A mezzanotte scade il termine entro cui il Commissario straordinario Domenico Arcuri deve firmare i contratti con le imprese che si sono aggiudicate l’appalto per la fornitura tre milioni di banchi scolastici monoposto, divisi a metà fra tradizionali e innovativi con le ruote. Arrivati alle ore 18,30, ancora non si sa niente. Per ora si sa che due delle 14 offerte sono state presentate da aziende italiane che, per loro stessa ammissione, hanno indicato modalità e tempistiche diverse da quelle prescritte dal bando, ritenute impossibili da rispettare. Infatti, il bando prevede lotti da 200.000 banchi, che dovranno essere consegnati e montati nelle scuole entro l’8 settembre, con un ritardo massimo tollerato di quattro giorni. Quindi, 27 giorni a disposizione, massimo 31, per produrre, imballare, consegnare e montare nelle scuole sparse in tutta il Paese tre milioni di banchi con e senza rotelle. Vedremo se nelle altre 12 offerte qualche azienda, italiana o estera, ritiene di essere in grado di soddisfare le richieste di Arcuri. Intanto, Il presidente di Assufficio, Gianfranco Marinelli, ha avvertito che se per la consegna dei banchi si facesse intervenire l’esercito in sostituzione delle aziende, come ipotizzato da Arcuri a La7 il giorno dopo la chiusura del bando, la gara sarebbe nulla, perché “Ci sono aziende italiane che non hanno partecipato perché prevedevano impossibile garantire la consegna. Le gare prevedono delle condizioni e se le condizioni vengono cambiate le gare sono nulle”. Inoltre, sui banchi monoposto con le rotelle, che non hanno la certificazione UNI EN per l’utilizzo come banchi scolastici e la cui "idoneità funzionale" viene affidata da Arcuri alla certificazione da parte dei dirigenti scolastici che già li utilizzano, Cristina Costarelli, dirigente scolastica del liceo scientifico Newton di Roma, annuncia: “In quanto dirigente mi sento autorizzata a non accettare la fornitura alla consegna, se mai ci sarà. Ma parlo anche al plurale, da vice presidente Anp (Associazione nazionale presidi) Roma. Senza certificazione attendibile dagli enti preposti non accetteremo i banchi”. Ed Emidio Salvatorelli, presidente di Vastarredo, la più importante industria italiana di produzione di arredi scolastici, aggiunge: “Non esiste al mondo che un preside possa dichiarare la funzionalità di un prodotto. Perché non esiste una idoneità funzionale, ma una idoneità in base ad una norma. Io spendo centomila euro l’anno in certificazioni dunque la stazione appaltante può dire quello che vuole, ma chi ha scritto il bando non è preparato e qualcuno potrebbe impugnarlo”. Qualche giorno fa, La7 ha celebrato Arcuri, presentandolo come «L’uomo delle missioni impossibili», «L’uomo che “combatte” i problemi», «Il Mister Wolf in missione per Conte». In realtà, dalle mascherine ai tamponi, dall’app Immuni ai banchi scolastici, Arcuri è un arrogante cialtrone che i problemi li crea e mai li risolve. ...

Non c’è frode, non c’è corruzione, non ce ne erano neppure i presupposti, eppure la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps ha impiegato tempo e risorse umane, a spese dei contribuenti, per incrociare i dati di tutti coloro che ricoprono cariche istituzionali nazionali, regionali e comunali, con quelli di chi ha richiesto il Bonus Covid da 600 euro, avendone pieno diritto. Assodato che non c’erano irregolarità e frodi, l’Inps ha comunque compilato dossier su ciascuno di essi, compreso il partito di appartenenza, e poi ha deciso di far filtrare all’esterno, anonimamente, i dati complessivi. L’informazione è che 5 parlamentari hanno fatto richiesta del bonus, 3 l’hanno ottenuto e circa 2.000 persone che ricoprono cariche regionali o comunali hanno fatto altrettanto. Il risultato è una grande campagna anti-politici, che terrà banco sui media per tutto il periodo di ferragosto, oscurando tutto il resto, e che cade a fagiolo in vista del referendum del 20 settembre sul taglio dei parlamentari. Merda di Stato nel ventilatore per tutti, senza distinzioni, dai deputati ai consiglieri comunali a gettone di presenza. Tutti responsabili di immoralità, senza aver violato alcuna legge. Tutti esposti, ancora una volta, al pubblico ludibrio della società civile immacolata. Niente di nuovo e di diverso rispetto a quanto facevano i Servizi segreti deviati qualche decennio fa, con i loro dossier utilizzati a fini di ricatto politico. Anche l’Inps oggi opera in modo deviato dai suoi compiti istituzionali. Una classe politica che non fosse pavida come quella che dal 1992 si è sottomessa al Partito dei magistrati, oggi reagirebbe con sdegno, difendendo la dignità delle istituzioni e dei rappresentanti eletti dai cittadini, contro la gogna delle liste di proscrizione. Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, padre del Reddito di cittadinanza e che ha istituito la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza responsabile di questa attività di dossieraggio per spargere merda sulla politica tutta, non mostra segno di volersene andare. Anzi, tiene in mano i dossier e parla con i responsabili dei partiti, rassicurando chi non è coinvolto. Visto che non se ne va, Tridico va cacciato. E il parlamento dovrebbe trovare la forza e il senso di responsabilità di indagare su cosa di torbido sta succedendo all’interno di quell’istituzione deviata che è diventata l’Inps. ...

Gravissima escalation, stamattina, del processo di strangolamento di Hong Kong, della sua autonomia e della libertà da parte del regime cinese. Dopo aver isolato l’edificio, 200 poliziotti sono entrati nelle redazioni del quotidiano di Honk Kong Apple Daily e del settimanale Next Magazine, apertamente schierati per la democrazia e la libertà dell’ex colonia britannica. Perquisite tutte le scrivanie e gli archivi, arrestati l’editore Jimmy Lai, i suoi due figli, alcuni dirigenti del gruppo editoriale, mentre è ricercato il suo collaboratore Mark Simon, che si trova all’estero. Arrestati anche due esponenti politici delle forze d'opposizione, Lee Cheuk-yan, vicepresidente del Partito del lavoro, e Yeung Sum, ex presidente del Partito democratico. In applicazione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, introdotta dal regime di Pechino un mese fa, Jimmy Lai è accusato di “collusione con forze straniere e cospirazione per commettere frodi”. Un’accusa per cui rischia l’ergastolo. Le forze straniere con cui Jimmy Lai sarebbe colluso e starebbe complottando vedono in prima fila gli Stati Uniti, dove il magnate-editore di Hong Kong si era recato l’anno scorso, incontrando il vice presidente Mike Pence e sollecitando l’approvazione di una legge in difesa della democrazia e dei diritti umani a Hong Kong, approvata poi dal Congresso lo scorso novembre. Nell’ultimo mese, poi, gli Usa hanno eliminato lo status speciale di Hong Kong nelle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, e tre giorni fa Trump ha imposto sanzioni alla governatrice di Hong Kong Carrie Lam e ad altri dirigenti cinesi, a cui oggi Pechino ha risposto con sanzioni nei confronti di alcuni senatori repubblicani statunitensi e dirigenti di Ong. Intanto, dal Regno Unito Boris Johnson si è schierato con Trump contro Huawei nello sviluppo della rete 5G e ha annunciato la disponibilità a dare il permesso di soggiorno e di lavoro a circa 3 milioni di persone provenienti da Hong Kong, come premessa per la concessione della cittadinanza britannica. Dall’Unione europea, invece, non arrivano che innocui comunicati in difesa della libertà a Hong Kong, che al Partito Comunista cinese fanno il solletico, mentre l’Italia continua ignobilmente a tacere in nome della non ingerenza negli affari interni di un paese straniero. Con i clamorosi arresti di stamattina a Hong Kong, si va verso una escalation dello scontro tra Pechino e l’Anglosfera, con l’Unione europea posizionata dalla Germania di Angela Merkel in una posizione di opportunistica equidistanza, che la rende sempre più irrilevante sullo scacchiere geopolitico. Sarà scontro, duro, per definire i nuovi equilibri, con l’Europa che abbandona i suoi storici alleati, consegnandosi all’irrilevanza. ...

Ieri su La7, David Parenzo e Luca Telese hanno intervistato, tra incensamenti vari, il Commissario straordinario Domenico Arcuri, presentato come “Il Mister Wolf in missione per Conte”. A proposito dell’app Immuni, che dal 1° giugno al 2 agosto è stata scaricata solo da 4,6 milioni di persone su 60 milioni di abitanti, è stato sentito Michele Colajannni, docente di sicurezza informatica all’Università di Modena e Reggio Emilia. Colajanni ha spiegato il flop di Immuni con il problema dei falsi positivi e dei falsi negativi segnalati dall’app ma, soprattutto, con “il fatto che le persone che ricevono una notifica si dovrebbero mettere in autoisolamento preventivo per 15 giorni, senza una garanzia di un’analisi, di un tampone”. Arcuri ha replicato: “Non sono sicuro che il cittadino che ha scaricato Immuni e che riceve una notifica si deve mettere 14 giorni in autoisolamento. Il cittadino che ha scaricato Immuni e che riceve una notifica deve essere messo, ED È STATO MESSO, nelle condizioni di fare al più presto un tampone”. Ma la realtà è ben diversa, come testimoniano diverse persone che hanno ricevuto una notifica da Immuni e come spiega a Business Insider il dottor Marino Faccini, direttore dell’Uoc Medicina preventiva e malattie infettiva dell’Ats di Milano, che copre anche Lodi e ha un bacino di utenza di 3 milioni e mezzo di persone. Quando una persona si rivolge alle strutture sanitarie dopo aver ricevuto una notifica da Immuni, spiega il dottor Faccini, “facciamo sempre una doppia verifica", per essere sicuri che la persona non abbia interpretato come avviso di contatto con positivi altri avvisi di servizio della app. "Poi diamo le indicazioni di quarantena e fissiamo l’appuntamento per il tampone, di solito verso la fine dell’isolamento, il 12esimo o 13esimo giorno”. E poi si resta in attesa del risultato del tampone. Quindi i 15 giorni di quarantena dopo la notifica di Immuni ci sono tutti. Anche di più. Arcuri racconta favole. Cioè mente. ...

Il Commissario straordinario Domenico Arcuri è soddisfatto. Sono 14 le offerte di aziende, italiane e non, arrivate ieri sul suo tavolo per partecipare al bando per tre milioni di banchi scolastici singoli, divisi a metà fra tradizionali e innovativi con le ruote. Alla faccia delle associazioni di categoria che dicevano che il bando sarebbe andato deserto, perché prevede una quantità di banchi impossibile da soddisfare nei tempi previsti, commentano sui social coloro che rilanciano un articolo del Fatto Quotidiano, secondo cui si è trattato di “Un attacco a cui poi si è accodata anche la politica (dentro e fuori alla maggioranza)”. Sarà interessante leggere cosa c’è scritto nelle 14 buste contenenti le offerte, perché le aziende italiane aderenti ad Assufficio, pur avendo presentato anch’esse un’offerta collettiva attraverso un’associazione temporanea di imprese, ribadiscono che “Le cose impossibili restano impossibili”. Per questo la loro offerta risponde a modalità e tempistiche diverse da quelle indicate nel bando: “Abbiamo continuato ad analizzare in maniera approfondita il bando e studiato con fornitori di prodotti e servizi coinvolti ogni soluzione possibile che potesse garantire il rispetto dei requisiti riportati nel bando stesso”, spiegano, “purtroppo giungendo sempre alla medesima conclusione: missione impossibile”. Infatti, il bando prevede lotti da 200.000 banchi. La firma con l’aggiudicatario o gli aggiudicatari avverrà entro il 12 agosto i banchi dovranno essere consegnati e montati nelle scuole entro l’8 settembre, con un ritardo massimo tollerato di quattro giorni. Entro il 12 agosto scopriremo chi sono, se ci sono, gli Amici degli Amici di Arcuri che saranno in grado, in 27 giorni, massimo 31, di produrre, imballare, consegnare e montare nelle scuole sparse in tutta il Paese tre milioni di banchi con e senza rotelle. “Nel caso in cui il governo abbia già rapporti con fornitori esteri, a loro facciamo i nostri auguri, perché l’opera è titanica, rischiosissima e a nostra avviso impossibile”, dice Assufficio. Sarebbe interessante scoprire che lontano dall’Italia c’è qualcuno per il quale le cose impossibili sono chissà come possibili. ...

La sintesi di questa storia triste è questa. Incassata dallo Stato la garanzia sul prestito di 6,3 miliardi, FCA molla l'indotto auto italiano e produce mascherine, attuando il Piano del Commissario straordinario Domenico Arcuri, lo stratega industriale dell’Itala in salsa venezuelana. Il 6 aprile Giuseppi presentava in diretta Facebook il Decreto Liquidità: “L’intervento più poderoso nella storia del Paese”, con “liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese. È una potenza di fuoco”. A metà luglio, 100 giorni dopo l’avvio dell’operazione, il bilancio era fallimentare: i prestiti garantiti dallo Stato sono arrivati a 50,7 miliardi di euro, meno del 13% rispetto ai 400 miliardi che il governo aveva promesso. Chi però se l’era cavata benissimo era FCA, lestissima nel richiedere e velocissima nel ricevere la garanzia dello Stato, attraverso Sace, su un prestito di 6,3 miliardi da Intesa Sanpaolo, mentre le piccole e medie imprese erano alle prese con un’odissea burocratica. Di fronte alle polemiche per una garanzia statale ad una compagnia con sede legale ad Amsterdam e fiscale a Londra, FCA Italy aveva replicato sdegnata che il prestito era destinato “esclusivamente al sostegno della filiera dell’automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese”. Non sono passati neanche due mesi da uqel comunicato ed ecco che FCA invia una lettera in inglese ai propri fornitori italiani, dando loro il benservito. “Caro fornitore, vogliamo comunicare alla sua società, per conto di FCA Italy e di FCA Poland, che il progetto relativo alla piattaforma del segmento B di Fiat Chrsyler è stato interrotto a causa di un cambiamento tecnologico in corso. Pertanto vi chiediamo di cessare immediatamente ogni attività di ricerca, sviluppo e produzione onde evitare ulteriori costi e spese”. Infatti è successo che, nel bel mezzo della fusione FCA-Psa, la fabbrica polacca di FCA ha deciso di adottare una piattaforma modulare di Psa e questo favorirà i fornitori francesi a discapito di quelli italiani. Nel solo Piemonte, a tremare sono un migliaio di imprese con 58.000 dipendenti e un giro d’affari di 18 miliardi. Passa un giorno e si scopre qual è la nuova strategia industriale di FCA in Italia: mascherine. Infatti, la casa automobilistica ha deciso di convertire parte della produzione dei propri impianti a Torino e Avellino per la fabbricazione di 27 milioni di mascherine chirurgiche giornaliere, nell’ambito del Piano promosso dal Commissario straordinario Arcuri. Nei due impianti saranno impegnati 600 lavoratori. Mentre le teorie economiche del boiardo di Stato Arcuri, per la decrescita nazionalizzata dell’industria italiana, sono ospitate in prima pagina dal quotidiano della Confindustria, FCA prosegue nella tradizione della vecchia Fiat. Lo Stato come vacca da mungere e poi, passata la festa, gabbato lo santo. Mezzo secolo passato all’insegna sempre dello stesso film: Prendi i soldi e scappa....

Con il prossimo “decreto Agosto” sono in arrivo altri tre miliardi di bonus. Per fare cosa ancora non si sa. C’è chi vorrebbe utilizzarli per sconti a chi paga con bancomat o carta di credito in negozi di abbigliamento e calzature, bar e ristoranti. Altri vorrebbero sconti solo nei negozi dei centri storici. La ministra Bellanova vorrebbe invece utilizzarli per i commercianti del settore alimentare che acquistano prodotti Made in Italy. Quale impatto economico su consumi e imprese dovrebbe avere ciascuna di queste scelte nessun lo sa dire. L’importante è lanciare un altro bonus e disincentivare ideologicamente l’uso del contante. Dietro non c’è alcuna strategia di rilancio economico e produttivo. Negli ultimi mesi si è andati dal bonus baby sitter, che qualcuno voleva genialmente trasformare in bonus nonni e che ormai è terminato, al bonus biciclette e monopattini che dopo mesi dalla sua istituzione non è stato ancora attivato. Dal bonus auto appena partito al bonus vacanze che si è già rivelato un flop. Grazie al meccanismo ideato dal Ministero per la Complicazione degli affari semplici, il bonus vacanze viene accettato solo dal 4,2% degli alberghi. Infatti lo sconto utilizzato dai clienti non viene rimborsato agli albergatori, che dovranno invece recuperarlo come credito d’imposta. I clienti, invece, per utilizzare il bonus devono avere la dichiarazione Isee, essere in possesso delle credenziali Spid della propria identità digitale e scaricare la app IOitaliait per i pagamenti della Pubblica amministrazione. Dopo di che il bonus consiste in uno sconto pari all’80% del bonus, mentre il restante 20% può essere utilizzato come detrazione di imposta nella dichiarazione dei redditi. Il risultato è il flop su entrambi i fronti. Ma per l’Enit, l’Agenzia nazionale per il turismo, va tutto bene. L’Enit è un Ente pubblico che si trascina inutilmente dal 1919, assicurando un po’ di poltrone in cambio di comunicati e statistiche degni dell’Istituto Luce. Nell’ultimo bollettino trionfale dell’Enit si legge: “L'Italia quasi sold out per ferragosto: già venduto il 79 % delle offerte online. L'Italia perde meno Pil degli altri paesi. Buone performance e quasi tutto esaurito per Rimini, Ravello, Cavallino-Treporti, Cilento e Salento. La montagna risponde alle zone balneari con le Alpi quasi full (84%) quasi al pari con la Francia (87%). L'Italia non si lascia abbattere dal Covid”. Un quadretto idilliaco che ha fatto infuriare tutti gli operatori del settore, da Federturismo a Federalberghi, da Assoturismo a Confalberghi. La realtà è che 23.000 strutture ricettive hanno scelto di rimanere chiuse, di cui il 50% degli alberghi. Nelle strutture aperte, il tasso di occupazione delle camere raggiunge difficilmente il 20%. A Firenze, ad esempio, è aperto solo il 40% degli hotel, con un tasso di occupazione anche lì del 20%. “E la crisi continuerà perché gli americani a settembre-ottobre non torneranno e le grosse aziende sono in smart working sino a fine anno e anche nel turismo legato al business è tutto fermo”, dice il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. “Bisogna mettere una croce purtroppo sul 2020 e cercare di fare provvedimenti che permettano alle imprese di sopravvivere (è il termine giusto sopravvivere) e sperare di lavorare bene nel 2021”. Ma Giuseppi è interessato solo alla propria di sopravvivenza. E allora via con uno scostamento di bilancio dopo l’altro, cioè sempre più deficit, per poter annunciare nient’altro che mance e bonus a pioggia, per di più difficilmente utilizzabili, senza che ci sia una sola idea su come far ripartire l’economia. Un governo degno del Titanic....

La domanda, anche se irrita qualcuno pronto a minacciare querela e richiesta di oscuramento su Facebook, è legittima e fondata. Come mai dei camici della Regione Lombardia si scrive e racconta tutto, mentre sulle mascherine fantasma della Regione Lazio è calato un velo di silenzio? Eppure stiamo parlando di una fornitura non da 250.000 euro come in Lombardia, ma di ben 35,8 milioni, di cui circa 13 milioni anticipati dalla Regione Lazio ad una società con capitale sociale di 10.000 euro che produce lampadine a led. Si tratta della Eco. Tech srl, piccola società italo-cinese con sede a Frascati, a cui la Regione Lazio ha appaltato lo scorso marzo la fornitura di undici milioni di mascherine professionali (Ffp2 e Ffp3) e chirurgiche attraverso un affidamento diretto, ossia senza gara, vista l’emergenza sanitaria in corso. Di fronte al mancato rispetto dei tempi di consegna, la Regione Lazio ha revocato l’affidamento alla Eco. Tech e ha trovato un nuovo fornitore, che ha fatto anche prezzi inferiori. A questo punto la Regione Lazio si trova di fronte al problema di recuperare i milioni anticipati alla Eco. Tech e farsi pagare i danni. Ma qui inizia un’altra storia, perché anche la Eco. Tech chiede i danni alla Regione Lazio, che ha revocato la fornitura, e per questo ha fatto ricorso al Tar del Lazio, che discuterà il ricorso con calma, il 9 marzo 2021. Intanto la Regione Lazio ha fatto un decreto ingiuntivo alla Eco. Tech, contro il quale la srl di Frascati ha annunciato ricorso davanti a Tribunale civile. E intanto la restituzione dei milioni anticipati resta ferma, anche perché una polizza assicurativa che era stata sottoscritta da Eco. Tech si è rivelata non essere valida in Italia. Sulla vicenda indagano la magistratura, la Corte dei conti, la Guardia di finanza e l’Anac. E ci sarebbero molti spunti e piste per delle belle inchieste giornalistiche, che però vengono fatte sulla Lombardia ma non sul Lazio. Su Attilio Fontana ma non su Nicola Zingaretti, che della Regione Lazio è pur sempre il presidente, anche se non si presenta neppure nell’Aula del Consiglio regionale quando si discute della questione. I camici della Lombardia sono un caso nazionale, le mascherine fantasma del Lazio sono un fatto della cronaca locale di Frascati. Eppure sarebbe importante capire bene cosa è successo tra Regione Lazio e la Eco. Tech srl. Ad esempio perché solo dopo le inadempienze della Eco. Tech si è scoperto che un’altra ditta poteva soddisfare quella fornitura e pure a prezzi inferiori? Perché delle due l’una: o il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti è un inetto, oppure c’era un accordo che ha portato alla scelta della srl di Frascati. Ricordando che in politica gli imbecilli sono sempre più pericolosi dei corrotti, perché è più difficile liberarsene. ...

Che sia ChAdOx1 di Oxford Pomezia con AstraZeneca, oppure mRNA1273 del New England Usa con Moderna o l'anticorpo monoclonale neutralizzante annunciato dall'Istituto di Ricerca Biologica in Israele, molto lascia ritenere che se non a Natale nei primi mesi del 2021 l'umanità avrà il Vaccino che sino a pochi mesi fa era un sogno. Questa è tutta la forza della Scienza, o più propriamente della scienza di Newton e Darwin, non della scienza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Che non fa Scienza ma fa politica. Poi, appunto c'è tutta la forza della politica, che ancora non sembra misurarsi efficacemente con il nuovo problema. Un regime dispotico e disumano che ha dimostrato al mondo di disporre di un'arma in grado di mettere in ginocchio le economie e destabilizzare gli stati. Perchè questo è la Cina. E non c'è vaccino che tenga, se la Cina resta questa Cina. Giovanni Negri...

A volte ritornano. Ma a volte non se ne sono mai andati. La notizia del giorno, l'evento politico dell'estate 2020, l'inattesa conseguenza politica dell' epidemia è che Sandra Lonardo - in arte Lady Mastella - abbandona sdegnata Forza Italia, con la quale era stata eletta due anni fa, per elegantemente sbarcare nel Gruppo Misto e prepararsi a un raffinato salto nel Pd. Il marito, deputato dal 1976 cioè da soli 44 anni, fu sottosegretario nell'era del sesto e settimo Andreotti, poi fondatore del Centro Cristiano Democratico, per diventare ministro del lavoro nel primo governo Berlusconi. Per l'irrequieto Clemente, tuttavia, era solo l'inizio: lo attendeva un lungo percorso di transfrontaliero della politica, o meglio della partitica. Prima fonda il CDR scindendosi dal CCD, poi sarà la volta dell' UDR e ancora dell' UDEUR. Nel 2006, memore di essere stato ministro di Berlusconi, pensa bene di riequilibrare il suo percorso e diventa ministro nel governo Prodi. L'esperienza durerà qualche anno, poi il brivido della novità : Mastella fonda i Popolari per il Sud, e nel 2014 eccolo sbucare sul rettilineo d'arrivo al Parlamento di Strasburgo, ma come europarlamentare di Forza Italia. E - per non farsi mancare nulla - è in questo stesso partito che l'ottimo Clemente lancia in politica Madame. E' tempo di par condicio, di parità di genere, di fine delle ingiustificate discriminazioni: avanti tutta con la consorte Sandra Lonardo. Ma lei, si sa come va il mondo, tra moglie e marito non vuole si metta il dito. Appena eletta nel 2018 ed ecco che già adesso, nel 2020, sa dimostrare di essere più rapida di lui. Zac, via col primo scarto. Addio Berlusconi, passa al misto e ha nel binocolo De Luca e Zingaretti. "Sono incompatibile con Salvini" , ha dichiarato sbattendo la porta di FI. E poi: "Io mi siedo sempre allo stesso tavolo. Certe volte mi siedo al lato destro, certe altre al sinistro, però sono sempre io, con le mie idee". Buon appetito. ...