LA VIA DELLA SETA DEL VIRUS COMUNISTA

Come ricorda il New York Times, Trump ha definito il presidente cinese Xi Jinping un “leader brillante” e Michael Bloomberg afferma che Xi “non è un dittatore”. Ma ora vediamo i pericoli del modello autoritario di Xi, per la Cina e il mondo. Per settimane il regime comunista cinese ha agito in modo deciso, non contro il virus, ma contro coloro che stavano cercando di attirare l’attenzione sulla minaccia per la salute pubblica.

Secondo le autorità di Whan, fino a metà gennaio non esisteva “alcuna evidenza” del rischio di contagio da persona a persona, ma secondo uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine ci sono prove che la trasmissione del virus tra esseri umani si è verificata tra individui a stretto contatto sin dalla metà di dicembre, sottolineando che sette operatori sanitari a Whan hanno contratto il virus tra l’1 e l’11 gennaio.

In compenso, le autorità cinesi avevano arrestato otto medici che a inizio gennaio avevano allertato sull’ondata di contagi. “Diffusione di voci non confermate”, secondo il regime, che li ha riabilitati due giorni fa di fronte all’evidenza dei fatti.

Nel frattempo il sindaco di Whan organizzava un mega banchetto per 40.000 persone in vista del capodanno cinese e non parlava del virus, perché la questione veniva gestita direttamente dal governo di Pechino, che ora lascia che sui social circolino le accuse nei confronti delle autorità locali, mentre censura quelle rivolte al governo centrale e al presidente.

E guai anche per chi critica il regime anche all’estero. L’ambasciata cinese in Danimarca ha chiesto le scuse ufficiali del quotidiano Jyllands-Posten, dopo la pubblicazione nelle sue pagine di una vignetta, intitolata “Coronavirus”, che raffigura la bandiera cinese, con una modifica: le cinque stelle sono state sostituite da cinque immagini del coronavirus. “La vignetta ha oltrepassato i limiti della civiltà e il confine etico della libertà di parola, offendendo la coscienza umana”, ha detto l’ambasciatore di Pechino, senza ottenere alcuna scusa dal quotidiano danese che è lo stesso che nel 2005 pubblicò le caricature del profeta Maometto che provocarono indignazione e rabbia in tutto il mondo musulmano.

E così, mentre Pechino dedicava massimo impegno non a prevenire la diffusione del virus in patria e nel mondo ma a bloccare ogni informazione e opinione non validata dal regime, il virus si è diffuso senza misure di precauzione fino a dieci giorni fa.

A Communist Coronavirus” ha titolato il Wall Street Journal, spiegando come “Il sistema politico cinese finirà per danneggiare il mondo, per caso o volontariamente”.

A sostegno del regime di Pechino si schiera l’Organizzazione mondiale della sanità, che in ogni suo bollettino di aggiornamento sulla diffusione del virus non manca di lodare la gestione dell’emergenza da parte del governo cinese. Quella stessa Oms che ha litigato per giorni al suo interno se dichiarare o meno lo stato di emergenza globale, salvo poi farlo solo ieri, e che dal 22 al 25 gennaio ha classificato il rischio dell’epidemia a livello globale come “moderato”, salvo poi dire il 26 gennaio, in una nota a piè di pagina, che si era trattato di un “errore”, e chi il rischio era “elevato” sin dal 22 gennaio.

Intanto, come scrive il New York Times, il coronavirus ha già raggiunto la regione dello Xinjiang nell’estremo ovest della Cina e uno dei rischi è la sua diffusione nei campi di internamento dove la Cina sta confinando circa un milione di musulmani con scarsa igiene e assistenza sanitaria limitata. Ma com’è noto, Pechino nega l’esistenza di questi campi di prigionia e rieducazione, perché come ci spiega Beppe Grillo, che all’ambasciata cinese è di casa, chi afferma il contrario lo fa nell’ambito di “una campagna mediatica sui diritti umani volta a screditare l’operato del governo cinese”.

Sulla Via della seta la democrazia è un optional, un fastidioso orpello. Poi arriva l’imprevisto che ti ricorda come la feroce dittatura comunista del più grande paese al mondo, che reprime ogni libertà, come ben sanno a Hong Kong, sia un rischio per tutti.