Prima Angela Merkel sul Financial Times ha spiegato chiaramente come l’Unione europea non sia altro che una Grande Germania. “L’Unione è la nostra assicurazione sulla vita, dato che la Germania è troppo piccola per esercitare da sola un’influenza politica”, detto la cancelliera tedesca, sollevando anche “il tema della sovranità. Credo che i chip dovrebbero essere fabbricati nell'Unione europea, che l'Europa dovrebbe avere i propri hyperscaler e che dovrebbe essere possibile produrre celle di batteria”. E per far questo la Commissione della tedesca Ursula von der Lyen ha già annunciato che sarà rivista la normativa sugli aiuti di Stato, per allargare le maglie, senza escludere l’imposizione di dazi unilaterali sui prodotti di importazione che non siano fabbricati secondo gli standard ambientali europei. E ieri al World Economic Forum di Davos Ursula von der Leyen ha presentato quello che può essere considerato il Manifesto del Nazionalismo Europeo, facendo propri tutti i temi enunciati al Financial Times da Angela Merkel, dalla protezione dei dati a livello europeo alla difesa comune, compresa la necessità che l’Europa si ritagli un proprio ruolo geopolitico, visto che già con la presidenza Obama l’attenzione degli Stati Uniti verso l’Europa è in diminuzione. Con la Francia di Macron, che parla anche lei di “Sovranità Europea” ma che di fatto è vassalla della Germania, come scrive oggi sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, secondo il quale “la deriva egemonica franco-tedesca nella Ue avrebbe dovuto indurci, se avessimo voluto conservare un ruolo nelle nostre tradizionali aree d’influenza almeno in Medio Oriente e in Africa (divenuta vieppiù cruciale a causa del fenomeno migratorio), a pensare per la nostra politica estera scelte innovative e coraggiose”. E invece, “abbiamo fatto di tutto – in omaggio al nostro cieco supereuropeismo e anche perché gravati dalle condizioni paralizzanti dei conti pubblici – per restare agganciati comunque al duo Parigi-Berlino. Con il bel risultato che oggi vediamo in Libia e altrove”. Perché “l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri”. Galli della Loggia chiede: “Sono state forse scelte prese consultando qualcuno quelle (pur gravide di conseguenze) che la Francia viene facendo da anni nella crisi sirio-mediorientale o nell’Africa occidentale? E chi mai ha consultato Berlino quando ad esempio ha deciso di costruire il gasdotto Nord Stream che in pratica rafforza enormemente la dipendenza energetica sua e dell’intera Europa occidentale dalla Russia di Putin?”. L’editorialista del Corriere, afferma che l’Italia, anche solo per difendere i propri interessi nazionali, “ha bisogno di un partner forte, quanto più possibile forte. Ora, non potendo questo partner essere l’Unione Europea per le ragioni dette sopra – perché l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri – la scelta si restringe di fatto agli Stati Uniti”, la cui posizione è vero che è oggi ondivaga ma si basa comunque su alcuni punti fermi: “l’inevitabile rivalità-contrasto strutturale con l’espansionismo russo, un consolidato buon rapporto con il fronte islamico tradizionalista e anti-iraniano, una permanente, forte intesa di fondo con Israele”. Secondo Galli della Loggia, la qualità dell’Italia “di terzo Paese dell’Unione Europea e quindi di potenziale importante sponda con Bruxelles, appaiono altrettante premesse utili per consentire di stringere un rapporto significativo con gli Stati Uniti più stretto e concertato di quello attuale. Un rapporto che molto probabilmente sarebbe in grado di dare alla nostra politica estera quelle possibilità di movimento nonché quell’orientamento di fondo che da tempo le mancano. E con ciò un ruolo finalmente definito e proficuo”. Insomma, la ricetta ormai esplicita della Grande Germania nascosta dietro le stelle dell’Unione europea col supporto della Francia è: Nazionalismo, Sovranismo e Protezionismo Europei. Con nessun ruolo e nessuna possibilità per l’Italia di difendere neppure i propri interessi nazionali. L’alternativa all’immobilismo subalterno attuale del nostro paese, che si cerca di nascondere dietro un vuoto e retorico europeismo, è di volgere decisamente lo sguardo ad Occidente, verso Londra e Washington, per difendere attivamente i nostri interessi e poter svolgere un ruolo anche in Europa....

Ha cominciato con la tassa sul diesel per salvare il Pianeta, facendo nascere i gilet gialli e scatenandone la furia. E allora fece la prima rapida marcia indietro, che però a nulla servì, perché per un anno le piazze di Francia sono state un fiamme di proteste. Ha proposto la riforma delle pensioni, scatenando più di 40 giorni di scioperi come non se ne vedevano da decenni, che hanno paralizzato il paese. Nuova marcia indietro. Voleva la web tax per colpire i giganti della Rete e voleva che a farlo fosse la Ue. Ma la Ue non ci è riuscita. E allora ha detto: la farà la Francia. E l’Italia subito dietro alla splendida idea, più europeisti dell’Ue, più macroniani di Macron, più realista del re. Solo che il presidente francese di fronte a Trump che ha annunciato come ritorsione dazi contro champagne, vini e formaggi francesi, ha fatto rapido la terza retromarcia. La web tax rimane, ma non verrà riscossa. E niente dazi. Rimaniamo noi, splendidi euristi, che in solitudine dal 1° gennaio abbiamo fatto scattare la web tax in Italia. E Trump ci ha fatto subito sapere che ora, sistemata la questione con la Francia, tocca a noi e a possibili dazi sul nostro agroalimentare e il Made in Italy. Ci comportiamo così da anni. Dal Trattato di Dublino 3, con tutti migranti a carico dell’Italia in cambio di un po’ di flessibilità sul bilancio, e con Macron e tutta l’Europa, che di immigrati non ne vogliono vedere neanche l’ombra e ce li rimandano indietro con le buone o con le cattive, a farci la predica per la nostra disumanità se diciamo che così non va. L’Italia che fa il Conte 2 per fare la pace con l’Europa e poi viene presa a sberle senza pietà, che si riempie la bocca di Ue e non si accorge dei giochi di chi diceva che si doveva fare un accordo sulla Libia tutti insieme, la Ue con gli Stati Uniti. Poi Angela Merkel fa l’accordo con Putin, Macron fa l’accordo con Haftar che blocca i terminal petroliferi dell’Eni, Sarraj ci lascia per la Turchia, e noi rimaniamo con Di Maio che va a Tunisi, a Istanbul e Al Cairo a fare il voyeur di quel che fanno agli altri e a portare caffè e bibite ai partecipanti alla Conferenza di Berlino, con il patetico Giuseppi che cerca invano un posto in prima fila almeno per una foto. L’Italia che si riempie la bocca del Green Deal europeo della presidente Ursula von der Leyen. L’Italia che ha sovvenzionato i piani per fotovoltaico ed eolico con una pioggia di miliardi di incentivi scaricati ogni mese sulle nostre bollette, salvo poi scoprire che i soldi del Green Deal di Bruxelles andranno a chi inquina di più, Polonia e Germania in testa. E il nostro ministro Gualtieri, quello indicato e benedetto dalla nuova presidente della Bce Christine Lagarde prima di essere nominato, che timidamente sussurra che forse per l’Italia si può fare di più. C’è del metodo nel nostro farci del male....

Vale la pena di seguire le date, per comprendere la genuflessione con doppio salto mortale carpiato e triplice avvitamento compiuta dal cosiddetto presidente del Parlamento europeo David Sassoli (Pd), uomo delle istituzioni tutto d’un pezzo, che verso sera comunicherà all’Europarlamento che il deputato indipendentista catalano Oriol Junqueras è decaduto dalla sua carica di parlamentare, senza che abbia mai potuto accedervi, perché così voleva e vuole Madrid. 27 maggio 2019 – In Spagna vengono eletti al Parlamento europeo tre indipendentisti catalani perseguiti dalla giustizia per aver collaborato a organizzare il referendum consultivo sull’indipendenza della Catalogna dell’ottobre 2017, vietato dal governo centrale di Madrid e represso dalla polizia. Due dei tre eletti – l’ex presidente del governo catalano Carles Puigdemont e l’ex-ministro catalano Toni Comin - sono rifugiati in Belgio e il processo a loro carico è stato sospeso perché per la legge spagnola non possono essere processati in contumacia. L’ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras, invece, che è rimasto in Spagna, è in carcere in detenzione preventiva ed è in corso il processo a suo carico. La legge spagnola prevede che per entrare in carica i tre eurodeputati eletti debbano giurare sulla Costituzione del loro paese, recandosi fisicamente a Madrid. Puigdemont e Comin non ci vanno, perché sarebbero immediatamente arrestati, mentre a Junqueras viene negato il permesso di uscire dal carcere per andare a giurare. Risultato, la Spagna dichiara i tre seggi vacanti, in attesa del giuramento. Il presidente del Parlamento europeo piega docilmente la testa e dichiara a sua volta vacanti i tre seggi, che restano vuoti, e imitando il suo predecessore Antonio Tajani (Forza Italia) arriva a negare persino l’accesso ai palazzi dell’europarlamento a Puidgemont e Comin. Il Parlamento europeo tace. 14 ottobre 2019 – Oriol Junqueras viene condannato dal Tribunale Supremo spagnolo a 13 anni di carcere e ad altrettanti di privazione dei diritti civili. 19 dicembre 2019 – La Corte di giustizia europea accoglie il ricorso di Junqueras e stabilisce che l’elezione di un parlamentare europeo a suffragio universale non può essere subordinata all’adempimento di altre formalità a livello nazionale, come il giuramento. Dal momento in cui è eletto l’europarlamentare gode dell’immunità e spetta solo al Parlamento europeo eventualmente revocarla. Nel frattempo, ogni europarlamentare regolarmente eletto deve essere libero di viaggiare e partecipare alle sedute del Parlamento europeo, sin da quella iniziale. 20 dicembre 2019 – Il presidente Sassoli comunica all’Aula del Palamento europeo, senza ammettere alcun dibattito o richiamo al regolamento, che in seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue a Puidgemont e Comin è stato assegnato un “passi” temporaneo come parlamentari europei e che la loro posizione verrà definitivamente perfezionata entro la plenaria di gennaio 2020, comunicando di aver dato mandato ai servizi del Parlamento di valutare nei tempi più brevi possibili l’applicazione degli effetti della sentenza della Corte di giustizia sulla composizione del Parlamento. 3 gennaio 2020 - La Giunta elettorale spagnola stabilisce che Oriol Junqueras non può essere parlamentare europeo, nonostante sia stato eletto, nonostante la sentenza della Corte di giustizia europea e nonostante il parere favorevole alla scarcerazione, perché coperto dall'immunità, dell'Avvocatura dello Stato. 6 gennaio 2020 – Il Parlamento europeo sembra avere un sussulto di dignità istituzionale e nonostante la decisione della Giunta elettorale spagnola dichiara per iscritto che, in seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue, il 13 gennaio l’assemblea plenaria del parlamento europeo prenderà atto dell’elezione come eurodeputati di Junqueras, Puidgemont e Comin, con effetto retroattivo a partire dal 2 luglio 2019, cioè dalla seduta inaugurale del nuovo Parlamento europeo. 9 gennaio 2020 - La Corte Suprema spagnola, contro il parere dell’Avvocatura dello Stato, stabilisce che Junqueras non può essere eurodeputato, perché la condanna di ottobre gli impedisce di godere dell’immunità da parlamentare europeo. 10 gennaio 2020 – Il vile presidente del Parlamento europeo Sassoli si inchina nuovamente a Madrid e smentisce quanto dichiarato dallo stesso europarlamento quattro giorni prima, e afferma che “tenendo conto della decisione della Junta Electoral Central del 3 gennaio 2020 e ai sensi della decisione del Tribunal Supremo del 9 gennaio 2020, il mandato del sig. Junqueras i Vies è cessato con effetto dal 3 gennaio 2020”. Quindi, il 6 gennaio il Parlamento europeo ha riconosciuto l’elezione di Junqueras a partire dal 2 luglio 2019 e poi il 10 gennaio l’ha revocata a partire dal 3 gennaio! “Il Parlamento Europeo è tenuto a prendere atto senza indugio delle decisioni definitive delle autorità giudiziarie competenti degli Stati Membri”, dichiara l’Hombre Vertical Sassoli, che aggiunge: “Chiederò alle autorità spagnole competenti di notificare rapidamente al Parlamento il nome del nuovo deputato”. A Sassoli nulla interessa che Junqueras sia stato condannato mentre avrebbe dovuto godere dell’immunità da europarlamentare. Lui prende solo ordini. E così dichiara decaduto un eurodeputato che non è mai stato riconosciuto come tale, che non ha mai potuto esercitare i propri diritti A Strasburgo e Bruxelles c’è un Parlamento europeo che non è un parlamento, un suo presidente che è un burattino senza dignità, che prima si sottomette a Madrid, poi si fa dettare dalla Corte di giustizia europea le regole fondamentali delle elezioni a suffragio universale, e poi si sottomette nuovamente al volere di Madrid. Sempre senza esprimere un’opinione, affermare un principio elementare di diritto. Supino, genuflesso, uso obbedir tacendo al volere dei governi, accompagnato da 748 eurodeputati disinteressati ai principi della pienezza del plenum dell’Assemblea di cui fanno parte, del diritto degli elettori e di quello degli eletti. Una pagina di vergogna, che dimostra come non esista un diritto europeo e come le istituzioni di questa Ue siano indifferenti ai principi base della democrazia. Una Ue a-democratica....

Giornali e vignettisti la fanno troppo facile. Dare addosso al ministro degli Esteri Di Maio è comodo, anche se giusto. Non bisogna dimenticare però la catena di incompetenti e incapaci che lo hanno preceduto e che lo stanno accompagnando. In una lettera a Repubblica scritta sicuramente di suo pugno (alla seconda riga, infatti, si legge “Le milioni di persone”) Di Maio oggi ci fa sapere che per recuperare il ritardo dovuto alle vacanze madrilene si è tuffato in un tourbillon di incontri all’insegna del Peace&Love, che lo sta portando da Bruxelles a Istanbul e poi al Cairo e ad Algeri. E mentre portava il suo fondamentale messaggio di “Moderazione e Responsabilità”, il nostro ministro degli Esteri ha scoperto che al Cairo, dove era stato ammesso benevolmente a una riunione sulla Libia, i suoi omologhi di Francia, Egitto, Grecia e Cipro avevano già concordato una posizione comune e che a lui rimaneva solo da scegliere se firmare o andarsene. Se ne è andato. E gli altri hanno proseguito. Ma Di Maio è purtroppo in buona compagnia, perché nelle stesse ore anche il presidente del Consiglio rimediava una figuraccia da par suo. Infatti, Giuseppi l’Arlecchino, il più furbo del reame, pensava di poter fare la grande mossa, incontrando a Roma prima Haftar e poi al-Sarraj, uno all’insaputa dell’altro. Quando al-Sarraj l’ha scoperto è ripartito subito da Roma verso Tripoli. Un capolavoro diplomatico. Perché dare addosso a Di Maio è facile, e anche giusto. Non bisogna però dimenticare che su quella poltrona della Farnesina lo hanno preceduto l’invisibile Enzo Moavero Milanesi del Conte 1 e l’inesistente Angelino Alfano di Gentiloni, che l’aveva preceduto a sua volta e che ora sta a Bruxelles, messo sotto la sorveglianza del falco lettone Donmbrovskis. E prima ancora alla Farnesina c’era stata Federica Mogherini, inventata da Matteo Renzi, che poi la impose o la sbolognò all’Ue, pur di non mandarci D’Alema, con l’incarico pomposo di Alto Rappresentante per la sicurezza e quant’altro. Della Mogherini non si ricorda nulla di fatto in cinque anni che abbia avuto la minima rilevanza, se non le vergognose sottomissioni col velo ai teocrati iraniani e i parlamentari di Teheran ammassati ed eccitati a farsi un selfie con la Donna Velata. E del suo premier e promotore Matteo Renzi non si potranno mai dimenticare le statue nude di cui fece coprire culi, genitali e tette per non offendere il capo della Teocrazia fascista di Teheran in visita ufficiale a Roma, provocando l’irrisione del resto del mondo. Dare addosso a un ministro che rimane il bibitaro che fu è giusto, ma che dire allora di David Sassoli, allevato tra le braccia di Mamma Rai e poi portato da Papà Pd al Parlamento europeo, dove è stato infine eletto presidente in virtù della sua inconsistenza e insignificanza politica? Immaginiamo il terremoto di risate provocato nelle cancellerie di mezzo mondo quando oggi Sassoli ha annunciato e intimato: “È maturo un passo dell’Unione europea, Sarraj e Haftar devono cogliere il momento”. Sicuramente i piani di una spartizione a tre franco-russa-turca della Libia sono stati prudentemente rimessi nel cassetto. Sassoli parla come fosse il Papa e l’Ue la Suprema Corte papale, che dice ciò che è bene e ciò che è male: esorta, intima, prescrive, ma non si sporca mai le mani facendo politica concreta. E non conta nulla. Di Maio è surreale e si presta bene ad essere schiaffeggiato e sbeffeggiato, ma surreale è l’inesistente politica estera dell’Italia da molti anni in qua e il provincialismo per cui si crede che Francia e Germania deleghino ai vertici Ue la definizione della propria politica estera e non si limitino invece a imporla agli altri che non ne hanno una propria. Come l’Italia, da anni e anni. Fino a Di Maio....

Più passa il tempo più appare nitido il disastro provocato da quelli che sono stati incensati come i grandi campioni del "Multilateralismo globale pacifico e riformista": Obama e Merkel. Il primo ha abbandonato la Libia, il Medio Oriente, il Mediterraneo al caos, con tanti saluti ai cari alleati nonchè al suo ambasciatore Christopher Stevens, che ci rimise la vita a Bengasi. La seconda ha fatto la Madre Teresa e sta facendo la Greta sulla pelle degli altri: le masse dei disperati sono pregate di rivolgersi ai paesi di primo sbarco secondo il trattato di Dublino mentre lei si occupa di Verde e Ambiente a modo suo: fa con Putin il ciclopico Gasdotto RussoTedesco. E l'Italia ? I FESPE (Fessi Euristi in Servizio Permanente Effettivo) fischiettano e si occupano sui media di elevati dibattiti: Sonia Raule al festival di Sanremo, Trump il Pazzo, l' Orribile Brexit. Quanto all'Italia reale l'Eni viene sostituta dalle truppe di Erdogan a Tripoli, il petrolio dalla Libia e dal Golfo ci costerà il triplo e la nostra dipendenza energetica avrà in Putin un nuovo Padrone. Già, proprio così, perchè mentre i FESPE studiavano e denunciavano tutti gli ombrosi Complotti cerebroinformatici di Putin in Italia, non si erano accorti che ormai 1.989 chilometri del gasdotto North Stream 2 sono stati posati lungo il fondo del Mar Baltico: circa l’81 per cento della sua lunghezza totale, che permetterà alla Russia di fornire 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno alla Germania (con tanti saluti alla Polonia e a Paesi Baltici che denunciano l'opera come un nuovo patto Molotov-Ribbentrop) e soprattutto permetterà all'Orso russo di mettere una zampona in Europa più influente e potente come mai prima. Ecco: giusto per guardare in faccia la realtà e mettere qualche doveroso puntino sugli i. Giovanni Negri ...

Ore di tensione febbrile a Bruxelles e a Madrid. Causa Medio Oriente in fiamme , attacco Usa a Baghdad , escalation in corso e vendetta Iraniana ? Macchè. Il punto è un altro, anzi sono due , con immediati, pesanti contraccolpi politici : 1) Quale diritto ha la prevalenza in Europa ? 2) La Spagna ce la fa a fare un governo o meno ? Questi i fatti. La Giunta elettorale centrale spagnola ha ieri deciso che il Presidente del Governo catalano Quim Torra sia estromesso dal Parlamento dopo una condanna all'interdizione dai pubblici uffici per 18 mesi, condizione che dovrebbe portarlo a lasciare anche la presidenza della Generalitat. La stessa giunta conferma che Oriol Junqueras, in carcere dal 2017 per il tentativo di secessione, regolarmente eletto eurodeputato con amplissimo consenso, non potrà ricoprire la carica di deputato al Parlamento Europeo. Madrid non vuole, quindi Junqueras non può, con tanti saluti agli elettori catalani ma non solo. Il punto infatti è che la Corte di Giustizia Europea ha invece stabilito il pieno diritto di Junqueras a esercitare il proprio mandato di eurodeputato , e persino l' Avvocatura dello Stato spagnola aveva dato parere favorevole alla scarcerazione per il prevalere in questo caso del principio dell'immunità. Ma le autorità centrali di Madrid fanno finta di niente: non vedono, non sentono, non parlano. Quanto a Quim Torra, il Presidente catalano contesta la decisione, avendo già presentato ricorso contro la sentenza alla Corte suprema, e convoca per la sera del 3 gennaio un Consiglio straordinario. Torra era stato condannato prima di Natale per 'disobbedienza', dopo essersi rifiutato di togliere dalla facciata del palazzo della Generalitat (il governo della Catalogna), durante il periodo elettorale, degli striscioni che invocavano la libertà per gli indipendentisti in carcere. A causa di tutto questo si apre non solo un conflitto giuridico in seno all'Unione Euopea, ma è lo stesso Governo di Madrid ad essere in forse dopo la decisione della Giunta elettorale centrale spagnola. Traballa infatti l'accordo che i socialisti hanno fatto con Esquerra Republicana de Cataluña (la sinistra catalana) , che ha promesso l'astensione dei suoi 13 deputati per consentire l'investitura del governo Sanchez in cambio di un tavolo di negoziazione sulla Catalogna. Tavolo che se aperto non spalancherebbe la porta dell'indipendenza, ma se non si apre potrebbe chiudere definitivamente quella per il sospirato nuovo esecutivo a Madrid. Prima dell'esclusione di Torra, sembrava che l'impasse si fosse rotto. L'accordo con la sinistra catalana sull'astensione al voto di fiducia al governo avrebbe garantito il via libera all'esecutivo targato PSOE-Podemos. La 'road map' prevedeva un epilogo entro pochi giorni con il sì al mandato del premier incaricato Pedro Sánchez il 7 gennaio, contando sull'appoggio del proprio partito, di Podemos e - prima della decisione della Giunta elettorale centrale spagnola - sulla fondamentale astensione dal voto di fiducia della sinistra indipendentista catalana. Ora l'intero piano è saltato. Tanto a Bruxelles , quanto a Madrid . E alla prova di ogni autentico fatto ed evento politico, la UE appare per ciò che è : una barzelletta politica, nella quale non trovano nè accordi nè sintesi i malcelati piccoli interessi nazionali di ciascuno....

Macron a Capodanno giura che ce la farà a piegare lo sciopero di una Francia bloccata da un mese. La Merkel invece giura che la Germania salverà il mondo dal cambiamento climatico. Intanto completiamo la rassegna dei messaggi augurali con BoJo, il “Nuovo Europeo” che nessuno aspettava. Giovanni Negri https://www.facebook.com/borisjohnson/videos/449488455744716/...

Dopo la Brexit il Regno Unito rimarrà un’economia globale dominante e continuerà a distanziare la Francia, che in questi tre anni di controversie dopo il referendum del 2016 non è riuscita a superare l’economia britannica. Ora la prospettiva è che entro i prossimi 15 anni l’economia del Regno Unito supererà di un quarto quella di Parigi e gradualmente arriverà quasi a raggiungere quella tedesca. Non solo. La popolazione del Regno Unito, che oggi è di 66,3 milioni di persone, nel 2034 raggiungerà i 71,3 milioni ed entro il 2050 circa si prevede che supererà quella tedesca. Questo e molto altro emerge dall’undicesimo rapporto annuale su stato e tendenze dell’economia mondiale realizzato dal Centre for Economics and Business Research (CEBR), che sottolinea come gli Stati Uniti nel 2019 abbiano rappresentato il 24,8% del Pil mondiale e come siano destinati ad essere superati dalla Cina non prima del 2033, tre anni più tardi di quanto previsto dallo stesso CEBR due anni fa. Ma ci sono altri dati interessanti nel rapporto, a partire dall’India, che nel 2019 ha decisamente superato Francia e Regno Unito, piazzandosi al quarto posto, e che nel 2034 rappresenterà la terza economia mondiale, dietro Cina e Usa, superando Germania e Giappone. Vi sono poi Canada e Australia, che sono due dei paesi di maggior successo nell’attirare migranti qualificati e che anche grazie a questo tendono a crescere più rapidamente di altri, tanto che entro il 2034 rappresenteranno, rispettivamente, l’ottava e la tredicesima economia mondiale. In questo quadro, l’Italia – descritta come un paese diviso tra un Nord prospero e un Sud sottosviluppato – fa registrare nel 2019 un Pil del 3% inferiore a quello del 2008 e secondo il rapporto rimane vulnerabile sia a causa di un ulteriore deterioramento delle condizioni del mercato esterno, sia a causa dell’instabilità politica interna. La prospettiva è che il nostro paese, che oggi rappresenta l’ottava economia mondiale, nel 2034 sprofondi al quattordicesimo posto. Insomma, si affaccia un mondo nuovo, con la grande novità dell’India che diventa terza economia mondiale, un paese che con tutti i suoi limiti e difetti è comunque molto più democratico di altre economie emergenti. Mentre sono molto buone le prospettive del mondo anglosassone nel suo complesso, con Canada e Australia che insieme al Regno Unito sanno gestire molto bene l’immigrazione. Uno scenario economico mondiale in rapido cambiamento, in cui per l’Unione europea si delinea sempre più una dimensione angusta e piccola, contrariamente a quanto ci si racconta, con la locomotiva franco-tedesca sempre più vecchia e lenta, e l’Italia destinata a scivolare sempre più giù finché guarderà a Berlino e Parigi, anziché a Londra e Washington. ...

In attesa del discorso di fine anno del nostro Presidente della Repubblica, merita di essere letto quello rivolto alla nazione dal Presidente della Repubblica Ceca, Miloš Zeman, in occasione del Natale. Poi sarà interessante confrontarne contenuti e toni. Come riferisce Radio Praga, in un discorso televisivo di 16 minuti, privo di simbolismi religiosi, si è definito un “eretico climatico” e ha esortato i cechi a pensare con il proprio cervello piuttosto che seguire i “falsi profeti”. Zeman ha iniziato ricordando cosa dice ai nuovi ambasciatori nella Repubblica Ceca: “Benvenuti in un paese di successo”. Un paese con il più basso tasso di disoccupazione nell'Unione europea, debito pubblico relativamente basso, salari e pensioni medi in aumento. “Sebbene si dica che i cechi siano la nazione più scettica in Europa, penso che dovremmo rallegrarci insieme di questi risultati.” Passando alle aree problematiche, il presidente Zeman ha affermato che molti problemi potrebbero essere riassunti in una sola parola: “lentezza”. Le cause languiscono nei tribunali per anni, persino decenni, e il paese si è classificato al 162° posto in tutto il mondo in termini di tempo necessario per approvare un progetto di costruzione. “Se vogliamo superare la crisi abitativa, l'accelerazione del processo edilizio è una condizione necessaria, sebbene non l'unica”. Il presidente ceco ha espresso fiducia sui progressi avviati dai ministri dello Sviluppo e dei Trasporti regionali, elogiando anche l'obiettivo del governo di investire circa 8 trilioni di corone in 20.000 progetti entro il 2050, principalmente nel settore dei trasporti, ma anche in sanità, energia e sicurezza informatica. “Mi congratulo con il governo per aver presentato un programma nazionale di investimenti con un orizzonte di 30 anni, perché ovviamente alcuni importanti progetti vanno oltre il mandato di qualsiasi governo. Alcuni dicono che è solo un elenco di progetti, ma non è vero.” Miloš Zeman ha poi dedicato gran parte del suo messaggio natalizio alla questione dei cambiamenti climatici, sottolineando le fluttuazioni della temperatura nel corso di milioni di anni. “Credo che la discussione sui cambiamenti climatici stia diventando una nuova religione. Consentitemi, quindi, di essere un eretico. (...