Abituati a pensare che il Papa parli sempre di grandi principi rivolgendosi all’umanità intera, è pressoché passato inosservato che con l’apertura alla legalizzazione delle unioni civili Bergoglio ha annunciato una storica riforma che è soprattutto interna al clero, facendo un grande passo in avanti rispetto a duemila anni di storia. Più che dare al mondo esterno un annuncio di progressismo, Bergoglio ha annunciato una grande svolta interna, rispetto a una storia millenaria in cui il Vaticano ha rinchiuso egoisticamente l’omosessualità clericale tra le proprie mura, quasi fosse un proprio monopolio. Adesso, riconoscendola al più vasto mondo esterno, la riconosce di fatto anche al proprio mondo. Francesco appare più disponibile verso qualcosa che la Chiesa conosce profondamente, perché è parte intrinseca della propria storia, della propria identità, del proprio modo d’essere. La Chiesa cattolica rimane sempre una teocrazia sostanzialmente omosessuale ma ora, legalizzando le unioni di fatto che da duemila anni la caratterizzano, addolcisce la propria immagine. Una scelta apprezzabile, perché un po’ di unioni civili possono attenuare il danno e il dolore che la negazione della sessualità e la repressione dell’omosessualità ha provocato tra preti e suore, producendo pedofilia e mostri. ...

Alla fine, come tutte le “verità” costruite su una montagna di bugie, anche la favola del Mes è venuta giù come un castello di carta. Per mesi ci hanno raccontato che c’erano 36 miliardi disponibili per spese sanitarie legate direttamente o indirettamente all’emergenza Covid, senza condizionalità se non quella di spendere i soldi per spese sociali e restituirli come per qualunque prestito. Rinunciare a quei 36 miliardi sarebbe stato da irresponsabili. A smontare la prima bugia, quella sull’assenza di condizionalità, ci avevano pensato sin da fine giugno due europeisti doc come Carlo Cottarelli ed Enzo Moavero Milanesi spiegando che, di fronte a Trattati e ai Regolamenti non c’è dichiarazione politica che tenga. E quindi gli Stati che avessero fatto ricorso al Mes sarebbero stati sottoposti a “sorveglianza rafforzata” da parte della Commissione Ue. “A questo non si sfugge”, scrivevano Cottarelli e Moavero, chiarendo cosa succede con la sorveglianza rafforzata: “Gli effetti per lo Stato dell’ineludibile “sorveglianza rafforzata” sono comunque significativi: una più attenta indagine sulla situazione delle sue finanze, con l’obbligo di fornire a livello Ue le medesime informazioni previste da una procedura d’infrazione per disavanzi eccessivi; le “missioni di verifica periodiche” della Commissione, della Banca centrale europea, “se del caso, con l’Fmi”, gli stessi protagonisti della cosiddetta Troika; poi, sulla base di tali missioni – punto nodale – il Consiglio Ue può raccomandare allo Stato “misure correttive” o “di predisporre un progetto di programma di aggiustamento macroeconomico”, una “raccomandazione” certo ma di peso, specie se combinata al timore di una reazione negativa dei mercati”. Eppure per sei mesi è andata avanti la favola del Mes senza condizionalità. Ora è caduta anche l’altra bugia. I 36 miliardi del Mes, ammette ora Gualtieri, si possono reperire anche sui mercati, a tassi particolarmente bassi in questo momento. Il vantaggio di ricorrere al Mes, calcola ora il suo paladino che l’ha contrattato con Bruxelles di cui è uomo di stretta fiducia, sarebbe solo di circa 300 milioni l’anno per dieci anni. Gualtieri, però non calcola i costi, difficilmente quantificabili, che deriverebbero all’Italia dall’essere l’unico paese europeo ad essere ricorso al Mes, cioè al Fondo Salva Stati dell’Ue, dichiarando così di essere alla frutta, tanto da dover essere salvato. Un fatto, anche questo, che non deriva dalla propaganda sovranista ma che era stato segnalato sin da giugno da Cottarelli e Moavero Milanesi, che scrivevano: “C’è un ulteriore fattore, infine, che rileva nell’ottica economica: ricercare l’ausilio del Mes comporta uno stigma negativo: rischierebbe di segnalare ai mercati che siamo più in difficoltà di altri”. Insomma, il Mes aveva una chiara finalità: poter mettere l’Italia sotto il controllo della vecchia Troika. Per ora il giochino è andato male. Ma certo a Bruxelles, e ai suoi uomini piazzati strategicamente al governo di Roma, ci sarà chi è pronto a riprovarci....

Alla fine, non solo nessun paese intende accedere ai prestiti del Mes, che prevede la possibilità di una “sorveglianza rafforzata” nei confronti dei paesi che intendono utilizzare quei soldi, ma comincia la fuga anticipata anche dai prestiti del Recovery Fund, per ora ancora solo futuribili. Come ha scritto ieri lo spagnolo El Pais, le “nebbiose condizionalità” e i tassi ai minimi, grazie alla Bce, scoraggiano Madrid e Lisbona dall'accedere ai prestiti della Commissione Ue. E anche la Francia sta pensando di accedere alle sovvenzioni ma non ai prestiti del Recovery Fund. Insomma, la diffidenza nei confronti dell’Ue rimane massima, perché rimane sempre il timore che possano spuntare condizioni politiche a cui sottostare. Si è creato un meccanismo di continua contrattazione tra i governi, che giocheranno tra il tavolo del Recovery Fund e quello del bilancio Ue, per strappare continuamente condizioni migliori su ciò che sta maggiore a cuore a ciascun governo. Un meccanismo infernale che ancora una volta mette a nudo una Governance ingestibile dell’Ue che s’incaglia continuamente di fronte ad ogni minimo ostacolo, perché tutto diventa oggetto di trattativa continua, fino a prevedere il cosiddetto “freno di emergenza” voluto dai paesi “frugali”, cioè la possibilità di sospendere l’erogazione dei fondi del Recovery Fund se un paese chiede una verifica su come sono utilizzati. È evidente che così non può funzionare nulla. Non funziona il Mes, non riesce neppure a partire il Recovery Fund. Ma in queste condizioni, al di là dei proclami e degli slogan sulla resilienza di Bruxelles, le possibilità di ripresa dell’economia dei paesi falcidiati dal Covid diventa sempre più una pura speranza. La Ue perisce sotto il peso della sua insostenibile Governance. Come avvenne all’Urss oppressa dal Pcus....

In una sola sera sono rimasti sul campo i due cadaveri eccellenti della propaganda anticovid del governo: il Mes e l’app Immuni. I due miti di cartapesta di questa stagione finiti nel nulla e nel silenzio. C’è uno dei grandi Dottori del Mes che spieghi come sia possibile che dalla sera alla mattina quel che sino a ieri era qualcosa di irrinunciabile oggi diventa ufficialmente uno stigma che può solo danneggiarci sui mercati internazionali, perché ufficializza che sei alla canna del gas e chiedi soccorso a quello che non caso si chiama Fondo Salvastati? E intanto anche l’altra soluzione miracolosa, il Recovery Fund, è finita sul binario morto dei contrasti e ricatti tra Parlamento europeo, paesi frugali e paesi di Visegrad. Tutto come prevedibile e previsto. Il miracolo del Mes, il miracolo del Recovery Fund, il miracolo di Angela. E ormai mancano solo due mesi alla fine della presidenza della Ue da parte di Angela Merkel, che avrebbe dovuto essere la superwoman capace di togliere la Ue, impantanata anche sulla Brexit, dalle secche di una governance ingestibile. Aspettando i miracoli, nulla di tutto questo è successo. Se ne parlerà forse nel 2021. In Italia, invece, ci siamo infilati nella disorganizzazione totale del Non Stato, affidandoci a un commissario straordinario all’epidemia che avrebbe dovuto metter mano con grande umiltà a vecchi problemi, invece di prospettare soluzioni miracolistiche, dai milioni di banchi con e senza rotelle all’app Immuni. È la differenza che corre tra chi vuole lottare contro la mafia cianciando di carri armati e chi pensa a un commissariato in ogni comune, alla conoscenza del territorio e a un lavoro certosino di contrasto. E oggi anche Repubblica, la grande sponsor di Immuni, deve riconoscere che senza un’organizzazione sanitaria di tracciamento sul territorio, tutto il resto sono ciance e l’app Immuni diventa solo l’anticamera di una lunga quarantena. Quel che è sempre stata, a parte la propaganda. Ma ora siamo arrivati all’inevitabile e repentino epilogo. Le chiacchiere stanno a zero, il Re è nudo, il paziente è senza medico. ...

Lo si sapeva da marzo che alla fine del lockdown sarebbe stata essenziale la riorganizzazione dei trasporti pubblici per gli studenti. Era stato anche nominato un commissario straordinario pressoché onnipotente, Domenico Arcuri, per affrontare emergenza Covid e connessa emergenza scuola. Otto mesi e non ha fatto nulla. Ha passato estate e inizio autunno a deliziarci con la ministra Azzolina su milioni di banchi monoposto con rotelle e senza rotelle per garantire una mitica nuova didattica in sicurezza. Su quanti ne siano stati effettivamente consegnati e su quanto siano costati, nessuna informazione arriva da Arcuri. Ma le notizie che arrivano da tutta Italia dicono che è tutto ancora in alto mare. Invece di riorganizzare il trasporto pubblico si è preferito divagare su biciclette e monopattini elettrici, con tanto di bonus che peraltro nessuno ha mai visto. Il risultato di questi mesi di cazzeggio è sotto gli occhi di tutti. Su quello che era il problema principale da affrontare per andare a scuola minimizzando i rischi di contagio, non si è fatto nulla. Dopo oltre otto mesi di stato di emergenza, autobus e metropolitane sono i luoghi dell’assembramento di sempre. Però a cena a casa, non più di sei persone. Ed ecco che adesso rispunta l’idea di scaglionare gli orari di entrata e di uscita dalle scuole, a caccia dell’autobus non strapieno. Con l’inevitabile catena di problemi famigliari che ne deriverà, perché sarebbe necessario scaglionare anche gli orari di entrata al lavoro per i genitori, che nessuno è in grado di organizzare. E quindi ognuno si dovrà arrangiare. Al massimo saranno capaci di rispolverare il bonus baby sitter. Ma di fronte a questo sfacelo, guai a chiedere di render conto di quanto non è stato fatto. Si passa da disfattisti in tempo di guerra. E difatti l’ingiunzione di Conte è stata chiara: “Smettiamola di far polemiche, discorsi astratti, dibattiti, qui bisogna essere concreti”. E quindi taccia anche Guido Bertolaso, che di fronte all’ipotesi di un nuovo lockdown oggi ha detto: “Io manderei in lockdown quelli che ci hanno portato in queste condizioni. Ci sono delle pesanti responsabilità”. Polemiche, discorsi astratti, secondo il governo del concreto sfacelo Conte-Arcuri....

Una storia da seguire e da capire. Il 21 settembre, dagli Stati Uniti Bloomberg scrive che il nostro ministero del Tesoro sta sondando Unicredit per l’acquisto di Monte dei Paschi di Siena, di cui il Tesoro detiene il 68,5% delle azioni. Il 13 ottobre Unicredit annuncia la cooptazione nel consiglio di amministrazione l’ex-ministro del Tesoro e attuale deputato del Pd Pier Carlo Padoan, eletto proprio a Siena, designandolo alla carica di nuovo presidente dal prossimo aprile. Essendo le due cariche incompatibili, Padoan si deve dimettere da deputato, se nessuno gli farà lo scherzetto di respingergli le dimissioni in Aula alla Camera, dove saranno votate a scrutinio segreto. Anzi, come scrive Dagospia, anche la carica di consigliere d’amministrazione di un istituto bancario è incompatibile con quella di parlamentare, cosa mai avvenuta sinora e che è vietata dalla legge numero 60 del 1953, e quindi Padoan non poteva essere cooptato mentre è ancora deputato. Ma c’è un preciso interesse di Berlino a far sì che alla testa di Unicredit ci sia un presidente che non metta ostacoli alla strategia dell’amministratore delegato di Unicredit, il francese Jean Pierre Mustier. dietro la cooptazione di Padoan ci sarebbe anche la strategia di Mustier di dividere le attività internazionali di Unicredit da quelle italiane, che risponde ad un pallino fisso della Merkel: conquistare Unicredit. Non a caso, le attività internazionali dovrebbero essere quotate nella Borsa di Francoforte, scrive Dagospia. A quelle italiane non resterebbe che puntare ad aggregazioni con il Montepaschi. Ecco il perché di una scelta molto politica come quella di Padoan alla presidenza. Del resto, come osserva Il Sole 24 Ore, “L’ex ministro è uno dei maggiori conoscitori del caso Mps, avendone curato prima il tentativo di salvataggio privato e poi la nazionalizzazione. Ora potrebbe trovarsi a gestirne la privatizzazione dal lato del compratore”. Prima da una parte del tavolo, poi dall’altra parte, Padoan sta sempre al tavolo. Iniziò da giovane criticando sulla rivista Critica Marxista la “logica keynesiana (cioè borghese)”, poi divenne direttore della Fondazione dalemiana Italianieuropei, poi passò al Fondo monetario internazionale e quindi all’Ocse, divenendo fautore delle politiche d’austerità, dichiarando soddisfatto che "Il dolore dell’austerità fa del bene e sta dando i suoi primi risultati”. Ora da presidente di Unicredit gestirà la riprivatizzazione di Mps, ottemperando al contempo alle richieste di Francoforte, ha scritto Repubblica, per consentire l'ennesima pulizia di bilancio da 8 miliardi costituiti da debiti in sofferenza, che dovrebbe essere trasferiti al gestore patrimoniale statale Amco. Più che una banca per il Pd, una banca per Angela. ...

È singolare il silenzio totale di analisti, editorialisti, politici e intellettuali filogovernativi favorevoli a ricorrere al Mes, su quello che è il vero mistero: perché nessun paese, a parte la minuscola Cipro, vuole chiedere quei soldi? La verità è che per i mercati internazionali un paese che si affida al Mes è un paese che ufficializza la propria instabilità. Un paese che ricorre al Mes è un paese che prende l’ottovolante, che non si sa dove può andare a finire. Ricorrere al Mes significa prendere una strada simile a quella imboccata dalla Grecia nel 2015, che non si sa dove può portare. Se già è stato difficile trovare ArcelorMittal per salvare l’Ilva, una volta che l’Italia dovesse ricorrere al Mes, cioè a un meccanismo che non a caso si chiama Fondo Salva Stati dell’Unione europea, quale straniero verrebbe a investire qui, dove i fattori di attrazione già sono pochi e i disincentivi molti? I favorevoli al Mes possono dire quel che vogliono sulle poche condizionalità promesse e sulla convenienza del tasso di interesse, ma il giorno dopo aver chiesto quei soldi ovunque si andrà bisognerà spiegare perché si è accettato di subire l’imposizione di ricorrere a un meccanismo Salva Stati. E poi avrai voglia a raccontare, a Londra come a Tokio come a Dubai, che aver chiesto l’intervento del Fondo Salva Stati dell’Ue, quello a cui è ricorsa la Grecia, non comporta niente perché questa volta non sarà condizionante. È per questo che, nonostante Conte sia andato personalmente a chiederlo nelle maggiori capitali europee, né Francia, né Spagna ma neppure Irlanda, Grecia o Portogallo vogliono farci compagnia nel chiedere i soldi del Mes. Ricorrere al Mes significa autocertificare di essere un paese inaffidabile e stamparsi quel marchio in fronte. Ben riconoscibili in mezzo a tutti gli altri. Probabilmente alla fine la Germania, a nome dell’Unione europea, ci obbligherà a farlo. Sarà il prezzo da pagare per avere i soldi del Recovery Fund: dichiarare di essere un paese alla frutta, disponibile a entrare in un labirinto dell’Ue senza alcun controllo democratico, di cui non si sa dov’è l’uscita. ...

Scuole di calcio sì, calcetto tra amici no. Ristorante sì ma fino alle 24, che quando si fa tardi il virus di Cenerentola s’incazza per il sonno. La cena a casa sì ma solo in maschera e tra pochi intimi, senza infastidire il vicino, che altrimenti è invitato a segnalare cotanta orgia virale a chi di dovere, foss’anche solo la portinaia. Fermi per strada sì ma vicino a bar e ristoranti no. Quel che conta è l’intenzione. Niente divieto ma raccomandazione, anzi “forte raccomandazione”, che non si sa che posto occupi nella piramide delle norme ma che ci sta bene, nel paese dei raccomandati. Tutti a scuola ma non gli studenti degli ultimi due anni delle superiori e chi non ne coglie al volo l’evidente motivazione scientifica rimandato a settembre con tutti i debiti in saccoccia. Nelle Tavole del Dpcm è tutto un puoi ma non devi, non ti vieto ma ti sconsiglio. “Quante volte, figliolo?” chiedeva il Padre confessore. “Quanti eravate?” chiede un po’ ansimante Frate Speranza. C’è scientificità in tutto questo? No, ma c’è Arcuri, la vera testa pensante del regime col guanto. L’uomo dei tamponi senza reagenti, come i preservativi senza serbatoio. E sopra tutti c’è Mattarella, a cui è tutto un supplicare “Tieni duro”, “Continua tu”. Va avanti Mattarella, va avanti Conte, perché tutto deve rimanere immobile. È il regime col preservativo, con le sue teste più lucide al comando: Conte con il suo Hatù ma soprattutto lui, Arcuri, la testa più lucida del Goldon Regime. E che dio gliela preservi....

[caption id="attachment_14960" align="alignnone" width="1024"] Vignetta pubblicata dal Telegraph[/caption]   Capita che devi partire per l’Inghilterra e i tuoi amici intelligenti cominciano a guardarti come un appestato: vai lì dove c’è Boris che è uno pericoloso, posto non serio, moriranno tutti, quando torni fatti il tampone perché sennò non possiamo più incontrarci. Capita che mandi una mail a quello con cui avevi un appuntamento per dire che non sai se riuscirai a partire perché sta uscendo il nuovo DPCM, che forse imporrà restrizioni e ti senti rispondere: “non ti preoccupare: conosco il luogo da cui provieni”. Capita, in generale, di sentir dire dall’accolitato sinistrorso che i bruti del mondo sono: vabbè Salvini, ma soprattutto Trump, Bolsonaro e Boris Johnson. E allora ti viene voglia di fare un po’ di chiarezza. PRIMO Il premier inglese è stato uno dei migliori allievi di Eaton ed è un classicista sopraffino. Traduce il latino a braccio, parla latino ed ha in programma di introdurne lo studio alle elementari; elementari che funzionano perfettamente, con tutti i banchi ecc. ecc… sì, il latino, quello che a perito odontotecnico, dove ha studiato Zingaretti, all’istituto professionale cinematografico dove ha studiato Veltroni e a perito nautico, dove ha studiato Orlando, l’ultimo ministro della giustizia del PD (perché poi i 5stelle, che i laureati li hanno, hanno messo un avvocato), non sanno neanche cosa sia; anzi, ti dicono che essendo una lingua morta non serve studiarla. Però loro sono intellettuali, Boris è una bestia. Cosa non mi è chiaro? SECONDO Dimenticandosi del disastro Covid dell’europeista Francia e della socialista Spagna, la vulgata degli odonto-intellettuali vuole che Boris Jonhson stia uccidendo il proprio popolo perché non “chiude”, perché è un negazionista e sono anche contenti, loro, sensibili e corretti, che si sia ammalato. L’apoteosi di questa deriva sta nella frase di Mattarella “gli italiani amano la libertà, ma anche la serietà” in risposta alla presunta affermazione del primo ministro inglese che avrebbe detto che in UK non si possono imporre restrizioni per via del diffuso afflato libertario. Ecco, il presidente è stranamente laureato essendo egli un esponente PD, conoscerà sicuramente l’inglese, ma forse non ha approfondito. Se lo avesse fatto avrebbe capito che: 1. tutti i provvedimenti presi dal governo inglese sono stati discussi e votati in parlamento: è una democrazia vera, con il maggioritario; e questo avviene nonostante il premier inglese abbia più poteri del nostro; 2. tutte le misure anti-Covid adottate sono state appoggiate dai laburisti; 3. Boris Johnson è un “chiusurista”: “noi amiamo la liberta” l’ha detto per difendersi dall’attacco delle sinistre che gli chiedevano conto degli scarsi risultati della politica del lockdown; egli ha quindi risposto difendendo il suo approccio prudente, ma sottolineando che è difficile da attuare con un popolo libero. È quindi accaduto l’esatto opposto di ciò che sinistramente si pretende vero: Johnson vuole chiudere, la sinistra no; 4. è emblematico l’ultimo dibattito parlamentare, quello in cui il leader conservatore ha annunciato di voler far cessare l’attività dei pub alle 22. Ebbene, Sir Keir Starmwer, il nuovo capo laburista (quello che per intenderci va dallo psicologo perché ha paura di essere razzista nell’inconscio) è insorto dicendo che si tratta di legge liberticida, che prima di chiudere un esercizio commerciale bisogna che siano già stanziati fondi per supportarlo e che non vi è alcuna base scientifica per giustificare una restrizione simile. Anzi, secondo alcuni studiosi, vi sarebbero evidenze contrarie: alcune università pubblicano studi in base ai quali più si chiude e più si muore perché non si giunge all’immunità di gregge. OPS!!! Io evidentemente non so chi abbia ragione, so che i veri aperturisti e immunisti di gregge sono le sinistre. E se al governo ci fossero loro ci sarebbero meno restrizioni. E meno latino. Il biondo Tory è anche avversato da destra per la sua eccessiva attenzione al dato sanitario. Il Telegraph lo attacca perché con la sua mania di salvare le vite starebbe mettendo a rischio l’economia. Con le sue preoccupazioni per anziani ed ospedali starebbe distruggendo la vita sociale ed economica dei giovani. E allora perché tanta propaganda e tante bugie contro Boris Johnson da parte degli odonto-followers? Semplice: egli si è permesso di denunciare le contraddizioni della loro padre matria: l’Europa Unita. Perché “padre matria”? Lo ha detto la Murgia e come è noto si è passati da Asor Rosa a Crozza e dalla Crusca alla Murgia. Ci si evolve e io mi adeguo, per carità. Essi, orfani dell’URSS, hanno trovato rifugio nell’UE e adesso che quest’ultima, come l’URSS, sta implodendo, cominciano a strizzare l’occhio alla Cina. Importante che siano luoghi distanti e senza democrazia. E il nemico è sempre lo stesso: la libertà. Essi lo odiano perché si batte, come sempre l’Inghilterra ha fatto, contro quella che il grande editorialista Allister Heat ha definito l’ideologia più distruttiva dall’avvento di marxismo e fascismo: il politicamente corretto. Dall’URSS all’UE, dalla RESISTENZA alla RESILIENZA, dalla via RIVOLUZIONARIA a quella GIUDIZIARIA a quella SANITARIA, dal MARXISMO al POLITICAMENTE CORRETTO sono sempre loro. Son sempre lì a cercar la strada. Questa volta però con il COVID cinese e con il Vaticano cha da nemico è diventato alleato, li vedo forti. Ora e sempre resilienza! L’unico vero antidoto che ci è rimasto è il latino. Teniamocelo stretto e continuiamo a studiare: la cultura alla lunga vince sempre. Fabio Ghiberti P.S. - Una cosa sia chiara: gli odontotecnici con lo studio proprio, che producono reddito e pagano le tasse, sono grandissimi e questo pezzo è dedicato soprattutto a loro. Grazie per il lavoro che fate e per il supporto all’economia.  ...

“In Italia sia il tracciamento che i test di laboratorio sono molto limitati e alla fine si è dovuto ricorrere al lockdown, misura di cieca disperazione”. Così scriveva Walter Ricciardi, il super consulente del ministro Speranza, in un articolo scientifico del 2 aprile 2020 citato in una nota del rapporto pubblicato dall'Oms il 13 maggio e poi sparito nelle successive 24 ore dal sito dell'Organizzazione mondiale della sanità. Un atto d’accusa, prontamente cancellato, nei confronti di chi aveva la responsabilità di intervenire, gestire il tracciamento e ancor prima il reperimento di reagenti per effettuare i tamponi sui cittadini”. Cosa per cui sin dal 18 marzo era stato nominato commissario straordinario Domenico Arcuri “per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid -19”. Dopo sette mesi i tamponi restano ancora un tesoro raro, che costringe le persone tracciate, magari perchè hanno un figlio a casa da scuola con il raffreddore, a ore e ore di fila nei drive del Covid. Intanto, appena entrato in vigore il Dpcm che obbliga alla mascherina all’aperto, Arcuri, che in mancanza di altro di utile dovrebbe almeno rispettare la legge, si è fatto fotografare mentre parla con i giornalisti tenendo la mascherina che gli copre solo la bocca e non il naso. Come un qualunque furbetto della movida. Per Arcuri, però, niente multa da 400 a mille euro. Del resto, Arcuri opera in raccordo con il capo del dipartimento della protezione civile, quell’Angelo Borrelli che il 3 aprile diceva: “Io non porto la mascherina. Normalmente non la porto. Cerco di rispettare le distanze”. Come non portava la mascherina nessuno ieri a Piazzapulita, né il conduttore Corrado Formigli né gli ospiti, imbarazzati e indispettiti quando, da dietro la propria mascherina, il giornalista Francesco Borgonovo ha fatto notare come stessero tutti violando la norma del Dpcm che impone di portarla sempre al chiuso, raccomandandola anche in casa propria se ci sono ospiti. Purtroppo noi e la gestione del virus siano nelle mani di questi, che ci fanno ogni giorno la predica su come dobbiamo comportarci e parlare, e poi vivono facendo proprio ogni giorno il motto di Alberto Sordi ne Il marchese del Grillo: Io so' io...