A BRUXELLES IN RETROMARCIA PERMANENTE

“Consiglio europeo decisivo. Niente retromarce”, ha detto ieri Mattarella a Conte, salito al Quirinale accompagnato, o scortato, da tre ministri – Gualtieri, Di Maio, Amendola – e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fraccaro. Due Pd e due grillini.

La realtà è che, di retromarcia in retromarcia, eravamo partiti con Conte che in aprile faceva la parte del generoso nei confronti dei poveracci e diceva che non avrebbe messo il veto al Mes perché non era giusto impedire di accedervi ai paesi che, come la Spagna, volevano utilizzarlo. Ed è finita settimana scorsa con la Spagna che, insieme a Portogallo e Grecia, ha detto pubblicamente a Conte che loro il Mes non lo utilizzeranno ma che non capiscono perché non lo utilizziamo noi. E Giuseppi, muto, ha incassato e portato a casa.

Poi, di Consiglio in Consiglio, alla faccia dei cantori europeisti, la proposta sul tavolo è cambiata fino all’espropriazione da parte dei governi di ogni ruolo della Commissione europea nella gestione dei futuri fondi, con la possibilità che anche un solo paese possa mettere il veto non solo sulle condizioni iniziali per accedervi ma anche sul proseguimento della concessione dei fondi se il modo in cui l’Italia li spenderà non dovesse piacere a qualcuno.

Una perdita assoluta di autonomia da parte dell’Italia, peggio che con la Troika, con il nostro paese che diventerà il campo da gioco in cui la minaccia permanente del veto sui soldi all’Italia diventerà lo strumento di ricatto collettivo perché ogni governo possa meglio trattare per ottenere ciò che gli interessa dal bilancio europeo.

Una situazione catastrofica in cui, anche se dovesse avvenire il miracolo di un Recovery Fund approvato da 27 governi e parlamenti entro la prossima primavera, ci troveremmo sottoposti a queste regole e condizionalità sulla spesa, che dovrebbe avere costantemente il consenso unanime degli altri governi.

E noi andiamo a trattare affidandoci a Giuseppi che, pur di resistere a Palazzo Chigi grazie al virus e all’emergenza da lui stesso dichiarata e prorogata, si è già dimostrato disponibile a subire ogni imposizione e umiliazione, senza che sinora l’Italia abbia visto neppure un euro da Bruxelles, neppure quelli del fondo Sure per la cassa integrazione, che esistono ancora solo sulla carta.

Che siamo già dei sorvegliati speciali Angela Merkel l’ha detto spudoratamente in conferenza stampa tre giorni fa a proposito di Autostrade, di cui ha fatto sapere di aver lungamente parlato nell’incontro con Conte: “Sono curiosa di sapere come andrà il Consiglio dei ministri”. E Giuseppi sempre zitto, come nulla fosse. Basta pensare se questa scena sarebbe stata possibile al contrario, per capire dove siamo finiti in retromarcia permanente.