I DISPERATI DEL RECOVERY FUND

Due giorni fa Repubblica titolava “Il piano del governo: 20 miliardi dal Recovery Fund già nella manovra”. Il piano consisteva nell’ottenere dall’Ue entro Natale un anticipo del 10% sui 209 miliardi del Recovery Fund previsti per l’Italia, tra prestiti e soldi a fondo perduto.

In 48 ore sono arrivati tre bagni di realtà che hanno affossato le fantasie di Palazzo Chigi. Ha iniziato Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, a dire chiaro che a Natale non ci sarà nessun anticipo. Se ne parlerà tra un anno, se tutto andrà bene.

Durante un’audizione in parlamento, Gentiloni ha spiegato che entro metà ottobre i governi dovranno presentare le bozze dei loro piani e iniziare a discuterne con la Commissione Ue. Tra gennaio e la fine di aprile andranno presentati i Piani nazionali definitivi. Poi passeranno due mesi (e si arriva a fine giugno 2021) per la loro valutazione da parte della Commissione. In caso positivo, i Piani passeranno al Consiglio europeo, cioè ai 27 governi, che avranno un mese di tempo per l’approvazione formale a maggioranza qualificata, dopo una discussione “esaustiva” (il termine “esaustiva”, ha spiegato Gentiloni, rappresenta il compromesso raggiunto per venire incontro ai governi che chiedevano un’approvazione all’unanimità). E così si arriva alla fine di agosto 2021. Solo dopo ci potrà essere l’erogazione dell’anticipo del 10%. Un anno da oggi.

Gentiloni ha però tralasciato un aspetto fondamentale, che ha provveduto a ricordare sempre ieri un portavoce della Commissione europea. Per l’esborso dell’anticipo del 10% bisognerà che i 27 parlamenti nazionali abbiano concluso il processo di ratifica del Recovery Fund e del connesso bilancio pluriennale Ue 2021-2027 e che di conseguenza sia stata avviata la raccolta di risorse sui mercati finanziari.

Ma l’accordo dei 27 parlamenti nazionali è tutt’altro che scontato, tanto che ieri il vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell ha ammonito che se questo via libera unanime non dovesse arrivare “per l’Unione sarà un grande fallimento. Spero che non accada”.

Eppure a Palazzo Chigi si continua a vivere fuori dalla realtà, sognando e facendo sognare 20 miliardi inesistenti regalati da Bruxelles sotto l’albero di Natale, seguiti da altri 190 con cui abbassare le tasse a piacer nostro. Un’ipotesi spazzata via anch’essa ieri da Gentiloni.

E ora, finiti i giochi di prestigio, rischiamo di scoprire che le nostre casse sono pericolosamente vuote, mentre è alle porte l’autunno della resa dei conti.

Intanto, nella distrazione generale si avvicina la prospettiva di una Brexit senza accordo a fine anno, con un impatto sull’economia europea non ancora calcolato.  Mentre dagli Usa sappiamo che, vinca Trump o Biden, nessuno starà a guardare se l’Ue pensasse di far fronte alle proprie necessità di bilancio ricorrendo a una web-tax che penalizzerebbe i giganti statunitensi.

Sono momenti in cui sarebbe più che mai necessario avere un governo. Ma sembra anche questo un sogno.