Se i Ragazzi della Via Paal fu il drammatico manuale dell'ingenuità, i Ragazzi della lettera di Calenda & C. pubblicata a pagamento sul Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) è il campionario dell' ipocrisia. Ci si rivolge agli egoisti olandesi per rimproverare i tedeschi di dar loro retta, come se non fosse la Germania a dettare la politica economica dell’Unione europea, ma il paradiso fiscale dei tulipani. Come se non si sapesse che da quindici anni olandesi e finlandesi parlano a nome dei tedeschi: si scrive Olanda, si legge Germania. Nel momento in cui lo scontro con olandesi e tedeschi si fa per la prima volta palese, si tira fuori la storia sommersa dei debiti di guerra, come per ripicca. Allo stesso modo si rinfaccia all’Olanda una politica fiscale condotta da anni alla luce del sole, dimenticandosi che un altro paradiso fiscale, quello del Lussemburgo, è stato premiato affidando al suo ex-ministro delle Finanze ed ex-premier Jean-Claude Juncker la presidenza della Commissione europea dal 2014 al 2019. In realtà, i nuovi europentiti che firmano la lettera sulla FAZ in nome della Vera e Giusta Europa, non fanno altro che una polemica, legittima, tra identità e sovranità nazionali diverse, fotografando così, una volta di più, la fine dell’Unione europea. I protagonisti sono sempre gli Stati. L’unica cosa che si vorrebbe capire è perché negli ultimi quindici anni chi diceva che i tedeschi sbagliavano ad essere contro gli eurobond, perché così non si sarebbe fatta nessuna Unione europea ma soltanto una cosa incomprensibile, veniva accusato di essere un sovranista, un nazionalista, uno che non vedeva il grande disegno, il grande sogno e la grande politica necessaria per tutti. Calenda & C. dovrebbero avere l’onestà di dire che anche questa volta non avevano capito nulla e che arrivano buoni ultimi a condividere quanto sostenuto da altri da almeno dieci anni. La UE è un catafalco, del tutto sovrastrutturale, per dirla marxianamente, non conta nulla e non serve a nulla, se non a far passare le politiche che qualcuno vuole. È inutile prendersela con la supposta, che va decretata inutile. Il problema è il medico che infila quella supposta. E che il medico vuole infilare la supposta i nuovi europentiti lo scoprono solo oggi. Anche stavolta Calenda può ben dire: “Ho ripetuto cazzate per quindici anni”. Basta dirlo....

La gravissima emergenza sanitaria ed economica determinata dal coronavirus conferma una volta di più che imboccare scorciatoie pur di evitare le urne porta a governi raffazzonati, fatti di somme aritmetiche senza progetto politico, che mettono il paese in una situazione di confusione e di debolezza. Ora però siamo in una situazione di guerra e si affaccia l’ipotesi di un governo per la Ricostruzione, come avvenne nel dopoguerra, prima di ridare la parola al popolo e prima che il sistema politico si scomponga e ricomponga come è possibile che avvenga nei prossimi due anni. Solo che De Gasperi aveva chiarissima la cornice di riferimento internazionale di alleanze entro cui intendeva operare. E difatti, fu dopo il suo viaggio a Washington del gennaio 1947 che nacque il governo della Ricostruzione e del Piano Marshall. Ciò che non è chiaro dell’ipotesi di un governo Draghi, al di là degli osanna alla persona, è quale sarebbe la cornice internazionale di alleanze in cui governerebbe. Se puntasse su Berlino significherebbe continuare con l’attuale politica economica dell’Ue, che si è vista nella sua tragica realtà ieri sera, Mes e Troika compresi. Oppure punterebbe sulla Via della Seta, con l’ambasciatore cinese amico di Beppe Grillo? Oppure guarderebbe alla Russia di Putin? Oppure punterebbe su una nuova prospettiva atlantica? Al momento è come se nel 1947 si fosse saputo chi era De Gasperi ma non si fosse saputo cosa voleva fare e con chi. In mancanza di questi chiarimenti, invocare Draghi significa immaginare un salvatore della Patria al di fuori di qualsiasi prospettiva geopolitica. O meglio, che sceglierebbe una politica di alleanze internazionali senza alcuna trasparenza. E questo sarebbe pericoloso e inaccettabile. ...

Gli evidenti contrordini sanitari dei governi europei - tutti, nessuno escluso - mettono in ombra il contrordine più clamoroso, quello destinato a pesare di più sulle nostre vite e le nostre società. Altro che Macron che convoca solennemente il primo turno elettorale e la sera stessa annulla il secondo, BoJo che impone provvedimenti impensabili dieci giorni fa, la Germania che comunica di avere 94 deceduti perchè la Merkel ha deciso di conteggiare solo i decessi da puro virus (per inciso: facessimo così in Italia saremmo convinti di vivere in uno dei momenti più salubri della storia patria). Ma tutto questo non è nulla, è davvero zero rispetto al vero, imponente Fatto che si è verificato in queste due settimane. A torto questo Fatto viene derubricato o archiviato dentro la tematica "L'Europa fa o non fa? L'Europa si muove o non si muove?". Laddove il Fatto è un altro, ed è di straordinario impatto politico ed economico. In sintesi: l'Unione Europea è finita. Non c'è più. Come un castello di carta esposto alla tramontana è semplicemente scomparsa e non tornerà mai più ciò che abbiamo conosciuto come UE. La Germania che in un pomeriggio sopprime Schengen e chiude le frontiere, la Von der Leyen che annuncia la sospensione del Patto di Stabilità, la Francia e l'Austria e altre dieci nazioni che blindano i confini, la BCE che annuncia possibili iniezioni finanziarie per 750 miliardi ribaltando ciò che aveva dichiarato la sua presidente 48 ore prima, la Merkel che impallina il Fiscal Compact e il dogma costituzionale tedesco del pareggio di bilancio ricorrendo a un deficit di 156 miliardi e persino un Mario Monti che si schiera a favore degli Eurobond dopo un'onorata carriera spesa a spiegarci che tutte tali misure erano semplicemente spregevoli, non stanno a dire che "forse la UE si muove". Stanno a dire che la UE è, semplicemente, deceduta. Non sappiamo se per virus o per polmonite o complicanze, ma è deceduta. Alla prima vera emergenza, al primo vero stato di necessità, gli stati nazionali con le loro (maggiori o minori) democrazie sono tornati gli unici protagonisti, accantonando il protagonista-farsa. Non uno solo dei Sacri Principi sui quali si fondava la UE - Maastricht, Schengen, 3% deficit/pil, Fiscal Compact - è sopravvissuto. Al momento della verità, sottoposta a una sfida vera, un'Unione di carta - una sovrastruttura creata per far passare e imporre tre lustri di politica economica depressivi e pauperisti, è risultata semplicemente inutile, inservibile ai suoi principali azionisti. E' in questa cornice che le classi dirigenti tedesca e francese hanno cominciato a temere che i loro paesi possano presto sprofondare, essere circondati e contagiati da una nuova dimensione insieme sanitaria, sociale, economica e politica. Un continente che di fatto non si chiama più Unione Europea ma assomiglia tanto, proprio tanto, a una nuova e cupa Magna Grecia - che nulla ha a che fare con gli splendori ellenici nel Mediterraneo di qualche millennio fa e molto ha a che fare con gli assai più recenti orfanatrofi di Salonicco. La Germania, è evidente, non ama l'idea e non può permettersi di avere alle frontiere la peste, la povertà, la rivolta sociale. La Magna Grecia, per loro e a ragione, è l'incubo di Weimar. Ed ecco la svolta repentina. Uno dopo l’altro, i Principi-Birilli della UE sono stati ribaltati. Ovviamente e ancora una volta senza consenso popolare, senza voto, senza democrazia. Così come furono istituiti - cullandosi nel folle sogno di una Democrazia senza Popolo - ora sono stati destituiti. Questa è la cornice con la quale dobbiamo fare i conti anche noi, forse i più fragili della Magna Grecia. Una cornice nella quale non muove nessuna UE, perché quella che abbiamo conosciuto non tornerà mai più. A muovere, poco importa con quale sigla, è la Germania. Che molto poco per amore e molto per forza, mette mano al portafoglio. Come? Quando? In cambio di che? Con quali tempi? Ecco, questo è il film tutto da capire. Non credo avremo purtroppo nulla di simile al programma senza limiti approntato dalla Fed e da Trump in Usa, né l'80% dello stipendio garantito da BoJo a ogni britannico. A noi, temo, toccherà altro. E bisognerà vedere cosa ci converrà, e cosa no. Certo nel frattempo, almeno e per dirla con un mio amico inglese, "non c'è più quella cosa strana, quel Pareggio di Bilancio da mettere nelle Costituzioni che ci faceva seriamente pensare che a Bruxelles qualcuno avesse bisogno di un buon psichiatra". Giovanni Negri  ...

Sono perfettamente convinto che nei momenti difficili non si debba sospendere la critica, non sono della scuola dello “stiamo uniti e non disturbiamo il conducente”. Ma non sopporto la strumentalizzazione di una situazione di crisi per insultare il Governo, a torto poi. La parola più diffusa oggi è “incompetenti”, anche nella versione più deteriore e generalista di “incapaci”: “non puoi avere Di Maio agli esteri, la Castelli vice ministro dell’economia, Arlecchino premier”. Ma poi perché Arlecchino e, soprattutto, perché “incompetenti”. Complice anche l’emergenza sanitaria, questo va detto non voglio passare per un idolatra, i membri del governo e della maggioranza che lo sostiene sono i primi, a mia memoria, ad attuare il programma prefissato e ad essere coerenti con le impostazioni ideologiche. E lo stanno facendo, scusa che usava ad esempio Berlusconi, nonostante in questo paese ci siano troppi limiti al governo, troppi lacci. Ci stanno riuscendo, pare, anche con l’opposizione felpata, ma ferma del Presidente Della Repubblica. Quindi capaci, coerenti e anche coraggiosi e forti. Nell’ordine: Decrescita felice: fatto. Non si è previsto nulla per le imprese e presto non si tireranno più su. Quindi lo scenario “tutti con il pannello solare e l’orto senza pesticidi” è diventato possibile. Questo con riferimento all’anima grillina. Poi c’è la componente PD, quelli forza spread e Troika, ce lo chiede l’Europpah, che non vede lontano un intervento vero per far diventare finalmente l’Italia un paese allineato, per così dire. Una Grecia. Così hai l’epoca classica da visitare a basso costo, ma sei compliant (bisogna parlare un po’ così).  Un altro traguardo possibile e grazie a questo governo. Te lo danno loro l’«incapace», incapace è chi li giudica. Eliminazione Smog nei centri cittadini e green new deal: fatto. Adesso non si può girare e lavorare, dopo non ci saranno più i soldi per girare e lavorare. E i tassi di inquinamento giuuuuuuuuuu’. E hai detto nulla. Fatto, smarcato. Controllo orwelliano della popolazione e dei loro comportamenti: fatto. Si, so già cosa mi direte, non è mica merito loro, sono le misure per prevenire il contagio. Giusto, voglio essere imparziale, però intanto, ci si abitua, diciamo. In carcere si comincia a soffrire sul serio e anche questo è fatto, i processi con detenuti si fanno, ma in regime di ordine e disciplina e, mi raccomando, buon senso con le eccezioni. Anzi, alcune le hanno tolte per legge e pedalare. Anche qui, mi direte è tutto merito del virus, per carità, ma anche qui si entra nell’idea, ci si fa il callo. Dai, è fatto. Nuovi rapporti internazionali, più Cina, più dittature (meglio se comuniste) e meno occidente: fatto. Come gli stati occidentali sono un po’ in difficoltà, loro, gli “incapaci” (tsè se ci penso mi arrabbio proprio), zac: grazie Cina, grazie se ci metti una rete negli ospedali e comunque ci parleremo.  Rapidissimi ed efficaci, loro e i cinesi. Alitalia: fatta. Mentre lo scandalo di una società in perdita cronica pagata dai contribuenti cominciava ad essere sentito ed affrontato pubblicamente loro, coerenti, forti, pur nelle difficoltà e nonostante l’urlo di dolore delle imprese e dei lavoratori, loro, anche qui, freddi, rapaci sull’obbiettivo, zac: una paccata di milioni a fondo perduto che la terranno in vita per qualche altro mese. Dice è la cultura signora, qua ‘e vite se sarvano. Potrei andare avanti a lungo, ci sarebbe l’aumento del periodo fiscale sottoponibile ad accertamento ed altre conquiste, ma i temi di fondo ci sono tutti. E poi, ripeto, non voglio passare per uno che loda il governante di turno. Solo penso che quello che è giusto è giusto e va detto. Certo, hanno avuto la fortuna che c’è la Lagarde alla BCE, hanno avuto la fortuna di un grande debito pubblico che non è merito solo loro (anche se oh, il PD la sua parte l’ha fatta e gli altri con il reddito dai, qualcosa han fatto), hanno il vantaggio dello spread, però, ripeto, sono i primi della storia che attuano il programma e anche i primi che lo attuano avendo la schiacciante maggioranza dei cittadini contro. Provate voi ad ottenere ciò che hanno ottenuto senza il consenso popolare, poi vediamo eh! Vorrei proprio vedervi a voi detrattori. Quindi, prima di dire che sono incapaci pensateci bene. Loro stanno riuscendo a fare tutto e voi…..state perdendo….tutto. Fabio Ghiberti...

Il virus lascerà sul campo oltre ai morti anche tantissimi feriti. L’economia del nostro paese, già impoverito da un decennio di austerità, uscirà massacrata da questa emergenza. Ma sull’asse Berlino-Francoforte-Bruxelles c’è chi vorrebbe strozzarci definitivamente, come racconta oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera. “In certi ambienti europei serpeggia l’idea che questo è il momento in cui l’Italia finisce in un angolo e dovrà accettare quel che ha sempre rifiutato: un salvataggio del Fondo monetario internazionale o delle istituzioni europee. Dovrà accettarne anche le condizioni, naturalmente”. “Il rifiuto tedesco di far operare l’euro come una vera moneta comune getta le basi di una nuova crisi nell’area. In queste condizioni un salvataggio dell’Italia con condizioni dettate dall’esterno sarebbe moralmente tossico e politicamente destabilizzante”. Adesso manca solo l’editoriale di Ferruccio De Bortoli che dica che il Fiscal Compact va sospeso, e anche il Giornalone di Via Solferino avrà messo definitivamente in soffitta il suo sogno europeo oramai in frantumi e diventato incubo. Ora dobbiamo metterci la responsabilità sulle spalle e prepararci sin d’ora, con grande responsabilità ma anche con capacità di innovare profondamente, alla grande emergenza economica che ci aspetta. Niente potrà essere affrontato come prima. È finita la stagione dei bonus, delle mance elettorali, delle demagogie assistenzialiste senza lavoro. Occorrerà sostenere le imprese che sopravviveranno e che daranno lavoro e stipendi. Ma occorrerà anche creare nuovo lavoro, con un massiccio piano di opere pubbliche, rendendo inoffensiva la più pericolosa casta del nostro sistema, quella burocratica, che altrimenti sarebbe capace, per mero istinto di sopravvivenza, di bloccare ogni cosa come avviene da decenni. Occorrerà fare come fece Roosevelt dopo la Grande Crisi del 1929 con il suo New Deal. Si decide e si fa, con lo Stato in prima linea. Un grande Piano di Manutenzione dell’Italia, del territorio e delle infrastrutture abbandonati da decenni di incuria, ma anche un Piano di intervento nella fornitura di beni primari di cui non ci si può più far trovare sprovvisti come sta accadendo in questi giorni con mascherine, camici chirurgici e respiratori. E per fare questo, dando occupazione ai tantissimi che si troveranno senza reddito, lo Stato dovrà creare un grande Esercito del Lavoro, assumendo lui, a tempo determinato, tutte le persone necessarie a questo grande Piano di Ricostruzione del Paese. E questo andrà fatto respingendo ogni tentazione di mettere l’Italia nelle mani della dittatura di Pechino, ma facendo invece una chiara scelta Atlantica, chiudendo da subito con le assurde regole dell’Unione europea, dal Fiscal Compact al Patto di Stabilità, e facendosi promotori, come lo fummo nel dopoguerra, di un nuovo progetto europeo, di Tutta un’Altra Europa rispetto a quella che in questi giorni è franata clamorosamente e definitivamente di fronte al virus. Cantare l’Inno di Mameli dai balconi è stato consolatorio. Ora bisogna passare subito alla Ricostruzione. Iniziando a costruire subito, qui e ora, l’ Esercito del Lavoro....

Il certificato di morte dell’Unione europea, già sofferente di altre gravi patologie e colpita in modo letale dal coronavirus, l’ha scritto oggi Stefano Folli su Repubblica, descrivendo come Berlino in un solo pomeriggio, decidendo in solitudine, abbia cancellato il principio della libera circolazione delle persone e delle cose, chiudendo i propri confini nazionali. E questo mentre “gli aiuti sanitari all’Italia arrivano più facilmente dall'astuta Cina che non dai diffidenti amici europei”. Una scelta che “smentisce proprio il valore di fondo, o se si vuole l'utopia su cui si è cercato di edificare l'Unione: il progressivo e armonico superamento degli egoismi; il venir meno non solo dei nazionalismi, buttati nella pattumiera della storia, ma anche del principio di nazionalità, ossia quel che resta del patriottismo nel mondo di oggi. Ma questo disegno ha perso via via il suo slancio. Lo ha perso quando la politica non ha saputo mostrarsi all'altezza della sua missione o almeno dei suoi sogni, arrendendosi alla burocrazia. Quando la moneta unica è diventata un traguardo e non un punto di partenza. Quando in Grecia i conti pubblici sono stati risanati a prezzo di una sofferenza sociale intollerabile. Quando si è capito che nell'Unione esiste una rigida gerarchia, certo inevitabile, ma contraddittoria con le speranze di un tempo”. “Il virus ha frantumato le ipocrisie e resta solo la retorica”, conclude Folli. Tuttavia, se il sogno europeo si è plasticamente frantumato di fronte all’invisibile virus, l’agonia delle istituzioni dell’Ue sarà lenta e pericolosa. Di fatto non ci sono più regole, dal 3% deficit/Pil al Fiscal Compact. Tutto viene dichiarato sospeso, come gli accordi di Schengen, ben sapendo che sono morti e senza possibilità di resurrezione. Ora ognuno deve fare da solo e Bruxelles, senza neppure un bilancio per i prossimi sette anni, sarà solo un ingombro capace di ostacolare senza poter aiutare. E questo mentre negli Usa la Fed ha azzerato i tassi di interesse annunciando contemporaneamente un programma di acquisto di titoli di Stato e di obbligazioni garantite da ipoteche per almeno 700 miliardi di euro. Una decisione che mostra come si muove in una situazione eccezionale una vera Banca centrale ma che ha anche svelato quanto sia grave l’emergenza economica in cui il virus ha portato anche gli Stati Uniti. In Europa ci teniamo la Bce di Lagarde e la sua incapacità o impossibilità di intervento, con Romano Prodi che ancora sogna un ripensamento dei tedeschi sugli Eurobond, senza prendere atto che non c’è un solo cittadino del Centro-Nord Europa che voglia farsi carico dei debiti del Sud Europa, perché questo significherebbe un’Europa federale, quella che i paesi ricchi non hanno mai voluto. E allora, per l’Italia, è venuto il momento di diventare responsabili e concreti, di rimboccarsi le maniche e di fare. È finita l’epoca delle letterine da e per Bruxelles, delle flessibilità concesse o negate, delle regole astratte trasformate in dogmi e delle liturgie ormai fuori dal tempo. Ora è il tempo di fare un ospedale alla Fiera di Milano, senza perdere un altro minuto. Il nostro futuro oggi parte dalla Lombardia, epicentro del contagio. Ora è il tempo della Politica. La retorica sta a zero....

Sarebbe bello se quella di ieri di Christine Lagarde fosse stata solo una gaffe, un’incapacità di rimanere fredda in una situazione di emergenza, una dimostrazione di inadeguatezza, alla prima prova del fuoco, a ricoprire quell’incarico. Sarebbe bello, per coloro che non vogliono guardare in faccia la realtà, se questo racconto potesse essere vero. La realtà è che la presidente della Bce ieri era molto fredda e lucida quando ha detto “Non siamo qui per ridurre gli spread. Non è la missione della Bce, ci sono altri strumenti e altre istituzioni incaricate di farlo”. Bce da Lagarde è esattamente la posizione della Germania. Come scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera, quella frase “era l'opposto del «whatever it takes» del predecessore Mario Draghi, quell'impegno a fare «qualunque cosa» per contrastare le scommesse contro alcuni Paesi in vista della rottura dell'euro. Se ieri Lagarde ha sfilato quella pietra di volta dell'intera architettura con apparente noncuranza, è perché non erano parole sue. Era una frase di Isabel Schnabel, la tedesca nel comitato della Bce. Quando l'aveva pronunciata Schnabel pochi se n'erano accorti”. Alla nuova politica “tedesca” della Bce che ha fatto impennare il nostro spread come quello di Spagna, Portogallo e Irlanda, e crollare le Borse, si è accompagnato il divieto del governo di Berlino alle imprese con sede in Germania di esportare dispositivi di protezione individuali come camici chirurgici, respiratori per particolato, maschere chirurgiche, occhiali di protezione, visiere, indumenti di protezione. Un divieto che in questo momento colpisce innanzitutto l’Italia. Contemporaneamente, oggi il governo tedesco ha annunciato prestiti «illimitati», con una disponibilità almeno di 550 miliardi di euro, per aiutare le imprese del paese ad affrontare i problemi di cassa dovuti all’epidemia di coronavirus. «Non esiste un limite massimo, questo è il messaggio più importante», ha dichiarato il ministro delle finanze Olaf Scholz. E con perfetto sincronismo la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager ha annunciato un rapido via libera agli aiuti di Stato in conseguenza della crisi del coronavirus. Il che significa: chi ha i soldi può farlo, gli altri saranno divorati. E mentre l’Unione europea abbandona e pugnala alle spalle l’Italia, nel nostro paese è partita la propaganda del governo cinese - supportata dal nostro ministro degli Esteri di casa a Pechino e Shangai, così come Beppe Grillo all’ambasciata cinese a Roma – che presenta la Cina come salvatrice dell’Italia, con aerei che atterrano carichi di materiale medicale e medici esperti dell’epidemia. Quello stesso regime dittatoriale, responsabile con i suoi silenzi e la sua censura di aver favorito la diffusione del coronavirus in dicembre e gennaio. Tra Berlino, Bruxelles, Francoforte e Pechino si sta giocando un gioco sporco sulla pelle del nostro paese, in cui si contrappongono l’espansionismo tedesco e quello cinese. E l’Italia è il vaso di coccio destinato ad essere travolto dalle macerie di questa Unione europea. Uscirne ricostruendo il paese sarà molto dura e potrà essere fatto solo mobilitando le migliori intelligenze, con politiche totalmente nuove e un progetto di cooperazione europea che faccia una precisa scelta di campo atlantica, lasciandosi alle spalle il mostro tecno-burocratico costruito negli ultimi decenni al servizio di un progetto egemonico nazionale....

Prendiamo atto che ormai su questa Unione Europea e sulla sua governance anche i partiti, i politici, i giornalisti che in questi anni hanno partecipato alla sbronza del “Ce lo chiede l’Europa”, alle idiozie del “Più Europa”, al dogmatismo insensato dei Fiscal Compact e dei Sacri Parametri di Maastricht, alla penosa e disonesta divisione delle nostre società in “civili, colti, per bene” contro “ignoranti, populisti, sovranisti”, ebbene tutti costoro oggi scrivono cose e adottano toni che sono stati i nostri negli ultimi due anni. Con gli amici della Marianna noi dicevamo – da soli e spesso ritenuti dei folli – ciò che oggi sono verità condivise persino da un PD che davanti a questa realtà si dice “basito” e “arrabbiato”. Di tutto ciò non siamo felici, perché ci è voluta una tragica emergenza per afferrare alcuni concetti e scorgere i limiti ottusi di una politica e di istituzioni inconsistenti e spesso del tutto inesistenti. Se ancora ce n’era bisogno, il virus ha dimostrato come le istituzioni della UE non contino e non decidano nulla: servono, in larghissima parte, ad autoperpetuarsi e a pagare alcune migliaia di stipendi. Detto questo – e lasciando ai neofiti l’ardore di ciò che oggi scoprono, tardi e male, sulla UE o meglio sulle sue macerie – mi pare sia urgente porre un altro punto che è persino più rilevante di quello di una costruzione UE gigantista, sbilenca, ingiusta, inefficace. Il nodo va affrontato con tutta la pacatezza del caso e senza gratuite polemiche, senza pregiudizi, soprattutto senza alcun tifo da stadio. Però va affrontato, perché è di fronte a noi, si staglia in modo chiaro e netto come non mai: questo è il nodo dell’egemonia e della leadership politico-culturale della Germania sull’Europa. Due esempi per tutti, plasticamente accaduti nelle ultime 24 ore. Mentre le banche centrali delle democrazie anglosassoni – Fed americana e Banca d’ Inghilterra – di fronte all’emergenza virus procedevano a tagli dei tassi come misura preventiva per l’ormai certa crisi economica globale, la Banca centrale europea ha rifiutato di tagliare tassi. Stamperà soldi, la Bce, trasformandosi ancora una volta in gigantesca tipografia al servizio di banche che a loro volta dovrebbero sostenere quelle realtà di impresa che in tutti quest anni non sono state invece affatto sostenute, e anzi spesso sono perite sotto tonnellate di tasse e di carte burocratiche. E mentre le voci più influenti in Usa e Gran Bretagna sollecitavano tagli ancora maggiori (come chiesto esplicitamente da Trump) e confermavano il ruolo insostituibile delle banche centrali come garanti di ultima istanza, a protezione delle società e del lavoro, la presidente della BCE se ne usciva con la clamorosa frase che ha mandato a gambe levate borse e mercati. Colpa della Lagarde, questo mancato taglio? Gaffe della Lagarde , quella per cui lo spread e la tutela dell’economia non è quasi affar suo ? Non scherziamo. Non diciamo corbellerie.Mai, davvero mai un banchiere centrale potrebbe operare scelte così sconsiderate, che rasentano l’incredibile, se alle spalle non ci fosse il peso di un pensiero, di una cultura, di una politica economica che è stato in questi anni il vero Pensiero Unico Europeo, la vera Politica Economica imposta a un continente. Il culto dogmatico e ottuso della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, la ricerca ossessiva del surplus e della contestuale contrazione dei consumi, la fobia folle verso il tasso di inflazione rappresentano i capisaldi di questo Pensiero economico. Che ha tutta la dignità di una Scuola di Pensiero. Una fra tante. Una fra altre. Non l’Unica, l’Esclusiva. Ha fatto, fa del bene all’Italia questa Scuola e questo Pensiero? No. E’ una scuola, un pensiero che vanno apertamente contestati, con tutta l’urgenza di chi già è in ritardo nel farlo. Non ha alcun senso, ormai, discutere di ciò che resta della UE senza insieme, contemporaneamente porre il nodo di una leadership della Germania che va apertamente discussa e contestata. Qualcuno, del resto, l'incubo odierno lo aveva previsto: "La Germania si ritroverà la sua naturale fobia dell’inflazione, così l'Euro sarà fatale per le economie dei Paesi più poveri". Giovanni Negri https://www.youtube.com/watch?v=f-MzSTTcd7U&fbclid=IwAR0sKgNGA4q7n-Pvh3OYPN4VtLQpQOBqqSYcNC0ruuZPL44DAvxmdfJNpiA ...

I titoli dei giornali da giorni annunciano “Stop a tasse, mutui e affitti”. E chi legge si aspetta che ci sia un intervento immediato per aiutare imprese e cittadini colpiti dall’emergenza coronavirus. Poi vai a vedere le anticipazione del decreto e scopri che la sospensione dei versamenti tributari e contributivi riguarderà solo le persone e imprese che dimostrino di essere state effettivamente danneggiate dalla crisi, con una perdita di fatturato del 25%. Lo stesso vale per la sospensione del pagamento delle rate dei mutui, che dovrebbe riguardare solo le prime case e nemmeno in questo caso sarà generalizzata ma sarà limitata a chi, a causa dell’emergenza di queste settimane, non ha fonti di reddito sufficienti per rispettare le scadenze. Ad esempio chi finirà in cassa integrazione o anche chi sarà costretto a chiudere, anche temporaneamente, la propria attività. Anche per quanto riguarda gli affitti, l’ipotesi è di uno stop ai pagamenti sempre slegato dalla fascia di reddito, di solito utilizzate per questi provvedimenti, ma limitato a chi è stato effettivamente colpito dalla crisi. Insomma, si preannuncia un gran giro di scartoffie per alimentare la burocrazia, con un limitato numero di imprese e cittadini che alla fine potranno accedere a queste misure di sospensione e rinvio. E lo stesso vale per i titoli secondo cui la Commissione europea ci avrebbe dato via libera a spendere per l’emergenza coronavirus senza far rientrare queste spese nel limite del 3% deficit/Pil. Poi vai a leggere e sull’Huffington Post trovi che nella Commissione ancora si discute su quanta flessibilità concedere e che la previsione è che passi la linea Dombrovskis: flessibilità non oltre il 3% deficit/Pil. E sul Corriere della Sera Federico Fubini spiega come la linea Dombrovskis sia in realtà la linea Merkel: “Quando Merkel ricorda che il Patto di stabilità ha «sufficiente flessibilità per situazioni straordinarie», dice anche che quelle regole si applicano comunque all’Italia: niente deficit sopra al 3% del prodotto lordo (quasi impossibile da rispettare, nel 2020) e interventi solo mirati e limitati. E quando precisa che «farà quanto necessario», afferma qualcosa di diverso dal «qualunque cosa serva», che Mario Draghi alla Banca centrale europea affermò otto anni fa”. Insomma, per questa Ue, che sul coronavirus non ha fatto nulla neppure come coordinamento tra gli Stati, il dogma del 3% rimane sempre il faro che la guida. Nulla la può smuovere, neppure la più grande emergenza dal dopoguerra ad oggi. E’ necessario che il governo faccia immediata chiarezza. Alimentare aspettative destinate ad essere deluse rischia di essere pericoloso in una situazione di crisi eccezionale come quella che stiamo attraversando e di cui siamo solo all’inizio....

C’è qualcosa che non torna, nella gestione tedesca del Coronavirus. Anzi c’è più di qualcosa. In primis non torna il sinistro silenzio – politico e giornalistico – sul signor X , il dipendente 33enne della Webasto, colosso tedesco che possiede oltre 50 sedi in tutto il mondo con la centrale a Stockdof (nei pressi di Monaco) ma anche sedi a Wuhan e in altre città cinesi, oltre che in Italia a Torino, a Bologna, e una a 45 km da Codogno. E’ lui, secondo ormai la quasi totalità dei virologi, l’uomo che il 20 gennaio scorso partecipa in azienda a un incontro con una collega cinese che arriva proprio da Wuhan e che al rientro in Cina risulterà positiva. E’ questo il Paziente Zero in Europa : "L'ipotesi abbastanza ovvia – spiega il prof. Massimo Galli - è che almeno gran parte, se non tutta l'epidemia di coronavirus emersa il 21 febbraio nel Lodigiano sia partita da qualcuno che si è infettato in Germania verosimilmente intorno al 24, 25 o 26 di gennaio e che poi è venuto in quella zona dove ha seminato l'infezione, del tutto inconsapevolmente o perché completamente asintomatico o perché ha scambiato i sintomi di Covid-19 per quelli di una normale influenza". E qui sorge la prima domanda : lasciamo stare gli italiani, ma quante persone il Signor X ha infettato in Germania ? E perché i media tedeschi non hanno ritenuto utile dedicare pagine e pagine a questo primato, indagando sul perché e il percome sia la Baviera la vera culla del Virus in Europa? Oggi sappiamo che svariati dipendenti della Webasto sono stati infettati, che l’impatto del Coronavirus è molto consistente a Monaco e che un quarto delle nuove infezioni registrate dai primi di Febbraio in Messico, Finlandia e Scozia, così come i primi casi in Brasile, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco. Ma a queste prime due domande senza risposta (infezioni in Baviera riconducibili al focolaio e curioso, stridente sottovalutazione mediatica) se ne aggiunge subito una terza. Perché gli svariati scienzati e infettivologi tedeschi che si sono gettati a studiare questo caso, cruciale per contenere e tracciare l’epidemia, per rendere pubblica la loro analisi non si rivolgono al celebratissimo Robert Koch Institute di Berlino o ai media tedeschi, ma devono inviare l’esito del loro studio al New England Journal of Medicine, autorevole rivista scientifica edita dalla americana Massachusetts Medical Society? In ogni caso, dalla fine di Gennaio sino al 20 Febbraio, l’atteggiamento della Germania – solitamente così scrupoloso – è quanto meno evasivo. Sul Virus si tace, o si minimizza, si scrollano le spalle, se proprio si deve si assicura a mezza bocca che tutto è sotto controllo. Ma se tutto è sotto controllo, quanti sono i casi positivi, e quanti test sono stati effettuati? Ecco l’altra domanda che ancora oggi non ha una risposta esauriente, perché accanto ai numeri ufficiali ormai da settimane si aggiunge una precisazione degna di una barzelletta: i dati certi in Germania non si possono conoscere perché la conta la fanno i Laender , nella loro autonomia. Siamo, insomma, al grottesco. I bilanci pubblici, i conti delle banche regionali, i saldi delle imprese tedesche sono noti e sotto controllo non solo fino all’ultimo euro ma fino all’ultimo centesimo. Ma i test no, perché non si riescono a sommare quelli di Monaco con quelli di Hannover e di Lipsia. E intanto, mentre il tempo passa, cresce la dimensione oscura, ambigua, priva di ogni trasparenza delle autorità e dei media di Berlino. Il Virus per la Germania è un affare cinese, coreano, e in Europa è un affare italiano, un problema italiano, una cosa da affrontare con delle misure sulle frontiere italiane o sugli aerei in arrivo da aeroporti italiani. E intanto a Berlino si balla nella discoteca Trompete dove risultano 17 infetti, e nell’ intera Germania si celebrano le partite della Bundesliga e della Champions League con decine di migliaia di spettatori. Ma perché ? E perché, altra domanda, bisogna aspettare il 7 marzo per sentire dire dal ministro della salute che è pericoloso ogni assembramento di oltre mille persone ? E perché ancora ieri, 11 marzo, per Lothar Wieler (presidente dell'Istituto Robert Koch) “ in Germania non si conoscono i dati reali sui contagi da nuovo coronavirus, ma non si presume un numero elevato di casi non segnalati” ? E perché, per contro, Angela Merkel nelle stesse ore se ne esce a sorpresa con una frase drammatica sul Coronavirus che “potrebbe contagiare sino al 70% della popolazione” , preannunciando un vertice straordinario di governo per domani, Venerdì 13 Marzo ? Eccole, dalla prima all’ultima, le domande alle quali non ha risposto una Germania mai così ambigua, silenziosa, sfuggente , totalmente stridente rispetto all’immagine di assoluta efficienza e trasparenza che siamo abituati a conoscere . Un atteggiamento che ha rari precedenti, o forse ne ha uno recente soltanto sulla vicenda – altrettanto inquietante e globale – del baratro economico di Deutsche Bank e sui suoi potenziali, tragici effetti sulla finanza globale, un baratro circondato però da altrettanto spettrale e surreale silenzio. Perciò se da un lato dobbiamo ringraziare la signora Ursula Von der Leyen per averci ieri detto “Siamo tutti italiani”, dall’altro non vorremmo fra una settimana trovarci a risponderle “Cara signora, siamo tutti tedeschi”. Con un piccolo particolare che però dovrà essere aggiunto: siamo tutti tedeschi, senza avere capito bene il perché. Giovanni Negri...