PROFUMO DI DONNA

“Non parlo di politica. Parlo di Rula Jebreal che sarà sul palco a parlare delle donne. E la violenza sulle donne purtroppo riguarda tutte le donne”. Così ieri Amedeus nel presentare le 11 donne che saranno con lui al Festival di Sanremo, tra le quali Rula Jebreal, che farà un monologo e che è proprio la donna che il vergine Amadeus cercava: “Una donna dal sapore e dall’esperienza internazionale”.

La politica non c’entra con la violenza sulle donne? Mentre l’anima bella sanremese pronunciava queste parole, una donna iraniana veniva messa alla gogna nel suo paese da televisione, social e giornali. Si chiama Shohreh Bayat, ha 32 anni ed è arbitro internazionale di scacchi, prima donna iraniana, e asiatica, al mondo, a ricoprire questa prestigiosa carica. Si trovava a Shanghai per un torneo internazionale e indossava il velo che i teocrati fascisti del suo paese hanno reso obbligatorio. Solo che a un certo punto si è messa il velo sulle spalle ed è stata immortalata da un fotografo a capo scoperto. Quando ha riacceso il cellulare ha scoperto che quella foto era ovunque sui media iraniani, che sostenevano lo avesse fatto intenzionalmente per protestare contro l’obbligo dello hijab.

Di fronte a questa aggressione mediatica, Shohreh Bayat ha deciso di non rientrare in Iran, dove non sa cosa potrebbe succederle: «Ci sono molte persone in prigione in Iran a causa del velo. È una questione molto seria. Forse vogliono dare un esempio con me», ha dichiarato Bayat, aggiungendo di essere finita «totalmente nel panico» davanti alle reazioni online.

E Amedeus la smetta di fare il verginello che non parla di politica. Chi chiude gli occhi e nega che la violenza contro le donne in molti paesi, a partire dalla Repubblica Islamica Iraniana, sia guidata dalla politica, assume una posizione politica. E non ci pigli per fessi, facendo finta di ignorare che Rula Jebreal, come è giusto, ha una propria posizione politica, anche quando parla di donne.

Shohreh Bayat è senz’altro “una donna dal sapore e dall’esperienza internazionale”, come piace ad Amadeus. Inviti anche lei sul palco di Sanremo. Altro che monologo di una sola donna a nome di tutte le donne.

E sul palco, lo ripetiamo, devono salire molte altre donne che si battono per la libertà, contro la violenza, pagando anche con il carcere o l’esilio, come

– Ayaan Hirsi Ali. Somala. Infibulata a 5 anni, sposa bambina, fuggita e condannata a morte. Sceneggiatrice di Submission, che oggi vive negli Usa.

– Alaa Salah. Sudanese. Animatrice, con la sua voce, dei canti per la libertà della piazza di Kartoum.

– Vida Movahed. Iraniana. Incarcerata per essersi tolta il velo in pubblico, a Teheran.

– Nasrin Sotoudeh. Iraniana. Avvocata e simbolo della lotta per i diritti umani e i diritti della donna nelle società islamiche. Condannata a 38 anni di carcere e a 148 frustate.

Firmiamo e facciamo firmare la petizione di Marianna perché sul palco di Sanremo ci siano anche loro.
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