DI MAIO: CRETINO SÌ, MA IN OTTIMA COMPAGNIA

Giornali e vignettisti la fanno troppo facile. Dare addosso al ministro degli Esteri Di Maio è comodo, anche se giusto. Non bisogna dimenticare però la catena di incompetenti e incapaci che lo hanno preceduto e che lo stanno accompagnando.

In una lettera a Repubblica scritta sicuramente di suo pugno (alla seconda riga, infatti, si legge “Le milioni di persone”) Di Maio oggi ci fa sapere che per recuperare il ritardo dovuto alle vacanze madrilene si è tuffato in un tourbillon di incontri all’insegna del Peace&Love, che lo sta portando da Bruxelles a Istanbul e poi al Cairo e ad Algeri. E mentre portava il suo fondamentale messaggio di “Moderazione e Responsabilità”, il nostro ministro degli Esteri ha scoperto che al Cairo, dove era stato ammesso benevolmente a una riunione sulla Libia, i suoi omologhi di Francia, Egitto, Grecia e Cipro avevano già concordato una posizione comune e che a lui rimaneva solo da scegliere se firmare o andarsene. Se ne è andato. E gli altri hanno proseguito.

Ma Di Maio è purtroppo in buona compagnia, perché nelle stesse ore anche il presidente del Consiglio rimediava una figuraccia da par suo. Infatti, Giuseppi l’Arlecchino, il più furbo del reame, pensava di poter fare la grande mossa, incontrando a Roma prima Haftar e poi al-Sarraj, uno all’insaputa dell’altro. Quando al-Sarraj l’ha scoperto è ripartito subito da Roma verso Tripoli. Un capolavoro diplomatico.

Perché dare addosso a Di Maio è facile, e anche giusto. Non bisogna però dimenticare che su quella poltrona della Farnesina lo hanno preceduto l’invisibile Enzo Moavero Milanesi del Conte 1 e l’inesistente Angelino Alfano di Gentiloni, che l’aveva preceduto a sua volta e che ora sta a Bruxelles, messo sotto la sorveglianza del falco lettone Donmbrovskis.

E prima ancora alla Farnesina c’era stata Federica Mogherini, inventata da Matteo Renzi, che poi la impose o la sbolognò all’Ue, pur di non mandarci D’Alema, con l’incarico pomposo di Alto Rappresentante per la sicurezza e quant’altro. Della Mogherini non si ricorda nulla di fatto in cinque anni che abbia avuto la minima rilevanza, se non le vergognose sottomissioni col velo ai teocrati iraniani e i parlamentari di Teheran ammassati ed eccitati a farsi un selfie con la Donna Velata.

E del suo premier e promotore Matteo Renzi non si potranno mai dimenticare le statue nude di cui fece coprire culi, genitali e tette per non offendere il capo della Teocrazia fascista di Teheran in visita ufficiale a Roma, provocando l’irrisione del resto del mondo.

Dare addosso a un ministro che rimane il bibitaro che fu è giusto, ma che dire allora di David Sassoli, allevato tra le braccia di Mamma Rai e poi portato da Papà Pd al Parlamento europeo, dove è stato infine eletto presidente in virtù della sua inconsistenza e insignificanza politica?

Immaginiamo il terremoto di risate provocato nelle cancellerie di mezzo mondo quando oggi Sassoli ha annunciato e intimato: “È maturo un passo dell’Unione europea, Sarraj e Haftar devono cogliere il momento”. Sicuramente i piani di una spartizione a tre franco-russa-turca della Libia sono stati prudentemente rimessi nel cassetto. Sassoli parla come fosse il Papa e l’Ue la Suprema Corte papale, che dice ciò che è bene e ciò che è male: esorta, intima, prescrive, ma non si sporca mai le mani facendo politica concreta. E non conta nulla.

Di Maio è surreale e si presta bene ad essere schiaffeggiato e sbeffeggiato, ma surreale è l’inesistente politica estera dell’Italia da molti anni in qua e il provincialismo per cui si crede che Francia e Germania deleghino ai vertici Ue la definizione della propria politica estera e non si limitino invece a imporla agli altri che non ne hanno una propria. Come l’Italia, da anni e anni. Fino a Di Maio.