SIENA BERLINO. OPERAZIONE PADOAN. CHI PAGA? TU.

Una storia da seguire e da capire. Il 21 settembre, dagli Stati Uniti Bloomberg scrive che il nostro ministero del Tesoro sta sondando Unicredit per l’acquisto di Monte dei Paschi di Siena, di cui il Tesoro detiene il 68,5% delle azioni.

Il 13 ottobre Unicredit annuncia la cooptazione nel consiglio di amministrazione l’ex-ministro del Tesoro e attuale deputato del Pd Pier Carlo Padoan, eletto proprio a Siena, designandolo alla carica di nuovo presidente dal prossimo aprile. Essendo le due cariche incompatibili, Padoan si deve dimettere da deputato, se nessuno gli farà lo scherzetto di respingergli le dimissioni in Aula alla Camera, dove saranno votate a scrutinio segreto. Anzi, come scrive Dagospia, anche la carica di consigliere d’amministrazione di un istituto bancario è incompatibile con quella di parlamentare, cosa mai avvenuta sinora e che è vietata dalla legge numero 60 del 1953, e quindi Padoan non poteva essere cooptato mentre è ancora deputato.

Ma c’è un preciso interesse di Berlino a far sì che alla testa di Unicredit ci sia un presidente che non metta ostacoli alla strategia dell’amministratore delegato di Unicredit, il francese Jean Pierre Mustier. dietro la cooptazione di Padoan ci sarebbe anche la strategia di Mustier di dividere le attività internazionali di Unicredit da quelle italiane, che risponde ad un pallino fisso della Merkel: conquistare Unicredit. Non a caso, le attività internazionali dovrebbero essere quotate nella Borsa di Francoforte, scrive Dagospia. A quelle italiane non resterebbe che puntare ad aggregazioni con il Montepaschi.

Ecco il perché di una scelta molto politica come quella di Padoan alla presidenza. Del resto, come osserva Il Sole 24 Ore, “L’ex ministro è uno dei maggiori conoscitori del caso Mps, avendone curato prima il tentativo di salvataggio privato e poi la nazionalizzazione. Ora potrebbe trovarsi a gestirne la privatizzazione dal lato del compratore”.

Prima da una parte del tavolo, poi dall’altra parte, Padoan sta sempre al tavolo. Iniziò da giovane criticando sulla rivista Critica Marxista la “logica keynesiana (cioè borghese)”, poi divenne direttore della Fondazione dalemiana Italianieuropei, poi passò al Fondo monetario internazionale e quindi all’Ocse, divenendo fautore delle politiche d’austerità, dichiarando soddisfatto che “Il dolore dell’austerità fa del bene e sta dando i suoi primi risultati”.

Ora da presidente di Unicredit gestirà la riprivatizzazione di Mps, ottemperando al contempo alle richieste di Francoforte, ha scritto Repubblica, per consentire l’ennesima pulizia di bilancio da 8 miliardi costituiti da debiti in sofferenza, che dovrebbe essere trasferiti al gestore patrimoniale statale Amco. Più che una banca per il Pd, una banca per Angela.