DA MANI PULITE A MANI AMUCHINE

“Immaginate cosa sarebbe successo in Europa se, quando arrivarono gli aiuti del piano Marshall, tante procure in giro per il vecchio Continente fossero state lì a scaldare i muscoli, pronte a scattare e a bloccare ogni iniziativa anche solo in presenza di qualche vago sospetto di cattivo uso del denaro pubblico. Quasi sicuramente, alla fine, per la maggior parte dei tanti inquisiti/imputati sarebbe arrivata l’assoluzione ma, nel frattempo, non ci sarebbe stata alcuna ricostruzione economica. Né credo che in Italia sarebbe stato possibile, ad esempio, fare l’autostrada del Sole o tutto quanto favorì il boom economico degli anni Sessanta se il virus panpenalista fosse stato allora così diffuso come lo è oggi.”

Lo scrive oggi Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, indicando i quattro nemici della ripresa: spirito di fazione, tentazione statalista, burocrazia, panpenalismo. Quattro cavalieri di sventura, alimentati da una diffusa mentalità e che, combinandosi, possono costituire un sudario mortale per qualunque società.

E su Affari Italiani Edward Luttwak denuncia: “In Italia non c’è giustizia. L’Italia è un Paese occupato da caste. E la principale casta è quella dei magistrati, uno dei corpi più lenti e improduttivi del mondo”. “Cassa depositi e prestiti, nella situazione di oggi, potrebbe funzionare come un fondo sovrano e potrebbe dire fate quella strada, aprite quel cantiere, costruire quel ponte, ma non può farlo perché subito interviene qualche magistrato. Poi in Italia è tutto così strano: prima arrestano le persone poi cercano le prove. Quante volte è successo!?” “Da nessun parte accadono cose così come in Italia. Forse in Corea del Nord. Prima il magistrato ti accusa, poi ti arrestano, poi ti sbattono dentro, poi lui cerca le prove, ma dopo, tenendoti in carcere.”

Luttwak porta l’esempio della vicenda giudiziaria di Calogero Mannino, accusato di mafia nel 1994 e assolto definitivamente solo nel 2019.

Noi vogliamo ricordare anche il calvario giudiziario non ancora finito di un leale servitore dello Stato come Mario Mori, l’uomo che catturò Totò Riina, perseguitato da oltre 25 anni sulla base del teorema della “Trattativa” tra Stato e mafia.

Burocrazia e giustizialismo, due macigni che bloccano da decenni ogni azione politica e di governo. Massi che hanno fatto fuggire gli investitori stranieri e che ora rischiano di cadere sulla testa di un Paese già stanco e sfiduciato, impedendogli ogni possibilità di Ricostruzione.

C’è chi sogna una seconda Mani Pulite purificatrice, una Mani Amuchine. Occorre invece, subito, un governo libero dalla subordinazione della politica alla magistratura e che sappia cogliere questa occasione per sburocratizzare, delegificare, semplificare, far funzionare come non mai gli apparati pubblici, con decisione.

Con i decreti “Cura Italia” di 72 pagine e 127 articoli, partoriti da Conte-Di Maio-Zingaretti, il paziente è già morto.