DIAMO I NUMERI?

“Con il Reddito di cittadinanza il tasso di povertà è diminuito del 60%”, proclamava lo scorso dicembre il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. La lieta novella fu prontamente rilanciata agli italiani da Giuseppi nella sua conferenza stampa di fine anno: “Sono orgoglioso del Reddito di cittadinanza, è una misura che rivendico e mi batterò con tutte le mie forze perché sia conservata. Si è rivelata molto efficace per contrastare la povertà assoluta: le statistiche ci dicono che in otto mesi abbiamo un -60 per cento della povertà. È un risultato incredibile”.

Talmente incredibile che era una cialtronata. A svelarlo sono le statistiche vere, quelle appena pubblicate dall’Istat sulla povertà in Italia. Nel 2019, le famiglie in condizione di povertà assoluta sono state 1,7 milioni, solo centomila in meno del 2018. In termini di persone, quelle in povertà assoluta nel 2019 sono state 4,6 milioni, quattrocentomila in meno del 2018. La povertà relativa è rimasta invariata.

Insomma, quel -60% della coppia di presidenti dell’Inps e del Consiglio era una dimaiata, solo del 40% meno “incredibile” del proclama di Giggino che un anno prima aveva annunciato trionfante dal balcone di Palazzo Chigi: “Abbiamo abolito la povertà”.

Ma Tridico va vanti imperterrito, come quando il sito dell’Inps è andato in tilt di fronte alla prima richiesta del bonus di 600 euro e lui ha subito gridato all’attacco di hacker che esistevano solo nel suo cervello. Poi è iniziata l’odissea delle casse integrazioni di marzo perse nelle nebbie dell’Inps, sino a che Tridico la settimana scorsa aveva assicurato che sarebbero arrivate tutte entro venerdì 12 giugno. Risultato? Oggi spunta un documento da cui risulta che la cassa integrazione ordinaria è stata pagata al 79,8% degli aventi diritto, mentre la cassa in deroga ad appena al 66,4% di quelli che la stanno aspettando ormai da marzo.

Eppure Tridico sta ancora lì, come Giuseppi e il suo governo, che dall’inizio dell’emergenza coronavirus ha emanato 13 decreti legge, che prevedono in totale 165 decreti attuativi, di cui sinora ne sono stati adottati solo 31, ovvero il 19%. Come ha verificato Openpolis, il cosiddetto decreto Liquidità, quello del “poderoso intervento da 400 miliardi” per la cui attuazione Conte aveva chiesto alle banche “un atto d’amore”, prevede 12 decreti attuativi, ma non ne è stato emanato neppure uno. Il decreto Cura Italia ne prevede 36, ma ne sono stati adottati solo 16. Il decreto Rilancio prevede la bellezza di 103 disposizioni applicative, ma quelle varate sinora sono solo 9.

E ora Giuseppi, rinchiuso con i suoi Stati Generali nel “Casino del Bel Respiro”, annuncia che si prenderà tre mesi per scrivere il piano di rilancio da mandare a Bruxelles per il Recovery Plan che verrà, forse. L’importante è parlare, parlare, e rinviare per durare. Nell’illusione irresponsabile che il Paese possa attendere.