SULLA GIUSTIZIA, PER RENZI PARLA CIÒ CHE HA FATTO

Dopo aver titolato un mese fa “Cancellare Salvini”, oggi Repubblica strilla in prima pagina “C’è un giudice per Salvini”. In realtà, da Mani Pulite in poi c’è stato un giudice per (quasi) tutti, da Craxi a Berlusconi a tanti altri, fino ai genitori di Renzi.

Renzi, che oggi si fa paladino dello Stato di diritto e della giustizia giusta, ha passato la scorsa legislatura, come presidente del Consiglio e come segretario del Pd, a rincorrere i 5Stelle sul terreno della demagogia dell’antipolitica e del giustizialismo, e ora ne raccogliamo tutti i frutti.

Per inseguire i grillini, nel marzo 2015 Renzi disse: “Le pene per la corruzione devono essere assolutamente aumentate, pensare che si possa arrivare a prescriverla è inaccettabile ed è per questo che stiamo intervenendo”.

E cinque mesi prima Il Fatto Quotidiano aveva titolato soddisfatto (con riserva): “Processo Eternit, Renzi: “Va cambiata la prescrizione, c’è domanda di giustizia”.

Poi con il suo pessimo ministro della Giustizia Orlando arrivò il nuovo Codice antimafia, con il sequestro preventivo dei beni degli indagati di corruzione, prima di ogni sentenza di condanna o di assoluzione.

Oggi Renzi fa la guerra o la guerriglia sulla prescrizione e arruola la memoria di Enzo Tortora proponendo di fare del 17 giugno, quando fu arrestato, la Giornata delle vittime degli errori giudiziari.

Il problema di Renzi è che la credibilità delle persone si misura su quel che hanno fatto, non su quel che dicono adesso e per il futuro. E il passato di Renzi al governo del paese e del Pd è fatto di un giustizialismo della stessa pasta di quello di Bonafede, che l’ha portato al Viminale subito dopo Orlando, in perfetta continuità. Questa è la triste realtà.