E' giusto prendersela con i politici incapaci e i dirigenti inetti. Ogni tanto, però, è anche giusto prendersela con sè stessi. Abbiano pazienza gli amici del mondo del vino ma oggi lo devo dire : prendetevela con voi stessi, anzi prendiamocela con noi stessi. Da quattro mesi a questa parte non ho fatto altro che ascoltare sempre e solo la stessa tesi: il rischio dei nuovi dazi Usa sul vino è un tema che attiene all'equilibrio mentale di Trump. Tutti, letteralmente tutti a cominciare dalle premiate istituzioni del vino e dell'agricoltura hanno declinato e ripetuto fino alla noia questa tesi, lanciando pianti, grida, petizioni contro "Trump il pazzo". Inutile, del tutto inutile provare a spiegare che il problema era politico: se fai gli Airbus con i soldi pubblici e il Wto ti condanna, se da decenni ti fai difendere dalla Nato e non versi la tua quota, se per la Rai italiana ti inventi persino il Canone ma a Google e Amazon che di fatto sono ormai servizi pubblici e pure hanno 6.000 dipendenti in Italia pretendi di creargli la Web Tax perchè "lo fa l'Europa, l'ha fatto Macron e ha ragione", non ti stupire che un bel dì qualcuno minacci di piazzare i dazi sul parmigiano e sul vino. Ma invece no: di fronte a questi ragionamenti per 4 mesi sono stato trattato come un marziano e persino preso per i fondelli: "Ma che cacchio c'entra la webtax con il vino, ma facci il piacere". Bene, tutto bene sino a ieri mattina quando - esattamente come sui migranti, sul Green Plan, sulla Libia - Macron si alza, telefona a "Trump il pazzo", annuncia che la Francia tira indietro la webtax, e in cambio spariscono i dazi su formaggi e champagne. E noi ? Noi no: dal 2020 avanti con la webtax che "ce la chiede l'Europa e la fa anche Macron". Così restiamo soli, con il cerino in mano e con i dazi su parmigiano, vini e spaghetti. Su, coraggio amici del mondo del vino, guardatevi allo specchio, ditevi una parolina e fate qualcosa. Il problema non era "Trump il pazzo". E forse bisogna chiedere alle vostre organizzazioni, alla politica , al Governo di fare qualcosa. Seppure tardi e in condizioni umilianti, ma meglio tardi che mai. Giovanni Negri...

Prima Angela Merkel sul Financial Times ha spiegato chiaramente come l’Unione europea non sia altro che una Grande Germania. “L’Unione è la nostra assicurazione sulla vita, dato che la Germania è troppo piccola per esercitare da sola un’influenza politica”, detto la cancelliera tedesca, sollevando anche “il tema della sovranità. Credo che i chip dovrebbero essere fabbricati nell'Unione europea, che l'Europa dovrebbe avere i propri hyperscaler e che dovrebbe essere possibile produrre celle di batteria”. E per far questo la Commissione della tedesca Ursula von der Lyen ha già annunciato che sarà rivista la normativa sugli aiuti di Stato, per allargare le maglie, senza escludere l’imposizione di dazi unilaterali sui prodotti di importazione che non siano fabbricati secondo gli standard ambientali europei. E ieri al World Economic Forum di Davos Ursula von der Leyen ha presentato quello che può essere considerato il Manifesto del Nazionalismo Europeo, facendo propri tutti i temi enunciati al Financial Times da Angela Merkel, dalla protezione dei dati a livello europeo alla difesa comune, compresa la necessità che l’Europa si ritagli un proprio ruolo geopolitico, visto che già con la presidenza Obama l’attenzione degli Stati Uniti verso l’Europa è in diminuzione. Con la Francia di Macron, che parla anche lei di “Sovranità Europea” ma che di fatto è vassalla della Germania, come scrive oggi sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, secondo il quale “la deriva egemonica franco-tedesca nella Ue avrebbe dovuto indurci, se avessimo voluto conservare un ruolo nelle nostre tradizionali aree d’influenza almeno in Medio Oriente e in Africa (divenuta vieppiù cruciale a causa del fenomeno migratorio), a pensare per la nostra politica estera scelte innovative e coraggiose”. E invece, “abbiamo fatto di tutto – in omaggio al nostro cieco supereuropeismo e anche perché gravati dalle condizioni paralizzanti dei conti pubblici – per restare agganciati comunque al duo Parigi-Berlino. Con il bel risultato che oggi vediamo in Libia e altrove”. Perché “l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri”. Galli della Loggia chiede: “Sono state forse scelte prese consultando qualcuno quelle (pur gravide di conseguenze) che la Francia viene facendo da anni nella crisi sirio-mediorientale o nell’Africa occidentale? E chi mai ha consultato Berlino quando ad esempio ha deciso di costruire il gasdotto Nord Stream che in pratica rafforza enormemente la dipendenza energetica sua e dell’intera Europa occidentale dalla Russia di Putin?”. L’editorialista del Corriere, afferma che l’Italia, anche solo per difendere i propri interessi nazionali, “ha bisogno di un partner forte, quanto più possibile forte. Ora, non potendo questo partner essere l’Unione Europea per le ragioni dette sopra – perché l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri – la scelta si restringe di fatto agli Stati Uniti”, la cui posizione è vero che è oggi ondivaga ma si basa comunque su alcuni punti fermi: “l’inevitabile rivalità-contrasto strutturale con l’espansionismo russo, un consolidato buon rapporto con il fronte islamico tradizionalista e anti-iraniano, una permanente, forte intesa di fondo con Israele”. Secondo Galli della Loggia, la qualità dell’Italia “di terzo Paese dell’Unione Europea e quindi di potenziale importante sponda con Bruxelles, appaiono altrettante premesse utili per consentire di stringere un rapporto significativo con gli Stati Uniti più stretto e concertato di quello attuale. Un rapporto che molto probabilmente sarebbe in grado di dare alla nostra politica estera quelle possibilità di movimento nonché quell’orientamento di fondo che da tempo le mancano. E con ciò un ruolo finalmente definito e proficuo”. Insomma, la ricetta ormai esplicita della Grande Germania nascosta dietro le stelle dell’Unione europea col supporto della Francia è: Nazionalismo, Sovranismo e Protezionismo Europei. Con nessun ruolo e nessuna possibilità per l’Italia di difendere neppure i propri interessi nazionali. L’alternativa all’immobilismo subalterno attuale del nostro paese, che si cerca di nascondere dietro un vuoto e retorico europeismo, è di volgere decisamente lo sguardo ad Occidente, verso Londra e Washington, per difendere attivamente i nostri interessi e poter svolgere un ruolo anche in Europa....

Ha cominciato con la tassa sul diesel per salvare il Pianeta, facendo nascere i gilet gialli e scatenandone la furia. E allora fece la prima rapida marcia indietro, che però a nulla servì, perché per un anno le piazze di Francia sono state un fiamme di proteste. Ha proposto la riforma delle pensioni, scatenando più di 40 giorni di scioperi come non se ne vedevano da decenni, che hanno paralizzato il paese. Nuova marcia indietro. Voleva la web tax per colpire i giganti della Rete e voleva che a farlo fosse la Ue. Ma la Ue non ci è riuscita. E allora ha detto: la farà la Francia. E l’Italia subito dietro alla splendida idea, più europeisti dell’Ue, più macroniani di Macron, più realista del re. Solo che il presidente francese di fronte a Trump che ha annunciato come ritorsione dazi contro champagne, vini e formaggi francesi, ha fatto rapido la terza retromarcia. La web tax rimane, ma non verrà riscossa. E niente dazi. Rimaniamo noi, splendidi euristi, che in solitudine dal 1° gennaio abbiamo fatto scattare la web tax in Italia. E Trump ci ha fatto subito sapere che ora, sistemata la questione con la Francia, tocca a noi e a possibili dazi sul nostro agroalimentare e il Made in Italy. Ci comportiamo così da anni. Dal Trattato di Dublino 3, con tutti migranti a carico dell’Italia in cambio di un po’ di flessibilità sul bilancio, e con Macron e tutta l’Europa, che di immigrati non ne vogliono vedere neanche l’ombra e ce li rimandano indietro con le buone o con le cattive, a farci la predica per la nostra disumanità se diciamo che così non va. L’Italia che fa il Conte 2 per fare la pace con l’Europa e poi viene presa a sberle senza pietà, che si riempie la bocca di Ue e non si accorge dei giochi di chi diceva che si doveva fare un accordo sulla Libia tutti insieme, la Ue con gli Stati Uniti. Poi Angela Merkel fa l’accordo con Putin, Macron fa l’accordo con Haftar che blocca i terminal petroliferi dell’Eni, Sarraj ci lascia per la Turchia, e noi rimaniamo con Di Maio che va a Tunisi, a Istanbul e Al Cairo a fare il voyeur di quel che fanno agli altri e a portare caffè e bibite ai partecipanti alla Conferenza di Berlino, con il patetico Giuseppi che cerca invano un posto in prima fila almeno per una foto. L’Italia che si riempie la bocca del Green Deal europeo della presidente Ursula von der Leyen. L’Italia che ha sovvenzionato i piani per fotovoltaico ed eolico con una pioggia di miliardi di incentivi scaricati ogni mese sulle nostre bollette, salvo poi scoprire che i soldi del Green Deal di Bruxelles andranno a chi inquina di più, Polonia e Germania in testa. E il nostro ministro Gualtieri, quello indicato e benedetto dalla nuova presidente della Bce Christine Lagarde prima di essere nominato, che timidamente sussurra che forse per l’Italia si può fare di più. C’è del metodo nel nostro farci del male....

Ha iniziato Calderoli promuovendo con otto Regioni un referendum per l’uninominale secco all’inglese, ispirandosi dichiaratamente a Marco Pannella, che ricordava sempre come Gandhi stesso non volesse essere celebrato come un santone orientaleggiante, perché era un avvocato formatosi in Sud Africa e senza i principi del diritto e della civiltà britannica e anglosassone non sarebbe approdato al metodo nonviolento e alla disobbedienza civile. Gli fottono il referendum, come nella miglior tradizione, e a questo punto dal Pd di Grillo si alza il grido: “Processatelo!”. Ma poi guardano il calendario, e no: non si può certo mandarlo a processo prima delle elezioni in Emilia Romagna. “Il popolo non capirebbe!”. Insomma, “Cazzo compagni, stiamo facendo una stronzata!”. E allora giù con i cavillosi distinguo, che sicuramente appassionano il popolo: eh no, avevamo detto che il Senato era chiuso dal 20 al 26 (e dal popolo si alza un “Pelandroni!”); eh no, la presidente del Senato non doveva votare, glielo vietava la prassi… “Compagni: la prassi!”. E allora il Nostro, tra un Guareschi e un Silvio Pellico, vira deciso: “Sono innocente, ma se avete deciso di processarmi non vi lascerò scegliere anche i tempi e i modi che vi sono più comodi. A processo! Subito! Se non avete il coraggio voi, ce l’abbiamo noi. In galera per la libertà, se necessario. Il popolo ha già capito!”. E ottenuto il voto dei suoi per mandarlo a processo come vogliono ma hanno paura di fare gli altri (“Eh no, però: così non vale. La prassi, la filosofia della prassi…”, lamentano dal Nazareno grillino) lancia un digiuno di massa di solidarietà. E al diavolo la Nutella. Dal Papeete al Mahatma. Dal Mohito al Tè Masala Chai. Dai bermuda al Khadi Kurta. Bisogna riconoscere che, forse ben consigliato, qualcosa ha imparato, mentre i suoi avversari annaspano, maledicendo il popolo credulone che non crede più a loro. Manca ancora un passo però, decisivo: tagliarsi barba e baffi, indossare un paio di occhialetti tondi e mettersi alla testa di una marcia dello zucchero. Sarà lunga, sarà dura, ma a quel punto sarà fatta!...

«Qualche giorno fa per la strada mi fermò una signora anziana con figlia quarantenne e mi dicono: "dottoressa, lei andrà ad Hammamet per l'anniversario della morte del presidente Craxi? Ne stavamo parlando proprio ora, avevamo tutto e non lo sapevamo ed ora ci è rimasto così poco".» Lo scrive Maria Giovanna Maglie in un articolo molto bello per Dagospia in occasione dei vent’anni dalla morte di Bettino Craxi. «C'è tutto in quel "avevamo tutto", e non solo non lo sapevamo ma c'era chi ci sputava sopra come argomento e programma politico, e anche il made in Italy era diventato una metafora orrenda del consumismo, e giù ad inventare austerità che si è trasformata in servaggio di una parte dell'Europa; c'è tutta la chiave, secondo me, del caso Craxi». Ieri alla commemorazione al cimitero di Hammamet c’erano mille persone con la vistosa assenza del governo e di rappresentanze ufficiale dei partiti. Solo presenze a titolo personale. E ancora si discute se Craxi ad Hammamet fu un esiliato o un latitante. Per capire l’aria che tirava allora è bene rileggere e riascoltare da Radio Radicale quanto dichiarò ai giornalisti Massimo D’Alema, allora capogruppo alla Camera del Pds, il 4 agosto 1993, subito dopo l’ultimo discorso parlamentare del leader socialista. Disse Craxi: “Per quanto riguarda il mio ruolo di segretario politico - dichiara - io mi sono già assunto tutte le responsabilità politiche e morali che avevo il dovere di assumere, invitando senza successo altri responsabili politici a fare altrettanto con il medesimo linguaggio della verità (...

Ridi e scherza questa operazione delle Sardine è stata una delle più vergognose operazioni di Regime dell'ultimo decennio. Un movimento è stato clonato a freddo, ne sono stati selezionati e prescelti i volti pubblici, è stata costruita una rete nazionale, si sono stanziati milioni di euro per manifestazioni di massa , si è aperto un call center che ha cominciato a contattare la "società civile", si sono occupati immani spazi di televisione e stampa che mai avrebbero dato un secondo a qualsiasi neo-nato movimento politico, si è arruolata la vecchietta per l'appennino emliano e la mullah per piazza san giovanni, infine ieri - "sorpresa!" è riuscita a titolare Repubblica - hanno scodellato sul palco persino il povero Guccini che guarda un po' anzichè la consueta caraffa di vino ha dovuto desinare a sardine. Il tutto per rimpiazzare un Partito che non ha più il coraggio di presentarsi come tale nelle piazze della sua roccaforte più storica. E il fatto che se sono ridotti così vuol dire che sono proprio messi male - e che un Comunista che lotta per Stalingrado e la dittatura del proletariato abbia tutta la sua dignitosa e tragica grandezza, mentre il Luogocomunista che lotta per Bologna e l' eroica difesa della Giunta Bonaccini abbia tutta la sua penosa e grottesca dimensione di sardina - nulla toglie alla verità di questi giorni , degna degli anni Venti del secolo scorso e che bisogna pur scrivere. Altro che tempi di Fake News, viviamo in tempi di operazioni degne del Minculpop, un neonato Ministero della Cultura Popolare. Penosamente ondeggiante fra le parate alla Goebbels e l' intellighenzia sottomessa alla Majakovskij. Giovanni Negri...

Il Conte 2 di suo non ha fatto sinora nulla, se non conservare e attuare le linee fondamentali del Conte 1, con Decreti sicurezza dello scandalo intatti, Reddito di cittadinanza e Quota 100 intoccabili. Approvato invece a tambur battente il taglio dei parlamentari, senza se e senza ma. Approvata la revoca dello scudo penale per l’ex Ilva, voluto dai grillini con il Conte 1, che ha scatenato la crisi a Taranto e aperto la via di fuga di ArcelorMittal. E poi una manovra fatta di tasse e balzelli a sfondo etico-ambientalista, come prescrive la filosofia grillina, e di punizione per chi osa farsi imprenditore e aprire una partita Iva, come è nella tradizione della sinistra statalista. E ora sta arrivando in porto la revoca della concessione ad Autostrade, come voluto dal duo Di Maio-Toninelli. E a coronamento dell’attuazione del programma del Conte 1 si è lasciata entrare in vigore l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, creando la figura dell’imputato a vita. “Una riforma che sospende definitivamente il decorso della prescrizione aiuta la giustizia e la verità”, ha sentenziato oggi l’ex pubblico ministero palermitano e ora consigliere del Csm Nino Di Matteo, modello di riferimento dei giustizialisti grillini, reduce dalla santificazione che he ha fatto due giorni fa La7 con 40 minuti di intervista. Uno Stato etico, oppressivo, pauperistico, inevitabilmente giustizialista, come è da sempre immaginato dai grillini, che hanno trovato nel Pd di Zingaretti, governato dall’esterno dallo stratega Goffredo Bettini e dall’interno dal sempiterno democristiano Dario Franceschini, il soggetto attuatore. Un Pd che avendo perso il proprio popolo cerca ora di conquistare quello del M5S, assorbendone tutte le posizioni peggiori. Due partiti che perdono pezzi e voti e che ora i sondaggi accreditano insieme di quel 33% che il 4 marzo 2018 il M5S prese da solo. Verso il Partito Nuovo che nascerà tra gli Stati Generali del M5S e il Congresso del Pd. Un Partito Nuovo, aperto alle Sardine, che oggi hanno proposto “un organo di polizia che garantisca che c’è un livello di sostenibilità democratica all’interno dei social network”. Uno Stato etico, di polizia, giustizialista, assistenzialista, invasivo dell’economia, che vigila come un Grande Fratello sulla sostenibilità democratica di quel che diciamo e scriviamo. La nuova sinistra di Grillo e Zingaretti, in fuga dagli elettori, riparte da qui. Roba da brividi nella schiena. ...

No, non c’è nulla di ripetitivo nella decisione dell’unico ed ultimo Potere Forte italiano (la Casta Togata) di cancellare con un colpo di spugna il referendum per il sistema elettorale all’inglese. Certo: per chi come il sottoscritto di referendum elettorali ne ha promossi almeno tre, assistere allo spettacolo della Cupola partitocratica costituitasi in Corte Costituzionale che compie l’ennesimo golpe al servizio di propri ed altrui interessi può non essere una novità. Ma in verità tutto è cambiato. E ciò che è accaduto ed ora può accadere ha caratteristiche del tutto diverse. Mettiamola così: la Corte non ha preso a schiaffi 500mila signori che hanno firmato per un referendum, o un partito che lo ha promosso. La Corte ha preso a schiaffi la richiesta di dieci consigli regionali, di dieci poteri locali che ogni giorno amministrano i servizi che riguardano decine di milioni di italiani, forse non casualmente dieci poteri locali che con crescente insistenza reclamano non solo un diverso sistema politico ed elettorale , ma anche una autonomia finanziaria e fiscale. A farla breve e a storicizzare la vicenda: non sono più i tempi dei pionieri radicali nell’Italia del primo debito pubblico, che da bravi protestanti promuovono il loro referendum un po' eretico. Questi sono i tempi nei quali è il declino italiano, è una crisi economica senza precedenti, è il crollo del potere di acquisto, della sicurezza sociale, del diritto a lavorare e intraprendere ormai colpiti in profondità a spingere le Regioni, intere regioni, a reclamare nuove regole e nuova politica per potersi riprendere, potersi amministrare, poter dare delle risposte ai loro cittadini-elettori. Ecco perché lo schiaffo della Cupola è uno schiaffo pericoloso: perché è uno schiaffo a un grande pezzo di Paese che chiedeva di votare per poter cambiare. Ma ecco perché – in qualche modo – questo schiaffo avrà comunque una risposta . Quale risposta ? Questo è il vero punto. Personalmente spero che la Destra, e segnatamente la Lega che ha voluto promuovere il referendum, non segua la Sinistra nell’arroccamento e nell’impotenza. Si lasci alla Sinistra il ruolo di chi vuole urlare e comandare con il 33% del voto degli italiani, di chi impedisce che si torni alle urne, di chi a colpi di Cupola straccia un referendum e pretende di riconsegnare l’Italia ai bei tempi del Proporzionale. Arroccarsi non serve, protestare e urlare e andare in piazza ancora meno. Serve , invece, un’iniziativa politica . Ecco : io credo che da questa vicenda possa e debba nascere una sorta di Patto e di Partito dei Governatori. Loro, i dieci Governatori che volevano e vogliono un altro sistema elettorale e un altro sistema di autonomie finanziarie e fiscali, hanno ora la responsabilità di portare avanti un’istanza che nessuna Cupola potrà fermare per una ragione tragicamente semplice : perché non vi è altra, nessuna altra alternativa a un Declino altrimenti inesorabile. Se i “magnifici dieci” chiamassero a raccolta gli stati generali di una nuova Coalizione elettorale pronta a impegnarsi – in caso fosse non solo Governo regionale ma anche nazionale – a introdurre esattamente il sistema elettorale proposto con il referendum, accompagnato da una profonda riforma fiscale e da una altrettanto profonda riforma della Giustizia (le due gambe senza le quali l’Italia non potrà rialzarsi e sarà condannata ad essere un Paese privo di qualsiasi investimento e qualsivoglia sviluppo) allora tutti i giochi cambierebbero. Certo , per i talk show sarebbe una tristezza. Difficile trasformare quei dieci signori in dieci cow boys che urlano e sparano, Zaia non è Cilnt Eastwood e Cirio non è Terence Hill. Ancor più difficile abbandonare lo schemino degli stanchi talk show che oggi rinchiudono il teatrino politico a pochi e ripetitivi attori: da un lato la Sinistra del 33% arroccata ad invocare sempre e solo l’imperativo di “Cancellare Salvini”, dall’altro Meloni e Salvini che rischiano di logorarsi sino al 2023 in un’opposizione di pura protesta. I Governatori e il loro referendum bocciato sono insomma una risorsa unica per la politica e per il Paese. Non accettino lo schiaffo ricevuto. Anziché lasciare raddoppino: noi al Governo faremmo questo sistema elettorale, e poi questo Fisco e questa Giustizia, e poi quest altro e quest altro ancora. Non con lo spirito dei Gladiatori, ma con quello degli ottimi Amministratori di Condominio. Che sanno che salvare un Condominio e un Paese vuol dire dargli nuove regole certe e funzionanti, senza le quali il futuro è solo un buio pesto. Giovanni Negri ...

C’erano tante e solide ragioni giuridiche per ammettere alla consultazione popolare il referendum per un sistema maggioritario uninominale richiesto da otto regioni. Invece, ancora una volta, la Corte costituzionale ha deciso di sottrarre questa possibilità, favorendo gli interessi immediati dei partiti, impegnati a partorire l’ennesimo pasticcio che salvi un sistema ormai consunto: dal Mattarellum al Porcellum e poi all’Italicum e quindi al Rosatellum, ora verso il Germanicum. Alle alchimie del Latinorum del sistema degli attuali partiti e partitini vecchi e nuovi c’era la proposta referendaria delle Regioni di chiamare gli elettori a scegliere un sistema semplice, chiaro: due tre partiti contrapposti in ogni collegio e chi prende più voti elegge il parlamentare. Un sistema elettorale rivoluzionario nella sua semplicità, che avrebbe costretto tutti i partiti a cambiare, a rinnovarsi profondamente, a trovare un nuovo rapporto con gli elettori e a mettere in campo le scelte migliori, i candidati maggiormente in grado di vincere. Niente. La Consulta ha ancora una volta scelto di proteggere l’esistente, di impedire un grande dibattito nel paese e di dare la parola agli elettori. Troppo grande il rischio che vincesse il SI. Un incubo. Solo che a forza di impedire agli elettori di esprimersi, i fantasmi che si vogliono allontanare rischiano sempre più di diventare realtà. Continuare a illudersi di poter far vivere una democrazia senza e contro gli elettori rischia di produrre rotture gravissime. E’ da irresponsabili. ...

“Non parlo di politica. Parlo di Rula Jebreal che sarà sul palco a parlare delle donne. E la violenza sulle donne purtroppo riguarda tutte le donne”. Così ieri Amedeus nel presentare le 11 donne che saranno con lui al Festival di Sanremo, tra le quali Rula Jebreal, che farà un monologo e che è proprio la donna che il vergine Amadeus cercava: “Una donna dal sapore e dall’esperienza internazionale”. La politica non c’entra con la violenza sulle donne? Mentre l’anima bella sanremese pronunciava queste parole, una donna iraniana veniva messa alla gogna nel suo paese da televisione, social e giornali. Si chiama Shohreh Bayat, ha 32 anni ed è arbitro internazionale di scacchi, prima donna iraniana, e asiatica, al mondo, a ricoprire questa prestigiosa carica. Si trovava a Shanghai per un torneo internazionale e indossava il velo che i teocrati fascisti del suo paese hanno reso obbligatorio. Solo che a un certo punto si è messa il velo sulle spalle ed è stata immortalata da un fotografo a capo scoperto. Quando ha riacceso il cellulare ha scoperto che quella foto era ovunque sui media iraniani, che sostenevano lo avesse fatto intenzionalmente per protestare contro l’obbligo dello hijab. Di fronte a questa aggressione mediatica, Shohreh Bayat ha deciso di non rientrare in Iran, dove non sa cosa potrebbe succederle: «Ci sono molte persone in prigione in Iran a causa del velo. È una questione molto seria. Forse vogliono dare un esempio con me», ha dichiarato Bayat, aggiungendo di essere finita «totalmente nel panico» davanti alle reazioni online. E Amedeus la smetta di fare il verginello che non parla di politica. Chi chiude gli occhi e nega che la violenza contro le donne in molti paesi, a partire dalla Repubblica Islamica Iraniana, sia guidata dalla politica, assume una posizione politica. E non ci pigli per fessi, facendo finta di ignorare che Rula Jebreal, come è giusto, ha una propria posizione politica, anche quando parla di donne. Shohreh Bayat è senz’altro “una donna dal sapore e dall’esperienza internazionale”, come piace ad Amadeus. Inviti anche lei sul palco di Sanremo. Altro che monologo di una sola donna a nome di tutte le donne. E sul palco, lo ripetiamo, devono salire molte altre donne che si battono per la libertà, contro la violenza, pagando anche con il carcere o l’esilio, come - Ayaan Hirsi Ali. Somala. Infibulata a 5 anni, sposa bambina, fuggita e condannata a morte. Sceneggiatrice di Submission, che oggi vive negli Usa. - Alaa Salah. Sudanese. Animatrice, con la sua voce, dei canti per la libertà della piazza di Kartoum. - Vida Movahed. Iraniana. Incarcerata per essersi tolta il velo in pubblico, a Teheran. - Nasrin Sotoudeh. Iraniana. Avvocata e simbolo della lotta per i diritti umani e i diritti della donna nelle società islamiche. Condannata a 38 anni di carcere e a 148 frustate. Firmiamo e facciamo firmare la petizione di Marianna perché sul palco di Sanremo ci siano anche loro. Clicca e firma qui...