UN TRENO GRILLINO CHIAMATO PD

 

Fa quasi tenerezza leggere oggi su Repubblica il segretario del Pd dire, a proposito dell’alleanza con i 5Stelle: “Non c’è stata alcuna subalternità: abbiamo noi segnato l’identità del governo“. Che se fosse vero, se il Pd oggi esercitasse veramente un’egemonia culturale di gramsciana memoria, non avrebbe bisogno di dirselo da solo. Lo vedrebbero tutti, così come oggi tutti vedono il contrario.

Da anni l’egemonia è nelle mani dei grillini, sin da quando nella scorsa legislatura erano all’opposizione ma dettavano l’agenda politica, con il Pd che li rincorreva, rafforzandoli, sulla strada della demagogia populista dell’antipolitica e del giustizialismo. E proprio su questo è nato un anno fa l’attuale governo, grazie all’intesa strategica tra l’Elevato Beppe Grillo e lo stratega Goffredo Bettini. Fare un gran mischione dei due elettorati. Esattamente quel che propone oggi Zingaretti in vista delle regionali: “dovremo ricostruire quel moto unitario nell’elettorato che i leaders, purtroppo, non hanno saputo garantire”.

Questo è il destino del treno Pd, altrimenti destinato a finire su un binario morto. Il treno può continuare a circolare se va dove dice l’Elevato capotreno, la sua guida naturale. La locomotiva di Guccini ormai è nelle mani di Grillo. Zingaretti fa il fochista ma quale carbone deve buttare dentro lo decide il Vate.

E oggi, mentre Zingaretti pubblicava la sua lettera a Repubblica, Grillo ha postato un video in cui propone di fare come in Cina: tutti i dati internet sulla vita degli italiani, ciò che cercano e scelgono, come spendono e come si muovono, devono essere di proprietà dello Stato.

In attesa che tra un mese, quando si parlerà di legge finanziaria, il ministro Gualtieri e tutto il Pd tornino all’attacco per eliminare il contante e rendere tracciabili dallo Stato tutti i nostri pagamenti. In nome della nobile lotta all’evasione, ovviamente. Così come Grillo fa la sua proposta per liberarci dallo strapotere di tre-quattro grandi imprese statunitensi affamate di soldi. E all’obiezione che quella cinese è una dittatura, Grillo risponde facendo il candido: “Qual è la definizione di dittatura? Io non lo so”.

Cosa può fare lo Stato con i nostri dati lo ha dimostrato l’Inps incrociando i dati dei politici (dai parlamentari ai consiglieri comunali di paese) con quelli dei richiedenti il bonus dei 600 e lanciando una campagna di denigrazione generalizzata in perfetto stile grillino, proprio quando si avvicina il referendum sul taglio dei parlamentari, ingoiato dal Pd pur di far nascere questo governo. E il presidente grillino dell’Inps sta sempre lì.

Ormai il Pd passa sopra ogni cosa pur di restare al governo: reddito di cittadinanza, bonus e sussidi a poggia, ruolo debordante di Cassa depositi e prestiti, statalizzazione dell’economia e della società, il tutto condito con un po’ di vecchio e sano anticapitalismo corretto in salsa populista, secondo cui l’impresa privata è predatrice e lo Stato è dalla parte dei cittadini

Un repellente miscuglione alla pechinese.