L’EUROPA DI LETTA: UN ASILO MARIUCCIA

Adesso che Londra se n’è andata, via i paradisi fiscali dall’Europa e armonizzazione fiscale, Erasmus di tre mesi gratis e obbligatorio per i sedicenni, e i commissari europei si chiamino Ministri, perché i primi sembrano prevaricatori calati dall’alto mentre i secondi sono al servizio dei cittadini. Lo scrive Enrico Letta su Repubblica, sostenendo che finalmente dal 1° febbraio l’Ue può mettere “il cittadino al centro e le istituzioni al suo servizio”. E nel suo immaginare un’Europa non come luogo reale ma come Paradiso del suo Sogno Astratto, Letta non riesce a infilare neppure per sbaglio quella maledetta parola amata a Londra ma sconosciuta a Bruxelles: Democrazia.

In realtà, il sollievo dei sacerdoti dell’europeismo bruxelliano è dovuto al fatto che la Brexit li rende più liberi di stendere la tavola dei Dieci Comandamenti, dei dogmi intoccabili di un’Europa non votabile, non eleggibile, non controllabile, non discutibile, in cui chi ci campa dentro non ha il potere né di sapere, né di correggere, né di influire, né di approvare, né di bocciare. Niente.

In compenso i cittadini si trovano sempre di più tra i piedi il potere invisibile di Bruxelles e delle sue regole pervasive. Un autoritarismo soft ma opprimente. E quanto più è lontana dalle procedure democratiche classiche sin qui conosciute, tanto più l’Ue deve sperimentare dogmatismo e autoritarismo soft, sulla base di una carta di valori che si inverano in Erasmi educativi obbligatori, Piani verdi che piacciono a Greta e per i quali i governi invitano gli studenti a scioperare, accoglientismi benedetti da Bergoglio, dogmi numerici fondati sul nulla e controllo del linguaggio mascherato da gentilezza.

Nella visione infantile di Letta, l’uscita del Regno Unito non è un sintomo di problemi profondi dell’Ue. No, era lui il problema. Ora, finalmente, l’Ue è libera di andare verso un futuro radioso.

Sarà contento l’ex ministro delle Finanze e poi premier del Lussemburgo, premiato con cinque anni di presidenza della Commissione Ue, che da decenni denuncia gli inglesi per aver costretto il suo paese a diventare un paradiso fiscale, quando un tempo era ricco di industrie, artigianato e turismo. Liberatesi della perfida Albione, ora finalmente il Granducato, Olanda e Irlanda, potranno massacrare di tasse le imprese come in Italia, come hanno sempre desiderato senza poterlo fare perché Londra legava loro le mani. E anche Malta riacquista la propria libertà.

Nella realtà e fuori dal mondo dei balocchi di Letta, con la Brexit ogni Stato dovrà mettere più soldi in questa Ue, ma Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca hanno già preannunciato il veto al nuovo bilancio, se si chiederà loro di pagare loro l’1,1% del Pil. E anche la Germania da questo orecchio non ci sente. Del resto, bilancio a parte, anche la resurrezione della defunta Operazione Sophia, tanto cara a Macron per gestire le prigioni dei migranti nei paesi di prima accoglienza, solleva critiche e veti, così come accade su tanti altri dossier, sui quali non esiste alcuna politica comune.

Ma tant’è. Di fronte a questo miserabile vuoto c’è un Letta che si alza una mattina e siccome Londra va via TIÈ TIE‘ e TIÈ, io i commissari li chiamo Ministri – senza un solo ragionamento sul fatto che non siano votati, eletti, controllati. Zero. Si chiamano Ministri perché Boris Johnson è cattivo e Margaret Thatcher ancor di più. Ma dove siamo, all‘Asilo Mariuccia?