IL GREEN DEAL EUROPEO E’ UN BLUFF. PAROLA DI CALENDA

“Il Green Deal europeo è un bluff. Le risorse sono ridicole e non c’è alcuna analisi su come raggiungere gli obiettivi e su quali saranno gli impatti su industria e società. Non è un modo serio di lavorare”. Lo dice Carlo Calenda in un video su facebook in cui analizza il grande Piano Verde proposto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Un Piano caricato di slogan salvifici del Pianeta nel nome di Greta e che, in quanto battezzato Verde, viene generalmente dato per buono, anzi ottimo, a scatola chiusa. In realtà, se si va a guardare cosa c’è dentro si scopre il vuoto, al di là di tanti nuovi obblighi e vincoli che verranno scaricati su cittadini e imprese, facendo crescere l’ostilità verso una Ue dalle regole sempre più pervasive e immobilizzanti, in cambio di nulla.

Calenda, che è stato incaricato di preparare un dossier per il Parlamento europeo sulla politica industriale, si dichiara “molto preoccupato” e afferma che la Commissione europea “ha iniziato malissimo” con il tanto sbandierato Green Deal, che dovrebbe trasformare la produzione industriale ed energetica europea per rendere l’economia Ue a impatto zero dal punto di vista climatico entro il 2050, il che vuol dire che a metà del secolo l’Ue non dovrà emettere più gas a effetto serra di quanti ne emetteva nel 1990. Un problema complesso, che la Commissione von der Leyen “sta affrontando in modo del tutto superficiale e insoddisfacente”.

Infatti, nota Calenda, se si va a guardare il Fondo che dovrebbe aiutare questa grande trasformazione, si scopre che la Commissione Ue vorrebbe fare tutto questo “mettendo sul tavolo 3 euro”. Infatti, “stiamo parlando di 7 miliardi e mezzo per tutta l’Europa. Ma non di 7 miliardi e mezzo che vengono dati alle economie per trasformarsi, bensì di quote di finanziamento che sarebbero state comunque date attraverso le istituzioni europee di finanziamento”. Insomma, di soldi freschi non ce ne sono e “quindi è veramente un bluff”.

Per nascondere questo vuoto finanziario, la Commissione si appresta a rovesciare “decine di comunicazioni, regolamenti ecc. senza avere la più vaga idea di quello che accadrà all’industria, senza aver fatto un’analisi di impatto”. E quindi il rischio è che anche su questa grande trasformazione ambientale si riveda “l’Europa che abbiamo visto in questi anni. Un’Europa ipertrofica che butta regolamentazioni sopra regolamentazioni, infischiandosene dell’impatto che hanno e provocando paradossalmente un peggioramento, cioè un aumento delle importazioni con un footprint ambientale peggiore”, come nel caso dell’acciaio cinese.

Insomma, allo stato delle cose il tanto declamato Green Deal è “un film ridicolo”, frutto di una “politica fatta di annunci”, in Europa come in Italia.

Purtroppo, quando Calenda non litiga con Renzi, Zingaretti e la Raggi, ma entra nel merito di importanti dossier, viene avvolto anche lui dal silenzio annoiato dei media. Ma dall’analisi del Green Deal europeo una lezione la si può trarre. Ormai tutto viene definito Verde, così ci si mette al riparo da qualsiasi analisi e critica. È ora però di svelare gli inganni Verdi. Perché anche le scatole Verdi, come il Green Deal europeo, possono essere vuote nel migliore dei casi o addirittura dannose in molti altri, non solo per l’ambiente. Pericolosi bluff.