PECHINO MINACCIA PRAGA: LA PAGHERÀ CARA

La Repubblica Ceca pagherà “un caro prezzo” per questo “atto spregevole”. A dirlo dalla Germania è il ministro degli Esteri del regime di Pechino, Wang Yi, che pochi giorni fa ha inaugurato il suo tour in alcune capitati europee incontrando a Roma Di Maio. Un incontro finito tra sorrisi e saluti gomito a gomito. Poi il ministro cinese è volato in Norvegia, mettendo in guardia dall’attribuire il Premio Nobel per la Pace ai manifestanti di Hong Kong, perché verrebbe considerato dalla Cina un’interferenza nei suoi affari interni.

Oggi nel mirino delle minacce di Wang Yi è finito il presidente del Senato della Repubblica Ceca Mylos Vystrcil, che ieri ha iniziato una visita ufficiale di cinque giorni a Taiwan, a capo di una delegazione di novanta persone, tra cui il vicepresidente e i presidenti delle principali commissioni del Senato, il sindaco di Praga, imprenditori, accademici e giornalisti.

Un viaggio programmato da lungo tempo dal precedente presidente del Senato, Jaroslav Kubera, deceduto lo scorso 20 gennaio per infarto nel suo ufficio, a cui dieci giorni prima l’ambasciata cinese a Praga aveva inviato una lettera, intimandogli di rinunciare alla visita a Taiwan e avvertendolo che ciò avrebbe avuto conseguenze negative sulle relazioni tra Cina e Repubblica Ceca. Minacce che non hanno dissuaso il nuovo presidente del Senato dal confermare l’iniziativa del suo predecessore.

Pechino considera Taiwan una propria provincia, seppur autonoma, e contrasta duramente ogni atto bilaterale o multilaterale che la consideri come uno Stato. Per questo, ad esempio, Taiwan non è ammessa nell’Organizzazione mondiale della sanità, alla cui assemblea dello scorso aprile su pressione di Pechino non è stata invitata neppure come osservatore, come era avvenuto invece nel 2009 e nel 2016. L’Australia che si era schierata a favore della partecipazione di Taiwan ha ricevuto anch’essa minacce dalla Cina di boicottaggio commerciale turistico.

Taiwan avrebbe da raccontare molto sullo scoppio della pandemia, essendo riuscita a contenere in modo molto efficace la diffusione del coronavirus senza imporre il lockdown ai suoi 24 milioni di abitanti, adottando immediate iniziative di controllo e contenimento, avvertendo Cina e Oms sulla presenza del virus e sul contagio da uomo a uomo sin allo scorso dicembre, mentre Cina e Oms hanno aspettato metà gennaio per avvertire il resto del mondo, con gravissimi danni sanitari ed economici a livello globale.

Tutti problemi che per il nostro governo neppure esistono. Che si tratti dei silenzi sulla pandemia, di repressione della libertà di Hong Kong o di violazione dei diritti umani, a Roma ci sono sempre un Beppe Grillo, un Di Maio e tutti i Colli pronti a dar di gomito ai dittatori di Pechino.