CIAO ALFREDONE

Era una mattinata di sole invernale, nel 1986. La scrivania del presidente del consiglio era ingombra di carte, alle spalle la finestra era aperta e il vento spazzava la stanza di Palazzo Chigi , ostacolato solo dalla mole di Craxi , in maniche di camicia . <Eccoli i tre moschettieri , siete venuti a rompermi i coglioni con i referendum sulla Giustizia , vero? >. Io e Martelli lasciammo parlare Alfredone : <Bettino, non si può non farli. La campagna su Tortora ha portato a galla tutto. Sono richieste elementari : responsabilità civile del giudice , riforma del Csm, poi guarda mica devi impegnare il governo , lo promuoviamo come partiti : radicali,socialisti e noi liberali“. <Peggio ancora – replicò l’omone – i giudici si incazzeranno ancora di più , me la faranno pagare , si scateneranno contro la politica >. <Può darsi Bettino, ma se non mettiamo adesso un argine non ci sarà più limite, non è una questione solo di principio , ne vanno di mezzo i diritti della gente>.

Giovanni Negri