ERAVATE SU SCHERZI A PARTE. PAROLA DI GENTILONI

Oggi a Bruxelles si è alzato il commissario per l’Economia Paolo Gentiloni a dire che così non funziona, che bisogna cambiare le regole europee incomunicabili ai cittadini, rivedere i dogmi del Patto di stabilità, che hanno imposto di stringere i cordoni quando l’economia va male e di allargarli quando va bene, contro ogni principio di prudenza e di ragionevolezza, e che non sono serviti ad abbassare il debito pubblico nei paesi in difficoltà.

Così, come niente fosse. Dopo che per un decennio si è imposto a tutti i paesi dell’Ue il dogma del pareggio del bilancio e la regola senza fondamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, imponendo l’austerità e impedendo politiche di investimento nei paesi più in difficoltà, provocando il collasso economico e sociale della Grecia e il progressivo declino dell’Italia, con milioni di emigrati, un ceto medio impoverito e un paese immobile. E con il Regno Unito che se n’è andato.

Ma nessuno risponde di nulla, tutti rimangono ai propri posti. Perché nell’Ue non c’è democrazia e non vige il principio di responsabilità. Si vota per un Parlamento europeo che non conta e in cui non ci sono maggioranze politiche ma interessi incrociati di partiti nazionali. L’esecutivo è formato da commissari designati dagli Stati senza omogeneità di indirizzo politico. Tutto si trascina nella continuità, con il falco lettone Dombrovskis, a cui Gentiloni deve rispondere, che passa dalla Commissione Junker a quella von der Leyen e che dopo aver applicato le politiche di austerity dei cinque anni passati ora è pronto a gestire quelle nuove perché le precedenti hanno fallito (anche se esplicitamente nella Ue questo non si può dire e ci si deve accontentare di parlare di contesto mutato).

Uomini per tutte le stagioni, politicamente indecifrabili e irresponsabili, che non rispondono agli elettori ma a un’invisibile tirannia burocratica, che non pagano mai per i propri errori, perché non sono sottoposti ad alcun controllo democratico.