GLI AMICI DEL GIAGUARO

Per il suo primo tour europeo dopo lo scoppio della pandemia causata dal virus cinese, il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, ha scelto l’Italia. “Una scelta strategica”, osserva il South China Morning Post, perché il nostro non solo è stato il primo paese europeo a soffrire per la pandemia ma è anche l’unico del G7 ad aver firmato nel marzo 2019 un memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta.

Il Memorandum era stato firmato da Di Maio come vice presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico nel governo Conte gialloverde ed è sempre stato Giggino a incontrare ieri Wang Yi, in qualità di ministro degli Esteri del governo Conte giallorosso.

D’altronde, per Pechino Di Maio è un vero amico. È riuscito a non dire una sola parola sulle responsabilità della Cina per lo scoppio della pandemia e sui suoi ritardi nell’informare i cinesi e il resto del mondo, con gravissimi danni sanitari ed economici a livello globale. Silenzio di tomba.

E anche sulla repressione in atto ad Hong Kong, il ministro cinese ha ringraziato l’Italia perché mantiene un atteggiamento di non ingerenza, cioè lascia fare liberamente a Pechino, limitandosi a giaculatorie di circostanza, come quella pronunciata ieri da Di Maio: a Hong Kong “è indispensabile preservare l’alto grado di autonomia e libertà. Seguiremo con molta attenzione i risvolti della nuova legge sulla sicurezza nazionale”.

E dopo poche ore la polizia di Pechino ha arrestato a Hong Kong sedici persone, tra cui due deputati, accusati di “rivolta” per le proteste anti-governative del luglio 2019, sulla base della nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, approvata dall’Assemblea nazionale del Popolo cinese. E dal nostro ministro degli Esteri neppure una parola.

In Occidente, la sponda amica del Dragone siamo noi. Gli amici del Giaguaro.