UN REGIME COL PRESERVATIVO

Scuole di calcio sì, calcetto tra amici no. Ristorante sì ma fino alle 24, che quando si fa tardi il virus di Cenerentola s’incazza per il sonno. La cena a casa sì ma solo in maschera e tra pochi intimi, senza infastidire il vicino, che altrimenti è invitato a segnalare cotanta orgia virale a chi di dovere, foss’anche solo la portinaia. Fermi per strada sì ma vicino a bar e ristoranti no. Quel che conta è l’intenzione. Niente divieto ma raccomandazione, anzi “forte raccomandazione”, che non si sa che posto occupi nella piramide delle norme ma che ci sta bene, nel paese dei raccomandati. Tutti a scuola ma non gli studenti degli ultimi due anni delle superiori e chi non ne coglie al volo l’evidente motivazione scientifica rimandato a settembre con tutti i debiti in saccoccia.

Nelle Tavole del Dpcm è tutto un puoi ma non devi, non ti vieto ma ti sconsiglio. “Quante volte, figliolo?” chiedeva il Padre confessore. “Quanti eravate?” chiede un po’ ansimante Frate Speranza.

C’è scientificità in tutto questo? No, ma c’è Arcuri, la vera testa pensante del regime col guanto. L’uomo dei tamponi senza reagenti, come i preservativi senza serbatoio. E sopra tutti c’è Mattarella, a cui è tutto un supplicare “Tieni duro”, “Continua tu”. Va avanti Mattarella, va avanti Conte, perché tutto deve rimanere immobile.

È il regime col preservativo, con le sue teste più lucide al comando: Conte con il suo Hatù ma soprattutto lui, Arcuri, la testa più lucida del Goldon Regime. E che dio gliela preservi.