IMMUNI. OGGI LE COMICHE.

Se quella a favore dello scaricamento dell’app Immuni fosse una campagna di pubblicità istituzionale decisa dal governo, sarebbe una cosa opinabile ma chiara. Invece è una campagna di pressione su mezzi di informazione e giornalisti perché si facciano parte attiva di questa campagna all’insegna del “dovere morale” di scaricare Immuni.

A porla sul piano della moralità è stato per primo Giuseppe Conte, seguito a ruota da Dario Franceschini, da tutto il Pd e via via da tutti i sodali di questa che è diventata una vera e propria campagna di regime. Il tutto si basa sul presupposto che lo Stato ha fatto tutto il suo dovere e continua a farlo. Se i contagi aumentano è colpa dei cittadini, in primis della grande maggioranza che non ha scaricato Immuni.

Lo Stato ha fatto l’app, ci sono medici e laboratori che non aspettano altro che il cittadino vada a richiedere il tampone, se è stato allertato da Immuni o se ne ha comunque bisogno. E loro te lo fanno subitissimamente, senza attese, neppure per avere i risultati.

Oggi la punta di diamante di questa battaglia morale è Repubblica, dove Riccardo Luna racconta la sua magnifica esperienza. Riceve un alert da Immuni sabato verso l’ora di pranzo, cerca il medico “e un paio di ore dopo facevo sierologico e tampone”. “Un’ora dopo gli esami è arrivato il responso”.

Meraviglioso il mondo di Repubblica, sembra di stare sulla Luna. Incredibile che sia lo stesso in cui viviamo tutti noi, che sappiamo bene che il problema non è l’app ma il servizio sanitario che dovrebbe farsi carico di chi potrebbe essere stato contagiato. Per chi non ne ha avuto esperienza diretta, basta andare su Google e cercare “Tempo Attesa Tampone”. Vengono alla luce tanti racconti, molto terrestri e poco lunari, di giorni di attesa per prenotare e fare il tampone, e poi l’attesa dei risultati, lunga anch’essa alcuni giorni e non la sola ora che ha dovuto aspettare il giornalista di Repubblica. Nel frattempo, l’unica cosa che si può fare è rimanere in isolamento. Per poi magari scoprire che non si è positivi. Intanto sono giorni in cui non si può andare a lavorare, e per chi lavora in proprio è un grosso guaio, e neppure a scuola, condizionando tutta la famiglia.

Ma tant’è. È colpa nostra, cittadini senza moralità, bambini capricciosi che credono alle favole dei lupi cattivi invece che al mondo meraviglioso raccontato dagli splendidi influencer del magnifico governo di Conte e Arcuri. Così ha deciso il Ministero della Moralità.