DEMOCRAVIRUS. FOCOLAIO A LONDRA, RISCHIO PANDEMIA

Con il discorso di oggi Boris Johnson ha messo in chiaro che la Brexit è un cosa seria e si trasformerà in un check up all’Europa. Ogni suo aspetto sarà occasione di schietto, se necessario duro confronto e scontro tra Londra e Bruxelles. Questo sarà un gran bene per il continente: porterà alla luce tutti quei protocolli e accordi, su ogni tema, rimasti sinora in ombra sotto la Grande Muraglia dell’Ue. La Brexit si trasforma in un virus positivo, i cui effetti già si vedono.

Ha cominciato ieri il cancelliere austriaco Sebastian Kurz con un’intervista radiofonica in cui ha annunciato che l’Austria metterà il veto al progetto di bilancio Ue 2021-2027, che innalza il contributo del suo paese dall’1% all’1,1% del Pil. “Inaccettabile” lo ha definito Kurz, che ha annunciato che la posizione austriaca è condivisa anche da Germania, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, tutti contributori netti dell’Ue e tutti pronti a mettere il veto.

Ma non basta. In un’intervista a Welt am Sonntag il cancelliere austriaco, che governa con i Verdi, ha anche annunciato che il suo paese si opporrà alla riattivazione dell’Operazione Sophia di pattugliamento del Mediterraneo, perché i migranti potrebbero percepirla come “un biglietto per l’Europa”. Kurz propone invece di affrontare il problema del contrabbando di armi via terra e aria.

La diga si è rotta anche a Madrid, dove la vicepresidente del governo Sanchez e ministro dell’Economia, Nadia Calviño, ha detto in un’intervista a La Vanguardia che il Patto di stabilità e crescita dell’Ue “non corrisponde alla realtà economica” del paese e che alcuni dei suoi aspetti metodologici sono “discutibili”. La Spagna si impegna a “ridurre il deficit e il debito pubblico il più rapidamente possibile”, come richiesto dall’Ue, ha detto Nadia Calviño, ma “senza compromettere la crescita economica e la creazione di posti di lavoro”.

A questo va aggiunto quanto scritto in novembre sul Financial Times dal governatore della Banca centrale ungherese, Gyorgy Matolcsy, secondo il quale è tempo di riconoscere che l’euro, che non è stato adottato dall’Ungheria che ha l’obbligo di farlo, è stato un errore e che “è giunto il momento di cercare una via d’uscita”. “Raramente ammettiamo le vere radici della decisione sconsiderata di creare una valuta comune: è stata una trappola della Francia. Mentre la Germania si univa, François Mitterrand, allora Presidente francese, temeva il crescente potere tedesco e credeva che convincere il Paese a rinunciare al marco tedesco sarebbe bastato a evitare un’Europa tedesca. Il cancelliere dell’epoca, Helmut Kohl, cedette e considerò l’euro il prezzo da pagare per una Germania unificata. Erano entrambi in errore.” Per Matolcsy “È giunto il momento di svegliarsi da questo sogno sterile e dannoso”. “Dobbiamo trovare il modo di liberarci da questa trappola.”

Con la Brexit si è rotto il tabù dell’indiscutibilità delle regole Ue. Si è rotto il dogma. Grazie alle scelte di Londra pare tornare a diffondersi nel Continente lo strano virus che si chiama democrazia. Un virus molto contagioso e dagli effetti generalmente benefici ma potenzialmente letali per chi ha trasformato la meravigliosa parola Europa in una tirannia burocratica di non eletti al servizio di questo o quello stato nazionale.