LA PROPOSTA DE LA MARIANNA . NE USCIAMO SOLO CON L’ ESERCITO DEL LAVORO. 

Il virus lascerà sul campo oltre ai morti anche tantissimi feriti. L’economia del nostro paese, già impoverito da un decennio di austerità, uscirà massacrata da questa emergenza. Ma sull’asse Berlino-Francoforte-Bruxelles c’è chi vorrebbe strozzarci definitivamente, come racconta oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera.

“In certi ambienti europei serpeggia l’idea che questo è il momento in cui l’Italia finisce in un angolo e dovrà accettare quel che ha sempre rifiutato: un salvataggio del Fondo monetario internazionale o delle istituzioni europee. Dovrà accettarne anche le condizioni, naturalmente”. “Il rifiuto tedesco di far operare l’euro come una vera moneta comune getta le basi di una nuova crisi nell’area. In queste condizioni un salvataggio dell’Italia con condizioni dettate dall’esterno sarebbe moralmente tossico e politicamente destabilizzante”.

Adesso manca solo l’editoriale di Ferruccio De Bortoli che dica che il Fiscal Compact va sospeso, e anche il Giornalone di Via Solferino avrà messo definitivamente in soffitta il suo sogno europeo oramai in frantumi e diventato incubo.

Ora dobbiamo metterci la responsabilità sulle spalle e prepararci sin d’ora, con grande responsabilità ma anche con capacità di innovare profondamente, alla grande emergenza economica che ci aspetta. Niente potrà essere affrontato come prima. È finita la stagione dei bonus, delle mance elettorali, delle demagogie assistenzialiste senza lavoro. Occorrerà sostenere le imprese che sopravviveranno e che daranno lavoro e stipendi. Ma occorrerà anche creare nuovo lavoro, con un massiccio piano di opere pubbliche, rendendo inoffensiva la più pericolosa casta del nostro sistema, quella burocratica, che altrimenti sarebbe capace, per mero istinto di sopravvivenza, di bloccare ogni cosa come avviene da decenni.

Occorrerà fare come fece Roosevelt dopo la Grande Crisi del 1929 con il suo New Deal. Si decide e si fa, con lo Stato in prima linea. Un grande Piano di Manutenzione dell’Italia, del territorio e delle infrastrutture abbandonati da decenni di incuria, ma anche un Piano di intervento nella fornitura di beni primari di cui non ci si può più far trovare sprovvisti come sta accadendo in questi giorni con mascherine, camici chirurgici e respiratori.

E per fare questo, dando occupazione ai tantissimi che si troveranno senza reddito, lo Stato dovrà creare un grande Esercito del Lavoro, assumendo lui, a tempo determinato, tutte le persone necessarie a questo grande Piano di Ricostruzione del Paese.

E questo andrà fatto respingendo ogni tentazione di mettere l’Italia nelle mani della dittatura di Pechino, ma facendo invece una chiara scelta Atlantica, chiudendo da subito con le assurde regole dell’Unione europea, dal Fiscal Compact al Patto di Stabilità, e facendosi promotori, come lo fummo nel dopoguerra, di un nuovo progetto europeo, di Tutta un’Altra Europa rispetto a quella che in questi giorni è franata clamorosamente e definitivamente di fronte al virus.

Cantare l’Inno di Mameli dai balconi è stato consolatorio. Ora bisogna passare subito alla Ricostruzione. Iniziando a costruire subito, qui e ora, l’ Esercito del Lavoro.