DAL G7 ALLE PEZZE AL CULO. IL TRISTE PELLEGRINAGGIO DI GIUSEPPI.

40 anni fa, nel lontanissimo 1980, l’ Italia presiedeva per la prima volta una riunione del vertice mondiale del G7. Per l’occasione fu scelta Venezia, dove arrivò il mondo. Oggi, però, il premier italiano non accoglie nessuno : va invece a bussare alla porta a Lisbona, a Madrid, ad Amsterdam per poi proseguire verso Parigi e Berlino, accolto ovunque per quello che è: il Parente Povero, il rappresentante di un Paese con le pezze al culo.

Cosa va a fare , il commesso viaggiatore Giuseppi, attraverso le capitali mediterranee? Presto detto, anche se nessuno lo scrive con chiarezza. Giuseppi va a mendicare in Portogallo e in Spagna una decisione comune: ricorrere al MES. Ovvero usare quel meccanismo europeo salva stati che è così bello, così conveniente, così invitante da non ricevere al momento neppure una sola richiesta di intervento da alcun paese del continente.

Giuseppi sa che per restare a galla dovrà fare di tutto perchè l’Italia compia questo passo: la richiesta della Merkel è stata in tal senso categorica. Ma non vorrebbe essere solo, neanche a costo di trovarsi in cattiva compagnia. Prima ha sondato la Grecia, ma niente da fare. Atene ha chiarito che niente Mes, non se ne parla, la parte dei poveri l’hanno già fatta. Allora ecco le missioni nella penisola iberica, dove però non raccoglie che simpatici sorrisi e pacche sulle spalle. Cioè, in politica, meno di zero.

“La Spagna ha un accesso adeguato al credito; quindi per ora non vediamo la necessità di ricorrere al Mes”, ha tagliato corto Pedro Sanchez con l’amico Giuseppi, il quale un mese fa giustificava il Sì italiano spiegando che “noi non lo useremo ma non possiamo impedire ad altri di usarlo , magari il Portogallo, la Spagna o la Francia”. Ma nè Francia nè Spagna il Mes se lo magna: questa l’amara verità. E neanche il Portogallo vuole inghiottire l’amaro calice. Perciò il pellegrinaggio di Giuseppi si sposterà verso Nord, supplicando benevolenza, con o senza Mes. Ma l’ombra che ormai aleggia intorno al premier è fra le più cupe. Prima Bankitalia, poi la Commissione europea, nelle ultime 48 ore hanno tracciato un identikit da brivido per l’economia italiana. Meno 11,2 per cento sulla crescita, un’azienda su tre a rischio chiusura, tre milioni di disoccupati. E più che i premier europei, l’interlocutore più adatto a Giuseppi pare essere quel santo al quale si era subito votato, all’inizio del suo mandato. Solo Padre Pio può, forse, fare il miracolo di salvare il paese precipitato dal G7 alle pezze al culo. Ridando grande saggezza e umiltà agli italiani, e soprattutto liberandoli dai Giuseppi.