SOROS, IL PICCOLO VUOTO DI MEMORIA DI LERNER

“George Soros, ritratto del capitalista riluttante”. Sotto questo titolo, su Repubblica Gad Lerner tratteggia un inno alla bontà del finanziere miliardario filantropo maltrattato, “reso impopolare da una straordinaria campagna mondiale di denigrazione allestita dai propagandisti della destra sovranista”.

“Neanche fingerò di dissimulare la curiosità e l’ammirazione che mi suscita un personaggio tanto controverso” avverte Lerner, “il ricco liberal che sposa ideali progressisti anche quando entrano in contraddizione con i suoi interessi materiali (comunque garantiti)”.

Ma ad attirare l’attenzione sull’articolo di Gad Lerner non è tanto ciò che scrive ma ciò che tace. Tanta è l’ammirazione per questo finanziere filantropo, che Gad Lerner si dimentica clamorosamente anche solo di citare una tappa fondamentale della storia del finanziere speculatore, quel che fece nel famoso “mercoledì nero” del 16 settembre 1992.

Quel giorno, in Inghilterra Soros speculò contro la sterlina, vendendone allo scoperto per oltre 10 miliardi di dollari e costringendo il Regno Unito a uscire dal Sistema monetario europeo. E su questo Lerner si pone al fianco del protagonista di quell’operazione, parlando di «cattiva fama ingigantita dai media che nel 1992 lo additarono come “l’uomo che ha gettato sul lastrico la Banca d’Inghilterra”». È fantastico vedere Lerner accusare i media, come un Berlusconi qualsiasi.

Ma quel mercoledì del 1992 Soros fece anche una gigantesca speculazione sulla lira, che Lerner omette totalmente di ricordare. La Banca d’Italia fu costretta a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30% e alla sua estromissione dal Sistema monetario europeo. Per rimediare ai danni provocati da quella speculazione, il governo Amato fece una pesantissima manovra da circa 93 mila miliardi di lire, con il prelievo forzoso, nella notte tra il 9 e il 10 luglio, del 6 per mille dai conti correnti degli italiani.

Un prelievo forzoso erga omnes, che non andò a colpire i ricchi, che notoriamente sul conto corrente tengono ben poco, ma i cittadini più poveri, che quel poco che hanno lo tengono tutto lì. E allora meglio tacere e passare oltre, deve aver pensato Gad Lerner, per non macchiare l’entusiasta ritratto del Soros filantropo e benefattore dei migranti, degli oppressi e degli ultimi.

Soros ha sempre rivendicato le operazioni in Inghilterra e in Italia di quel “mercoledì nero”, perché furono due operazioni geniali, dal punto di vista del finanziere speculatore. E su questo non c’è dubbio. Il problema sono le categorie culturali di Lerner e della sinistra: sono le categorie culturali del corsaro speculatore per il mondo o sono quelle dell’attenzione ai più deboli e agli ultimi?

Ammesso e non concesso che sia un diritto fare lo speculatore finanziario internazionale e che Craxi sbagliò a dargli dello “squalo”, così come i conservatori inglesi ad attaccarlo duramente, com’è possibile che nel dna umanitario di questo gentiluomo non ci sia un solo pensiero sulle conseguenze politiche e umane di quello che fece nel 1992, portandosi a casa un oceano di profitti a danno dei più poveri?

È questo il campione della sinistra umanitaria e dei suoi valori culturali e politici?