IL BOOMERANG TORNA ADDOSSO A GIUSEPPI

Tira una bruttissima aria su Giuseppi. La prima botta l’ha tirata Unimpresa, sulla base dei dati diffusi dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana. Numeri alla mano, l’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese denunciat il “flop incredibile” del decreto liquidità. A 100 giorni dall’avvio dell’operazione, il bilancio è fallimentare: i prestiti garantiti dallo Stato sono arrivati a 50,7 miliardi di euro, meno del 13% rispetto ai 400 miliardi che il governo aveva promesso.

“Vuol dire che mancano all’appello circa 350 miliardi e il gap, che è pari all’87%, non sarà del tutto colmato nelle prossime settimane e mesi”, dichiara il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro. “La liquidità che manca alle imprese italiane rappresenta il problema principale di questa drammatica crisi. Sarebbero state necessarie misure con finanziamenti a fondo perduto che sono stati promessi a lungo e stanziati, in ritardo, solo in misura esigua”.

A fronte di queste cifre catastrofiche, tornano alla mente le indimenticabili parole con cui Conte, affiancato dai ministri Gualtieri e Patuanelli, annunciò il decreto liquidità, in diretta Facebook, il 6 aprile. “L’intervento più poderoso nella storia del Paese”. “Diamo liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese. È una potenza di fuoco”.

Poi, visto che dopo due settimane già buttava male, da Lodi aveva scaricato la responsabilità sulle banche, invocando “un atto d’amore”. Risultato: dopo 100 giorni neppure il 13% di quei 400 miliardi è finito nelle casse delle imprese. E dal 17 agosto, col termine del blocco disposto dal decreto rilancio, si rischierà un boom di licenziamenti.

Ma non basta. Giuseppi si prepara ad affrontare una notte che si annuncia dei lunghi coltelli. Il Consiglio dei ministri su Autostrade, che doveva tenersi stamattina alle 11, è slittato alle 22. Nel frattempo Conte, che aveva cercato di scaricare sui ministri del Pd Gualtieri e De Micheli il ritardo della decisione sulla revoca o meno della concessione autostradale, si è visto recapitare come risposta una vera e propria dichiarazione di guerra. Sui giornali è finita la lettera “riservata personale” del 13 marzo con cui la ministra delle Infrastrutture prospettava le due alternative possibili, chiedendo a Giuseppi “la convocazione immediata di un vertice di maggioranza per giungere a una decisione rapida e condivisa, prima che tutto precipiti”.

Nulla è successo e tutto è puntualmente precipitato, con dichiarazioni irresponsabili di Giuseppi a Borse aperte. E alla fine il Consiglio dei ministri ne discuterà di notte ma non deciderà nulla, neppure “salvo intese”, perché l’argomento non è stato neanche inserito all’ordine del giorno, che al primo punto prevede un generico “varie ed eventuali”.

Il problema è che, mentre a Giuseppi tornano in fronte come boomerang i vuoti proclami di questi mesi e il suo rinviare ogni decisione per resistere a Palazzo Chigi, le tenebre stanno per avvolgere non solo il suo governo ma tutto il paese.