Abituati a pensare che il Papa parli sempre di grandi principi rivolgendosi all’umanità intera, è pressoché passato inosservato che con l’apertura alla legalizzazione delle unioni civili Bergoglio ha annunciato una storica riforma che è soprattutto interna al clero, facendo un grande passo in avanti rispetto a duemila anni di storia. Più che dare al mondo esterno un annuncio di progressismo, Bergoglio ha annunciato una grande svolta interna, rispetto a una storia millenaria in cui il Vaticano ha rinchiuso egoisticamente l’omosessualità clericale tra le proprie mura, quasi fosse un proprio monopolio. Adesso, riconoscendola al più vasto mondo esterno, la riconosce di fatto anche al proprio mondo. Francesco appare più disponibile verso qualcosa che la Chiesa conosce profondamente, perché è parte intrinseca della propria storia, della propria identità, del proprio modo d’essere. La Chiesa cattolica rimane sempre una teocrazia sostanzialmente omosessuale ma ora, legalizzando le unioni di fatto che da duemila anni la caratterizzano, addolcisce la propria immagine. Una scelta apprezzabile, perché un po’ di unioni civili possono attenuare il danno e il dolore che la negazione della sessualità e la repressione dell’omosessualità ha provocato tra preti e suore, producendo pedofilia e mostri. ...

Alla fine, come tutte le “verità” costruite su una montagna di bugie, anche la favola del Mes è venuta giù come un castello di carta. Per mesi ci hanno raccontato che c’erano 36 miliardi disponibili per spese sanitarie legate direttamente o indirettamente all’emergenza Covid, senza condizionalità se non quella di spendere i soldi per spese sociali e restituirli come per qualunque prestito. Rinunciare a quei 36 miliardi sarebbe stato da irresponsabili. A smontare la prima bugia, quella sull’assenza di condizionalità, ci avevano pensato sin da fine giugno due europeisti doc come Carlo Cottarelli ed Enzo Moavero Milanesi spiegando che, di fronte a Trattati e ai Regolamenti non c’è dichiarazione politica che tenga. E quindi gli Stati che avessero fatto ricorso al Mes sarebbero stati sottoposti a “sorveglianza rafforzata” da parte della Commissione Ue. “A questo non si sfugge”, scrivevano Cottarelli e Moavero, chiarendo cosa succede con la sorveglianza rafforzata: “Gli effetti per lo Stato dell’ineludibile “sorveglianza rafforzata” sono comunque significativi: una più attenta indagine sulla situazione delle sue finanze, con l’obbligo di fornire a livello Ue le medesime informazioni previste da una procedura d’infrazione per disavanzi eccessivi; le “missioni di verifica periodiche” della Commissione, della Banca centrale europea, “se del caso, con l’Fmi”, gli stessi protagonisti della cosiddetta Troika; poi, sulla base di tali missioni – punto nodale – il Consiglio Ue può raccomandare allo Stato “misure correttive” o “di predisporre un progetto di programma di aggiustamento macroeconomico”, una “raccomandazione” certo ma di peso, specie se combinata al timore di una reazione negativa dei mercati”. Eppure per sei mesi è andata avanti la favola del Mes senza condizionalità. Ora è caduta anche l’altra bugia. I 36 miliardi del Mes, ammette ora Gualtieri, si possono reperire anche sui mercati, a tassi particolarmente bassi in questo momento. Il vantaggio di ricorrere al Mes, calcola ora il suo paladino che l’ha contrattato con Bruxelles di cui è uomo di stretta fiducia, sarebbe solo di circa 300 milioni l’anno per dieci anni. Gualtieri, però non calcola i costi, difficilmente quantificabili, che deriverebbero all’Italia dall’essere l’unico paese europeo ad essere ricorso al Mes, cioè al Fondo Salva Stati dell’Ue, dichiarando così di essere alla frutta, tanto da dover essere salvato. Un fatto, anche questo, che non deriva dalla propaganda sovranista ma che era stato segnalato sin da giugno da Cottarelli e Moavero Milanesi, che scrivevano: “C’è un ulteriore fattore, infine, che rileva nell’ottica economica: ricercare l’ausilio del Mes comporta uno stigma negativo: rischierebbe di segnalare ai mercati che siamo più in difficoltà di altri”. Insomma, il Mes aveva una chiara finalità: poter mettere l’Italia sotto il controllo della vecchia Troika. Per ora il giochino è andato male. Ma certo a Bruxelles, e ai suoi uomini piazzati strategicamente al governo di Roma, ci sarà chi è pronto a riprovarci....

Sconcertante ma vero. Tutti quelli che per quattro mesi l’ hanno menata con la miracolosa App Immuni ora ci spiegano che Immuni è fallita. Tutti quelli che per quattro mesi ci hanno lavato il cervello con « Dobbiamo prendere il Mes » ora ci dicono che no, nessuno in Europa lo prende e pure per l’inutile Gualtieri il Mes è inutile . Quello che tutti costoro ancora non scrivono - ma a breve lo dovranno fare - è però che se Immuni e Mes sono morti pure il Recovery Fund non si sente troppo bene . Spagna Portogallo e probabilmente la stessa Francia non intendono infatti ricorrere ai prestiti del Fondo : vogliono solo gli eventuali aiuti a fondo perduto . Fin troppo facile prevedere che questa mossa scatenerà la reazione a catena di Frugali, Visegrad e Scandinavi: se volete solo le caramelle e non la condizionalità del prestito , noi le caramelle a spese nostre non le mettiamo e riparliamo di questo bel fondo nel 2025 , con tanti saluti alla presidenza tedesca che doveva imporre tutto e non riesce a imporre nulla. Giovanni Negri...

Alla fine, non solo nessun paese intende accedere ai prestiti del Mes, che prevede la possibilità di una “sorveglianza rafforzata” nei confronti dei paesi che intendono utilizzare quei soldi, ma comincia la fuga anticipata anche dai prestiti del Recovery Fund, per ora ancora solo futuribili. Come ha scritto ieri lo spagnolo El Pais, le “nebbiose condizionalità” e i tassi ai minimi, grazie alla Bce, scoraggiano Madrid e Lisbona dall'accedere ai prestiti della Commissione Ue. E anche la Francia sta pensando di accedere alle sovvenzioni ma non ai prestiti del Recovery Fund. Insomma, la diffidenza nei confronti dell’Ue rimane massima, perché rimane sempre il timore che possano spuntare condizioni politiche a cui sottostare. Si è creato un meccanismo di continua contrattazione tra i governi, che giocheranno tra il tavolo del Recovery Fund e quello del bilancio Ue, per strappare continuamente condizioni migliori su ciò che sta maggiore a cuore a ciascun governo. Un meccanismo infernale che ancora una volta mette a nudo una Governance ingestibile dell’Ue che s’incaglia continuamente di fronte ad ogni minimo ostacolo, perché tutto diventa oggetto di trattativa continua, fino a prevedere il cosiddetto “freno di emergenza” voluto dai paesi “frugali”, cioè la possibilità di sospendere l’erogazione dei fondi del Recovery Fund se un paese chiede una verifica su come sono utilizzati. È evidente che così non può funzionare nulla. Non funziona il Mes, non riesce neppure a partire il Recovery Fund. Ma in queste condizioni, al di là dei proclami e degli slogan sulla resilienza di Bruxelles, le possibilità di ripresa dell’economia dei paesi falcidiati dal Covid diventa sempre più una pura speranza. La Ue perisce sotto il peso della sua insostenibile Governance. Come avvenne all’Urss oppressa dal Pcus....

In una sola sera sono rimasti sul campo i due cadaveri eccellenti della propaganda anticovid del governo: il Mes e l’app Immuni. I due miti di cartapesta di questa stagione finiti nel nulla e nel silenzio. C’è uno dei grandi Dottori del Mes che spieghi come sia possibile che dalla sera alla mattina quel che sino a ieri era qualcosa di irrinunciabile oggi diventa ufficialmente uno stigma che può solo danneggiarci sui mercati internazionali, perché ufficializza che sei alla canna del gas e chiedi soccorso a quello che non caso si chiama Fondo Salvastati? E intanto anche l’altra soluzione miracolosa, il Recovery Fund, è finita sul binario morto dei contrasti e ricatti tra Parlamento europeo, paesi frugali e paesi di Visegrad. Tutto come prevedibile e previsto. Il miracolo del Mes, il miracolo del Recovery Fund, il miracolo di Angela. E ormai mancano solo due mesi alla fine della presidenza della Ue da parte di Angela Merkel, che avrebbe dovuto essere la superwoman capace di togliere la Ue, impantanata anche sulla Brexit, dalle secche di una governance ingestibile. Aspettando i miracoli, nulla di tutto questo è successo. Se ne parlerà forse nel 2021. In Italia, invece, ci siamo infilati nella disorganizzazione totale del Non Stato, affidandoci a un commissario straordinario all’epidemia che avrebbe dovuto metter mano con grande umiltà a vecchi problemi, invece di prospettare soluzioni miracolistiche, dai milioni di banchi con e senza rotelle all’app Immuni. È la differenza che corre tra chi vuole lottare contro la mafia cianciando di carri armati e chi pensa a un commissariato in ogni comune, alla conoscenza del territorio e a un lavoro certosino di contrasto. E oggi anche Repubblica, la grande sponsor di Immuni, deve riconoscere che senza un’organizzazione sanitaria di tracciamento sul territorio, tutto il resto sono ciance e l’app Immuni diventa solo l’anticamera di una lunga quarantena. Quel che è sempre stata, a parte la propaganda. Ma ora siamo arrivati all’inevitabile e repentino epilogo. Le chiacchiere stanno a zero, il Re è nudo, il paziente è senza medico. ...

di Giovanni Negri...

Lo si sapeva da marzo che alla fine del lockdown sarebbe stata essenziale la riorganizzazione dei trasporti pubblici per gli studenti. Era stato anche nominato un commissario straordinario pressoché onnipotente, Domenico Arcuri, per affrontare emergenza Covid e connessa emergenza scuola. Otto mesi e non ha fatto nulla. Ha passato estate e inizio autunno a deliziarci con la ministra Azzolina su milioni di banchi monoposto con rotelle e senza rotelle per garantire una mitica nuova didattica in sicurezza. Su quanti ne siano stati effettivamente consegnati e su quanto siano costati, nessuna informazione arriva da Arcuri. Ma le notizie che arrivano da tutta Italia dicono che è tutto ancora in alto mare. Invece di riorganizzare il trasporto pubblico si è preferito divagare su biciclette e monopattini elettrici, con tanto di bonus che peraltro nessuno ha mai visto. Il risultato di questi mesi di cazzeggio è sotto gli occhi di tutti. Su quello che era il problema principale da affrontare per andare a scuola minimizzando i rischi di contagio, non si è fatto nulla. Dopo oltre otto mesi di stato di emergenza, autobus e metropolitane sono i luoghi dell’assembramento di sempre. Però a cena a casa, non più di sei persone. Ed ecco che adesso rispunta l’idea di scaglionare gli orari di entrata e di uscita dalle scuole, a caccia dell’autobus non strapieno. Con l’inevitabile catena di problemi famigliari che ne deriverà, perché sarebbe necessario scaglionare anche gli orari di entrata al lavoro per i genitori, che nessuno è in grado di organizzare. E quindi ognuno si dovrà arrangiare. Al massimo saranno capaci di rispolverare il bonus baby sitter. Ma di fronte a questo sfacelo, guai a chiedere di render conto di quanto non è stato fatto. Si passa da disfattisti in tempo di guerra. E difatti l’ingiunzione di Conte è stata chiara: “Smettiamola di far polemiche, discorsi astratti, dibattiti, qui bisogna essere concreti”. E quindi taccia anche Guido Bertolaso, che di fronte all’ipotesi di un nuovo lockdown oggi ha detto: “Io manderei in lockdown quelli che ci hanno portato in queste condizioni. Ci sono delle pesanti responsabilità”. Polemiche, discorsi astratti, secondo il governo del concreto sfacelo Conte-Arcuri....

Una storia da seguire e da capire. Il 21 settembre, dagli Stati Uniti Bloomberg scrive che il nostro ministero del Tesoro sta sondando Unicredit per l’acquisto di Monte dei Paschi di Siena, di cui il Tesoro detiene il 68,5% delle azioni. Il 13 ottobre Unicredit annuncia la cooptazione nel consiglio di amministrazione l’ex-ministro del Tesoro e attuale deputato del Pd Pier Carlo Padoan, eletto proprio a Siena, designandolo alla carica di nuovo presidente dal prossimo aprile. Essendo le due cariche incompatibili, Padoan si deve dimettere da deputato, se nessuno gli farà lo scherzetto di respingergli le dimissioni in Aula alla Camera, dove saranno votate a scrutinio segreto. Anzi, come scrive Dagospia, anche la carica di consigliere d’amministrazione di un istituto bancario è incompatibile con quella di parlamentare, cosa mai avvenuta sinora e che è vietata dalla legge numero 60 del 1953, e quindi Padoan non poteva essere cooptato mentre è ancora deputato. Ma c’è un preciso interesse di Berlino a far sì che alla testa di Unicredit ci sia un presidente che non metta ostacoli alla strategia dell’amministratore delegato di Unicredit, il francese Jean Pierre Mustier. dietro la cooptazione di Padoan ci sarebbe anche la strategia di Mustier di dividere le attività internazionali di Unicredit da quelle italiane, che risponde ad un pallino fisso della Merkel: conquistare Unicredit. Non a caso, le attività internazionali dovrebbero essere quotate nella Borsa di Francoforte, scrive Dagospia. A quelle italiane non resterebbe che puntare ad aggregazioni con il Montepaschi. Ecco il perché di una scelta molto politica come quella di Padoan alla presidenza. Del resto, come osserva Il Sole 24 Ore, “L’ex ministro è uno dei maggiori conoscitori del caso Mps, avendone curato prima il tentativo di salvataggio privato e poi la nazionalizzazione. Ora potrebbe trovarsi a gestirne la privatizzazione dal lato del compratore”. Prima da una parte del tavolo, poi dall’altra parte, Padoan sta sempre al tavolo. Iniziò da giovane criticando sulla rivista Critica Marxista la “logica keynesiana (cioè borghese)”, poi divenne direttore della Fondazione dalemiana Italianieuropei, poi passò al Fondo monetario internazionale e quindi all’Ocse, divenendo fautore delle politiche d’austerità, dichiarando soddisfatto che "Il dolore dell’austerità fa del bene e sta dando i suoi primi risultati”. Ora da presidente di Unicredit gestirà la riprivatizzazione di Mps, ottemperando al contempo alle richieste di Francoforte, ha scritto Repubblica, per consentire l'ennesima pulizia di bilancio da 8 miliardi costituiti da debiti in sofferenza, che dovrebbe essere trasferiti al gestore patrimoniale statale Amco. Più che una banca per il Pd, una banca per Angela. ...