AKK, LA DELFINA DI MERKEL, SE NE VA. NEPPURE LA GERMANIA PUÒ CAMBIARE QUESTA UE

“Achtung, arriva AKK”, titolava quasi un anno fa La Marianna. Ma oggi Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK), erede designata di Angela Merkel, ha annunciato che se ne va. Si dimette dalla presidenza della Cdu e rinuncia a candidarsi alla cancelleria nelle elezioni politiche del 2021. La versione ufficiale parla di un decisione presa dopo essere stata commissariata da Angela Merkel sullo scandalo del governatore della Turingia eletto con i voti della Cdu e dell’estrema destra di Afd, e dopo essere stata abbandonata dai vertici del partito. Ma forse la motivazione è più profonda.

Che la Cdu fosse dilaniata da lotte interne, visti i continui tracolli elettorali e la Grande Coalizione ormai dissolta seppur ancora al governo, lo si sapeva da tempo. Erano state proprio le sconfitte elettorali in Baviera e in Assia a indurre la Merkel, nell’ottobre 2018, ad annunciare l’intenzione di lasciare la politica nel 2021 e di non ricandidarsi alla presidenza della Cdu al congresso di due mesi dopo, dove era stata eletta proprio la sua fedelissima AKK.

Fedelissima sino ad allora, perché pochi mesi dopo la delfina fece una mossa che indicava una direzione ben diversa da quella dove stava andando la Merkel.

Infatti, nel gennaio 2019 la cancelliera tedesca firmò con Macron ad Aquisgrana il nuovo Trattato di amicizia tra Germania e Francia, che rinsaldava l’asse franco-tedesco che guida l’Europa.

Ma solo due mesi dopo, AKK pubblicò sulla stampa tedesca, facendola tradurre in varie lingue, la sua visione dell’Europa, in cui bocciava proposte e impostazioni della “Lettera agli europei” appena pubblicata da Macron.

AKK rifiutava il centralismo e lo statalismo di Bruxelles vestito da potere europeo. Sull’immigrazione ribaltava la logica di Dublino III e scaricava il macronismo, sostenendo che chi ha compiti sulla frontiera esterna non ha gli stessi doveri di accoglienza. Scegliendo di andare a urtare deliberatamente le sensibilità francesi, AKK proponeva anche di eliminare Strasburgo come seconda sede del Parlamento europeo e chiedeva un seggio permanente per l’Ue al Consiglio di sicurezza dell’Onu, in palese contraddizione con il nuovo Trattato franco-tedesco firmato da Macron e Merkel, in cui la Francia appoggiava la richiesta di un seggio per la Germania.

Insomma, due soli mesi dopo il Trattato di Aquisgrana, la linea franco-tedesca di Macron e Merkel veniva messa in soffitta.

Forse qui, più che in Turingia, sta il motivo della breve vita di AKK come leader della Cdu e della sua uscita di scena annunciata oggi. È probabile che sia stata silurata e sacrificata sull’altare dell’asse Merkel-Macron, due leader di due paesi in crisi, così com’è in crisi l’Europa che Germania e Francia hanno modellato nell’ultimo ventennio. Chi non si sottomette viene fatto fuori.