LA SCURE DI PECHINO SU HONG KONG

Gravissima escalation, stamattina, del processo di strangolamento di Hong Kong, della sua autonomia e della libertà da parte del regime cinese.

Dopo aver isolato l’edificio, 200 poliziotti sono entrati nelle redazioni del quotidiano di Honk Kong Apple Daily e del settimanale Next Magazine, apertamente schierati per la democrazia e la libertà dell’ex colonia britannica. Perquisite tutte le scrivanie e gli archivi, arrestati l’editore Jimmy Lai, i suoi due figli, alcuni dirigenti del gruppo editoriale, mentre è ricercato il suo collaboratore Mark Simon, che si trova all’estero.

Arrestati anche due esponenti politici delle forze d’opposizione, Lee Cheuk-yan, vicepresidente del Partito del lavoro, e Yeung Sum, ex presidente del Partito democratico.

In applicazione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, introdotta dal regime di Pechino un mese fa, Jimmy Lai è accusato di “collusione con forze straniere e cospirazione per commettere frodi”. Un’accusa per cui rischia l’ergastolo.

Le forze straniere con cui Jimmy Lai sarebbe colluso e starebbe complottando vedono in prima fila gli Stati Uniti, dove il magnate-editore di Hong Kong si era recato l’anno scorso, incontrando il vice presidente Mike Pence e sollecitando l’approvazione di una legge in difesa della democrazia e dei diritti umani a Hong Kong, approvata poi dal Congresso lo scorso novembre.

Nell’ultimo mese, poi, gli Usa hanno eliminato lo status speciale di Hong Kong nelle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, e tre giorni fa Trump ha imposto sanzioni alla governatrice di Hong Kong Carrie Lam e ad altri dirigenti cinesi, a cui oggi Pechino ha risposto con sanzioni nei confronti di alcuni senatori repubblicani statunitensi e dirigenti di Ong.

Intanto, dal Regno Unito Boris Johnson si è schierato con Trump contro Huawei nello sviluppo della rete 5G e ha annunciato la disponibilità a dare il permesso di soggiorno e di lavoro a circa 3 milioni di persone provenienti da Hong Kong, come premessa per la concessione della cittadinanza britannica.

Dall’Unione europea, invece, non arrivano che innocui comunicati in difesa della libertà a Hong Kong, che al Partito Comunista cinese fanno il solletico, mentre l’Italia continua ignobilmente a tacere in nome della non ingerenza negli affari interni di un paese straniero.

Con i clamorosi arresti di stamattina a Hong Kong, si va verso una escalation dello scontro tra Pechino e l’Anglosfera, con l’Unione europea posizionata dalla Germania di Angela Merkel in una posizione di opportunistica equidistanza, che la rende sempre più irrilevante sullo scacchiere geopolitico. Sarà scontro, duro, per definire i nuovi equilibri, con l’Europa che abbandona i suoi storici alleati, consegnandosi all’irrilevanza.