“Piuttosto che emettere obbligazioni comuni o toccare il fondo di salvataggio Ue, preferiamo fare un regalo ai paesi europei in difficoltà a causa del coronavirus”. Così il Premier olandese Rutte, che dopo aver sempre detto No agli eurobond insieme alla Germania Austria e Finlandia, oggi ripete il suo No anche ai coronabond e indica la via alternativa della carità, attraverso un Fondo di Beneficenza. Elemosine a parte, in un’intervista all’Avvenire l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, già docente all`Institut d`Etudes Politiques di Parigi e alla Luiss di Roma, uomo marcatamente di sinistra, spiega bene perché neppure i coronabond sarebbero una buona soluzione, indicando come unica strada - giusta anche se astratta in quanto respinta dal solito blocco - quella degli eurobond. “Non penso che i coronabond siano una buona soluzione. I mercati conserverebbero i propri spazi speculativi sul resto del debito. Gli spread salirebbero”. Per evitare il problema speculativo, si dovrebbero creare gli eurobond, “un titolo unico per tutti i Paesi e non solo addossato alla parte del debito provocata dalla crisi che viviamo. Non dei coronabond, ma dei titoli europei di debito pubblico”. Il No dei Paesi del Nord agli eurobond, secondo Fitoussi, non è tanto un rifiuto di solidarietà, bensì “un rifiuto della realtà”. E così l’Ue “rischia di diventare un luogo infrequentabile, un luogo di razzismo e di guerra civile larvata. Conosciamo già le paroline che circolano in quei corridoi per qualificare questo o quel Paese”. Ma se lo stallo tra Nord e Sud Europa non si dovesse sbloccare, Fitoussi indica una nuova strada da percorrere, cioè quella di un nuovo scenario geopolitico, come indicato da La Marianna ancor prima dell’emergenza coronavirus. “Se i leader non si mostreranno intelligenti e realisti, si rischiano brusche uscite di strada. In tal caso, tutti i leader porterebbero una pesante responsabilità di fronte alla Storia. Questa volta, nessun Piano Marshall può salvarci, tutti i Paesi sono colpiti”, Fitoussi vede solo questa via d’uscita: “Si possono riattivare alleanze forti come quella storica tra Stati Uniti, Italia, Francia e Spagna. Aiuterebbe molto. Si sta già facendo qualcosa ed è un buon inizio”. Insomma, anche per Fitoussi la strada da perseguire è quella di una ristrutturazione geopolitica, perché chi non riconosce che questa crisi riguarda tutti i Paesi e nessuno di essi è colpevole, non capisce che il peggioramento di uno Stato si ripercuoterà sugli altri, aggravando la situazione di tutti. “Non riconoscere questo, non riconoscere il bisogno di agire senza se e senza ma, significa negare la realtà, come se il coronavirus non esistesse”. ...

Se i Ragazzi della Via Paal fu il drammatico manuale dell'ingenuità, i Ragazzi della lettera di Calenda & C. pubblicata a pagamento sul Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) è il campionario dell' ipocrisia. Ci si rivolge agli egoisti olandesi per rimproverare i tedeschi di dar loro retta, come se non fosse la Germania a dettare la politica economica dell’Unione europea, ma il paradiso fiscale dei tulipani. Come se non si sapesse che da quindici anni olandesi e finlandesi parlano a nome dei tedeschi: si scrive Olanda, si legge Germania. Nel momento in cui lo scontro con olandesi e tedeschi si fa per la prima volta palese, si tira fuori la storia sommersa dei debiti di guerra, come per ripicca. Allo stesso modo si rinfaccia all’Olanda una politica fiscale condotta da anni alla luce del sole, dimenticandosi che un altro paradiso fiscale, quello del Lussemburgo, è stato premiato affidando al suo ex-ministro delle Finanze ed ex-premier Jean-Claude Juncker la presidenza della Commissione europea dal 2014 al 2019. In realtà, i nuovi europentiti che firmano la lettera sulla FAZ in nome della Vera e Giusta Europa, non fanno altro che una polemica, legittima, tra identità e sovranità nazionali diverse, fotografando così, una volta di più, la fine dell’Unione europea. I protagonisti sono sempre gli Stati. L’unica cosa che si vorrebbe capire è perché negli ultimi quindici anni chi diceva che i tedeschi sbagliavano ad essere contro gli eurobond, perché così non si sarebbe fatta nessuna Unione europea ma soltanto una cosa incomprensibile, veniva accusato di essere un sovranista, un nazionalista, uno che non vedeva il grande disegno, il grande sogno e la grande politica necessaria per tutti. Calenda & C. dovrebbero avere l’onestà di dire che anche questa volta non avevano capito nulla e che arrivano buoni ultimi a condividere quanto sostenuto da altri da almeno dieci anni. La UE è un catafalco, del tutto sovrastrutturale, per dirla marxianamente, non conta nulla e non serve a nulla, se non a far passare le politiche che qualcuno vuole. È inutile prendersela con la supposta, che va decretata inutile. Il problema è il medico che infila quella supposta. E che il medico vuole infilare la supposta i nuovi europentiti lo scoprono solo oggi. Anche stavolta Calenda può ben dire: “Ho ripetuto cazzate per quindici anni”. Basta dirlo....

Nella grande emergenza si nascondono piccole storie. A volte un po’ misere. Titola oggi a grandi caratteri Repubblica: “Coronavirus: John Elkann e il cda di Fca rinunciano ai compensi per il 2020. Manley si dimezza lo stipendio per tre mesi”. E anche La Stampa annuncia: “Coronavirus, John Elkann e il cda di Fca rinunciano ai compensi fino a fine 2020” Entrambi i giornali, che fanno parte del medesimo Gruppo, cioè di Fca (Fiat, per i più anziani), riportano la notizia che in una lettera inviata ai propri dipendenti l'amministratore delegato di Fca, Michael Manley, comunica che il presidente John Elkann e il consiglio di amministrazione di Fca "hanno deciso all'unanimità di rinunciare in toto al proprio compenso da qui alla fine del 2020”, mentre lo stesso Manley ha deciso di ridurre il proprio stipendio del 50% per tre mesi, mentre i membri del Group Executive Council (Gec) ridurranno il loro del 30%. Anzi, entusiasticamente il quotidiano torinese fa di più e in un altro pezzo segnala il grande slancio di generosità del proprio editore: “Fca dona una Jeep alla protezione civile di Gattinara per consegnare la spesa e i farmaci”. Che cuore! Purtroppamente per Repubblica e La Stampa, esistono anche altri giornali, dove si legge come prosegue la lettera dell’amministratore delegato di Fca: “Chiederemo alla maggior parte dei dipendenti nel mondo non ancora impattati da riduzione di orario o ammortizzatori sociali di partecipare a questo sacrificio comune accettando un differimento temporaneo del 20% dello stipendio. Il processo varierà a seconda del Paese e potrebbero essere necessari accordi specifici”. Ma a Repubblica e alla Stampa questa terza parte della lettera di Manley non è arrivata. Gli si è rotto il fax. Gli è saltata la connessione wifi. Insomma, hanno censurato la lettera del Padrone. Una vergogna! Siamo certi che John Elkann, il cda e l’amministratore delegato di Fca saranno già intervenuti con la dovuta durezza. Certe cose ai tempi dell’Avvocato non sarebbero mai successe. ...

Nel mezzo della crisi sanitaria ed economica da coronavirus, oggi Giuseppi si è ritagliato una mattinata libera per andare a sorpresa in Vaticano da Francesco. Su cosa sia andato a fare c’è il riserbo assoluto e si accavallano le ipotesi. Una richiesta di assoluzione personale, non bastando quella urbi et orbi con indulgenza plenaria annessa di quattro giorni fa, per quanto combinato dal 30 gennaio ad oggi? Una preghiera di coppia, dopo quella D’Urso-Salvini, sperando che non sia stata un altro Requiem, questa volta per l’Italia? Un’invocazione congiunta a Padre Pio, che sempre giace nel taschino di Giuseppi? Ma noi siamo certi che il riserbo sui contenuti del colloquio è perché Giuseppi ha scoperto di avere un cuor di leone e, dopo aver detto un po’ di quel che si meritavano alla Merkel e all’olandese Rutte, è andato di persona personalmente a battere i pugni sul tavolo del Papa: “France’, dacci li sordi!”. Si tratta di cinque miliardi, mica bruscolini, di Ici arretrata non pagata dal Vaticano dal 2006 al 2011. Un credito che nel novembre 2018 la Corte di giustizia europea ha ingiunto al nostro governo di esigere, giudicando un aiuto di Stato illegale il non aver fatto pagare l’Ici alle attività commerciali della Chiesa che avevano anche una piccola parte, come la classica cappella, destinata a fini non commerciali. Stiamo parlando di un patrimonio immobiliare del Vaticano pari al 20% di quello complessivo di tutta Italia. Siamo certi che Giuseppi, mandato in Vaticano dall’inflessibile ministro delle Finanze Gualtieri, una volta usciti i fotografi abbia spiegato a Francesco che è finito il tempo di cazzeggiare e traccheggiare. “Sua Santità lo capisce che i cinque miliardi che ci deve sarebbero denaro fresco nelle casse della Repubblica italiana per aiuti alimentari immediati ai bisognosi? Ora, subito, senza se e senza ma”. Forti di questa certezza, anche noi vogliamo intonare la nostra preghiera laica per l’Italia: Padre nostro che sei nello IOR, dacci oggi la nostra ICI arretrata, e rimetti a noi i nostri crediti, come noi li rimettiamo ai nostri creditori, e non farti indurre in tentazione, ma liberati dal male dei cinque miliardi che ci devi. Amen. ...

La gravissima emergenza sanitaria ed economica determinata dal coronavirus conferma una volta di più che imboccare scorciatoie pur di evitare le urne porta a governi raffazzonati, fatti di somme aritmetiche senza progetto politico, che mettono il paese in una situazione di confusione e di debolezza. Ora però siamo in una situazione di guerra e si affaccia l’ipotesi di un governo per la Ricostruzione, come avvenne nel dopoguerra, prima di ridare la parola al popolo e prima che il sistema politico si scomponga e ricomponga come è possibile che avvenga nei prossimi due anni. Solo che De Gasperi aveva chiarissima la cornice di riferimento internazionale di alleanze entro cui intendeva operare. E difatti, fu dopo il suo viaggio a Washington del gennaio 1947 che nacque il governo della Ricostruzione e del Piano Marshall. Ciò che non è chiaro dell’ipotesi di un governo Draghi, al di là degli osanna alla persona, è quale sarebbe la cornice internazionale di alleanze in cui governerebbe. Se puntasse su Berlino significherebbe continuare con l’attuale politica economica dell’Ue, che si è vista nella sua tragica realtà ieri sera, Mes e Troika compresi. Oppure punterebbe sulla Via della Seta, con l’ambasciatore cinese amico di Beppe Grillo? Oppure guarderebbe alla Russia di Putin? Oppure punterebbe su una nuova prospettiva atlantica? Al momento è come se nel 1947 si fosse saputo chi era De Gasperi ma non si fosse saputo cosa voleva fare e con chi. In mancanza di questi chiarimenti, invocare Draghi significa immaginare un salvatore della Patria al di fuori di qualsiasi prospettiva geopolitica. O meglio, che sceglierebbe una politica di alleanze internazionali senza alcuna trasparenza. E questo sarebbe pericoloso e inaccettabile. ...

Oggi tutti a parlare di Mario Draghi, che sul Financial Times ha ricordato come durante le guerre e le emergenze nazionali si sia sempre ricorsi ad un aumento del debito pubblico, sottolineando come sia giusto che ciò avvenga anche nell’emergenza coronavirus. “La perdita di reddito sostenuta dal settore privato - e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario - deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato”, scrive Draghi. “La domanda chiave non è se ma come lo Stato dovrebbe mettere a frutto il proprio bilancio”, “Dobbiamo innanzitutto proteggere le persone dalla perdita del lavoro”, e bisogna farlo “immediatamente, evitando ritardi burocratici”. Può apparire singolare, ma sicuramente è una scelta se nel suo articolo Draghi non parla mai di Unione europea, ma solo di Stati e di Europa come continente. Intanto, mentre l’Ue continua a discutere, ci sono già grandi Stati che si sono mossi nel senso indicato da Draghi. Gli Stati Uniti, con un accordo tra Casa Bianca, repubblicani e democratici, hanno deciso un piano straordinario da 2.000 miliardi di dollari a supporto dell'economia nazionale. Assegni diretti a tutti gli americani, con una media di 1.200 dollari, più altri 500 euro per ogni bambino, a sostegno soprattutto dei ceti medio-bassi. Il pacchetto include anche un notevole impulso alle assicurazioni contro la disoccupazione, che consentirà ai lavoratori fermi - senza essere licenziati - di ricevere regolarmente i loro salari per almeno quattro mesi. 150 miliardi agli ospedali. 367 miliardi di prestiti alle piccole imprese. Altri 500 miliardi di dollari al Dipartimento del Tesoro, da utilizzare in parte per garantire un programma di prestiti della Federal Reserve per le piccole e medie imprese. Grazie all’effetto leva di questi provvedimenti, la Fed prevede di poter mobilitare 4.000 miliardi di dollari. La Germania ha varato un piano da 1.100 miliardi di euro. Tra le misure, che superano i limiti costituzionali di qualsiasi deficit di bilancio, vi è un "fondo di stabilizzazione economica" che offre 400 miliardi di euro di garanzie per i debiti delle imprese, 100 miliardi di euro per prestiti o investimenti azionari nelle imprese e altri 100 miliardi di euro per sostenere la banca d'investimento statale KfW. Grazie alla sua potenza di fuoco di 357 miliardi di euro, poi, KfW sarà in grado di garantire in futuro prestiti per circa 822 miliardi di euro. Il governo federale offrirà alle piccole imprese fino a 50 miliardi di euro di sovvenzioni. Il pacchetto comprende anche 3,5 miliardi di euro di sostegno immediato al sistema sanitario, oltre a 55 miliardi di euro che possono essere utilizzati liberamente in caso di necessità per combattere la pandemia. Nel Regno Unito il governo ha annunciato un pacchetto da 350 miliardi di sterline a sostegno del mondo produttivo. 330 miliardi di prestiti garantiti dal ministero del Tesoro e 20 di altri aiuti e tagli alle tasse. Per le piccole e medie imprese sono stati inizialmente approntati prestiti che vanno da 10.000 a 35.000 sterline. Nell’immediato il governo coprirà l’80% dei salari, fino a 2500 sterline mensili, di tutto il personale dipendente di tutte le aziende impossibilitate a funzionare. Ai lavoratori autonomi verrà garantito un introito equivalente alla retribuzione per malattia. Quindi, mentre l’Unione europea sta ancora discutendo, la Germania ha già deciso per se stessa e ritiene che le sue misure andranno a beneficio anche dell’economia degli altri paesi. Dunque i tedeschi non sembra vedere il rischio di una situazione pauperistica e recessiva che alle loro frontiere, che non potrebbe non coinvolgerli. E allora, se dalla riunione del Consiglio europeo di stasera non uscirà alcuna decisione innovativa, l’Italia come dovrà e potrà muoversi? Invocare in un momento di grande difficoltà una persona di così alto prestigio come Draghi a capo di un nuovo governo è comprensibile. Però bisogna spiegare per fare cosa e in quale scenario. Cosa significherebbe per l’Italia applicare il metodo Draghi? E con chi? Questo è il dibattito da aprire quando viene invocato il nome di Draghi. Altrimenti tutto si riduce all’invocazione di San Draghi, il salvatore miracoloso. San Draghi può anche andare bene, ma qual è il miracolo da fare per l’Italia? Indicare il medico senza dire qual è la cura è un esercizio vuoto....

54 giorni dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, oggi Giuseppi esce dalla sua bolla virtuale e va finalmente in Parlamento. Aspettiamo la sua nuova predica da parroco di campagna sui nostri stili di vita che dovranno cambiare e su questa prova durissima che ci migliorerà. Ma siccome un cretino non va mai in giro da solo, sarà sempre guidato dal fido Casalino, il regista delle sua performance di mezzanotte su Facebook. Però attenzione: Conte&Casalino non sono soli. Intorno a loro c’è una fiera di cretini. Tanti, validissimi, cretini. Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli che se la ride quando il ministro Boccia fa la gag con la mascherina swiffer che hanno tentato di rifilare agli ospedali lombardi. Borrelli commissario a sua volta commissariato da Domenico Arcuri, che invece di fare ciò per cui è stato nominato, anziché’ lavorare si impalca a Cardinale e ci fa il suo patetico, penoso predicozzo: “Imploriamo gli italiani di rispettare le regole”. Oltre al virus, anche le implorazioni dei gand commis di Stato tocca sorbirci. Poi ci sono quelli del Quirinale che a emergenza ormai scoppiata organizzano la visita del Presidente della Repubblica alla scuola multietnica “Cinese” per lottare contro il razzismo di chi chiedeva la quarantena per chi tornava dalla Cina, gli organizzano il concerto d’amicizia con il regime di Pechino, lo fanno andare Bari con cinquantamila persone dal Papa in compagnia del governatore della Puglia Emiliano, ma poi lo tengono lontano dalle Fosse Ardeatine e da qualsiasi luogo dove gli italiani stanno soffrendo. In corsia ospedaliera a Cremona o Piacenza i cretini non vanno: loro soffrono e s’offrono. A seguire ci sono gli altri cretinI certificati. I campioni dell’antirazzismo come Zingaretti, che andava agli aperitivi sui Navigli a Milano per combattere contro l’isteria collettiva e se la rideva del piccolo coronavirus messo al confronto della ben più temibile influenza stagionale. A Milano il segretario del Pd trovava quell’altro genio del sindaco Beppe Sala impegnato con i suoi creativi a montare la campagna #Milanonosiferma e a organizzare colazioni multietniche e antirazziste. Salvo oggi ammettere che “forse” ha sbagliato. Forse, perché il dubbio gli rimane. Un dubbio di un cretino, cazzo, è pur sempre un dubbio importante. Per non esser da meno, anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori si faceva fotografare al ristorante cinese con tutta la sua giunta e due settimane dopo in un altro ristorante con la moglie, anche lui al grido “Bergamo non ti fermare!”. “Ho sottovalutato”, sussurra oggi anche lui. Come si dice Cretino in bergamasco? Negli stessi giorni Gianrico Carofiglio, il maître à penser del salotto di Lilli Gruber da dove ci dispensa sempre la stessa linea del pensiero politicamente corretto, ci faceva sapere da Twitter che “contro l’isteria collettiva” aveva “viaggiato in aereo fra persone serene e senza mascherine”, era “andato in metropolitana e tutti erano tranquilli”, aveva “preso parte a una tranquilla e affollata presentazione di un libro”, concludendo con un “Ci tenevo a farvelo sapere”. Un vero Cretino è un Cretino per Sempre. Infatti, una ventina di giorni dopo, lui fa un altro tweet proponendo la reclusione da 2 a 6 anni per chi non rispetta i provvedimenti delle Autorità finalizzati a contrastare la diffusione delle epidemie. Il cretino con le manette. Insomma: alle 18 Giuseppi arriva alla Camera. Un cretino in affollata compagnia....

Lo stato di emergenza nazionale per l’epidemia di coronavirus è stato deliberato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio e solo all’alba di domani, 25 marzo, il Presidente del Consiglio si degnerà di andare in Parlamento per fare un’informativa sulle politiche adottate dal governo e, si spera, su quelle in cantiere. Seguirà uno striminzito dibattito, con dieci minuti per ogni gruppo parlamentare. E poi? Di nuovo tutti a casa? È necessario continuare a sostenere la petizione lanciata da La Marianna affinché il Parlamento si riunisca in sede permanente fino alla fine dell’emergenza, anche perché all’orizzonte si delinea la scelta di adottare il sistema sud-coreano, basato sul tracciamento via app di coloro che risultano positivi al tampone, risalendo a tutti i contatti che hanno avuto nei giorni precedenti. L’aria è “Basta con questa storia della privacy. Avanti con il modello coreano”, come se la privacy non coincidesse con la nostra libertà. Si comincia a raccontare che tanto l’app che traccia i nostri movimenti e risale all’indietro ai nostri contatti ci garantirebbe l’anonimato. E poi, si dice, basta starnazzare, visto che ogni giorno mettiamo i nostri dati in mano a Facebook, Amazon, Google e compagnia. E non vogliamo darli per combattere la pandemia, in difesa della salute pubblica? E poi, si assicura, sarebbe una misura temporanea. Temporanea quanto? Uno-due anni almeno, cioè per il lungo tempo il cui il virus sarà tra noi e sarà necessario contenerlo, anche dopo la fine dell’emergenza. Bisogna stare molto attenti. Come ha ammonito sul Financial Times lo storico israeliano Yuval Noah Harari, “Molte misure a breve termine prese in periodi di emergenza diventano poi permanenti. Questa è la natura stessa delle emergenze. Accelerano processi che in un periodo normale avrebbero richiesto anni”. In che cosa consiste il metodo sud-coreano lo ha raccontato bene La Repubblica del 6 marzo sotto il titolo “Coronavirus, gli sms della Corea del Sud sulle tracce dei contagiati. Un Grande Fratello che spaventa più del virus”. L’articolo spiega che il governo “manda sms, in continuazione, dalla mattina alla sera. Un sovraccarico di informazioni sotto forma di avvisi di sms d'emergenza che oltrepassano ogni limite di privacy, includendo rivelazioni sulla vita privata delle persone infette. Un grande fratello malato e imbarazzante che sta spaventando ancora più del coronavirus”. “Una donna di sessant'anni è appena risultata positiva" si legge in un sms. "Clicca sul link per vedere i luoghi che ha visitato prima di essere ricoverata in ospedale". Chi lo fa viene reindirizzato al sito di un ufficio distrettuale che elenca gli spostamenti. Gli sms non forniscono un nome ma un numero di caso, il genere e la fascia di età del contagiato. Cercando online però le query correlate includono "dettagli personali", "volto", "foto", "famiglia" o persino "adulterio". E su Facebook le persone diventano il bersaglio di insulti più virali del virus. Lo stigma social ha superato la paura dell'epidemia. Questa è la strada su cui il nostro governo si sta indirizzando. È una strada ad alto rischio per la democrazia e la nostra libertà. Non può essere lasciata gestire in solitudine a Giuseppi, fuori da ogni controllo, con la logistica affidata a Casalino e alla ministra grillina Paolo Pisano, delegata all’Innovazione tecnologica e alla digitalizzazione, e sempre pronta a ringraziare Casaleggio per la consulenza. È una situazione pericolosa. Ancor di più oggi è necessario che il Parlamento sia aperto e in seduta permanente, come chiede la nostra petizione, che ti invitiamo a firmare e diffondere. change.org/riapriamoilParlamento ...

Come se tutto fosse normale, mercoledì la Camera si riunirà per discutere alcune interrogazioni a risposta immediata e il Senato per comunicazioni della sua Presidente Casellati. La prevista comunicazione del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 26-27 marzo, che è stato annullato, è stata anch’essa annullata. Quindi, mentre vige lo Stato di emergenza nazionale e il governo emette continui decreti amministrativi e ordinanze con grande impatto sulla vita economica e sociale del Paese, il Parlamento si muove in ordinaria amministrazione, riunendosi ogni due settimane, e non convoca il Presidente del Consiglio affinché riferisca su ciò che ha fatto, su cosa intende fare, in Italia e in Europa. Nessuna comunicazione sul Fondo Salva Stati, di cui Conte parla con il Financial Times ma non in Parlamento. Nessun indirizzo al governo da parte di Camera e Senato, nessuna funzione di controllo, se non le interrogazioni a risposta immediata di mercoledì. E si lascia che il Presidente del Consiglio si rivolga direttamente al Paese attraverso Facebook, annunciando chiusure di tutte le attività produttive non essenziali, senza che esista un decreto scritto e lasciando tutti nell’incertezza per quasi 24 ore. Una situazione incredibile, pericolosa, a cui è necessario porre immediatamente fine. Deputati e senatori che non accettano che in una situazione così delicata il Parlamento sia emarginato, lasciando il Presidente del Consiglio fuori controllo, hanno un’arma da impugnare. Ed è bene che lo facciano subito. L’articolo 62 della Costituzione stabilisce che “Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti. Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra”. Chiediamo che venga immediatamente avviata la raccolta firme di almeno un terzo dei deputati e senatori per convocare in via straordinaria entrambe le Camere, con all’ordine del giorno la convocazione del Presidente del Consiglio per riferire sull’emergenza Coronavirus, il dibattito sulle comunicazioni, l’approvazione di mozioni di indirizzo al Governo e la deliberazione della seduta permanente di Camera e Senato per tutta la durata dello stato di emergenza. La democrazia va presidiata, è inammissibile che il Presidente del Consiglio si muova come se avesse i pieni poteri, senza indirizzo e controllo. Il Parlamento è il luogo in cui il popolo è rappresentato ed è la massima Istituzione democratica prevista dalla nostra Costituzione. Lo si faccia subito. Intanto, continuiamo a firmare e a rilanciare la petizione lanciata da La Marianna VOGLIAMO IL PARLAMENTO APERTO E IN SEDUTA PERMANENTE change.org/riapriamoilParlamento...

Accanto all’emergenza sanitaria e a quella economica c’è ormai una grave emergenza democratica. Da settimane il Paese è privo del suo presidio istituzionale più importante, il Parlamento, l’unico luogo in cui è rappresentata la Sovranità del Popolo. Il Paese non può essere in balia di un Presidente del Consiglio estraneo a ogni controllo democratico, che si rivolge ripetutamente di notte al Paese, ormai direttamente attraverso Facebook. Tanto più le misure sanitarie e di sicurezza debbono essere severe, tanto più il Paese si trova di fatto in uno stato di guerra, tanto più rischiamo una recessione e una prospettiva di povertà senza precedenti, tanto più il Parlamento, il luogo della Democrazia deve essere aperto, vivo, pulsante e tempestivamente capace di ascoltare e parlare al Paese. INVECE IL PARLAMENTO NON SOLO TACE. È CHIUSO. Ma in democrazia il Parlamento non chiude neppure in tempo di guerra. Anzi, a maggior ragione è aperto proprio in tempo di guerra. Il Paese ha necessità di avere il suo Parlamento. Camera e Senato riaprano subito e siamo riuniti in sede permanente. I loro portoni devono essere aperti giorno e notte: LE LORO LUCI SEMPRE ACCESE. Il Parlamento deve esercitare oggi più che mai, in questa situazione di Stato di Emergenza dichiarato, la sua funzione di indirizzo del Governo e di controllo democratico. COME DECINE DI MIGLIAIA DI MEDICI E INFERMIERI OPERANO GIORNO E NOTTE NEGLI OSPEDALI, DEPUTATI E SENATORI VADANO SUBITO A ESERCITARE IL LORO RUOLO E LE LORO RESPONSABILITÀ IN PARLAMENTO. GIORNO E NOTTE. SPETTA A LORO GARANTIRE LA DEMOCRAZIA. PER QUESTO SONO STATI ELETTI. SUBITO. ADESSO. *************************************************** FIRMA QUI LA PETIZIONE DE LA MARIANNA http://chng.it/pVHT8pPtRv ...