IL MES E’ COME LA BELLA DI TORRIGLIA: TUTTI LA VOGLIONO MA NESSUNO SE LA PIGLIA

È singolare il silenzio totale di analisti, editorialisti, politici e intellettuali filogovernativi favorevoli a ricorrere al Mes, su quello che è il vero mistero: perché nessun paese, a parte la minuscola Cipro, vuole chiedere quei soldi?

La verità è che per i mercati internazionali un paese che si affida al Mes è un paese che ufficializza la propria instabilità. Un paese che ricorre al Mes è un paese che prende l’ottovolante, che non si sa dove può andare a finire. Ricorrere al Mes significa prendere una strada simile a quella imboccata dalla Grecia nel 2015, che non si sa dove può portare.

Se già è stato difficile trovare ArcelorMittal per salvare l’Ilva, una volta che l’Italia dovesse ricorrere al Mes, cioè a un meccanismo che non a caso si chiama Fondo Salva Stati dell’Unione europea, quale straniero verrebbe a investire qui, dove i fattori di attrazione già sono pochi e i disincentivi molti?

I favorevoli al Mes possono dire quel che vogliono sulle poche condizionalità promesse e sulla convenienza del tasso di interesse, ma il giorno dopo aver chiesto quei soldi ovunque si andrà bisognerà spiegare perché si è accettato di subire l’imposizione di ricorrere a un meccanismo Salva Stati. E poi avrai voglia a raccontare, a Londra come a Tokio come a Dubai, che aver chiesto l’intervento del Fondo Salva Stati dell’Ue, quello a cui è ricorsa la Grecia, non comporta niente perché questa volta non sarà condizionante.

È per questo che, nonostante Conte sia andato personalmente a chiederlo nelle maggiori capitali europee, né Francia, né Spagna ma neppure Irlanda, Grecia o Portogallo vogliono farci compagnia nel chiedere i soldi del Mes. Ricorrere al Mes significa autocertificare di essere un paese inaffidabile e stamparsi quel marchio in fronte. Ben riconoscibili in mezzo a tutti gli altri.

Probabilmente alla fine la Germania, a nome dell’Unione europea, ci obbligherà a farlo. Sarà il prezzo da pagare per avere i soldi del Recovery Fund: dichiarare di essere un paese alla frutta, disponibile a entrare in un labirinto dell’Ue senza alcun controllo democratico, di cui non si sa dov’è l’uscita.