“AMICI” CINESI, SCHEDATECI TUTTI

A marzo il nostro ministro degli Esteri sollevò vibranti e indignate proteste per uno sketch sulla “pizza italiana al coronavirus” trasmesso dall’emittente privata francese Canal+. “Inaccettabile” tuonò Giggino da Pomigliano. “Abbiamo immediatamente attivato la nostra ambasciata a Parigi”, fece sapere minaccioso.

Alla fine tutto si risolse con una pizza della pace con l’ambasciatore francese in un locale del centro di Roma, in favore di macchine fotografiche e telecamere, dove vennero violate tutte le regole su mascherine e distanziamento sociale. Ma almeno si evitò una guerra commerciale con i cugini transalpini.

Da ieri mattina, invece, Di Maio tace di fronte alla notizia che un’azienda tech cinese, la società Zhenhua con sede a Shenzhen, ha schedato decine di migliaia di cittadini di vari paesi, tra cui quasi cinquemila italiani influenti, compresi politici e loro familiari. Schedate anche le autorità dei porti italiani, da Genova a Trieste a Civitavecchia. Quei porti che attraverso la Via della Seta Di Maio voleva portare nelle mani di Pechino.

Quella Cina dove nessuna azienda privata può agire se non d’intesa con il governo del Partito Unico Comunista ma su cui questo governo, come il precedente, chiude non un occhio ma tutti e due. Con la benedizione del Quirinale, che vigila sull’imperitura amicizia italo-cinese, in onore della quale a metà febbraio organizzò un concerto straordinario, con la Rai precettata a trasmetterlo in diretta. Proprio nei giorni in cui i silenzi e le bugie di Pechino diffondevano il coronavirus in tutto il mondo, facendo dell’Italia il primo e più colpito paese. Ma chi chiedeva la quarantena per chi arrivava dalla Cina veniva tacciato di razzismo e Mattarella andava a solidarizzare con i bambini cinesi nella scuola più multietnica di Roma. Con tutto l’apparato del Pd e dei Media a far da sostegno.

E sulle responsabilità del regime di Pechino per la pandemia silenzio assoluto. Lo stesso vergognoso silenzio servile e complice di oggi di fronte alla schedatura di migliaia di italiani. Neppure una timida richiesta di chiarimenti all’ambasciatore cinese, quello che ha sempre una porta aperta per Beppe Grillo. Niente. Vietato infastidire Pechino.