CINQUE COSE CHE UNA DESTRA NORMALE AVREBBE FATTO E CHISSÀ PERCHÉ NON HA FATTO

Invece di giocare al pallottoliere delle Regioni conquistate, in questi mesi la destra avrebbe potuto riunire in un organismo permanente i governatori delle Regioni che avevano promosso il referendum per una legge elettorale maggioritaria uninominale, come unica strada da perseguire, insieme al presidenzialismo, per uscire dal pantano politico e istituzionale, a maggior ragione con la riduzione del numero dei parlamentari.

Una Camera dei governatori di queste Regioni che avrebbe potuto funzionare da governo ombra nazionale, esaminando ogni provvedimento del governo Conte e proponendo in positivo soluzioni alternative, prima, durante e dopo il Covid.

Sarebbe stato necessario un grande appuntamento nazionale a cui invitare i gruppi d’investimento non italiani, per capire cosa si aspetterebbero sul piano della semplificazione per investire in Italia, denunciando il ruolo di blocco della burocrazia.

E poi un grande appuntamento contro gli sfaceli di Alitalia, Autostrade e Ilva.

E una grande campagna di verità sulle tempistiche del Recovery Fund, con l’approvazione necessaria e niente affatto scontata di 27 parlamenti e governi, e quindi con tempi che si annunciano lunghi e non incompatibili con l’emissione di un titolo pubblico di lunghissimo periodo, per finanziarci intanto in modo autonomo.

Una campagna che affrontasse il nodo sempre più evidente di una governance dell’Unione europea da ripensare, perché così com’è non funziona ormai su nulla e produce solo crisi. Un’Europa da riconcepire, non solo da criticare. Un’iniziativa che utilizzasse contatti internazionali diversi dai soliti per concepire proposte innovative.

Cinque cose ovvie che una destra normale avrebbe fatto, anziché andare in giro per selfie, rosari e sagre di paese. E invece niente. Nulla di tutto questo. Si preferisce avere i simboletti della Lega – Salvini Premier e della vecchia Fiamma tricolore del Msi, facendone le uniche bandiere, anziché fare una cosa con meno coloritura partitica ma che servirebbe anche a creare una classe dirigente intorno ai governatori delle Regioni e ai sindaci dei Comuni. Una cosa ben diversa da quella di cui si parla in queste ore, che vorrebbe mettere più in vista imprenditori e docenti universitari, da presentare come nobili candidati, ripetendo quel che faceva il Pci con gli indipendenti di sinistra, che poi fungevano da servi del partito a cui mettevano un po’ di rimmel per imbellettarlo.

E infine resta il problema della coalizione. È evidente che Forza Italia è del tutto dissonante rispetto alle altre due forze, ma è del tutto evidente che mancano uno o due forze almeno per fare un centro destra moderno, con il quale, forte di proposte alternative di merito e di sistema, non ci sarebbe stato l’appiattimento sui SI al referendum e oggi Conte sarebbe a casa.