LE KILLER IN ROSA

Tutto indica che ne vedremo delle belle. Giorgina coglie l’attimo di incerto percorso dell’eroe del Papeete e Taac! Rifila la pasticca a Matteo: “A Palazzo Chigi mi candido io”. Una cosa non improvvisata. A capodanno, mentre Matteo definiva “mellifluo” il discorso di Mattarella, Giorgia esprimeva tutto il suo apprezzamento. Pochi giorni dopo, mentre Salvini esultava per il raid americano contro il numero due del regime iraniano Soleimani, Meloni si calava ancor più nel ruolo istituzionale dicendo che la situazione in Medio Oriente “non merita tifoserie da stadio, ma grande attenzione”. In mezzo, il Times l’aveva incoronata, unica italiana, come uno dei venti volti in ascesa “che potrebbero plasmare il mondo nel 2020”. Ed è bastato l’inciampo di Matteo in Emilia Romagna. Giorgia è stata prontissima: fatti più in là, come cantavano le Sorelle Bandiera, che lì ci vado io.

Intanto, l’altro Matteo non se la passa meglio, ostaggio della legge elettorale che gli altri decideranno di fare e con i suoi parlamentari segnalati in turbolenza, niente affatto disposti a seguirlo se volesse mettere in crisi il governo. Anzi, di fronte allo stallo di Italia Viva vengono segnalate insistenti pressioni sulla Boschi perché si metta a capo di un più ampio rassemblement centrista, che metta insieme tutti i piccoli in difficoltà, come Italia Viva, Calenda, Più Europa e chissà chi altro. Insomma, anche l’altro Matteo è in difficoltà, e Taac! Sta per arrivare con la pasticca Maria Elena, che non sarebbe insensibile al grande disegno.

Di urna in urna, salvo che in Calabria, Forza Italia sprofonda e Berlusconi non acchiappa più. E allora brava la Jole Santelli che in 26 anni non gliel’ha mai data, ma impietosa arriva la Carfagna. “A forza di fare ultimatum, di dire ‘dentro o fuori’ è finita che c’è più gente fuori che dentro il partito”. E Taac! Pasticca di Mara al Berlusca, e via con la “Voce libera”. Che poi forse con Maria Elena ci si intenderà.

Di Maio mestamente se ne va e a commentare il nuovo tracollo ci va l’allegro Crimi, che alla prima uscita pubblica manco si ricorda cosa indicano le 5 Stelle del fu glorioso MoVimento. E Taac! Arriva la pasionaria de’ noantri Paola Taverna con doppia pasticca: “Visto? Era meglio non presentarsi. Con il Pd si lavora bene”. E si candida come Capa al posto di Giggino.

Insomma, c’è una serie di killer in rosa in azione per scombinare tutti i piani e prendere il potere, anche in nome della questione di genere: sono donna.

Tutto questo fa sorgere una domanda, molto articolata e complessa, e che – ne siamo consapevoli – è difficile da affrontare ma che è giusto porre, affinché susciti il dibattito di alto profilo che merita. Ma anche in politica, la figa ha tutta questa importanza?