DAL PAPEETE AL MAHATMA – EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Ha iniziato Calderoli promuovendo con otto Regioni un referendum per l’uninominale secco all’inglese, ispirandosi dichiaratamente a Marco Pannella, che ricordava sempre come Gandhi stesso non volesse essere celebrato come un santone orientaleggiante, perché era un avvocato formatosi in Sud Africa e senza i principi del diritto e della civiltà britannica e anglosassone non sarebbe approdato al metodo nonviolento e alla disobbedienza civile.

Gli fottono il referendum, come nella miglior tradizione, e a questo punto dal Pd di Grillo si alza il grido: “Processatelo!”. Ma poi guardano il calendario, e no: non si può certo mandarlo a processo prima delle elezioni in Emilia Romagna. “Il popolo non capirebbe!”. Insomma, “Cazzo compagni, stiamo facendo una stronzata!”. E allora giù con i cavillosi distinguo, che sicuramente appassionano il popolo: eh no, avevamo detto che il Senato era chiuso dal 20 al 26 (e dal popolo si alza un “Pelandroni!”); eh no, la presidente del Senato non doveva votare, glielo vietava la prassi… “Compagni: la prassi!”.

E allora il Nostro, tra un Guareschi e un Silvio Pellico, vira deciso: “Sono innocente, ma se avete deciso di processarmi non vi lascerò scegliere anche i tempi e i modi che vi sono più comodi. A processo! Subito! Se non avete il coraggio voi, ce l’abbiamo noi. In galera per la libertà, se necessario. Il popolo ha già capito!”.

E ottenuto il voto dei suoi per mandarlo a processo come vogliono ma hanno paura di fare gli altri (“Eh no, però: così non vale. La prassi, la filosofia della prassi…”, lamentano dal Nazareno grillino) lancia un digiuno di massa di solidarietà. E al diavolo la Nutella.

Dal Papeete al Mahatma. Dal Mohito al Tè Masala Chai. Dai bermuda al Khadi Kurta. Bisogna riconoscere che, forse ben consigliato, qualcosa ha imparato, mentre i suoi avversari annaspano, maledicendo il popolo credulone che non crede più a loro.

Manca ancora un passo però, decisivo: tagliarsi barba e baffi, indossare un paio di occhialetti tondi e mettersi alla testa di una marcia dello zucchero. Sarà lunga, sarà dura, ma a quel punto sarà fatta!