38 anni fa, oggi il pensionato Abeille è ancora prodigo di consigli su cosa l’Europa dovrebbe fare per disincagliarsi dalle secche in cui è finita. La sua ultima proposta è di introdurre «due nuovi vincoli, entrambi non più rapportati al Pil ma alle risorse pubbliche. Il primo consiste nel quantificare un limite massimo di debito annuo da emettere e il secondo nel fissare un tetto massimo agli interessi da pagare. Entrambi rapportati alle risorse pubbliche del Paese. In questo modo si replica il principio di solvibilità tipico di un’azienda». Guy Abeille è il perfetto e triste rappresentante di cos’è questa Unione europea, trasformatasi dal sogno di Ventotene in chiesa penitenziale, fondata su dogmi senza fondamento, dei cui disastri avvenuti si fa periodicamente mea culpa, da Juncker allo sciamano Abeille, mentre nessuno paga, tutti restano al loro posto e nulla cambia....

Quanto ci sarebbe ancora bisogno di un Partito Radicale povero, persino straccione, ma per questo leggero e libero di tornare a fare battaglia politica?...

Ci sarebbe molto da dire, da fare e da lottare. Radicali per il Sì - Sì per i Radicali. Riapriamo la pagina?...