Mundizza, rùssc, luera, rut, spassadura, mundésa, munnézze, arga, lozz, pattùmo, scoasse, sudicio, monnezza, rüff, vunc, romenta, mennez, amnis, drugia, rudo, rusco…

Sono tanti i modi in cui i dialetti italiani indicano la spazzatura, i rifiuti. La giunta di Virginia Raggi ha un dialetto tutto suo: li chiama “Materiali post consumo”. Ultra politically correct. Rifiuti Zero.

In attesa di traghettarci in questo Paese delle Meraviglie, però, la Sindaca di Roma assomiglia più a Pinocchio che ad Alice. A “Porta a Porta” ha ripetuto sei volte quella che è una pura e semplice bugia.

Dice e ripete la Sindaca Raggi che la sua giunta non autorizzerà discariche o inceneritori, perché l’Unione europea afferma che non devono essere più costruiti. Bisogna solo ridurre le quantità di rifiuti prodotti, riciclarli e riutilizzarli.

Ma non è così, non lo è stato in passato e non lo sarà in futuro. Basta andare a leggere le direttive europee vigenti e quelle proposte dalla Commissione Ue.

L’attuale normativa europea (direttiva 2008/98) stabilisce una gerarchia nella gestione dei rifiuti, che è la seguente:

a) prevenzione;

b) preparazione per il riutilizzo;

c) riciclaggio;

d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;

e) smaltimento.

Le nuove direttive proposte qualche mese fa nel Pacchetto sull’economia circolare confermano questa gerarchia. Quindi, l’ultima opzione a cui ricorrere sono e rimarranno la discarica e l’incenerimento senza recupero di energia. E infatti la Commissione Ue afferma che “gli Stati membri dovrebbero introdurre incentivi adeguati per favorire l'applicazione della gerarchia dei rifiuti, in particolare mediante incentivi finanziari mirati alla realizzazione degli obiettivi di prevenzione e riciclaggio dei rifiuti della presente direttiva, quali tasse sul collocamento in discarica e sull'incenerimento senza recupero di energia, tasse sui rifiuti proporzionali alle quantità prodotte, regimi di responsabilità estesa del produttore e incentivi per le autorità locali”.

Quindi ciò che va disincentivato, anche mediante tassazioni, sono le discariche e gli inceneritori senza recupero di energia, non i termovalorizzatori, che, come dice la parola stessa, sono inceneritori con recupero di energia.

Per maggior chiarezza, la Commissione Ue ha fatto una Comunicazione specifica, intitolata Il ruolo della termovalorizzazione nell’economia circolare, il cui “scopo principale è garantire che il recupero di energia dai rifiuti nell’Ue sostenga gli obiettivi del piano d’azione per l’economia circolare e sia pienamente coerente con la gerarchia dei rifiuti dell’Ue”.

Nella Comunicazione (link), la Commissione Ue afferma che “ai fini della transizione a un’economia circolare è necessario trovare il giusto equilibrio delle capacità di termovalorizzazione per il trattamento dei rifiuti non riciclabili. Si tratta di un fattore essenziale per evitare potenziali perdite economiche o la creazione di barriere infrastrutturali al conseguimento di tassi di riciclaggio più elevati”.

Perché alla fin della fiera, un rifiuto è un rifiuto e una bugia è una bugia.