Un fantasma si aggira per Palazzo Chigi. Dopo quasi due anni, nessuno è ancora in grado di dire da dove sia sbucato e perché sia finito lì. La verità ufficiale racconta che sia dovuto semplicemente al fatto che fosse amico d’avvocatura dell’inquietante ministro della Giustizia Bonafede, quello che ci ha fatto appena sapere che “gli innocenti non finiscono in galera”. I meglio informati spiegano che in realtà è riuscito a infilarsi in quelle storiche stanze perché ha influenti santi in Vaticano, dove di intrighi e misteri si nutrono da secoli. Va a Berlino e cerca il posto in prima fila per la foto ma è già tutto pieno e finisce nelle retrovie, certificando l’irrilevanza dell’Italia nella crisi libica. Deve andare a Davos al World Economic Forum dove ci sono i potenti del mondo per fare il suo speech (che già solo la parola gli potrebbe provocare un orgasmo) e invece all’ultimo minuto rinuncia per “impegni urgenti”. Comunque, a Davos nessuno si è accorto di tanta assenza. Cos’aveva da fare di tanto urgente lo si capisce a sera, quando presiede un Consiglio dei ministri come quelli di 10-20- 30-40-50 anni fa, per sfornare un bel decreto-regalo, che domenica in Emilia Romagna si vota, estendendo e ampliando il bonus renziano da 80 a 100 euro. E mentre a Davos parla la sua amica Angela Merkel, quella a cui nella precedente vita gialloverde dava all’insaputa di tutti la delega a rappresentare anche l’Italia, oltre che la Germania, Conte va nell’Assisi di San Francesco a parlare di un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica. Del vuoto Conte è un campione e ne sa parlare come nessun altro. Giuseppi è sempre più nulla ma sta lì e aspetta, attore passivo delle decisioni degli altri, in attesa di vedere quel che accade. Mentre i 5Stelle entrano in crisi conclamata e scatta il “liberi tutti contro tutti”, e mentre Zingaretti manda affettuosi abbracci al dipartito Di Maio, lui contempla immobile lo scatafascio e più diventa debole più rimane lì. Nella sua precedente vita gialloverde era il notaio dei suoi due vicepremier. Ora è stato promosso statista ed è il notaio del niente. E quindi, per l’acuto Zingaretti, “un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste”. Giuseppe Conte in realtà non c’è, non è mai esistito, è nulla. E nel nulla si rafforza....

Prima Angela Merkel sul Financial Times ha spiegato chiaramente come l’Unione europea non sia altro che una Grande Germania. “L’Unione è la nostra assicurazione sulla vita, dato che la Germania è troppo piccola per esercitare da sola un’influenza politica”, detto la cancelliera tedesca, sollevando anche “il tema della sovranità. Credo che i chip dovrebbero essere fabbricati nell'Unione europea, che l'Europa dovrebbe avere i propri hyperscaler e che dovrebbe essere possibile produrre celle di batteria”. E per far questo la Commissione della tedesca Ursula von der Lyen ha già annunciato che sarà rivista la normativa sugli aiuti di Stato, per allargare le maglie, senza escludere l’imposizione di dazi unilaterali sui prodotti di importazione che non siano fabbricati secondo gli standard ambientali europei. E ieri al World Economic Forum di Davos Ursula von der Leyen ha presentato quello che può essere considerato il Manifesto del Nazionalismo Europeo, facendo propri tutti i temi enunciati al Financial Times da Angela Merkel, dalla protezione dei dati a livello europeo alla difesa comune, compresa la necessità che l’Europa si ritagli un proprio ruolo geopolitico, visto che già con la presidenza Obama l’attenzione degli Stati Uniti verso l’Europa è in diminuzione. Con la Francia di Macron, che parla anche lei di “Sovranità Europea” ma che di fatto è vassalla della Germania, come scrive oggi sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, secondo il quale “la deriva egemonica franco-tedesca nella Ue avrebbe dovuto indurci, se avessimo voluto conservare un ruolo nelle nostre tradizionali aree d’influenza almeno in Medio Oriente e in Africa (divenuta vieppiù cruciale a causa del fenomeno migratorio), a pensare per la nostra politica estera scelte innovative e coraggiose”. E invece, “abbiamo fatto di tutto – in omaggio al nostro cieco supereuropeismo e anche perché gravati dalle condizioni paralizzanti dei conti pubblici – per restare agganciati comunque al duo Parigi-Berlino. Con il bel risultato che oggi vediamo in Libia e altrove”. Perché “l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri”. Galli della Loggia chiede: “Sono state forse scelte prese consultando qualcuno quelle (pur gravide di conseguenze) che la Francia viene facendo da anni nella crisi sirio-mediorientale o nell’Africa occidentale? E chi mai ha consultato Berlino quando ad esempio ha deciso di costruire il gasdotto Nord Stream che in pratica rafforza enormemente la dipendenza energetica sua e dell’intera Europa occidentale dalla Russia di Putin?”. L’editorialista del Corriere, afferma che l’Italia, anche solo per difendere i propri interessi nazionali, “ha bisogno di un partner forte, quanto più possibile forte. Ora, non potendo questo partner essere l’Unione Europea per le ragioni dette sopra – perché l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri – la scelta si restringe di fatto agli Stati Uniti”, la cui posizione è vero che è oggi ondivaga ma si basa comunque su alcuni punti fermi: “l’inevitabile rivalità-contrasto strutturale con l’espansionismo russo, un consolidato buon rapporto con il fronte islamico tradizionalista e anti-iraniano, una permanente, forte intesa di fondo con Israele”. Secondo Galli della Loggia, la qualità dell’Italia “di terzo Paese dell’Unione Europea e quindi di potenziale importante sponda con Bruxelles, appaiono altrettante premesse utili per consentire di stringere un rapporto significativo con gli Stati Uniti più stretto e concertato di quello attuale. Un rapporto che molto probabilmente sarebbe in grado di dare alla nostra politica estera quelle possibilità di movimento nonché quell’orientamento di fondo che da tempo le mancano. E con ciò un ruolo finalmente definito e proficuo”. Insomma, la ricetta ormai esplicita della Grande Germania nascosta dietro le stelle dell’Unione europea col supporto della Francia è: Nazionalismo, Sovranismo e Protezionismo Europei. Con nessun ruolo e nessuna possibilità per l’Italia di difendere neppure i propri interessi nazionali. L’alternativa all’immobilismo subalterno attuale del nostro paese, che si cerca di nascondere dietro un vuoto e retorico europeismo, è di volgere decisamente lo sguardo ad Occidente, verso Londra e Washington, per difendere attivamente i nostri interessi e poter svolgere un ruolo anche in Europa....

Ha cominciato con la tassa sul diesel per salvare il Pianeta, facendo nascere i gilet gialli e scatenandone la furia. E allora fece la prima rapida marcia indietro, che però a nulla servì, perché per un anno le piazze di Francia sono state un fiamme di proteste. Ha proposto la riforma delle pensioni, scatenando più di 40 giorni di scioperi come non se ne vedevano da decenni, che hanno paralizzato il paese. Nuova marcia indietro. Voleva la web tax per colpire i giganti della Rete e voleva che a farlo fosse la Ue. Ma la Ue non ci è riuscita. E allora ha detto: la farà la Francia. E l’Italia subito dietro alla splendida idea, più europeisti dell’Ue, più macroniani di Macron, più realista del re. Solo che il presidente francese di fronte a Trump che ha annunciato come ritorsione dazi contro champagne, vini e formaggi francesi, ha fatto rapido la terza retromarcia. La web tax rimane, ma non verrà riscossa. E niente dazi. Rimaniamo noi, splendidi euristi, che in solitudine dal 1° gennaio abbiamo fatto scattare la web tax in Italia. E Trump ci ha fatto subito sapere che ora, sistemata la questione con la Francia, tocca a noi e a possibili dazi sul nostro agroalimentare e il Made in Italy. Ci comportiamo così da anni. Dal Trattato di Dublino 3, con tutti migranti a carico dell’Italia in cambio di un po’ di flessibilità sul bilancio, e con Macron e tutta l’Europa, che di immigrati non ne vogliono vedere neanche l’ombra e ce li rimandano indietro con le buone o con le cattive, a farci la predica per la nostra disumanità se diciamo che così non va. L’Italia che fa il Conte 2 per fare la pace con l’Europa e poi viene presa a sberle senza pietà, che si riempie la bocca di Ue e non si accorge dei giochi di chi diceva che si doveva fare un accordo sulla Libia tutti insieme, la Ue con gli Stati Uniti. Poi Angela Merkel fa l’accordo con Putin, Macron fa l’accordo con Haftar che blocca i terminal petroliferi dell’Eni, Sarraj ci lascia per la Turchia, e noi rimaniamo con Di Maio che va a Tunisi, a Istanbul e Al Cairo a fare il voyeur di quel che fanno agli altri e a portare caffè e bibite ai partecipanti alla Conferenza di Berlino, con il patetico Giuseppi che cerca invano un posto in prima fila almeno per una foto. L’Italia che si riempie la bocca del Green Deal europeo della presidente Ursula von der Leyen. L’Italia che ha sovvenzionato i piani per fotovoltaico ed eolico con una pioggia di miliardi di incentivi scaricati ogni mese sulle nostre bollette, salvo poi scoprire che i soldi del Green Deal di Bruxelles andranno a chi inquina di più, Polonia e Germania in testa. E il nostro ministro Gualtieri, quello indicato e benedetto dalla nuova presidente della Bce Christine Lagarde prima di essere nominato, che timidamente sussurra che forse per l’Italia si può fare di più. C’è del metodo nel nostro farci del male....

Ha iniziato Calderoli promuovendo con otto Regioni un referendum per l’uninominale secco all’inglese, ispirandosi dichiaratamente a Marco Pannella, che ricordava sempre come Gandhi stesso non volesse essere celebrato come un santone orientaleggiante, perché era un avvocato formatosi in Sud Africa e senza i principi del diritto e della civiltà britannica e anglosassone non sarebbe approdato al metodo nonviolento e alla disobbedienza civile. Gli fottono il referendum, come nella miglior tradizione, e a questo punto dal Pd di Grillo si alza il grido: “Processatelo!”. Ma poi guardano il calendario, e no: non si può certo mandarlo a processo prima delle elezioni in Emilia Romagna. “Il popolo non capirebbe!”. Insomma, “Cazzo compagni, stiamo facendo una stronzata!”. E allora giù con i cavillosi distinguo, che sicuramente appassionano il popolo: eh no, avevamo detto che il Senato era chiuso dal 20 al 26 (e dal popolo si alza un “Pelandroni!”); eh no, la presidente del Senato non doveva votare, glielo vietava la prassi… “Compagni: la prassi!”. E allora il Nostro, tra un Guareschi e un Silvio Pellico, vira deciso: “Sono innocente, ma se avete deciso di processarmi non vi lascerò scegliere anche i tempi e i modi che vi sono più comodi. A processo! Subito! Se non avete il coraggio voi, ce l’abbiamo noi. In galera per la libertà, se necessario. Il popolo ha già capito!”. E ottenuto il voto dei suoi per mandarlo a processo come vogliono ma hanno paura di fare gli altri (“Eh no, però: così non vale. La prassi, la filosofia della prassi…”, lamentano dal Nazareno grillino) lancia un digiuno di massa di solidarietà. E al diavolo la Nutella. Dal Papeete al Mahatma. Dal Mohito al Tè Masala Chai. Dai bermuda al Khadi Kurta. Bisogna riconoscere che, forse ben consigliato, qualcosa ha imparato, mentre i suoi avversari annaspano, maledicendo il popolo credulone che non crede più a loro. Manca ancora un passo però, decisivo: tagliarsi barba e baffi, indossare un paio di occhialetti tondi e mettersi alla testa di una marcia dello zucchero. Sarà lunga, sarà dura, ma a quel punto sarà fatta!...

Ridi e scherza questa operazione delle Sardine è stata una delle più vergognose operazioni di Regime dell'ultimo decennio. Un movimento è stato clonato a freddo, ne sono stati selezionati e prescelti i volti pubblici, è stata costruita una rete nazionale, si sono stanziati milioni di euro per manifestazioni di massa , si è aperto un call center che ha cominciato a contattare la "società civile", si sono occupati immani spazi di televisione e stampa che mai avrebbero dato un secondo a qualsiasi neo-nato movimento politico, si è arruolata la vecchietta per l'appennino emliano e la mullah per piazza san giovanni, infine ieri - "sorpresa!" è riuscita a titolare Repubblica - hanno scodellato sul palco persino il povero Guccini che guarda un po' anzichè la consueta caraffa di vino ha dovuto desinare a sardine. Il tutto per rimpiazzare un Partito che non ha più il coraggio di presentarsi come tale nelle piazze della sua roccaforte più storica. E il fatto che se sono ridotti così vuol dire che sono proprio messi male - e che un Comunista che lotta per Stalingrado e la dittatura del proletariato abbia tutta la sua dignitosa e tragica grandezza, mentre il Luogocomunista che lotta per Bologna e l' eroica difesa della Giunta Bonaccini abbia tutta la sua penosa e grottesca dimensione di sardina - nulla toglie alla verità di questi giorni , degna degli anni Venti del secolo scorso e che bisogna pur scrivere. Altro che tempi di Fake News, viviamo in tempi di operazioni degne del Minculpop, un neonato Ministero della Cultura Popolare. Penosamente ondeggiante fra le parate alla Goebbels e l' intellighenzia sottomessa alla Majakovskij. Giovanni Negri...

Il Conte 2 di suo non ha fatto sinora nulla, se non conservare e attuare le linee fondamentali del Conte 1, con Decreti sicurezza dello scandalo intatti, Reddito di cittadinanza e Quota 100 intoccabili. Approvato invece a tambur battente il taglio dei parlamentari, senza se e senza ma. Approvata la revoca dello scudo penale per l’ex Ilva, voluto dai grillini con il Conte 1, che ha scatenato la crisi a Taranto e aperto la via di fuga di ArcelorMittal. E poi una manovra fatta di tasse e balzelli a sfondo etico-ambientalista, come prescrive la filosofia grillina, e di punizione per chi osa farsi imprenditore e aprire una partita Iva, come è nella tradizione della sinistra statalista. E ora sta arrivando in porto la revoca della concessione ad Autostrade, come voluto dal duo Di Maio-Toninelli. E a coronamento dell’attuazione del programma del Conte 1 si è lasciata entrare in vigore l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, creando la figura dell’imputato a vita. “Una riforma che sospende definitivamente il decorso della prescrizione aiuta la giustizia e la verità”, ha sentenziato oggi l’ex pubblico ministero palermitano e ora consigliere del Csm Nino Di Matteo, modello di riferimento dei giustizialisti grillini, reduce dalla santificazione che he ha fatto due giorni fa La7 con 40 minuti di intervista. Uno Stato etico, oppressivo, pauperistico, inevitabilmente giustizialista, come è da sempre immaginato dai grillini, che hanno trovato nel Pd di Zingaretti, governato dall’esterno dallo stratega Goffredo Bettini e dall’interno dal sempiterno democristiano Dario Franceschini, il soggetto attuatore. Un Pd che avendo perso il proprio popolo cerca ora di conquistare quello del M5S, assorbendone tutte le posizioni peggiori. Due partiti che perdono pezzi e voti e che ora i sondaggi accreditano insieme di quel 33% che il 4 marzo 2018 il M5S prese da solo. Verso il Partito Nuovo che nascerà tra gli Stati Generali del M5S e il Congresso del Pd. Un Partito Nuovo, aperto alle Sardine, che oggi hanno proposto “un organo di polizia che garantisca che c’è un livello di sostenibilità democratica all’interno dei social network”. Uno Stato etico, di polizia, giustizialista, assistenzialista, invasivo dell’economia, che vigila come un Grande Fratello sulla sostenibilità democratica di quel che diciamo e scriviamo. La nuova sinistra di Grillo e Zingaretti, in fuga dagli elettori, riparte da qui. Roba da brividi nella schiena. ...

C’erano tante e solide ragioni giuridiche per ammettere alla consultazione popolare il referendum per un sistema maggioritario uninominale richiesto da otto regioni. Invece, ancora una volta, la Corte costituzionale ha deciso di sottrarre questa possibilità, favorendo gli interessi immediati dei partiti, impegnati a partorire l’ennesimo pasticcio che salvi un sistema ormai consunto: dal Mattarellum al Porcellum e poi all’Italicum e quindi al Rosatellum, ora verso il Germanicum. Alle alchimie del Latinorum del sistema degli attuali partiti e partitini vecchi e nuovi c’era la proposta referendaria delle Regioni di chiamare gli elettori a scegliere un sistema semplice, chiaro: due tre partiti contrapposti in ogni collegio e chi prende più voti elegge il parlamentare. Un sistema elettorale rivoluzionario nella sua semplicità, che avrebbe costretto tutti i partiti a cambiare, a rinnovarsi profondamente, a trovare un nuovo rapporto con gli elettori e a mettere in campo le scelte migliori, i candidati maggiormente in grado di vincere. Niente. La Consulta ha ancora una volta scelto di proteggere l’esistente, di impedire un grande dibattito nel paese e di dare la parola agli elettori. Troppo grande il rischio che vincesse il SI. Un incubo. Solo che a forza di impedire agli elettori di esprimersi, i fantasmi che si vogliono allontanare rischiano sempre più di diventare realtà. Continuare a illudersi di poter far vivere una democrazia senza e contro gli elettori rischia di produrre rotture gravissime. E’ da irresponsabili. ...

“Non parlo di politica. Parlo di Rula Jebreal che sarà sul palco a parlare delle donne. E la violenza sulle donne purtroppo riguarda tutte le donne”. Così ieri Amedeus nel presentare le 11 donne che saranno con lui al Festival di Sanremo, tra le quali Rula Jebreal, che farà un monologo e che è proprio la donna che il vergine Amadeus cercava: “Una donna dal sapore e dall’esperienza internazionale”. La politica non c’entra con la violenza sulle donne? Mentre l’anima bella sanremese pronunciava queste parole, una donna iraniana veniva messa alla gogna nel suo paese da televisione, social e giornali. Si chiama Shohreh Bayat, ha 32 anni ed è arbitro internazionale di scacchi, prima donna iraniana, e asiatica, al mondo, a ricoprire questa prestigiosa carica. Si trovava a Shanghai per un torneo internazionale e indossava il velo che i teocrati fascisti del suo paese hanno reso obbligatorio. Solo che a un certo punto si è messa il velo sulle spalle ed è stata immortalata da un fotografo a capo scoperto. Quando ha riacceso il cellulare ha scoperto che quella foto era ovunque sui media iraniani, che sostenevano lo avesse fatto intenzionalmente per protestare contro l’obbligo dello hijab. Di fronte a questa aggressione mediatica, Shohreh Bayat ha deciso di non rientrare in Iran, dove non sa cosa potrebbe succederle: «Ci sono molte persone in prigione in Iran a causa del velo. È una questione molto seria. Forse vogliono dare un esempio con me», ha dichiarato Bayat, aggiungendo di essere finita «totalmente nel panico» davanti alle reazioni online. E Amedeus la smetta di fare il verginello che non parla di politica. Chi chiude gli occhi e nega che la violenza contro le donne in molti paesi, a partire dalla Repubblica Islamica Iraniana, sia guidata dalla politica, assume una posizione politica. E non ci pigli per fessi, facendo finta di ignorare che Rula Jebreal, come è giusto, ha una propria posizione politica, anche quando parla di donne. Shohreh Bayat è senz’altro “una donna dal sapore e dall’esperienza internazionale”, come piace ad Amadeus. Inviti anche lei sul palco di Sanremo. Altro che monologo di una sola donna a nome di tutte le donne. E sul palco, lo ripetiamo, devono salire molte altre donne che si battono per la libertà, contro la violenza, pagando anche con il carcere o l’esilio, come - Ayaan Hirsi Ali. Somala. Infibulata a 5 anni, sposa bambina, fuggita e condannata a morte. Sceneggiatrice di Submission, che oggi vive negli Usa. - Alaa Salah. Sudanese. Animatrice, con la sua voce, dei canti per la libertà della piazza di Kartoum. - Vida Movahed. Iraniana. Incarcerata per essersi tolta il velo in pubblico, a Teheran. - Nasrin Sotoudeh. Iraniana. Avvocata e simbolo della lotta per i diritti umani e i diritti della donna nelle società islamiche. Condannata a 38 anni di carcere e a 148 frustate. Firmiamo e facciamo firmare la petizione di Marianna perché sul palco di Sanremo ci siano anche loro. Clicca e firma qui...

“Balzo in avanti del PD” annuncia Repubblica dal suo sito. Poi uno va a leggere l’ultimo sondaggio Swg di ieri e capisce come stanno le cose , almeno secondo l’agenzia demoscopica . Il trionfale Zingaretti sarebbe giunto a un mastodontico 18,4 % . Insomma roba che Togliatti si sarebbe commosso. E l’alleato ? Il faraonico Grillo con il quale si stanno per mischiare - Bettini dixit - non solo gli elettorati ma probabilmente il nome, il simbolo, l’identità della nascente Grande Sardina , che potremmo battezzare La Sardona ? Sta al 15,2. La somma fa 33, 6 % . Dicasi trentatré virgola sei . Ed è contando questa montagna di consenso che lorsignori contano non solo di mandare avanti un Conte 2 o un Conte 3 ma contano e ricontano di fare una nuova legge elettorale a loro uso e consumo , e naturalmente contano di non fare celebrare il referendum chiesto da 10 Regioni. E altresì contano di dettare sino al 2023 l’agenda politica di un Paese che - sempre secondo Swg - consegna per la prima volta alla Destra oltre il 50% dei voti (Lega 32,9 - Fdi 10,4 - FI 5,8 , Toti 1). Non c’è male come balzo in avanti dal dottore. Caro Conte, dica Trentatré....

Vale la pena di seguire le date, per comprendere la genuflessione con doppio salto mortale carpiato e triplice avvitamento compiuta dal cosiddetto presidente del Parlamento europeo David Sassoli (Pd), uomo delle istituzioni tutto d’un pezzo, che verso sera comunicherà all’Europarlamento che il deputato indipendentista catalano Oriol Junqueras è decaduto dalla sua carica di parlamentare, senza che abbia mai potuto accedervi, perché così voleva e vuole Madrid. 27 maggio 2019 – In Spagna vengono eletti al Parlamento europeo tre indipendentisti catalani perseguiti dalla giustizia per aver collaborato a organizzare il referendum consultivo sull’indipendenza della Catalogna dell’ottobre 2017, vietato dal governo centrale di Madrid e represso dalla polizia. Due dei tre eletti – l’ex presidente del governo catalano Carles Puigdemont e l’ex-ministro catalano Toni Comin - sono rifugiati in Belgio e il processo a loro carico è stato sospeso perché per la legge spagnola non possono essere processati in contumacia. L’ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras, invece, che è rimasto in Spagna, è in carcere in detenzione preventiva ed è in corso il processo a suo carico. La legge spagnola prevede che per entrare in carica i tre eurodeputati eletti debbano giurare sulla Costituzione del loro paese, recandosi fisicamente a Madrid. Puigdemont e Comin non ci vanno, perché sarebbero immediatamente arrestati, mentre a Junqueras viene negato il permesso di uscire dal carcere per andare a giurare. Risultato, la Spagna dichiara i tre seggi vacanti, in attesa del giuramento. Il presidente del Parlamento europeo piega docilmente la testa e dichiara a sua volta vacanti i tre seggi, che restano vuoti, e imitando il suo predecessore Antonio Tajani (Forza Italia) arriva a negare persino l’accesso ai palazzi dell’europarlamento a Puidgemont e Comin. Il Parlamento europeo tace. 14 ottobre 2019 – Oriol Junqueras viene condannato dal Tribunale Supremo spagnolo a 13 anni di carcere e ad altrettanti di privazione dei diritti civili. 19 dicembre 2019 – La Corte di giustizia europea accoglie il ricorso di Junqueras e stabilisce che l’elezione di un parlamentare europeo a suffragio universale non può essere subordinata all’adempimento di altre formalità a livello nazionale, come il giuramento. Dal momento in cui è eletto l’europarlamentare gode dell’immunità e spetta solo al Parlamento europeo eventualmente revocarla. Nel frattempo, ogni europarlamentare regolarmente eletto deve essere libero di viaggiare e partecipare alle sedute del Parlamento europeo, sin da quella iniziale. 20 dicembre 2019 – Il presidente Sassoli comunica all’Aula del Palamento europeo, senza ammettere alcun dibattito o richiamo al regolamento, che in seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue a Puidgemont e Comin è stato assegnato un “passi” temporaneo come parlamentari europei e che la loro posizione verrà definitivamente perfezionata entro la plenaria di gennaio 2020, comunicando di aver dato mandato ai servizi del Parlamento di valutare nei tempi più brevi possibili l’applicazione degli effetti della sentenza della Corte di giustizia sulla composizione del Parlamento. 3 gennaio 2020 - La Giunta elettorale spagnola stabilisce che Oriol Junqueras non può essere parlamentare europeo, nonostante sia stato eletto, nonostante la sentenza della Corte di giustizia europea e nonostante il parere favorevole alla scarcerazione, perché coperto dall'immunità, dell'Avvocatura dello Stato. 6 gennaio 2020 – Il Parlamento europeo sembra avere un sussulto di dignità istituzionale e nonostante la decisione della Giunta elettorale spagnola dichiara per iscritto che, in seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue, il 13 gennaio l’assemblea plenaria del parlamento europeo prenderà atto dell’elezione come eurodeputati di Junqueras, Puidgemont e Comin, con effetto retroattivo a partire dal 2 luglio 2019, cioè dalla seduta inaugurale del nuovo Parlamento europeo. 9 gennaio 2020 - La Corte Suprema spagnola, contro il parere dell’Avvocatura dello Stato, stabilisce che Junqueras non può essere eurodeputato, perché la condanna di ottobre gli impedisce di godere dell’immunità da parlamentare europeo. 10 gennaio 2020 – Il vile presidente del Parlamento europeo Sassoli si inchina nuovamente a Madrid e smentisce quanto dichiarato dallo stesso europarlamento quattro giorni prima, e afferma che “tenendo conto della decisione della Junta Electoral Central del 3 gennaio 2020 e ai sensi della decisione del Tribunal Supremo del 9 gennaio 2020, il mandato del sig. Junqueras i Vies è cessato con effetto dal 3 gennaio 2020”. Quindi, il 6 gennaio il Parlamento europeo ha riconosciuto l’elezione di Junqueras a partire dal 2 luglio 2019 e poi il 10 gennaio l’ha revocata a partire dal 3 gennaio! “Il Parlamento Europeo è tenuto a prendere atto senza indugio delle decisioni definitive delle autorità giudiziarie competenti degli Stati Membri”, dichiara l’Hombre Vertical Sassoli, che aggiunge: “Chiederò alle autorità spagnole competenti di notificare rapidamente al Parlamento il nome del nuovo deputato”. A Sassoli nulla interessa che Junqueras sia stato condannato mentre avrebbe dovuto godere dell’immunità da europarlamentare. Lui prende solo ordini. E così dichiara decaduto un eurodeputato che non è mai stato riconosciuto come tale, che non ha mai potuto esercitare i propri diritti A Strasburgo e Bruxelles c’è un Parlamento europeo che non è un parlamento, un suo presidente che è un burattino senza dignità, che prima si sottomette a Madrid, poi si fa dettare dalla Corte di giustizia europea le regole fondamentali delle elezioni a suffragio universale, e poi si sottomette nuovamente al volere di Madrid. Sempre senza esprimere un’opinione, affermare un principio elementare di diritto. Supino, genuflesso, uso obbedir tacendo al volere dei governi, accompagnato da 748 eurodeputati disinteressati ai principi della pienezza del plenum dell’Assemblea di cui fanno parte, del diritto degli elettori e di quello degli eletti. Una pagina di vergogna, che dimostra come non esista un diritto europeo e come le istituzioni di questa Ue siano indifferenti ai principi base della democrazia. Una Ue a-democratica....