IL PARTITO DELL’EMERGENZA

“Non ci sono le condizioni per tornare a scuola a settembre.” Lo dicono i sindacati della scuola, Cgil in testa, sostenendo che mancano aule e personale, dagli insegnanti ai bidelli. E così, mentre ormai è stato riaperto tutto e da due giorni le Regioni possono riaprire anche le discoteche, la scuola rimane l’unico tempio del contagio, chiuso da marzo nell’indifferenza del governo, che ne ha lasciato la gestione nelle mani di una ministra assurda, che si occupa di creare software “per sapere esattamente quanti metri quadrati abbiamo nelle classi”, degli arredamenti e dei nuovi banchi monoposto con le rotelle.

E il ministro delle Regioni, il piddino pugliese Francesco Boccia, ne approfitta subito per dire che “è scontato che lo stato di emergenza venga allungato. Attraverso regole straordinarie dobbiamo garantire la cassa integrazione, il sostegno alle imprese, deroghe alle attività delle regioni e degli enti locali, rafforzare la sanità e la scuola”.

Boccia è la tessera n. 2 del Partito dell’Emergenza, guidato da Giuseppe Conte. Ogni problema deve aggravarsi e rimanere irrisolto, per poter meglio invocare la proroga dello stato di emergenza, che diventa la nuova normalità che garantisce la sopravvivenza di questo governo. E che garantisce maggior potere contrattuale a chi, come i sindacati, storicamente governa la scuola, tutelando interessi corporativi sulla testa dei bisogni di bambini e ragazzi.

La realtà è che in cinque mesi per le scuole non è stato fatto nulla. Si sono chiusi i cancelli e si è pensato ad altro. Il solo ipotizzare di tenerle ancora chiuse a settembre è da irresponsabili nei confronti degli studenti e da incoscienti di fronte alla rivolta delle famiglie che ne deriverebbe.

Ma al governo tutto questo interessa poco o nulla. Se l’emergenza virus non c’è più, si alimenta la paura che torni e intanto si creano situazioni di emergenza ad arte, rinviando scientificamente la soluzione di tutti i problemi. L’emergenza virus si è trasformata nel virus dell’emergenza, l’ossigeno di cui questo governo ha bisogno per tirare a campare, a danno di tutti.