NON SOLO MES : È FUGA PURE DAL RECOVERY FUND

Alla fine, non solo nessun paese intende accedere ai prestiti del Mes, che prevede la possibilità di una “sorveglianza rafforzata” nei confronti dei paesi che intendono utilizzare quei soldi, ma comincia la fuga anticipata anche dai prestiti del Recovery Fund, per ora ancora solo futuribili.

Come ha scritto ieri lo spagnolo El Pais, le “nebbiose condizionalità” e i tassi ai minimi, grazie alla Bce, scoraggiano Madrid e Lisbona dall’accedere ai prestiti della Commissione Ue. E anche la Francia sta pensando di accedere alle sovvenzioni ma non ai prestiti del Recovery Fund. Insomma, la diffidenza nei confronti dell’Ue rimane massima, perché rimane sempre il timore che possano spuntare condizioni politiche a cui sottostare.

Si è creato un meccanismo di continua contrattazione tra i governi, che giocheranno tra il tavolo del Recovery Fund e quello del bilancio Ue, per strappare continuamente condizioni migliori su ciò che sta maggiore a cuore a ciascun governo.

Un meccanismo infernale che ancora una volta mette a nudo una Governance ingestibile dell’Ue che s’incaglia continuamente di fronte ad ogni minimo ostacolo, perché tutto diventa oggetto di trattativa continua, fino a prevedere il cosiddetto “freno di emergenza” voluto dai paesi “frugali”, cioè la possibilità di sospendere l’erogazione dei fondi del Recovery Fund se un paese chiede una verifica su come sono utilizzati.

È evidente che così non può funzionare nulla. Non funziona il Mes, non riesce neppure a partire il Recovery Fund. Ma in queste condizioni, al di là dei proclami e degli slogan sulla resilienza di Bruxelles, le possibilità di ripresa dell’economia dei paesi falcidiati dal Covid diventa sempre più una pura speranza.

La Ue perisce sotto il peso della sua insostenibile Governance. Come avvenne all’Urss oppressa dal Pcus.