ZERO BANCHI E MILIARDI AGLI AMICI. DA DOMANI LA FARSA.

Il bando per l’acquisto dei banchi del 20 luglio scorso prevedeva due lotti: il primo fino a 1,5 milioni di banchi e 700mila sedute di tipo tradizionale; l’altro fino a 1,5 milioni di sedute innovative (con le ruote e il banco annesso).

Queste ultimi erano stati indicati in tv dal ministro dell’istruzione come una soluzione praticabile per l’attività didattica.

Eppure nello stesso allegato tecnico al bando era precisato che si tratta di prodotti non conformi per l’utilizzo a scuola. Sono i singoli dirigenti degli istituti che devono attestarne idoneità: “Trattandosi di prodotti non ancora classificati ai fini della normativa UNI EN nella categoria dei banchi scolastici, l’idoneità funzionale all’impiego in istituti di istruzione dovrà essere adeguatamente attestata dai responsabili degli istituti in cui tali sedute sono state già utilizzate”.

Un aspetto confermato dalle stesse aziende che hanno partecipato al bando per le forniture: “I banchi non sono innovativi ma tradizionali senza le rotelle, insomma, anche perché quelli non sono a norma, specie per l’uso da parte dei minorenni». Quindi le aziende che le producono come fanno? «Si assumono il rischio di essere ritenute responsabili in caso di incidenti, poi non so quali accordi abbiano preso con il committente» (Presidente di Vastarredo, 30 agosto 2020). Ma allora chi ha imposto all’Italia – unico paese al mondo – dei banchi che nè gli insegnanti, nè le aziende produttrici e neppure i tecnici del ministero giudicano idonei alle scuole italiane ? Forse l’ormai celebre Comitato Tecnico Scientifico che ormai orienta le nostre vite ? Macchè: “Sulla tematica dei banchi a rotelle, il Comitato tecnico scientifico non si è mai espresso, nessuno ci ha mai chiesto una valutazione. Noi abbiamo valutato i banchi a seduta fissa, perché l’Inail ci ha dato delle valutazioni solo su quelli”. (Agostino Miozzo, coordinatore del CTS, 31 agosto 2020). E allora chi ha voluto a tutti i costi questi banchi , e perchè ? Purtroppo la risposta è assai semplice : chi voleva far vincere gli appalti agli amici, chi ora rifiuta di pubblicare i nomi dei vincitori degli appalti, chi non appena è filtrato un nome – quello di un’azienda inesistente – ha dovuto cancellare il contratto.

Giovanni Negri