WATERLOO

Da quattro giorni a Bruxelles sta andando in scena uno spettacolo apocalittico. Che si arrivi o no a un accordo e qualunque esso alla fine sia, rimarrà la rappresentazione plastica della catastrofe delle istituzioni Ue, con Commissione e Parlamento che visibilmente non servono a nulla e non governano nulla. Tutto è nelle mani dei governi nazionali, ognuno dei quali può ricattare gli altri con il potere di blocco e di veto su qualunque cosa.

Non è solo l’Olanda, perché insieme a lei ci sono almeno altri quattro paesi nordici e frugali, che hanno mostrato chiaramente quanto credano in questa Europa post-Brexit. E non è questione di sovranisti antieuropeisti, dato che i premier di questi paesi sono socialdemocratici, popolari e liberali con Macron.

È ormai un’Unione europea senza più un progetto politico, che ha smarrito il motivo dello stare insieme, che neppure Angela Merkel, dalla quale ci si aspettava un semestre di presidenza che si traducesse in un grande rilancio, riesce a governare.

Ammesso che si trovi un accordo, poi ci vorranno mesi perché sia tradotto in pratica attraverso il voto favorevole di 27 parlamenti nazionali. Con Olanda e Germania che andranno a elezioni la primavera prossima. E la Cdu che non ha neppure un segretario e un candidato cancelliere per il dopo Merkel. Ed entrambi i governi dell’Aja e di Berlino che devono stare attenti a non dare fiato ai loro cosiddetti populisti e sovranisti.

C’è poi la catastrofe italiana. Con Conte che la settimana scorsa ha fatto il giro di mezza Europa, cercando inutilmente di convincere Spagna e Portogallo a chiedere anche loro i soldi del Mes, andando poi al Quirinale, con codazzo di ministri, a concordare con Mattarella la brillante strategia di questi giorni. Attaccando Ursula von der Leyen, colpevole di non aver difeso a dovere la Commissione europea, e poi minacciando di fare un accordo senza l’Olanda, ottenendo il risultato di compattare maggiormente i quattro paesi “frugali”, a cui si è aggiunta la Finlandia.

E ora, ammesso che si trovi un accordo, i primi soldi del Recovery Fund non arriveranno comunque prima di un anno. E intanto non ci sono ancora neppure i soldi del fondo Sure per la cassa integrazione. Mentre c’è già un buco di 20 miliardi nelle casse dello Stato, da colmare subito per mantenere le promesse delle eroiche dirette facebook di marzo e aprile.

Dopo mesi passati a raccontare dei poderosi sforzi dell’Ue e del suo governo, Conte tornerà a casa senza un euro in mano e senza più soldi in cassa. E per tappare subito il buco gli restano solo i prestiti del Mes.

Più che un Consiglio europeo per la ripresa dopo il coronavirus, quello in corso a Bruxelles è diventata una Waterloo generale, europea e italiana, dopo mesi di illusionismo. Andare avanti come se nulla fosse successo, continuando a nascondere la cruda verità, sarà sempre più difficile.