L’EUROREICH NON PIACE NEANCHE A GALLI DELLA LOGGIA

Prima Angela Merkel sul Financial Times ha spiegato chiaramente come l’Unione europea non sia altro che una Grande Germania. “L’Unione è la nostra assicurazione sulla vita, dato che la Germania è troppo piccola per esercitare da sola un’influenza politica”, detto la cancelliera tedesca, sollevando anche “il tema della sovranità. Credo che i chip dovrebbero essere fabbricati nell’Unione europea, che l’Europa dovrebbe avere i propri hyperscaler e che dovrebbe essere possibile produrre celle di batteria”. E per far questo la Commissione della tedesca Ursula von der Lyen ha già annunciato che sarà rivista la normativa sugli aiuti di Stato, per allargare le maglie, senza escludere l’imposizione di dazi unilaterali sui prodotti di importazione che non siano fabbricati secondo gli standard ambientali europei.

E ieri al World Economic Forum di Davos Ursula von der Leyen ha presentato quello che può essere considerato il Manifesto del Nazionalismo Europeo, facendo propri tutti i temi enunciati al Financial Times da Angela Merkel, dalla protezione dei dati a livello europeo alla difesa comune, compresa la necessità che l’Europa si ritagli un proprio ruolo geopolitico, visto che già con la presidenza Obama l’attenzione degli Stati Uniti verso l’Europa è in diminuzione.

Con la Francia di Macron, che parla anche lei di “Sovranità Europea” ma che di fatto è vassalla della Germania, come scrive oggi sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, secondo il quale “la deriva egemonica franco-tedesca nella Ue avrebbe dovuto indurci, se avessimo voluto conservare un ruolo nelle nostre tradizionali aree d’influenza almeno in Medio Oriente e in Africa (divenuta vieppiù cruciale a causa del fenomeno migratorio), a pensare per la nostra politica estera scelte innovative e coraggiose”. E invece, “abbiamo fatto di tutto – in omaggio al nostro cieco supereuropeismo e anche perché gravati dalle condizioni paralizzanti dei conti pubblici – per restare agganciati comunque al duo Parigi-Berlino. Con il bel risultato che oggi vediamo in Libia e altrove”. Perché “l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri”.

Galli della Loggia chiede: “Sono state forse scelte prese consultando qualcuno quelle (pur gravide di conseguenze) che la Francia viene facendo da anni nella crisi sirio-mediorientale o nell’Africa occidentale? E chi mai ha consultato Berlino quando ad esempio ha deciso di costruire il gasdotto Nord Stream che in pratica rafforza enormemente la dipendenza energetica sua e dell’intera Europa occidentale dalla Russia di Putin?”.

L’editorialista del Corriere, afferma che l’Italia, anche solo per difendere i propri interessi nazionali, “ha bisogno di un partner forte, quanto più possibile forte. Ora, non potendo questo partner essere l’Unione Europea per le ragioni dette sopra – perché l’Unione Europea vuol dire Francia e Germania, le quali si prefiggono innanzi tutto di tutelare i loro interessi e non i nostri – la scelta si restringe di fatto agli Stati Uniti”, la cui posizione è vero che è oggi ondivaga ma si basa comunque su alcuni punti fermi: “l’inevitabile rivalità-contrasto strutturale con l’espansionismo russo, un consolidato buon rapporto con il fronte islamico tradizionalista e anti-iraniano, una permanente, forte intesa di fondo con Israele”.

Secondo Galli della Loggia, la qualità dell’Italia “di terzo Paese dell’Unione Europea e quindi di potenziale importante sponda con Bruxelles, appaiono altrettante premesse utili per consentire di stringere un rapporto significativo con gli Stati Uniti più stretto e concertato di quello attuale. Un rapporto che molto probabilmente sarebbe in grado di dare alla nostra politica estera quelle possibilità di movimento nonché quell’orientamento di fondo che da tempo le mancano. E con ciò un ruolo finalmente definito e proficuo”.

Insomma, la ricetta ormai esplicita della Grande Germania nascosta dietro le stelle dell’Unione europea col supporto della Francia è: Nazionalismo, Sovranismo e Protezionismo Europei. Con nessun ruolo e nessuna possibilità per l’Italia di difendere neppure i propri interessi nazionali. L’alternativa all’immobilismo subalterno attuale del nostro paese, che si cerca di nascondere dietro un vuoto e retorico europeismo, è di volgere decisamente lo sguardo ad Occidente, verso Londra e Washington, per difendere attivamente i nostri interessi e poter svolgere un ruolo anche in Europa.