UN LAVORO DA ESERCITO. O DA ESERCITO DEL LAVORO

Il crollo del ponte sul fiume Magra ci riporta brutalmente alla realtà dei problemi visibili che il nostro paese deve affrontare, oltre all’emergenza dell’invisibile virus. Un crollo prevedibile, dopo che sin dallo scorso agosto il sindaco di Aulla aveva denunciato problemi di stabilità e in novembre i cittadini avevano segnalato la presenza di alcune gravi crepe. Segnalazioni rimaste inascoltate, fino al crollo. E che questo ponte fosse gestito dall’Anas fa anche piazza pulita della distinzione tra Autostrade cattive e Anas buona. Abbiamo un problema gigantesco di infrastrutture abbandonate, di una manutenzione trascurata da decenni, che ormai presenta il conto con crolli ripetuti e ravvicinati.

E dalla Sicilia arrivano la notizia e le foto di altri due cavalcavia sequestrati dalla magistratura perché a rischio crollo sull’autostrada Messina-Palermo.

Tra ponti che collassano e frane che travolgono ponti abbiamo davanti agli occhi, in modo tragico e plastico, l’immagine di un’Italia da ricostruire dalle fondamenta. Per farlo occorre una nuova politica che innanzitutto si liberi e ci liberi dalla dittatura della burocrazia, capace di bloccare tutto e di non costruire nulla.

Una burocrazia dittatoriale che ormai domina a Roma come a Bruxelles, come testimoniano le dimissioni del presidente del Consiglio europeo della ricerca, Mauro Ferrari, che aveva proposto di istituire uno speciale programma per combattere il Coronavirus, chiamando a collaborare i migliori scienziati da tutto il mondo. Pur avendo avuto l’appoggio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, Ferrari ha dovuto gettare la spugna perché la burocrazia europea ha bloccato tutto, dato che il progetto contrastava con il sacro principio dei burocrati secondo cui la ricerca deve andare dal basso verso l’alto e non viceversa. Qualunque cosa succeda. Risultato, paralisi totale. E dimissioni.

Per ripartire e ricostruire occorre innanzitutto il coraggio politico di emarginare burocrazia e burocrati, adottando procedure speciali per un grande Piano di manutenzione delle infrastrutture, del territorio, delle scuole e del nostro immenso patrimonio culturale. E creare in questo modo lavoro.

Un lavoro da Genio Militare, da Esercito. O forse un lavoro per un civile e straordinario Esercito del Lavoro.