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La curiosa storia del Gen. Mori, nemico numero 1 della mafia e messo per questo sotto processo (di Piero Sansonetti - Il Dubbio) Nei giorni scorsi Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, ha parlato dell’importanza che aveva per suo padre, e per Falcone, il dossier mafia- appalti. Cioè il dossier curato dal generale Mori. I quotidiani non se ne sono occupati molto. Oltre al nostro giornale, e al Foglio, se ne è occupato solo Marco Travaglio, che non ha in gran simpatia il generale Mori, e che ha accusato, sul Fatto, Fiammetta Borsellino di dire balle. Però Travaglio ha torto, e Fiammetta Borsellino ha ragione: ieri il nostro Damiano Aliprandi glielo ha spiegato con dovizia di particolari e in tutti i dettagli. Non credo che Travaglio sia in malafede, penso solo che conosca poco le vicende di quegli anni, anche perché allora era molto giovane e lavorava - ma era alle prime armi - in un giornale che si schierò in modo aperto contro Falcone, Borsellino e il pool antimafia, sin dal maxiprocesso e dalle confessioni di Buscetta. Del resto non è obbligatorio conoscere a menadìto la storia della lotta tra mafia e antimafia. E’ una storia molto lunga e nella quale spesso la stampa si è trovata dalla parte sbagliata della barricata. Diciamo, per semplificare, non dalla parte dell’antimafia. Fino agli anni ottanta la gran parte dei mass media negava, più o meno, l’esistenza stessa della mafia, o comunque la sua importanza. E i magistrati, e i poliziotti, e i pochi giornalisti, che invece la studiavano e la combattevano, cadevano come mosche: De Mauro, Chinnici, Boris Giuliano, Costa, Terranova, Cassarà e tanti altri, finché Falcone e Borsellino non misero a segno dei colpi micidiali, che scompaginarono Cosa nostra, e Cosa nostra si vendicò uccidendo anche loro. I grandi protagonisti della lotta che ha messo in ginocchio la mafia siciliana, soprattutto i più bravi, purtroppo sono quasi tutti scomparsi. Tra i magistrati di prima fila è rimasto vivo solo Giancarlo Caselli, che arrivò in Sicilia dopo le stragi del ‘ 92, ed ebbe un ruolo importante nei primi anni ‘ 90 nel completare l’opera di attacco al cuore di Cosa Nostra. Tra gli uomini che lavorarono fianco a fianco con Falcone, e che ebbero dei meriti grandissimi nelle battaglie di quegli anni, è rimasto il generale Mori. Che è proprio colui che inventò il dossier mafia- appalti del quale ha parlato domenica scorsa Fiammetta Borsellino, e che fu un pezzo molto forte del lavoro di Falcone e che lo stesso Falcone, quando si ritirò a Roma, chiese a Borsellino di riprendere in mano. Borsellino voleva farlo, ma non ebbe il tempo, fu ucciso. Forse uno dei motivi della sua morte fu proprio quel dossier, che faceva paura, anche perché coinvolgeva moltissime aziende non solo siciliane. Il dossier fu archiviato e il generale Mori, che aveva la colpa di essere rimasto vivo, fu messo sotto processo. E’ ancora sotto processo. Anzi, è stato condannato in primo grado a 12 anni. Per che cosa? Lo accusano di aver trattato con la mafia nei primi anni novanta. Chi lo accusa? Giovanni Brusca, cioè uno dei più spietati killer di Cosa Nostra, il quale, accusandolo, ha ottenuto di uscire processo nel processo Stato Mafia. Brusca fu testimone diretto di questa trattativa? No, sentì dire. Come si spiega il fatto che durante quella trattativa Mori arrestò il capo della mafia, cioè Riina? Non si spiega. Brusca è tornato ad attaccare Mori, sostenendo che in effetti alla mafia degli appalti fregava niente. Il bello è che in molti gli danno retta. Lo considerano attendibile. E così’ Mori, contro il quale non c’è uno straccio di prova e che già è stato assolto varie volte in altri processi dalle stesse accuse, si trova sulla graticola. Dopo essere stato una delle punte di diamante della lotta ( vinta) contro il terrorismo e poi della lotta ( vinta) contro la mafia siciliana. Le cose stanno così. Sono paradossali ma stanno così. Ciascuno può fare le riflessioni che vuole, sulla base di questi fatti. Io faccio questa constatazione: tutti coloro che hanno combattuto la mafia siciliana sul campo, negli anni ottanta e novanta, non l’hanno passata liscia. Cosa nostra ha subito una sconfitta durissima, questo è certo, ma si è dimostrata in grado di farla pagare cara ai suoi nemici. (Piero Sansonetti) Pubblicato da Il Dubbio l'8 febbraio 2019...

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