BAFFINO E BETTINO VENT’ANNI DOPO

«Qualche giorno fa per la strada mi fermò una signora anziana con figlia quarantenne e mi dicono: “dottoressa, lei andrà ad Hammamet per l’anniversario della morte del presidente Craxi? Ne stavamo parlando proprio ora, avevamo tutto e non lo sapevamo ed ora ci è rimasto così poco”.»

Lo scrive Maria Giovanna Maglie in un articolo molto bello per Dagospia in occasione dei vent’anni dalla morte di Bettino Craxi. «C’è tutto in quel “avevamo tutto”, e non solo non lo sapevamo ma c’era chi ci sputava sopra come argomento e programma politico, e anche il made in Italy era diventato una metafora orrenda del consumismo, e giù ad inventare austerità che si è trasformata in servaggio di una parte dell’Europa; c’è tutta la chiave, secondo me, del caso Craxi».

Ieri alla commemorazione al cimitero di Hammamet c’erano mille persone con la vistosa assenza del governo e di rappresentanze ufficiale dei partiti. Solo presenze a titolo personale. E ancora si discute se Craxi ad Hammamet fu un esiliato o un latitante.

Per capire l’aria che tirava allora è bene rileggere e riascoltare da Radio Radicale quanto dichiarò ai giornalisti Massimo D’Alema, allora capogruppo alla Camera del Pds, il 4 agosto 1993, subito dopo l’ultimo discorso parlamentare del leader socialista.

Disse Craxi: “Per quanto riguarda il mio ruolo di segretario politico – dichiara – io mi sono già assunto tutte le responsabilità politiche e morali che avevo il dovere di assumere, invitando senza successo altri responsabili politici a fare altrettanto con il medesimo linguaggio della verità (…). Per parte mia continuerò a difendermi nel modo in cui mi sarà consentito di farlo, cercando le vie di difesa più utili e più efficaci, e senza venire mai meno ai miei doveri verso la mia persona, la mia famiglia e tutte le persone che stimo e rispetto, siano esse amici o avversari”.

Commentò D’Alema: “Noi siamo persone educate (…) però se ne vada, presto, perché è una presenza oramai davvero dannosa per la democrazia”. Alla fine, il maggio dell’anno dopo, Bettino se ne andò.

È questo giustizialismo quel che ancora domina a sinistra 27 anni dopo, di cui l’appoggio del Pd all’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio è solo l’ultimo atto.

Ma di quell’intervista di D’Alema c’è un’altra perla, oggi attualissima, che merita di essere ricordata. “Il problema non è il Parlamento degli inquisiti. Il problema è un Parlamento che non rispecchia più la volontà popolare. Un problema molto più profondo. Perché nel momento in cui si apre un varco tra volontà popolare e rappresentanza si mette a rischio il sistema democratico”, disse Baffino.

Esattamente quel che succede oggi, in cui la rappresentanza parlamentare uscita dalle elezioni del 4 marzo 2018 non rispecchia più la volontà popolare, come ogni elezione tenutasi da allora dimostra. Per tacere dei sondaggi. Ma oggi invece per la sinistra va bene che in parlamento ci si arrocchi rappezzando una maggioranza purchessia, che nel paese non esiste. Quel che per il D’Alema del 1993 significava un mettere a rischio il sistema democratico, oggi per lui e i suoi compagni si chiama difesa della democrazia.

Una vecchia doppiezza che non muore mai.

L’articolo di Maria Giovanna Maglie
https://www.dagospia.com/…/39-39-avevamo-tutto-non-sapevamo…

La registrazione di Radio Radicale dell’intervista a Massimo D’Alema (dal minuto 13.30)
https://www.radioradicale.it/…/il-discorso-di-craxi-sulla-r…