Ieri mi è stato mandato un servizio della Reuters. Leggendolo mi stropicciavo gli occhi nell'incredulità. Siccome i Paesi del Sud Europa hanno detto all' Olanda che è molto Cattivona - visto che per conto della Germania, esattamente come da 10 anni a questa parte ha fatto la killer di ogni proposta di Eurobond - allora il Governo Olandese ha lanciato un'operazione di Immagine. Vogliono creare, loro , un Fondo di Beneficenza Europea perchè, per dirla con il premier Rutte "We prefer to make a Gift to European countries in distress as a result of the Covid 19 rather than issue joint bonds or tap the EU's bailout fund". Va dato atto della chiarezza: è un problema di Carità, non riguarda la Politica. E pensate a quanto tempo abbiamo perso noi Coglioni per un decennio. Giorni, Notti, Mesi, Anni di dibattiti, di Governi Monti nominati da Napolitano e da Berlino, di Governi Letta portatori di Civiltà Europea, di Europa Unica Salvezza, di Ce lo chiede l'Europa, di Ci vuole Più Europa , e mentre grandi gruppi italiani tipo ex Fiat portavano nel paradiso fiscale di Amsterdam il loro business, l'unica Europa che cresceva era questa : l' Europetta che ora graziosamente vuole ricambiare in beneficenza. Ma con chi dobbiamo prendercela ? Con l'Olandesina Bella ? No, con noi stessi. Coglioni Conclamati. Giovanni Negri...

“Piuttosto che emettere obbligazioni comuni o toccare il fondo di salvataggio Ue, preferiamo fare un regalo ai paesi europei in difficoltà a causa del coronavirus”. Così il Premier olandese Rutte, che dopo aver sempre detto No agli eurobond insieme alla Germania Austria e Finlandia, oggi ripete il suo No anche ai coronabond e indica la via alternativa della carità, attraverso un Fondo di Beneficenza. Elemosine a parte, in un’intervista all’Avvenire l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, già docente all`Institut d`Etudes Politiques di Parigi e alla Luiss di Roma, uomo marcatamente di sinistra, spiega bene perché neppure i coronabond sarebbero una buona soluzione, indicando come unica strada - giusta anche se astratta in quanto respinta dal solito blocco - quella degli eurobond. “Non penso che i coronabond siano una buona soluzione. I mercati conserverebbero i propri spazi speculativi sul resto del debito. Gli spread salirebbero”. Per evitare il problema speculativo, si dovrebbero creare gli eurobond, “un titolo unico per tutti i Paesi e non solo addossato alla parte del debito provocata dalla crisi che viviamo. Non dei coronabond, ma dei titoli europei di debito pubblico”. Il No dei Paesi del Nord agli eurobond, secondo Fitoussi, non è tanto un rifiuto di solidarietà, bensì “un rifiuto della realtà”. E così l’Ue “rischia di diventare un luogo infrequentabile, un luogo di razzismo e di guerra civile larvata. Conosciamo già le paroline che circolano in quei corridoi per qualificare questo o quel Paese”. Ma se lo stallo tra Nord e Sud Europa non si dovesse sbloccare, Fitoussi indica una nuova strada da percorrere, cioè quella di un nuovo scenario geopolitico, come indicato da La Marianna ancor prima dell’emergenza coronavirus. “Se i leader non si mostreranno intelligenti e realisti, si rischiano brusche uscite di strada. In tal caso, tutti i leader porterebbero una pesante responsabilità di fronte alla Storia. Questa volta, nessun Piano Marshall può salvarci, tutti i Paesi sono colpiti”, Fitoussi vede solo questa via d’uscita: “Si possono riattivare alleanze forti come quella storica tra Stati Uniti, Italia, Francia e Spagna. Aiuterebbe molto. Si sta già facendo qualcosa ed è un buon inizio”. Insomma, anche per Fitoussi la strada da perseguire è quella di una ristrutturazione geopolitica, perché chi non riconosce che questa crisi riguarda tutti i Paesi e nessuno di essi è colpevole, non capisce che il peggioramento di uno Stato si ripercuoterà sugli altri, aggravando la situazione di tutti. “Non riconoscere questo, non riconoscere il bisogno di agire senza se e senza ma, significa negare la realtà, come se il coronavirus non esistesse”. ...

Se i Ragazzi della Via Paal fu il drammatico manuale dell'ingenuità, i Ragazzi della lettera di Calenda & C. pubblicata a pagamento sul Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) è il campionario dell' ipocrisia. Ci si rivolge agli egoisti olandesi per rimproverare i tedeschi di dar loro retta, come se non fosse la Germania a dettare la politica economica dell’Unione europea, ma il paradiso fiscale dei tulipani. Come se non si sapesse che da quindici anni olandesi e finlandesi parlano a nome dei tedeschi: si scrive Olanda, si legge Germania. Nel momento in cui lo scontro con olandesi e tedeschi si fa per la prima volta palese, si tira fuori la storia sommersa dei debiti di guerra, come per ripicca. Allo stesso modo si rinfaccia all’Olanda una politica fiscale condotta da anni alla luce del sole, dimenticandosi che un altro paradiso fiscale, quello del Lussemburgo, è stato premiato affidando al suo ex-ministro delle Finanze ed ex-premier Jean-Claude Juncker la presidenza della Commissione europea dal 2014 al 2019. In realtà, i nuovi europentiti che firmano la lettera sulla FAZ in nome della Vera e Giusta Europa, non fanno altro che una polemica, legittima, tra identità e sovranità nazionali diverse, fotografando così, una volta di più, la fine dell’Unione europea. I protagonisti sono sempre gli Stati. L’unica cosa che si vorrebbe capire è perché negli ultimi quindici anni chi diceva che i tedeschi sbagliavano ad essere contro gli eurobond, perché così non si sarebbe fatta nessuna Unione europea ma soltanto una cosa incomprensibile, veniva accusato di essere un sovranista, un nazionalista, uno che non vedeva il grande disegno, il grande sogno e la grande politica necessaria per tutti. Calenda & C. dovrebbero avere l’onestà di dire che anche questa volta non avevano capito nulla e che arrivano buoni ultimi a condividere quanto sostenuto da altri da almeno dieci anni. La UE è un catafalco, del tutto sovrastrutturale, per dirla marxianamente, non conta nulla e non serve a nulla, se non a far passare le politiche che qualcuno vuole. È inutile prendersela con la supposta, che va decretata inutile. Il problema è il medico che infila quella supposta. E che il medico vuole infilare la supposta i nuovi europentiti lo scoprono solo oggi. Anche stavolta Calenda può ben dire: “Ho ripetuto cazzate per quindici anni”. Basta dirlo....

Nella grande emergenza si nascondono piccole storie. A volte un po’ misere. Titola oggi a grandi caratteri Repubblica: “Coronavirus: John Elkann e il cda di Fca rinunciano ai compensi per il 2020. Manley si dimezza lo stipendio per tre mesi”. E anche La Stampa annuncia: “Coronavirus, John Elkann e il cda di Fca rinunciano ai compensi fino a fine 2020” Entrambi i giornali, che fanno parte del medesimo Gruppo, cioè di Fca (Fiat, per i più anziani), riportano la notizia che in una lettera inviata ai propri dipendenti l'amministratore delegato di Fca, Michael Manley, comunica che il presidente John Elkann e il consiglio di amministrazione di Fca "hanno deciso all'unanimità di rinunciare in toto al proprio compenso da qui alla fine del 2020”, mentre lo stesso Manley ha deciso di ridurre il proprio stipendio del 50% per tre mesi, mentre i membri del Group Executive Council (Gec) ridurranno il loro del 30%. Anzi, entusiasticamente il quotidiano torinese fa di più e in un altro pezzo segnala il grande slancio di generosità del proprio editore: “Fca dona una Jeep alla protezione civile di Gattinara per consegnare la spesa e i farmaci”. Che cuore! Purtroppamente per Repubblica e La Stampa, esistono anche altri giornali, dove si legge come prosegue la lettera dell’amministratore delegato di Fca: “Chiederemo alla maggior parte dei dipendenti nel mondo non ancora impattati da riduzione di orario o ammortizzatori sociali di partecipare a questo sacrificio comune accettando un differimento temporaneo del 20% dello stipendio. Il processo varierà a seconda del Paese e potrebbero essere necessari accordi specifici”. Ma a Repubblica e alla Stampa questa terza parte della lettera di Manley non è arrivata. Gli si è rotto il fax. Gli è saltata la connessione wifi. Insomma, hanno censurato la lettera del Padrone. Una vergogna! Siamo certi che John Elkann, il cda e l’amministratore delegato di Fca saranno già intervenuti con la dovuta durezza. Certe cose ai tempi dell’Avvocato non sarebbero mai successe. ...

Nel mezzo della crisi sanitaria ed economica da coronavirus, oggi Giuseppi si è ritagliato una mattinata libera per andare a sorpresa in Vaticano da Francesco. Su cosa sia andato a fare c’è il riserbo assoluto e si accavallano le ipotesi. Una richiesta di assoluzione personale, non bastando quella urbi et orbi con indulgenza plenaria annessa di quattro giorni fa, per quanto combinato dal 30 gennaio ad oggi? Una preghiera di coppia, dopo quella D’Urso-Salvini, sperando che non sia stata un altro Requiem, questa volta per l’Italia? Un’invocazione congiunta a Padre Pio, che sempre giace nel taschino di Giuseppi? Ma noi siamo certi che il riserbo sui contenuti del colloquio è perché Giuseppi ha scoperto di avere un cuor di leone e, dopo aver detto un po’ di quel che si meritavano alla Merkel e all’olandese Rutte, è andato di persona personalmente a battere i pugni sul tavolo del Papa: “France’, dacci li sordi!”. Si tratta di cinque miliardi, mica bruscolini, di Ici arretrata non pagata dal Vaticano dal 2006 al 2011. Un credito che nel novembre 2018 la Corte di giustizia europea ha ingiunto al nostro governo di esigere, giudicando un aiuto di Stato illegale il non aver fatto pagare l’Ici alle attività commerciali della Chiesa che avevano anche una piccola parte, come la classica cappella, destinata a fini non commerciali. Stiamo parlando di un patrimonio immobiliare del Vaticano pari al 20% di quello complessivo di tutta Italia. Siamo certi che Giuseppi, mandato in Vaticano dall’inflessibile ministro delle Finanze Gualtieri, una volta usciti i fotografi abbia spiegato a Francesco che è finito il tempo di cazzeggiare e traccheggiare. “Sua Santità lo capisce che i cinque miliardi che ci deve sarebbero denaro fresco nelle casse della Repubblica italiana per aiuti alimentari immediati ai bisognosi? Ora, subito, senza se e senza ma”. Forti di questa certezza, anche noi vogliamo intonare la nostra preghiera laica per l’Italia: Padre nostro che sei nello IOR, dacci oggi la nostra ICI arretrata, e rimetti a noi i nostri crediti, come noi li rimettiamo ai nostri creditori, e non farti indurre in tentazione, ma liberati dal male dei cinque miliardi che ci devi. Amen. ...

La gravissima emergenza sanitaria ed economica determinata dal coronavirus conferma una volta di più che imboccare scorciatoie pur di evitare le urne porta a governi raffazzonati, fatti di somme aritmetiche senza progetto politico, che mettono il paese in una situazione di confusione e di debolezza. Ora però siamo in una situazione di guerra e si affaccia l’ipotesi di un governo per la Ricostruzione, come avvenne nel dopoguerra, prima di ridare la parola al popolo e prima che il sistema politico si scomponga e ricomponga come è possibile che avvenga nei prossimi due anni. Solo che De Gasperi aveva chiarissima la cornice di riferimento internazionale di alleanze entro cui intendeva operare. E difatti, fu dopo il suo viaggio a Washington del gennaio 1947 che nacque il governo della Ricostruzione e del Piano Marshall. Ciò che non è chiaro dell’ipotesi di un governo Draghi, al di là degli osanna alla persona, è quale sarebbe la cornice internazionale di alleanze in cui governerebbe. Se puntasse su Berlino significherebbe continuare con l’attuale politica economica dell’Ue, che si è vista nella sua tragica realtà ieri sera, Mes e Troika compresi. Oppure punterebbe sulla Via della Seta, con l’ambasciatore cinese amico di Beppe Grillo? Oppure guarderebbe alla Russia di Putin? Oppure punterebbe su una nuova prospettiva atlantica? Al momento è come se nel 1947 si fosse saputo chi era De Gasperi ma non si fosse saputo cosa voleva fare e con chi. In mancanza di questi chiarimenti, invocare Draghi significa immaginare un salvatore della Patria al di fuori di qualsiasi prospettiva geopolitica. O meglio, che sceglierebbe una politica di alleanze internazionali senza alcuna trasparenza. E questo sarebbe pericoloso e inaccettabile. ...

Come esce la Destra italiana dal Coronavirus? Male. Con un problema che ricorda quello del Pci di una volta: gonfio di voti ma sempre in cerca di qualcuno disposto a sdoganarlo per andare al Governo. Sdoganare: era questo il verbo usato per un partito che visibilmente non riusciva a superare il proprio limite per diventare credibile forza di governo. Del resto la notte buia del Virus ha cancellato le differenze. Salvini che recita l'Eterno Riposo dalla D'Urso è come Giuseppi che va in pellegrinaggio da Padre Pio. La Meloni che grida che ogni italiano - da Lapo Elkann a Cetto La Qualunque - deve poter andare in banca a ritirare seduta stante 1.000 euro è come Grillo che lancia il Reddito di Cittadinanza Universale. Siamo al Festival del Rosario e all'Oscar della Fesseria. Da dove potrà, ammesso che potrà, ripartire il Centrodestra? Io credo abbia solo due strade: o da un "grande sdoganatore" come Draghi, oppure dai suoi Governatori di Regioni, che escono dal virus assai meno contaminati e assai più credibili dei guru nazionali. Non gli resterà, altrimenti, che affidarsi alla Madonna di Medjugorje. Giovanni Negri...

Il voto in questo momento non è una strada percorribile. Dovrebbe esserlo sempre in una Democrazia degna di questo nome, ma in questa emergenza sanitaria dalle devastanti conseguenze economiche avrebbe controindicazioni anche sulla esigua stabilità sociale che al momento ci rimane. Certo è che tutto ciò che stiamo vivendo evidenzia i limiti di una UE totalmente inutile e destabilizzata che manifesta la sua incapacità nel saper e poter gestire una qualsiasi azione coordinata tra i vari Stati senza alcuna visione strategica. Impotente ed inesistente. Cosi come il Parlamento della Repubblica, composto per lo più da persone impreparate e mandate là a salvaguardia di interessi dei cosiddetti leader delle loro segreterie. Pavidi, incapaci di iniziative concrete, dediti alla salvaguardia dello scranno e dei loro privilegi. Un governo privo di credibilità, sul piano internazionale inesistente e senza alcun potere contrattuale. La ignobile bugia della rivoluzione grillina oramai da tempo ha mostrato la corda e la propria fatiscente ed inutile arroganza di rappresentanza popolare. Questo sarebbe il momento, in una vera Democrazia compiuta, di attuare riforme costituzionali vere, efficaci, veloci in previsione anche di altri tragici momenti di emergenza sanitaria, economica e sociale. Se fossimo un Paese degno della propria storia non dovremmo aver paura di agire, senza curarsi del favore elettorale, ma con il solo scopo di porre finalmente le basi per ristrutturare un'Italia che da almeno 30 anni non si regge in piedi, per le nefandezze e l'incapacità della propria classe dirigente, soprattutto politica. Inefficiente ed inadeguata. Lontana dalla realtà sociale e pronta sempre e solo a chiedere il voto per protrarre la propria sopravvivenza e mantenere la propria inutile sete di gestione del potere. Oggi sono pochi gli esempi positivi che la classe dirigente politica può vantare e per l'esigua minoranza sono qualche governatore di Regione e qualche amministratore cittadino. Deputati e senatori inesistenti, che manifestano tutti i loro limiti e la loro impreparazione. Sia di questa derelitta ed agonizzante pseudo maggioranza di governicchio, sia di un'opposizione che non ha una vera e concreta proposta alternativa legata ad una strategia. Dobbiamo affidarci a qualche importante personalità che pure ci rimane, sperando che non si faccia accerchiare da qualche sciacallo a caccia di sopravvivenza mediatica e politica. Credo noi non si abbia alternativa perché la debolezza del governo italiano è sconcertante. L'improvvisazione e la totale inadeguatezza è manifesta. Come possiamo realmente pensare di ripartire con misure economiche a singhiozzo, vincolate da una burocrazia interna delirante e mortificante, aggravata da una totale inesistenza di una direttiva che oggi dovrebbe essere se non risolutiva, quantomeno decisa, da parte della UE? Con quale credibilità questo governo può chiedere ancora sacrifici ad imprenditori, piccoli e medi, partite IVA, liberi professionisti, commercianti, adottando misure risibili e del tutto inadeguate? Certo il Voto non servirebbe a molto e quindi occorrerebbe che almeno ci fosse un sussulto di dignità e si affrontassero seriamente riforme efficaci e già tragicamente tarde rispetto al nostro momento storico, politico e sociale. La Competenza deve essere alla base di ogni riforma. Il diritto di rappresentanza, quello potrà subire le necessarie riforme poi, ma così non è più possibile procedere. Non mi sento rappresentato, da molto tempo, tanto meno protetto da uno Stato che ci ha abituato a temerlo e quindi ad aggirarlo là dove possibile. Certo non va bene, è profondamente sbagliato, ma quando l'alternativa è arrendersi alla prepotenza, all'aggressione fiscale e morale, si deve scegliere se alzare le mani oppure rimanere in piedi. La speranza è oramai scemata. Ora si agisca o non ci sarà più un motivo per sentirsi fieri di appartenere a questo Paese. Matteo Pradella ...

Oggi tutti a parlare di Mario Draghi, che sul Financial Times ha ricordato come durante le guerre e le emergenze nazionali si sia sempre ricorsi ad un aumento del debito pubblico, sottolineando come sia giusto che ciò avvenga anche nell’emergenza coronavirus. “La perdita di reddito sostenuta dal settore privato - e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario - deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato”, scrive Draghi. “La domanda chiave non è se ma come lo Stato dovrebbe mettere a frutto il proprio bilancio”, “Dobbiamo innanzitutto proteggere le persone dalla perdita del lavoro”, e bisogna farlo “immediatamente, evitando ritardi burocratici”. Può apparire singolare, ma sicuramente è una scelta se nel suo articolo Draghi non parla mai di Unione europea, ma solo di Stati e di Europa come continente. Intanto, mentre l’Ue continua a discutere, ci sono già grandi Stati che si sono mossi nel senso indicato da Draghi. Gli Stati Uniti, con un accordo tra Casa Bianca, repubblicani e democratici, hanno deciso un piano straordinario da 2.000 miliardi di dollari a supporto dell'economia nazionale. Assegni diretti a tutti gli americani, con una media di 1.200 dollari, più altri 500 euro per ogni bambino, a sostegno soprattutto dei ceti medio-bassi. Il pacchetto include anche un notevole impulso alle assicurazioni contro la disoccupazione, che consentirà ai lavoratori fermi - senza essere licenziati - di ricevere regolarmente i loro salari per almeno quattro mesi. 150 miliardi agli ospedali. 367 miliardi di prestiti alle piccole imprese. Altri 500 miliardi di dollari al Dipartimento del Tesoro, da utilizzare in parte per garantire un programma di prestiti della Federal Reserve per le piccole e medie imprese. Grazie all’effetto leva di questi provvedimenti, la Fed prevede di poter mobilitare 4.000 miliardi di dollari. La Germania ha varato un piano da 1.100 miliardi di euro. Tra le misure, che superano i limiti costituzionali di qualsiasi deficit di bilancio, vi è un "fondo di stabilizzazione economica" che offre 400 miliardi di euro di garanzie per i debiti delle imprese, 100 miliardi di euro per prestiti o investimenti azionari nelle imprese e altri 100 miliardi di euro per sostenere la banca d'investimento statale KfW. Grazie alla sua potenza di fuoco di 357 miliardi di euro, poi, KfW sarà in grado di garantire in futuro prestiti per circa 822 miliardi di euro. Il governo federale offrirà alle piccole imprese fino a 50 miliardi di euro di sovvenzioni. Il pacchetto comprende anche 3,5 miliardi di euro di sostegno immediato al sistema sanitario, oltre a 55 miliardi di euro che possono essere utilizzati liberamente in caso di necessità per combattere la pandemia. Nel Regno Unito il governo ha annunciato un pacchetto da 350 miliardi di sterline a sostegno del mondo produttivo. 330 miliardi di prestiti garantiti dal ministero del Tesoro e 20 di altri aiuti e tagli alle tasse. Per le piccole e medie imprese sono stati inizialmente approntati prestiti che vanno da 10.000 a 35.000 sterline. Nell’immediato il governo coprirà l’80% dei salari, fino a 2500 sterline mensili, di tutto il personale dipendente di tutte le aziende impossibilitate a funzionare. Ai lavoratori autonomi verrà garantito un introito equivalente alla retribuzione per malattia. Quindi, mentre l’Unione europea sta ancora discutendo, la Germania ha già deciso per se stessa e ritiene che le sue misure andranno a beneficio anche dell’economia degli altri paesi. Dunque i tedeschi non sembra vedere il rischio di una situazione pauperistica e recessiva che alle loro frontiere, che non potrebbe non coinvolgerli. E allora, se dalla riunione del Consiglio europeo di stasera non uscirà alcuna decisione innovativa, l’Italia come dovrà e potrà muoversi? Invocare in un momento di grande difficoltà una persona di così alto prestigio come Draghi a capo di un nuovo governo è comprensibile. Però bisogna spiegare per fare cosa e in quale scenario. Cosa significherebbe per l’Italia applicare il metodo Draghi? E con chi? Questo è il dibattito da aprire quando viene invocato il nome di Draghi. Altrimenti tutto si riduce all’invocazione di San Draghi, il salvatore miracoloso. San Draghi può anche andare bene, ma qual è il miracolo da fare per l’Italia? Indicare il medico senza dire qual è la cura è un esercizio vuoto....

  Per carità, qui non si vuole insegnare a nessuno a fare il Virologo. Però certi Guru lasciano senza parole. Ilaria Capua, 27 Gennaio: "Mentre da un lato la contagiosità ci preoccupa, dall’altro ci conforta il fatto che il Coronavirus non ha mostrato finora caratteristiche di elevata letalità. Faccio un esempio: un conto sono 25 morti su 500 infetti, un altro sono 25 vittime su un milione di soggetti contagiati». Ilaria Capua , 24 Febbraio: «Bisogna comportarsi come se fosse in arrivo una brutta influenza. Se si è ammalati di qualsiasi forma respiratoria è meglio non andare in giro. Le persone sono a rischio perché hanno avuto contatti con persone malate o sono state in luoghi affollati. Chi ritiene di essere ammalato dovrebbe stare a casa. Chi sta bene può continuare ad avere una vita normale». E di nuovo, Ilaria Capua, 24 Febbraio: "Questo Virus è stato sopravvalutato". Ieri, infine, la Capua ha affermato che le donne hanno maggiore resistenza al Virus, torneranno a lavorare prima. Ma a me alcuni medici hanno giurato che è una fesseria e che - ferma restando la maggiore capacità di resistenza e sopportazione delle donne al dolore in generale - si tratta di un'affermazione sbandierata più per inchinarsi al Politicamente Corretto che per affermare una verità scientificamente provata. Giovanni Negri https://www.youtube.com/watch?v=RkjvJa7ziho  ...